Liturgia della Settimana - Il Commento e il Vangelo del giorno

Liturgia della Settimana - Il Commento e il Vangelo del giorno

By Monastero di S.Vincenzo Martire - Bassano Romano (VT)Christianity
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Liturgia della Settimana - Il Commento e il Vangelo del giorno episodes

  • [Sab 6] Commento: Il Signore del Sabato.
    Gli occhi di molti erano puntati sulla persona del Cristo durante la sua esperienza terrena. I più ne traevano motivo di ammirazione per quanto egli annunciava e testimoniava; i soliti scribi e farisei cercavano invece di coglierlo in fallo, per poi trarne accuse. La loro mente era inquinata da false interpretazioni della legge, di cui si sentivano gelosi e unici custodi. Erano poi caduti in una religiosità solo esteriore e ipocrita: si preoccupavano di minuzie e tralasciavano l’essenziale. Gesù stigmatizza ripetutamente il loro comportamento, li definisce sepolcri imbiancati, guide cieche e smaschera più volte le loro ipocrisie. Oggi prendono lo spunto da un gesto semplice e innocente degli apostoli, i quali, passando attraverso rigogliosi campi di grano, raccolgono in giorno di Sabato qualche spiga per mangiarne i chicchi. Ecco pronta la critica rivolta a loro, ma indirizzata allo stesso Gesù: «Perché fate ciò che non è permesso di sabato?». Ignorano la novità di Cristo, ignorano la libertà che egli vuole dare ai suoi, non vogliono riconoscere che egli è l’inviato di Dio, il Messia tanto atteso e ora rifiutato e contestato. È terribile essere privi della vista degli occhi del corpo; è di gran lunga peggiore la condizione di chi cade nella cecità dell’anima. I puri di cuore vedono Dio e percepiscono la sua divina presenza. I ciechi nell’anima sono capaci di rinnegare anche l’evidenza per restare aggrappati al loro misero orgoglio. Senza il dono della fede saremmo ciechi anche noi. Ringraziamo Dio per tutti i suoi doni, per i segni quotidiani con i quali ci conferma nel bene e nella verità, e perché ci ha liberati dai lacci della legge per aprirci all’amore, che supera ogni timore e ci unisce direttamente a Lui.
    2 min
  • [Ven 5] Commento: I discepoli di Gesù...
    Ancora una volta il comportamento di Gesù suscita scandalo. I suoi discepoli non vivono come quelli di Giovanni Battista o dei farisei, che praticano digiuni e mortificazioni. La critica sembra rivolta non tanto ai discepoli, quanto a Gesù stesso, considerato da alcuni non una guida affidabile. Gesù risponde chiarendo che il vero punto non è il comportamento dei suoi, ma la comprensione della sua persona. Usa l’immagine dello sposo: finché lo sposo è presente, non c’è motivo di digiunare; verrà però il tempo in cui sarà tolto, e allora ci sarà il lutto. Così annuncia il mistero della sua Morte e Risurrezione. Poi aggiunge l’immagine del vestito nuovo e del vino nuovo: la sua venuta porta un dono totalmente nuovo, che non si può inserire in vecchi schemi. Questo chiede una conversione sincera del cuore, per accogliere la novità del Regno e i doni che esso porta. Non basta una fede vissuta al minimo, solo per sentirsi a posto: lo Sposo ama la sua sposa con un amore totale e vuole una risposta d’amore vera e fedele. È questa l’esortazione: lasciarci coinvolgere dal suo amore e corrispondervi con sincerità e fedeltà.
    2 min
  • [Gio 4] Vangelo: Col 1, 9-14; Sal.97; Lc 5, 1-11.
    In quel tempo, mentre la folla gli faceva ressa attorno per ascoltare la parola di Dio, Gesù, stando presso il lago di Gennèsaret, vide due barche accostate alla sponda. I pescatori erano scesi e lavavano le reti. Salì in una barca, che era di Simone, e lo pregò di scostarsi un poco da terra. Sedette e insegnava alle folle dalla barca.
    Quando ebbe finito di parlare, disse a Simone: «Prendi il largo e gettate le vostre reti per la pesca». Simone rispose: «Maestro, abbiamo faticato tutta la notte e non abbiamo preso nulla; ma sulla tua parola getterò le reti». Fecero così e presero una quantità enorme di pesci e le loro reti quasi si rompevano. Allora fecero cenno ai compagni dell'altra barca, che venissero ad aiutarli. Essi vennero e riempirono tutte e due le barche fino a farle quasi affondare.
    Al vedere questo, Simon Pietro si gettò alle ginocchia di Gesù, dicendo: «Signore, allontànati da me, perché sono un peccatore». Lo stupore infatti aveva invaso lui e tutti quelli che erano con lui, per la pesca che avevano fatto; così pure Giacomo e Giovanni, figli di Zebedèo, che erano soci di Simone. Gesù disse a Simone: «Non temere; d'ora in poi sarai pescatore di uomini».
    E, tirate le barche a terra, lasciarono tutto e lo seguirono.
    2 min
  • [Gio 4] Commento: Salì in una barca, che era di Simone e...
    Una grande folla ascolta volentieri Gesù. Siamo nei pressi del lago di Tiberìade e, mentre Egli continua a insegnare, ecco che nella scena compaiono dei pescatori. È questo il contesto nel quale san Luca pone la pesca miracolosa e la chiamata dei primi quattro discepoli: Pietro, Andrea, Giacomo e Giovanni. Essi sembrano estranei a quanto sta succedendo e all’interesse suscitato tra la folla per la presenza del Signore, essendo interessati solo alla loro pesca. Sappiamo dal racconto che quello era per loro un giorno particolare: la loro perizia e abilità, il loro curare meticolosamente le reti e le attrezzature non erano valse a riempirle, in quella notte di pesca faticosa e infruttuosa. Gesù si presenta poi sul lago con un seguito enorme di folle: due momenti diversi che si incontrano, Gesù con tante persone e i pescatori con le reti vuote. Tocca a Lui stesso far in modo che queste due realtà interagiscano tra loro. La gente è così numerosa che Egli ritiene necessario prendere una barca dei pescatori per poter parlare alla folla, e usa la barca di Pietro per ammaestrarla. Quella barca è lo strumento prezioso di lavoro per lo stesso Pietro, ma Gesù, in definitiva, non è interessato all’oggetto materiale, frutto dell’ingegno dell’uomo per un preciso uso. Egli, finito di ammaestrare la folla, si rivolge direttamente a Simone Pietro: non guarda alle cose ma alle persone, e vuole chiamare i primi discepoli perché diventino pescatori di uomini. È questo allora il momento nel quale l’esperienza di Pietro non solo incontra Gesù quasi accidentalmente, ma diventa condivisione piena. L’esortazione del Signore a continuare a pescare è proprio la volontà di Gesù stesso di far partecipe Pietro e i suoi compagni di una nuova vita. È la chiamata con la quale ci si rende conto che le reti e la barca divengono inutili. Per noi, la chiamata, qualsiasi essa sia, non può essere legata a situazioni contingenti, a episodi o basata su strumenti materiali, ma deve essere condivisione piena con Gesù, fede e fiducia in un amore di Padre provvidente e previdente.
    3 min
  • [Mer 3] Commento: Volevano trattenerlo perché non se ne andasse via da loro.
    “Resta con noi, Signore” è l’invocazione dei discepoli di Emmaus al Cristo Risorto. L’incontro di Gesù con i discepoli affranti, che vanno via da Gerusalemme, è l’incontro che cambia definitivamente la loro vita. Il Risorto non è solo cronaca cittadina, ma diventa, in quella sera, per i discepoli di Emmaus, esperienza concreta e mistero d’amore. Nel brano evangelico di oggi Gesù sfugge da chi lo cerca, non per disilludere chi aveva posto speranza in Lui, ma proprio perché non vuole che ogni incontro che fa sia un vero incontro di salvezza, per la salvezza. Ogni incontro con Gesù deve essere significativo come esperienza concreta di misericordia e di salvezza. Gesù non è un guaritore da piazza facile e non chiede il plauso incondizionato. Il solo atteggiamento di Gesù, che non vuole accettare soltanto un riconoscimento terreno, può essere di insegnamento per noi; possiamo però leggere questo episodio anche nella vera prospettiva messianica dell’annuncio del Regno di Dio. Il Messia è colui che compie l’opera del Padre, non chi vuol realizzare soltanto aspettative terrene. Il Figlio dell’Uomo ha da compiere proprio questa missione datagli dal Padre; Egli vuole che in ogni manifestazione della sua divinità, operando miracoli e sanando, vi sia la manifestazione dell’amore del Padre. È il “non mi toccare” che Egli rivolge, appena dopo la risurrezione, alla Maddalena, perché il suo amore sincero diventi fonte di salvezza vera. Anche per noi l’incontro che abbiamo con Gesù sia fecondo per la conversione dei nostri cuori; non cerchiamo Gesù perché risponda ai nostri piani terreni, ma chiamiamolo perché anche noi riconosciamo, nella nostra vita, il piano di salvezza che il Padre ha preparato per noi.
    2 min
  • [Mar 2] Vangelo: 1 Ts 5, 1-6. 9-11; Sal.26; Lc 4, 31-37.
    In quel tempo, Gesù scese a Cafàrnao, città della Galilea, e in giorno di sabato insegnava alla gente. Erano stupiti del suo insegnamento perché la sua parola aveva autorità.
    Nella sinagoga c'era un uomo che era posseduto da un demonio impuro; cominciò a gridare forte: «Basta! Che vuoi da noi, Gesù Nazareno? Sei venuto a rovinarci? Io so chi tu sei: il santo di Dio!».
    Gesù gli ordinò severamente: «Taci! Esci da lui!». E il demonio lo gettò a terra in mezzo alla gente e uscì da lui, senza fargli alcun male.
    Tutti furono presi da timore e si dicevano l'un l'altro: «Che parola è mai questa, che comanda con autorità e potenza agli spiriti impuri ed essi se ne vanno?». E la sua fama si diffondeva in ogni luogo della regione circostante.
    1 min
  • [Mar 2] Commento: Taci, esci!
    È l’intimazione di Gesù allo spirito impuro che si nasconde nell’uomo della sinagoga di Cafàrnao. In queste poche battute si esprime la grande lotta tra Gesù e il male, tra il bene e l’avversario, tra il piano divino di salvezza e l’aspettativa umana legata soltanto a favori terreni. Gesù si confronta con la forza oscura e possiamo scoprire chi è veramente il più forte. L’avversario ha paura di Gesù, ha timore della sua autorità divina: un’autorità piena della Parola di Dio, che annuncia misericordia e pace con la salvezza. Ha paura che il Regno del bene possa distruggere i progetti limitati delle attese umane, rivolte a un regno di potenza militare. Gesù, inaugurando il suo Regno, mette subito in evidenza le contraddizioni nei cuori di chi coltivava altre speranze, e chiarisce da subito quale sia la vera natura del suo Regno. Egli si pone, con il suo Mistero, davanti alle coscienze, perché la domanda su Gesù diventa immediatamente la domanda sul senso della vita. Non è un santone di qualche setta, né un predicatore generico di un regno di giustizia umana; non è neppure un semplice moralizzatore della vita sociale. Gesù Cristo penetra nell’intimo dell’uomo, rivelando la realtà più profonda del suo essere. Il suo incontro diventa incontro di salvezza, perché fa emergere allo scoperto tutto il male, per vincerlo. Questa è la consapevolezza che la fede pura e sincera deposita nei nostri cuori: la vittoria del Bene è certa e ineluttabile. Lo stesso Gesù ha provato angoscia e dolori insopportabili, ma mai si è piegato alla disperazione. La lotta tra il Bene e le tenebre trova sempre Gesù vincitore. Questo è il messaggio del brano odierno: un messaggio di speranza, della vera speranza che germoglia nei cuori di chi riconosce in Cristo il proprio Signore.
    2 min
  • [Lun 1] Vangelo: 1 Ts 4, 13-18; Sal.95; Lc 4, 16-30.
    In quel tempo, Gesù venne a Nàzaret, dove era cresciuto, e secondo il suo solito, di sabato, entrò nella sinagoga e si alzò a leggere. Gli fu dato il rotolo del profeta Isaìa; aprì il rotolo e trovò il passo dove era scritto:
    «Lo Spirito del Signore è sopra di me;
    per questo mi ha consacrato con l’unzione
    e mi ha mandato a portare ai poveri il lieto annuncio,
    a proclamare ai prigionieri la liberazione
    e ai ciechi la vista;
    a rimettere in libertà gli oppressi
    e proclamare l’anno di grazia del Signore».
    Riavvolse il rotolo, lo riconsegnò all’inserviente e sedette. Nella sinagoga, gli occhi di tutti erano fissi su di lui. Allora cominciò a dire loro: «Oggi si è compiuta questa Scrittura che voi avete ascoltato».
    Tutti gli davano testimonianza ed erano meravigliati delle parole di grazia che uscivano dalla sua bocca e dicevano: «Non è costui il figlio di Giuseppe?». Ma egli rispose loro: «Certamente voi mi citerete questo proverbio: “Medico, cura te stesso. Quanto abbiamo udito che accadde a Cafàrnao, fallo anche qui, nella tua patria!”». Poi aggiunse: «In verità io vi dico: nessun profeta è bene accetto nella sua patria. Anzi, in verità io vi dico: c’erano molte vedove in Israele al tempo di Elìa, quando il cielo fu chiuso per tre anni e sei mesi e ci fu una grande carestia in tutto il paese; ma a nessuna di esse fu mandato Elìa, se non a una vedova a Sarèpta di Sidòne. C’erano molti lebbrosi in Israele al tempo del profeta Elisèo; ma nessuno di loro fu purificato, se non Naamàn, il Siro».
    All’udire queste cose, tutti nella sinagoga si riempirono di sdegno. Si alzarono e lo cacciarono fuori della città e lo condussero fin sul ciglio del monte, sul quale era costruita la loro città, per gettarlo giù. Ma egli, passando in mezzo a loro, si mise in cammino.
    2 min
  • [Lun 1] Commento: Nessun profeta è bene accetto in patria.
    Nel Vangelo di San Luca la missione pubblica di Gesù comincia, con la potenza dello Spirito Santo, sùbito dopo le tentazioni. Non a caso Gesù stesso sceglie la città di Nàzareth come inizio, l’annuncio, la venuta del nuovo Regno messianico. A Nàzareth è stato cresciuto con amore e cura nella Santa Famiglia, una vita trascorsa nel nascondimento e nell’umiltà del servizio pronto e generoso. Proprio a Nàzareth il Figlio di Dio vuole subito provocare una reazione per costringere tutti a domandarsi chi veramente Egli sia. È il Messia della Misericordia, dell’annuncio del Nuovo Regno di pace. In questa scelta di Gesù però scopriamo la vera essenza di questo Regno messianico. L’Incarnazione ci mostra la proposta di Dio: proprio attraverso il passaggio con l’umanità di Cristo si realizza il Regno messianico. Possiamo aggiungere che con la vita umile e obbediente del nascondimento di Cristo nella casa di Nàzareth ci sono mostrate le virtù capaci di realizzare questo disegno divino. A Nàzareth, nella sua casa, vi è la vera palestra dove Gesù cresceva in sapienza, età e grazia davanti a Dio e agli uomini. La missione e l’annuncio del Regno sono nel segno dell’obbedienza al Padre, obbedienza che Gesù aveva già espresso con l’obbedienza a Giuseppe, padre terreno della Santa Famiglia. Le armi della preghiera, dell’umiltà e del sacrificio sono la dotazione della palestra che Gesù ha sperimentato nei trenta anni di vita nascosta. Lo scandalo è proprio questo: non sono le armi che ci si aspettava per chi doveva inaugurare il regno come potenza umana, ma l’irrompere del Regno di Misericordia. Impariamo da Gesù a fortificarci nelle vere virtù perché in Lui si realizzi la pienezza del Regno!
    2 min
  • [Dom 31] Commento: Riceverei la tua ricompensa alla risurrezione dei giusti.
    Gesù non si rifiuta di accettare inviti a pranzo dai notabili del tempo e non ha paura di farsi vedere insieme a chi non gode delle simpatie della gente comune. Non vuole dare scandalo né approfittare delle generosità altrui; Egli va sempre e solo dove c’è bisogno di Lui e della sua Parola, Parola di vita. Nel rispetto delle singole persone porta sempre quell’insegnamento e quella parola capaci di conversione. Nell’episodio che oggi la liturgia ci propone, Gesù si rivolge prima ai commensali e poi direttamente al padrone di casa, evidenziando eventuali ipocrisie da correggere. L’insegnamento di Gesù è però per tutti noi: la contabilità di Dio non è paragonabile alla nostra. In genere noi, nelle nostre azioni, chiediamo sempre un contraccambio; i nostri gesti, anche quelli ispirati da sentimenti di assoluta generosità, nascondono talvolta il desiderio di avere una ricompensa umana. Il Signore ci chiede molto, anche quando operiamo nel bene, perché la nostra ricompensa sarà grande e commisurata all’amore che abbiamo donato nella nostra vita. È questa la vera vicinanza che Egli ci chiede; in una vita generosamente vissuta troviamo il vero primo posto, quello che ci porta nel Cuore di Dio, così grande da accogliere tutti noi. Leggiamo allora questo episodio come il voler mettere a fuoco ciò che riteniamo più importante nella nostra vita: da un lato il plauso e la considerazione degli uomini, per cui le nostre azioni e opere siano sempre accolte e applaudite, talvolta anche a scapito di “contraccambi” morali; dall’altro la proposta di Gesù, che in linea di principio non è in contrasto con questo desiderio umano di essere considerati positivamente. Gesù chiede coerenza nella nostra vita e di non staccare mai lo sguardo dalla contemplazione del suo Volto. Scopriremo così che l’umiltà che Egli ci chiede non è altro che il riconoscere il nostro stato e la possibilità di intrecciare relazioni umane basate sull’amore vero e sul reciproco rispetto.
    3 min

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