Liturgia della Settimana - Il Commento e il Vangelo del giorno

Liturgia della Settimana - Il Commento e il Vangelo del giorno

By Monastero di S.Vincenzo Martire - Bassano Romano (VT)Christianity
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Liturgia della Settimana - Il Commento e il Vangelo del giorno episodes

  • [Gio 27] Commento: Sulla distruzione di Gerusalemme.
    La profezia di Gesù, riportata da san Luca, parla di eventi storici concreti: la distruzione del Tempio, avvenuta nel 70 d.C. per mano di Tito. Anche se gli evangelisti riportano queste parole con sfumature diverse, è chiaro che Gesù aveva previsto ciò che sarebbe accaduto. Tuttavia, egli inserisce questi eventi nel mistero della sua morte e della sua passione. Così la storia di Israele non è solo cronaca, ma diventa luce per capire il disegno di Dio in Cristo. Anche noi, oggi, siamo chiamati a guardare la nostra vita alla luce di questo mistero. Chiediamo al Signore di donarci saggezza, perché possiamo leggere i nostri giorni come segno della sua presenza. Mettere la nostra vita su basi solide significa accogliere il Vangelo, vivere nella fedeltà a Dio e orientare ogni nostra scelta verso la Pasqua eterna, che è la nostra vera meta.
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  • [Mer 26] Commento: L’eterna giovinezza dei santi.
    Festa di [b]SAN SILVESTRO ABATE[/b], fondatore del nostro Ordine benedettino silvestrino. La liturgia della Parola che viene proposta in occasione delle celebrazioni dei santi ci offre la migliore sintesi della loro vita, e ciò appare molto logico se pensiamo che la santità, in qualsiasi epoca e da chiunque sia stata vissuta, è sempre l’incarnazione del Vangelo e la pratica eroica di tutte le virtù cristiane. Ecco allora che, per san Silvestro Guzzolini, ascoltiamo quell’interrogativo di Pietro che ci ricorda il coraggio di tutti coloro che hanno lasciato tutto per seguire il Signore. Proprio in quel «tutto» sta il segreto degli eroi, e sicuramente anche di san Silvestro: egli ha lasciato umane ricchezze, una probabile carriera, onori già a portata di mano e quanto la vita già gli offriva generosamente. Vivere invece la solitudine in una grotta, le aspre penitenze, darsi anima e corpo al Signore senza riserva, per il nostro fondatore, significa conquistare la vera ricchezza - e non soltanto per sé, ma per quanti vorranno imitarlo nello stesso genere di vita, fino ai nostri giorni. Egli, illuminato dalla sapienza divina, sa che deve percorrere aspri sentieri e attraversare il deserto; sa bene che, per essere di Dio, come viene rivelato a Elia, bisogna dotarsi di una forza speciale e nutrirsi di un cibo speciale. Anche Silvestro, da una suadente voce materna, ha sentito ripetersi l’invito «prendi e mangia!». Ha ricevuto dalle mani della Madre celeste l’ostia santa e ha trovato in quel cibo la forza per andare oltre il deserto, per inoltrarsi nella via luminosa della santità. È la via che ancora è efficace per ogni cristiano, la via che ci unisce sempre più al nostro divin Redentore, dotandoci di salutare energia spirituale. Se accolto, anche noi, con san Paolo e con san Silvestro, possiamo dire con grande gioia: «Non sono più io che vivo, ma Cristo vive in me!». È la migliore garanzia di cui si sono dotati i santi, valida sempre e per tutti. La visione, nella fede, della risurrezione e del premio finale, scandita da Gesù nel Vangelo, ci incoraggia a seguire senza indugi la via dei santi. Ci è di ulteriore conforto la certezza che questi gloriosi eroi che ci hanno preceduto non solo ci hanno indicato la via, ma sicuramente intercedono per noi per facilitarci il conseguimento della stessa mèta. San Silvestro Abate, in modo speciale, chiede per tutti noi, per tutti voi, quelle grazie che più ci urgono.
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  • [Mer 26] Vangelo: Dn 5, 1-6.13-14.16-17. 23-28; Sal da Dn 3; Lc 21, 12-19.
    In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
    «Metteranno le mani su di voi e vi perseguiteranno, consegnandovi alle sinagoghe e alle prigioni, trascinandovi davanti a re e governatori, a causa del mio nome. Avrete allora occasione di dare testimonianza.
    Mettetevi dunque in mente di non preparare prima la vostra difesa; io vi darò parola e sapienza, cosicché tutti i vostri avversari non potranno resistere né controbattere.
    Sarete traditi perfino dai genitori, dai fratelli, dai parenti e dagli amici, e uccideranno alcuni di voi; sarete odiati da tutti a causa del mio nome. Ma nemmeno un capello del vostro capo andrà perduto.
    Con la vostra perseveranza salverete la vostra vita».
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  • [Mar 25] Commento: Il crollo del tempio.
    Spesso l’uomo crede di aver realizzato qualcosa di indistruttibile e di perenne, soprattutto quando si tratta di realta umane a cui si annette uno speciale valore e significato. Lo pensavano anche gli ebrei del loro maestoso tempio di Gerusalemme, segno per loro della divina presenza, della speciale predilezione di cui godevano e del loro prestigio e grandezza. Non avevano compreso che quella splendida realta era legata a un patto di alleanza e di fedelta. Tutto crolla quando la fede viene meno e l’ipocrisia impera. Prima della distruzione del tempio si e infranto colpevolmente quel patto, quel legame e quel vincolo. A quel punto il tempio non ha piu motivo di esistere, sarebbe un segno bugiardo. Viene quindi condannato alla distruzione per assumere un altro significato, quello della distruzione del male, dell’egoismo e della presunzione. Sono questi, in primo luogo, gli eventi terrificanti di cui parla il Vangelo. La vera catastrofe e sempre originata dal peccato e dall’infedelta a Dio. Viene da pensare che anche le nostre splendide chiese potrebbero assumere le stesse caratteristiche del tempio di Gerusalemme se non le viviamo come segno di comunione vera con Dio e tra di noi. Il tempio, la chiesa, e tale solo se coloro che le frequentano esprimono coerentemente nel culto e nella vita l’autenticità della fede. Possiamo percio essere noi a sconsacrare e distruggere templi e chiese. “Dove carita e amore li c’è Dio”, ne consegue che dove non c’è amore e fraternità Dio viene cacciato, e una chiesa senza Dio diventa un normale e comune locale di umane adunanze. Questo vale per le chiese, ma vale anche per famiglie, comunità e l’Europa intera.
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  • [Lun 24] Commento: L'obolo della vedeva.
    Davvero i pensieri di Dio non sono come i nostri, i suoi calcoli sono molto, molto diversi. La ragione principale sta nel fatto che egli vede con gli occhi della sapienza infinita che scruta i cuori e l'intimità dei nostri sentimenti. I nostri calcoli invece sono spesso fatti di numeri e di visioni superficiali o ancor peggio con giudizi temerari. Gesù osserva i ricchi che fanno cadere le loro pesanti monete, facendole risuonare nel grande contenitore di rame posto all'ingresso del tempio. Il suono ne indicava anche l'entità. I due spiccioli della povera vedova erano caduti quasi muti e neanche gli uditi più sensibili avrebbero potuto percepirne l'eco. Lo sguardo di Gesù su quella vedova si posa con compiacenza. «In verità vi dico: questa vedova, povera, ha messo più di tutti». Egli non ha ascoltato e valutato il tintinnìo delle monete, ma ha visto le generosità del cuore: «Questa nella sua miseria ha dato tutto quanto aveva per vivere». Ecco le generosità vera, senza calcolo, offerta con amore. È facile per i ricchi dare ciò di cui sovrabbondano. Il povero invece avrebbe mille motivi per trattenersi qualcosa. Dare tutto è da eroi! Ma apre all'abbandono in Dio che sa provvedere a tutti.
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  • [Lun 24] Vangelo: Dn 1, 1-6. 8-20; Sal da Dn 3; Lc 21, 1-4.
    In quel tempo, Gesù, alzàti gli occhi, vide i ricchi che gettavano le loro offerte nel tesoro del tempio.
    Vide anche una vedova povera, che vi gettava due monetine, e disse: «In verità vi dico: questa vedova, così povera, ha gettato più di tutti. Tutti costoro, infatti, hanno gettato come offerta parte del loro superfluo. Ella invece, nella sua miseria, ha gettato tutto quello che aveva per vivere».
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  • [Dom 23] Commento: Tu sei Re!
    Tutta la nostra storia è indelebilmente segnata dall’evento Cristo. Tutta la nostra liturgia tende, come ad un approdo, ad un culmine, alla scoperta e alla solenne proclamazione della sovranità e regalità del nostro Salvatore e Signore. Così ogni anno concludiamo ed iniziamo l’anno liturgico. Ciò che era stato preannunciato con accenti apocalittici come un personaggio misterioso a lungo atteso e vagheggiato, ora è presente e vivo: ha conquistato il suo trono regale umiliandosi nella carne, scalando un monte e immolandosi per noi sul patibolo della croce. È la conquista del Crocifisso, è la nostra redenzione. Egli aveva affermato che il suo regno non è come quelli del nostro mondo ed infatti egli non ha conquistato poteri umani, non si è dotato di potenza, ma ha conquistato il mondo ed ha affascinato tutti noi a prezzo della sua stessa vita. Una conquista scaturita soltanto dall’amore, dalla misericordia, dalla piena riconciliazione. Alla domanda di Pilato: “Sei tu re?” Gesù risponde: “Tu lo dici; io sono re”. Egli è il testimone della verità perché è venuto a cancellare la menzogna che ci ha indotto al peccato. Egli è la Voce che ristabilisce il nostro dialogo con Dio dopo averlo interrotto nel primo peccato; ora lo invochiamo chiamandolo Padre. Egli è la via che ci riconduce alla casa paterna dopo il nostro vagabondare nei pascoli immondi. Egli è il Re della pace e il Signore dei risorti. La nostra sudditanza è scandita dalla libera e gioiosa adesione al suo Vangelo, da un’incondizionata fedeltà, da una continua e crescente comunione con lui. Dobbiamo soltanto tendere l’orecchio dell’anima alla sua voce, ai suoi preziosi insegnamenti. Questa è la via per affermare la sua regalità e per espandere e far crescere il suo regno. Ci vuole come testimoni anche quando siamo chiamati a pagarne un prezzo alto, anche quando ci potrebbe costare la vita. I martiri non si sono assoggettati alle angherie dei potenti e prepotenti del mondo per proclamare l’indiscutibile primato di Cristo, la sua divina sovranità. Ma lui lo hanno seguito, servito e imitato. Facciamo anche noi lo stesso.
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  • [Sab 22] Commento: Il Dio dei vivi.
    "Se non esiste risurrezione dai morti, neanche Cristo è risuscitato!". È una solenne affermazione di San Paolo nella Lettera ai Corinzi. Lo stesso apostolo aggiunge che, se Cristo non è risorto, è vana la nostra fede, e arriva a dirci: "Se poi noi abbiamo avuto speranza in Cristo soltanto in questa vita, siamo da compiangere più di tutti gli uomini". I sadducèi non credevano nella risurrezione e immaginavano la vita futura come una continuazione più o meno aggiornata di quella presente. Con questa convinzione pongono a Gesù la domanda sulla sorte futura di una donna che aveva avuto ben sette mariti e da nessuno di essi aveva avuto figli: "Questa donna dunque, nella risurrezione, di chi sarà moglie? Poiché tutti e sette l'hanno avuta in moglie". Gesù non svela appieno i segreti della vita eterna: "I segreti di Dio nessuno li ha mai potuti conoscere se non lo Spirito di Dio". L'apostolo Giovanni afferma: "Carissimi, noi fin d'ora siamo figli di Dio, ma ciò che saremo non è stato ancora rivelato. Sappiamo però che, quando egli si sarà manifestato, noi saremo simili a lui, perché lo vedremo così come egli è". Il Signore però non manca di informarci sufficientemente circa la nuova dimensione di vita che sperimenteremo in Dio: "I figli di questo mondo prendono moglie e prendono marito; ma quelli che sono giudicati degni dell'altro mondo e della risurrezione dai morti, non prendono moglie né marito; e nemmeno possono più morire, perché sono uguali agli angeli e, essendo figli della risurrezione, sono figli di Dio". Questa è la nostra fede, è l'orientamento di tutta la nostra esistenza: il Regno di Dio. Tutto l'altro, incluso il matrimonio, è quel che ci deve aiutare a realizzare l'obiettivo: la vita eterna.
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  • [Ven 21] Commento: La Madre del Signore.
    Vari elementi hanno concorso all’istituzione della festa odierna della Vergine. Il Protovangelo di Giacomo, uno scritto apòcrifo, non riconosciuto come testo ispirato e perciò non annoverato tra i libri della Bibbia, ci narra della nascita di Maria Santissima da Gioacchino e Anna a Gerusalemme, in una casa non lontana dal Tempio. Aldilà della verità storica di questa notizia, è emersa una bella considerazione teologica: Maria è la figlia di Sìon, associata al Tempio. Altri apòcrifi ci offrono quadri di vita domestica della Madre di Gesù, tutta intenta ad adempiere in lei la promessa fatta all’Angelo di essere la serva del Signore. Alcuni autori sacri ne hanno tratto motivo per presentare la Vergine Madre come modello di vita consacrata. La presentazione al Tempio, questo mistero gioioso che oggi ricordiamo, ci appare quindi come una vera e propria consacrazione al Signore. Maria viene offerta a Dio e Dio ce la ridona come madre di tutti i credenti. Il Vangelo di oggi, esaltando Maria come la donna dell’“ascolto”, di colei che per tutta la vita si è impegnata a compiere solo la volontà di Dio • “Eccomi”, aveva detto all’Angelo, “sono la serva del Signore. Si compia in me secondo la tua parola” • ci esorta a diventare a nostra volta umili e docili ascoltatori ed esecutori della stessa parola di Dio. Ciò ci consentirà di realizzare in noi un’intimità di comunione con Cristo simile a quella che Maria ha goduto dando alla luce il Salvatore del Mondo. “Chi compie la volontà di Dio, costui è mio fratello, sorella e madre”. Lei, la Madre, il Tempio di Dio, accoglie il Verbo che si fa carne; noi, figli, incarniamo la Parola che è Gesù, che è la nostra vita.
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  • [Gio 20] Commento: La pace nascosta ai nostri occhi.
    Gesù piange su una duplice immane sciagura che sta per colpire la città santa. Gerusalemme, città della pace, non ha compreso la via della pace, ormai nascosta ai suoi occhi. E per questa ragione è ormai già votata alla distruzione. Gli abitanti di quella città non hanno riconosciuto il tempo in cui sono stati visitati. Sant’Agostino soleva ripetere: «Ho paura del Signore che passa!». Gesù sta percorrendo da anni le vie della Palestina predicando un Vangelo di conversione; egli si è presentato come il Messia, l’Inviato del Padre, la via della riconciliazione e della pace. Non è stato però compreso e proprio gli abitanti di Gerusalemme, la città prediletta da Dio, saranno gli esecutori di un assurdo giudizio e di una crudele condanna nei confronti del Cristo. Non hanno compreso la via della pace! Sollecitati alla fede con i segni e i prodigi, sono rimasti colpevolmente incastrati nella loro ottusa cecità. Non ha più senso esistere quando si perde lo scopo per cui si è stati fatti; non avrà più senso quella città e neanche il suo tempio glorioso, luogo della dimora di Dio. Non resterà che pietra su pietra. Una lezione antica o valida ancora oggi? E forse non solo per Gerusalemme? Una chiesa senza Cristo e senza fedeli è solo pietra. Una terra senza Dio è solo terra… Un’Europa senza radici è solo tronco secco. Il presepe è il presepe e si fa il presepe. Il Crocifisso è lì da 2000 anni e non lo tocchi! Siamo gente aperta, generosa, solidale, ma chi viene da me: o mi rispetta ed è il benvenuto oppure, no; anzi… meglio che mi fermi qui… Dio benedica l’Europa!
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Liturgia della settimana, preparata dai giovani monaci del monastero di S.Vincenzo Martire di Bassano Romano (VT)

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