Liturgia della Settimana - Il Commento e il Vangelo del giorno

Liturgia della Settimana - Il Commento e il Vangelo del giorno

By Monastero di S.Vincenzo Martire - Bassano Romano (VT)Christianity
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Liturgia della Settimana - Il Commento e il Vangelo del giorno episodes

  • [Ven 26] Vangelo: Ag 2, 1-10; Sal.42; Lc 9, 18-22.
    Un giorno Gesù si trovava in un luogo solitario a pregare. I discepoli erano con lui ed egli pose loro questa domanda: «Le folle, chi dicono che io sia?». Essi risposero: «Giovanni il Battista; altri dicono Elìa; altri uno degli antichi profeti che è risorto».
    Allora domandò loro: «Ma voi, chi dite che io sia?». Pietro rispose: «Il Cristo di Dio».
    Egli ordinò loro severamente di non riferirlo ad alcuno. «Il Figlio dell'uomo - disse - deve soffrire molto, essere rifiutato dagli anziani, dai capi dei sacerdoti e dagli scribi, venire ucciso e risorgere il terzo giorno».
    1 min
  • [Gio 25] Commento: Giovanni l'ho fatto decapitare io; chi è dunque costui?
    Chi è Gesù? La domanda è ormai sulla bocca di tutti... Il Vangelo odierno parla dei dubbi che affliggono Erode sulla stessa figura di Gesù. Egli prende ad esempio l'aspettativa del popolo giudaico, chiedendosi se Gesù non fosse in realtà l’atteso Elia. Il ricordo degli antichi profeti, però, non basta a definire la figura di questo Messia, che si proclama il Figlio di Dio. Insoddisfatto di questa risposta, Erode allora cerca di paragonare Gesù con un’esperienza che egli stesso ha vissuto in prima persona. Il ricordo va subito a quel Giovanni Battista che egli stesso ha fatto decapitare, ma del quale aveva un insondabile rispetto. Il confronto, anche con personalità moralmente ineccepibili come san Giovanni Battista, non riesce a rispondere in modo adeguato all’interrogativo dal quale è partito Erode. Non sono bastati gli innumerevoli miracoli compiuti da Gesù, che si è dimostrato padrone assoluto degli elementi naturali; non è servito il suo saper guarire tutte le malattie e il riconoscere in Lui un profondo conoscitore dell’animo umano, di tutti gli uomini. C’è qualcosa che sfugge ancora e che si riferisce proprio alla qualità di questo Regno che Egli sta annunciando. Gesù non si presenta con le stesse caratteristiche messianiche a quel popolo giudaico che pure lo sta aspettando. Il Mistero di Gesù sfugge completamente a Erode; non riesce a inserirlo in nessuna delle categorie che ha a disposizione; Gesù non si adatta completamente alla cultura giudaica dalla quale trae origine e non si sottomette del tutto alla storia degli uomini. Per noi, oggi, vi è l’invito a non credere che il messaggio di Gesù si adatti alle nostre esigenze; siamo noi che dobbiamo purificare il nostro cuore con l’incontro con lo stesso Gesù.
    2 min
  • [Mer 24] Commento: Li mandò ad annunziare il regno di Dio...
    Nel Vangelo di Luca, con il capitolo 9, si sta per entrare nella fase determinante della missione di Gesù. Egli sta per intraprendere il viaggio verso Gerusalemme, con il quale si compirà il suo Mistero Pasquale. In un momento decisivo della sua missione, Gesù cambia registro. Comincia a formare un gruppo di persone; vuole formare una vera comunità, composta da quei Dodici che Egli stesso aveva prescelto tra i discepoli perché potessero assumere delle responsabilità specifiche. Sono gli apostoli ai quali Gesù chiede, come percorso formativo, delle rinunce precise che sono, in realtà, la necessità di un cambiamento di vita. Le istruzioni che Gesù dona loro non tratteggiano un ideale irraggiungibile e non si presentano come qualcosa di indefinito e di teorico, che non può essere realizzato per i limiti umani. Dietro queste istruzioni leggiamo proprio il vero modello ispiratore. Gesù tratteggia, con le prescrizioni che leggiamo nel Vangelo di oggi, il suo Volto. La chiamata al discepolato ora impegna realmente i Dodici; non possono più seguire Gesù senza cambiare interiormente e cambiare la propria vita. Gesù sta preparando la sua Chiesa e, fin dal principio, vuole mettere in evidenza che Egli ne è la vera origine e la vera fonte ispiratrice. La Chiesa, chiamata a proseguire e a diffondere l'opera salvifica del Mistero Pasquale, può realizzare questo solo ispirandosi, in ogni suo atteggiamento, a Gesù stesso. La Chiesa, nei suoi diversi ruoli e con le specifiche responsabilità, è chiamata a proseguire il messaggio di salvezza e l'annuncio che Gesù aveva reso visibile sulla terra con la sua predicazione. Le istruzioni apostoliche non sono semplicemente un’esigenza morale per il saper condividere, nel tessuto sociale, i beni terreni che abbiamo a disposizione, ma rappresentano proprio l’anelito di ogni cristiano di sentirsi come membri veri e vivi della Chiesa di Cristo. Con il Vangelo della missione apostolica, siamo oggi invitati a riflettere sulla nostra vera appartenenza alla Chiesa, sperando che non si limiti alla frequentazione domenicale del precetto eucaristico.
    3 min
  • [Mer 24] Vangelo: Esd 9, 5-9; Sal.da Tb13; Lc 9, 1-6.
    In quel tempo, Gesù convocò i Dodici e diede loro forza e potere su tutti i demòni e di guarire le malattie. E li mandò ad annunciare il regno di Dio e a guarire gli infermi.
    Disse loro: «Non prendete nulla per il viaggio, né bastone, né sacca, né pane, né denaro, e non portatevi due tuniche. In qualunque casa entriate, rimanete là, e di là poi ripartite. Quanto a coloro che non vi accolgono, uscite dalla loro città e scuotete la polvere dai vostri piedi come testimonianza contro di loro».
    Allora essi uscirono e giravano di villaggio in villaggio, ovunque annunciando la buona notizia e operando guarigioni.
    1 min
  • [Mar 23] Commento: Mia madre e miei fratelli...
    Nel momento di maggiore popolarità umana di Gesù, l’evangelista Luca pone un episodio piccolo ma significativo. I familiari che cercano Gesù, ma che non lo possono avvicinare per la troppa folla, sono lo spunto per un insegnamento profondo. Il brano lucano non ci dice perché i familiari di Gesù volessero vederlo. Sono preoccupati per tanta popolarità inattesa? Vogliono condividere con Lui questo momento che sembra irripetibile? Perché i familiari stanno di fuori e non entrano dove c’è Gesù? Perché preferiscono rimanere fuori e lasciare ad altri il compito di essere annunciati? Perché san Luca specifica questa lontananza? Indica una ben diversa lontananza, oltre a quella fisica? Può essere questa una tappa fondamentale nella fede di Maria, la madre di Gesù, che poi Gli è stata vicina nel momento doloroso della Croce? La comparsa dei familiari di Gesù rappresenta l’invito a non dimenticare mai le proprie origini. Gesù, per la sua missione pubblica, è partito da Nazareth, in quella casa nella quale ha vissuto per tanti anni nel nascondimento, con il lavoro e l’obbedienza dei propri genitori. Il Figlio di Dio, diventato uomo, sceglie un percorso preciso per annunciare il messaggio di salvezza e decide di partire da Nazareth. Egli stesso sperimentò le prime difficoltà proprio nella sua patria; nonostante questo, Egli non dimentica la sua origine proprio perché, nell’obbedienza al Padre, fa riferimento a un disegno preciso. L’esortazione di Gesù, riportata dal Vangelo odierno, può essere letta in due sensi. Da un lato, con Gesù, siamo invitati a scoprire dei rapporti umani diversi. Gesù stesso chiama al suo discepolato e ci invita a una familiarità che non annulla i legami naturali, ma li vuole porre nel suo amore. Tutta la nostra umanità ed i nostri affetti devono essere riferiti a Gesù perché possano realizzarsi compiutamente. Vi è però un altro aspetto che dobbiamo valutare. Essere discepoli di Cristo significa avere un rapporto basato su un affetto profondo e puro come può essere quello tra madre e figlio, tra fratelli e sorelle. Essere discepoli di Gesù non significa semplicemente appartenere a una scuola accademica che insegna buone istruzioni; significa essere in una vera palestra di vita dove contano i nostri rapporti personali. Come viviamo, allora, i nostri rapporti personali e familiari? Sono caratterizzati dal rispetto e dall’amore che chiede Gesù? Come ci sentiamo discepoli di Cristo? Lo viviamo come vera appartenenza o come un semplice “titolo” che non ha valenza nella nostra vita? Sono domande che possono nascere dalla meditazione, nella preghiera, del Vangelo di oggi...
    3 min
  • [Lun 22] Commento: A chi non ha sarà tolto ciò che crede di avere...
    Con la parabola della lampada e del lampadario, Gesù si rivolge a tutte le folle che lo seguono. Il messaggio del Vangelo odierno non è destinato a un piccolo gruppo di prescelti; non è esclusivo per gli eletti ai quali sono state affidate delle precise responsabilità. Nel rivolgersi alle folle, Gesù indica che questo messaggio è destinato a tutto il popolo credente. Siamo allora tutti coinvolti in questa doppia parabola della luce e del lampadario, tutti in maniera indiscriminata, ognuno nel proprio ruolo. Proprio per l’universalità di questo messaggio siamo invitati a scoprirne il vero significato. Questa parabola può essere letta guardando soprattutto alla luce, che è Cristo. Noi siamo raffigurati come i lampadari, coloro che devono portare, trasmettere questa luce. Il messaggio di Gesù diventa allora l’invito alla testimonianza, nella nostra vita, di una fede genuina, vera, concreta e coerentemente vissuta. La domanda, però, è: come possiamo diventare lampadari, portatori di luce? Come realizzare questa testimonianza? La fede nella vera luce, come dono di grazia gratuito, indipendente dai nostri meriti, è assolutamente indispensabile. L’invito di Gesù è nel saper accogliere questo dono nell’ascolto vero della Parola. Dall’ascolto vero deriva poi la possibilità di realizzare il piano di amore che Dio ha prescelto per noi. Dall’ascolto deriva la purificazione del cuore per una vera conversione. Dall’ascolto noi diventiamo testimoni del Signore, nella vita e con la proclamazione della Parola. L’annuncio della Parola di Dio spetta, in forme diverse, a tutti noi. La nostra realtà di figli di Dio ci rende annunciatori della Parola e del messaggio di salvezza. Con la vita, innanzitutto, possiamo proclamarci figli nel Figlio. La vita cristiana e dei cristiani dovrebbe essere sempre testimonianza viva e coerente del messaggio di Gesù.
    3 min
  • [Lun 22] Vangelo: Esd 1, 1-6; Sal.125; Lc 8, 16-18.
    In quel tempo, Gesù disse alla folla:
    «Nessuno accende una lampada e la copre con un vaso o la mette sotto un letto, ma la pone su un candelabro, perché chi entra veda la luce.
    Non c'è nulla di segreto che non sia manifestato, nulla di nascosto che non sia conosciuto e venga in piena luce.
    Fate attenzione dunque a come ascoltate; perché a chi ha, sarà dato, ma a chi non ha, sarà tolto anche ciò che crede di avere».
    1 min
  • [Dom 21] Commento: Non potete servire a Dio e a mammona.
    A volte è la nostra mentalità umana, che cerca una razionalità capace di spiegare tutto, a rischiare di indebolire la forza del messaggio di Gesù. Non possiamo troppo investigare sulla moralità, che ai nostri occhi appare dubbia, dell’amministratore della parabola: voler rinchiudere ogni cosa entro i nostri schemi rischia di soffocare l’elemento davvero innovativo e salvifico dell’annuncio evangelico. Talvolta corriamo il rischio di osservare Gesù solo sotto la lente di ingrandimento, analizzando minuziosamente i dettagli e smarrendo la visione d’insieme. La giustizia sociale, giusto anelito della società odierna, non viene sminuita dalla parabola: Gesù, con il suo Vangelo dei poveri, è lontano sia dalla mentalità giudaica del suo tempo sia da certe deformazioni presenti ancora oggi nel cristianesimo. La ricchezza non è segno della benevolenza di Dio e la povertà non è castigo: ciò che conta è l’uso che facciamo dei beni. La frase conclusiva del Vangelo è la chiave: non si può servire Dio e "mammona". Qui sta la scelta fondamentale della vita: cosa rappresenta mammona per noi? Denaro, successo, potere? Molte volte ci illudiamo di servire noi stessi, ma in realtà ci pieghiamo al culto di un idolo che chiede sacrifici totali. L’accumulo non porta vera ricchezza; arricchirsi davvero significa riconoscere i bisogni autentici e saper condividere con chi ha meno. Gesù ammonisce contro lo sperpero e invita a un uso sapiente dei beni, come dono di Dio da amministrare con responsabilità. È in questa fedeltà che si apre la possibilità di compiere il progetto divino. Ogni vita ha la sua storia e le sue responsabilità: in esse siamo chiamati a collocare la nostra scelta di servire Dio. I beni materiali, anche quelli guadagnati con fatica, restano dono da condividere e non possesso assoluto. La vera ricchezza, quella che non tramonta, è nei beni spirituali che superano ogni bene terreno. Ecco il significato del “poco” e del “molto” indicato da Gesù: fedeltà nelle cose di quaggiù per ricevere in eredità i beni del cielo. Per questo preghiamo: perché la nostra società, troppo attratta dall’effimero, riscopra il valore dei beni spirituali, e perché noi stessi sappiamo accoglierli con gratitudine nei sacramenti.
    3 min
  • [Sab 20] Commento: Il buon seme del seminatore.
    Chi ha visto almeno una volta il gesto solenne e misurato del seminatore • il suo incedere tra i solchi con passo cadenzato, la mano che affonda nel sacco e sparge il seme a pioggia • comprende bene quanto quell’immagine si addica al buon Dio. Egli è il Seminatore della vita, la sorgente di ogni energia, Colui che feconda il seme. Quel seme divino scende nel campo dell’anima umana, dove il Signore stesso ha posto il terreno migliore, e lì attende con paterna pazienza che germogli e porti frutto. Il grande problema, però, è la condizione del terreno su cui cade il seme: lo stato del nostro spirito, la nostra capacità di accogliere o, purtroppo, di rifiutare. Sassi, spine, strada: sono immagini eloquenti delle nostre situazioni, specchio della nostra religiosità e della nostra comunione con Dio attraverso la Parola. Ci richiamano anche i tranelli della vita e le false valutazioni che spesso facciamo dei valori autentici. Solo al tempo del raccolto si può vedere con chiarezza il risultato: allora si misura la perdita dovuta a una preparazione cattiva, o si gioisce del frutto abbondante. Quanti rimpianti per le occasioni mancate! Quante amarezze per rifiuti stolti! Ma il terreno buono rimane sempre possibile: è lo spirito umile e docile che accoglie la Parola con amore, la custodisce e la trasforma in gratitudine e opere di bontà.
    2 min
  • [Ven 19] Commento: Le collaboratrici di Cristo.
    È di primaria importanza il ruolo che le donne svolgono nella vita di Gesù. Sappiamo tutti della Madre sua, la Vergine Maria; quello delle altre donne è meno appariscente rispetto a quello degli Apostoli e dei Discepoli, ma non per questo meno incisivo. Cristo godette dell’amicizia di alcune di loro, come Marta e Maria, sorelle di Lazzaro; più volte si ritirava con i discepoli nella casa di Betània e in quelle circostanze vediamo lo zelo di Marta e il fervore di Maria, assetata della Parola del Signore. A loro restituì vivo il fratello, che da tre giorni era nel sepolcro. Oggi l’evangelista Luca ne menziona altre, che erano state beneficate da Gesù: «C’erano con lui i Dodici e alcune donne che erano state guarite da spiriti cattivi e da infermità: Maria di Màgdala, dalla quale erano usciti sette demòni, Giovanna, moglie di Cusa, amministratore di Erode, Susanna e molte altre, che li assistevano con i loro beni». È significativa la sottolineatura che Luca fa nel riferire l’origine e la storia di quelle donne: alcune di loro sarebbero state considerate di cattiva fama e appartenenti a categorie disprezzate dai giudei. Gesù, invece, accoglie e sceglie con criteri diversi: accettando la loro preziosa collaborazione e includendole nella sua grande famiglia, sottolinea ancora una volta che i prediletti del suo cuore sono i lontani che ritornano, i peccatori e le peccatrici convertite. La storia conferma che spesso i più ardenti di amore, di gratitudine e di zelo apostolico sono stati e sono ancora coloro che, dopo aver sperimentato la lontananza dal Signore, hanno gustato l’abbraccio della misericordia, si sono visti rivestiti di dignità nuova e ammessi dal Padre celeste al banchetto festoso della casa paterna. È lo stile di Dio, così diverso dalle nostre umane considerazioni. Quelle prime donne segnarono la storia con l’eroico coraggio di seguire Gesù fino al Calvario, mentre gli apostoli fuggivano terrorizzati dagli eventi, e aprirono la strada a una schiera innumerevole di donne che, nei secoli, si sono consacrate in modo totale ed esclusivo al Signore.
    3 min

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Liturgia della settimana, preparata dai giovani monaci del monastero di S.Vincenzo Martire di Bassano Romano (VT)

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