Liturgia della Settimana - Il Commento e il Vangelo del giorno

Liturgia della Settimana - Il Commento e il Vangelo del giorno

By Monastero di S.Vincenzo Martire - Bassano Romano (VT)Christianity
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Liturgia della Settimana - Il Commento e il Vangelo del giorno episodes

  • [Ven 19] Commento: Le collaboratrici di Cristo.
    È di primaria importanza il ruolo che le donne svolgono nella vita di Gesù. Sappiamo tutti della Madre sua, la Vergine Maria; quello delle altre donne è meno appariscente rispetto a quello degli Apostoli e dei Discepoli, ma non per questo meno incisivo. Cristo godette dell’amicizia di alcune di loro, come Marta e Maria, sorelle di Lazzaro; più volte si ritirava con i discepoli nella casa di Betània e in quelle circostanze vediamo lo zelo di Marta e il fervore di Maria, assetata della Parola del Signore. A loro restituì vivo il fratello, che da tre giorni era nel sepolcro. Oggi l’evangelista Luca ne menziona altre, che erano state beneficate da Gesù: «C’erano con lui i Dodici e alcune donne che erano state guarite da spiriti cattivi e da infermità: Maria di Màgdala, dalla quale erano usciti sette demòni, Giovanna, moglie di Cusa, amministratore di Erode, Susanna e molte altre, che li assistevano con i loro beni». È significativa la sottolineatura che Luca fa nel riferire l’origine e la storia di quelle donne: alcune di loro sarebbero state considerate di cattiva fama e appartenenti a categorie disprezzate dai giudei. Gesù, invece, accoglie e sceglie con criteri diversi: accettando la loro preziosa collaborazione e includendole nella sua grande famiglia, sottolinea ancora una volta che i prediletti del suo cuore sono i lontani che ritornano, i peccatori e le peccatrici convertite. La storia conferma che spesso i più ardenti di amore, di gratitudine e di zelo apostolico sono stati e sono ancora coloro che, dopo aver sperimentato la lontananza dal Signore, hanno gustato l’abbraccio della misericordia, si sono visti rivestiti di dignità nuova e ammessi dal Padre celeste al banchetto festoso della casa paterna. È lo stile di Dio, così diverso dalle nostre umane considerazioni. Quelle prime donne segnarono la storia con l’eroico coraggio di seguire Gesù fino al Calvario, mentre gli apostoli fuggivano terrorizzati dagli eventi, e aprirono la strada a una schiera innumerevole di donne che, nei secoli, si sono consacrate in modo totale ed esclusivo al Signore.
    3 min
  • [Gio 18] Vangelo: 1 Tm 4, 12-16; Sal.110; Lc 7, 36-50.
    In quel tempo, uno dei farisei invitò Gesù a mangiare da lui. Egli entrò nella casa del fariseo e si mise a tavola. Ed ecco, una donna, una peccatrice di quella città, saputo che si trovava nella casa del fariseo, portò un vaso di profumo; stando dietro, presso i piedi di lui, piangendo, cominciò a bagnarli di lacrime, poi li asciugava con i suoi capelli, li baciava e li cospargeva di profumo.
    Vedendo questo, il fariseo che l'aveva invitato disse tra sé: «Se costui fosse un profeta, saprebbe chi è, e di quale genere è la donna che lo tocca: è una peccatrice!».
    Gesù allora gli disse: «Simone, ho da dirti qualcosa». Ed egli rispose: «Di' pure, maestro». «Un creditore aveva due debitori: uno gli doveva cinquecento denari, l'altro cinquanta. Non avendo essi di che restituire, condonò il debito a tutti e due. Chi di loro dunque lo amerà di più?». Simone rispose: «Suppongo sia colui al quale ha condonato di più». Gli disse Gesù: «Hai giudicato bene».
    E, volgendosi verso la donna, disse a Simone: «Vedi questa donna? Sono entrato in casa tua e tu non mi hai dato l'acqua per i piedi; lei invece mi ha bagnato i piedi con le lacrime e li ha asciugati con i suoi capelli. Tu non mi hai dato un bacio; lei invece, da quando sono entrato, non ha cessato di baciarmi i piedi. Tu non hai unto con olio il mio capo; lei invece mi ha cosparso i piedi di profumo. Per questo io ti dico: sono perdonati i suoi molti peccati, perché ha molto amato. Invece colui al quale si perdona poco, ama poco».
    Poi disse a lei: «I tuoi peccati sono perdonati». Allora i commensali cominciarono a dire tra sé: «Chi è costui che perdona anche i peccati?». Ma egli disse alla donna: «La tua fede ti ha salvata; va' in pace!».
    2 min
  • [Gio 18] Commento: Le sono perdonati i suoi molti peccati, poiché ha molto amato.
    Stupendo episodio che completa e quasi suggella il capitolo settimo del Vangelo di san Luca. La rivelazione piena del Signore e del suo Mistero pasquale si compie nell’amore e nella misericordia: solo così può realizzarsi l’annuncio del Regno, che non è altro che il compimento del Mistero d’amore. L’accoglienza della peccatrice, con amore e umiltà, è la realizzazione del Mistero pasquale nella conversione di questa donna. Una scena silenziosa: la donna non parla, sa perfettamente cosa deve fare e si rivolge direttamente a Gesù. I suoi gesti d’amore corrispondono quasi a una liturgia, una liturgia d’amore. Un amore che si incarna nella fede, perché con tali gesti la donna indica il riconoscimento in Gesù del vero Messia e del vero Profeta. Gesù accoglie la donna riconoscendole la fede, e trova l’occasione giusta per manifestare concretamente il suo messianismo: la conversione del cuore per la conversione della vita. In questo episodio leggiamo davvero cosa significhi, per Gesù, l’accoglienza. Egli, con il suo comportamento, invita ad accogliere tutti senza pregiudizi, per leggere nei cuori, in tutti i cuori, la bontà d’animo. Quanti pregiudizi abbiamo talvolta noi, che tendiamo a porre etichette sulle spalle altrui! L’invito forte di Gesù è nel suo sguardo misericordioso, che non nasconde mai la realtà, ma la illumina. Dobbiamo considerare anche questo per comprendere pienamente il valore pasquale di questo episodio: Gesù accoglie non per nascondere, ma per sanare e guarire. Il Mistero pasquale si compie in noi quando aderiamo a Lui con la conversione del cuore. Il perdono, accolto e donato in modo umile e semplice, è la vera possibilità che abbiamo per vivere nella pienezza il Mistero pasquale. Quante volte Gesù ha perdonato! Egli non smette mai di perdonare, neanche sulla croce: il buon ladrone, i suoi stessi uccisori, i discepoli fuggiti, Pietro che lo ha rinnegato… tutti sono i destinatari del perdono che Gesù offre mentre realizza il suo Mistero pasquale. Rivolgiamoci a Lui, con la stessa fede e lo stesso amore di quella donna, per trovare un’analoga accoglienza, che significa riscatto e conversione di vita.
    3 min
  • [Mer 17] Commento: Grande è il mistero della tua pietà, Signore!
    Il capitolo settimo del Vangelo di Luca, che abbiamo iniziato a leggere questa settimana, contiene una progressiva rivelazione del Signore. I miracoli che Gesù compie, presentati all’inizio del capitolo, sono preannuncio del suo Mistero Pasquale e possiamo leggerli alla luce pasquale per scorgervi il mistero stesso di Cristo. Il capitolo prosegue poi quasi a completare questo annuncio, con la narrazione dell’arrivo di una legazione da parte di Giovanni Battista. Il confronto serrato che ne segue mette al centro il Mistero della figura di Gesù, in relazione a Giovanni. La risposta di Gesù • che leggiamo nel Vangelo odierno • contiene tutto questo Mistero che parla sì della continuità del messaggio, ma soprattutto della novità annunciata dalla sua persona. Nel Vangelo che la liturgia ci propone, leggiamo una doppia esortazione di Gesù, simboleggiata come l’invito ai bambini a ballare e a cantare. Tale esortazione è rivolta ai discepoli di Giovanni Battista e ai discepoli di Gesù, e il confronto tra le due prospettive fa risaltare la figura del Maestro, che va conosciuto e accolto nell’amore. In realtà, in queste esortazioni si legge l’invito a una conoscenza nella fede di Cristo. Il messaggio del Vangelo odierno è dunque un invito alla fede: un’esortazione a viverla in modo vero e sincero, senza giudicare il comportamento altrui. Talvolta la nostra fede rischia di restare a un livello marginale della vita: ci definiamo cristiani e praticanti, ma quel tanto che basta a tacitare la coscienza. A quanti inviti alla vera conversione restiamo sordi! Spesso preferiamo un’esistenza tranquilla e senza ostacoli, pensando che tanto il mondo vada avanti lo stesso senza cambiare. Ma la vera fede si vive nella conversione profonda del cuore, e se riuscissimo a compiere questo cambiamento, per noi stessi e per chi ci è vicino, troveremmo la strada che Gesù ci indica: la via dell’amore vissuto e praticato.
    3 min
  • [Mar 16] Commento: Dio ha visitato il suo popolo.
    Il miracolo della risurrezione del figlio unico della vedova di Nàin si presenta nel Vangelo di san Luca con aspetti particolari. Lo stesso evangelista descrive la situazione in modo preciso, tale da sottolineare elementi non marginali. Gesù si reca a Nàin, cittadina non lontana da Nàzareth, con il seguito dei discepoli e di una grande folla. Egli si sta rivelando ai suoi discepoli come il vero Messia, e questo suscita grande interesse. Le antiche attese e le profezie già annunciate sembrano realizzarsi in Lui, sebbene in un modo non immediatamente percepibile. Gesù incontra un’altra folla: è il corteo funebre che accompagna un giovinetto morto, figlio unico di una madre vedova e inconsolabile. Questa è la folla di chi cerca di darsi ragione di un destino crudele. Una Madre e un Figlio si incontrano; due folle assistono a questo incontro, due folle con i loro interrogativi, i loro dubbi e i loro “perché” sulla vita. Ecco l’incontro, semplice e accogliente. In poche parole e in pochi gesti, Gesù esprime tutta la sua umanità e divinità. La risurrezione del giovinetto e la sua restituzione alla madre sono il segno del Mistero Pasquale di Cristo donato alla Chiesa. Gesù risponde così ai suoi discepoli, preannunciando una salvezza che si realizza accogliendo nella fede il suo Mistero. Egli è il Signore della vita e della morte e, con la sua morte, ci dona la vita eterna. Con il dono della vita ridato al giovane e restituito alla madre, Gesù indica che nella Chiesa il dono della vita si realizza per tutti. La folla piangente che segue la madre rappresenta l’umanità intera di tutti i tempi e di tutti i luoghi, in cerca di risposte e di senso alla propria esistenza. Il messaggio di salvezza di Gesù, nell’annuncio pasquale, risponde in pienezza alle angosce e ai dubbi dell’uomo moderno.
    2 min
  • [Mar 16] Vangelo: 1 Tm 3, 1-13; Sal.100; Lc 7, 11-17.
    In quel tempo, Gesù si recò in una città chiamata Nain, e con lui camminavano i suoi discepoli e una grande folla.
    Quando fu vicino alla porta della città, ecco, veniva portato alla tomba un morto, unico figlio di una madre rimasta vedova; e molta gente della città era con lei.
    Vedendola, il Signore fu preso da grande compassione per lei e le disse: «Non piangere!». Si avvicinò e toccò la bara, mentre i portatori si fermarono. Poi disse: «Ragazzo, dico a te, àlzati!». Il morto si mise seduto e cominciò a parlare. Ed egli lo restituì a sua madre.
    Tutti furono presi da timore e glorificavano Dio, dicendo: «Un grande profeta è sorto tra noi», e: «Dio ha visitato il suo popolo». Questa fama di lui si diffuse per tutta quanta la Giudea e in tutta la regione circostante.
    1 min
  • [Lun 15] Commento: «Donna, ecco il tuo figlio!».
    Gesù è morente sulla croce. Sta vivendo nello strazio del dolore i suoi ultimi momenti di atroce passione. Sta per dire al Padre e proclamare all’intera umanità che «Tutto è compiuto». A quel compiuto di amore infinito manca un ufficiale e solenne coinvolgimento della Madre sua, che è lì, affranta, ai suoi piedi, a condividere lo stesso dolore, a dare, anche Lei, come aveva dichiarato all’Angelo, il pieno compimento alla promessa di adempiere fino alla fine la sua missione di Madre del Verbo: «Eccomi, sono la serva del Signore, avvenga in me secondo la tua parola». Gesù la chiama ancora «donna» perché la identifica con la nostra umanità da salvare, ma sta per dirle «Madre» perché con la sua intima e profonda partecipazione alla sua sofferenza si qualifica come la corredentrice del genere umano. E come tale la «Donna» diventa «Madre» a pieno titolo: perché è la perfetta discepola, perché sta esprimendo anche Lei in pienezza la sua maternità nei confronti del Figlio e dei figli. In quell’«ecco tuo figlio», Gesù mostra se stesso alla Madre e addita tutti noi a Lei. Sta offrendo al Padre il prezzo del nostro riscatto, che Egli per primo ha pagato per noi, ma che racchiude anche il dono della Madre per tutti i suoi figli. Così Maria, la Madre, entra ufficialmente nella «casa». Non è soltanto la casa del discepolo ad accoglierla, ma la Chiesa tutta diventa la casa di Maria. La sua maternità diventa universale e così Lei entra nel nostro mondo e, allo stesso tempo, assume il suo ruolo: quello di essere la genitrice di tutti i figli che vogliono conformarsi a Cristo. Oggi Egli, guardando ancora con infinito amore la Madre sua, ripete a tutti noi, alla sua Chiesa, a tutti i sofferenti, alle mamme affrante come Lei per la perdita dei propri figli: «Ecco la tua madre!». Pare voglia ripetere a tutti: il dolore offerto per amore ormai è soltanto motivo di redenzione e di salvezza, perché non conduce più alla morte, ma al riscatto, alla risurrezione, alla vita nuova in Cristo.
    3 min
  • [Dom 14] Commento: Ti saluto, o croce santa!
    È il canto pasquale del Venerdì santo che accompagna i fedeli mentre fanno l'adorazione della croce. Il saluto oggi diventa una festività, una esaltazione che riguarda in primo luogo Colui che umiliandosi per noi si è fatto obbediente fino alla morte e alla morte di croce. Dio stesso lo ha poi esaltato perché ogni ginocchio si pieghi in cielo e in terra e ogni lingua proclami che Gesù è il Signore. Celebriamo quindi la gloria di Dio Padre, la nostra liberazione e tutto quel grandioso evento salvifico che noi chiamiamo redenzione, salvezza, riscatto. Tutto ciò ci infonde un salutare pensiero: anche noi indissolubilmente legati alla croce, alla sofferenza, frutto del peccato, veniamo esaltati perché redenti, perché anche noi candidati alla risurrezione con Cristo. Abbiamo la grande occasione di recuperare appieno la fiducia nella salvezza e superare finalmente quell'angoscia che ci opprime quando sperimentiamo invece le amare delusioni che ci propiniamo vicendevolmente noi poveri mortali. Quella croce, prima riservata come umiliante condanna degli schiavi, e noi tutti lo eravamo, segno di ignominia, ora è diventato segno di una definitiva vittoria. Per questo S. Giovanni ci ricorda che "Dio non ha mandato il Figlio nel mondo per giudicare il mondo, ma perché il mondo si salvi per mezzo di lui". Quindi è un mistero di amore quello che oggi volgiamo celebrare con l'esaltazione della santa croce. È il giorno della gratitudine, che dobbiamo esprimere con tutta la nostra vita, ma anche semplicemente impegnandoci a fare bene, con attenzione e devozione il segno della croce.
    2 min
  • [Sab 13] Vangelo: 1 Tm 1, 15-17; Sal.112; Lc 6, 43-49.
    In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
    «Non vi è albero buono che produca un frutto cattivo, né vi è d'altronde albero cattivo che produca un frutto buono. Ogni albero infatti si riconosce dal suo frutto: non si raccolgono fichi dagli spini, né si vendemmia uva da un rovo.
    L'uomo buono dal buon tesoro del suo cuore trae fuori il bene; l'uomo cattivo dal suo cattivo tesoro trae fuori il male: la sua bocca infatti esprime ciò che dal cuore sovrabbonda.
    Perché mi invocate: "Signore, Signore!" e non fate quello che dico?
    Chiunque viene a me e ascolta le mie parole e le mette in pratica, vi mostrerò a chi è simile: è simile a un uomo che, costruendo una casa, ha scavato molto profondo e ha posto le fondamenta sulla roccia. Venuta la piena, il fiume investì quella casa, ma non riuscì a smuoverla perché era costruita bene.
    Chi invece ascolta e non mette in pratica, è simile a un uomo che ha costruito una casa sulla terra, senza fondamenta. Il fiume la investì e subito crollò; e la distruzione di quella casa fu grande».
    2 min
  • [Sab 13] Commento: Il Signore del Sabato.
    Gli occhi di molti erano puntati sulla persona di Cristo durante la sua esperienza terrena. I più ne traevano motivo di ammirazione per quanto egli annunciava e testimoniava, mentre scribi e farisei cercavano di coglierlo in fallo per trarne motivo di accusa. La loro mente era inquinata da false interpretazioni della legge, di cui si sentivano immeritatamente custodi unici e gelosi. Erano caduti in una forma di religiosità esteriore e ipocrita, attenti alle minuzie e dimentichi dell’essenziale. Gesù stigmatizza ripetutamente il loro comportamento, li definisce sepolcri imbiancati, guide cieche, e smaschera più volte le loro ipocrisie. Oggi prendono spunto da un gesto semplice e innocente degli apostoli che, passando attraverso rigogliosi campi di grano, raccolgono in giorno di festa qualche spiga per mangiarne i chicchi. Ecco pronta la critica rivolta a loro, ma in realtà indirizzata allo stesso Gesù: «Perché fate ciò che non è permesso di sabato?». Essi ignorano la novità di Cristo, rifiutano la libertà che egli vuole dare ai suoi, non vogliono riconoscere che è l’inviato di Dio, il Messia tanto atteso e ora contestato. È terribile essere privi della vista degli occhi del corpo, ma assai peggiore è la condizione di chi cade nella cecità dell’anima. I puri di cuore vedono Dio e percepiscono la sua presenza divina, mentre i ciechi nell’anima arrivano a rinnegare l’evidenza pur di restare aggrappati al proprio misero orgoglio. Senza il dono della fede saremmo ciechi anche noi. Ringraziamo allora Dio per tutti i suoi doni, per i segni quotidiani con cui ci conferma nel bene e nella verità, e soprattutto perché ci ha liberati dai lacci della legge per aprirci all’amore, che supera ogni timore e ci unisce direttamente a Lui.
    2 min

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