Liturgia della Settimana - Il Commento e il Vangelo del giorno

Liturgia della Settimana - Il Commento e il Vangelo del giorno

By Monastero di S.Vincenzo Martire - Bassano Romano (VT)Christianity
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Liturgia della Settimana - Il Commento e il Vangelo del giorno episodes

  • [Mer 20] Commento: La giustizia di Dio e il suo Amore.
    Qualsiasi sindacalista avrebbe inoltrato una vibrante protesta nei confronti del padrone della vigna: egli infatti chiama operai in diverse ore del giorno, per cui alcuni lavorano l’intera giornata e gli ultimi solo poche ore. Tutti però ricevono lo stesso salario. Sembrerebbe una palese ingiustizia; è invece una sublime lezione di amore. Questo, quando sgorga dal cuore stesso di Dio, va sempre oltre i criteri umani, anche quelli che sembrerebbero i più legittimi. È perciò temerario pretendere di poter valutare la giustizia divina con quella nostra. A noi manca la misura perfetta del bene: abbiamo soltanto briciole di sapienza e, a proposito di giustizia, la pretendiamo dagli altri e non sempre siamo disposti a praticarla noi. Ci mancano soprattutto le dimensioni dell’amore, e la giustizia, senza amore, non può esistere. Rischiamo poi di diventare gelosi della bontà di Dio e vorremmo spegnerla in nome della nostra legge. Anche il fratello maggiore del figlio che ritorna non comprende i motivi della festa che il Padre ha ordinato. Ci risulta difficile comprendere persino la sorte beata del ladrone che, con una semplice preghiera e un pentimento finale, si accaparra il paradiso. Troppo facile, ci verrebbe da dire. Nulla però è impossibile a Dio: soltanto Lui sa coniugare perfettamente amore e giustizia, noi no. È già molto se riusciamo a far tacere il desiderio di vendetta e i morsi della rabbia quando reclamiamo giustizia, soprattutto quando l’offesa è grave e ci ha procurato cocenti dolori. Dovremmo mai dimenticare che Dio con noi non ha applicato la giustizia, ma ci ha usato misericordia, per cui ci dice: «Siate misericordiosi come è misericordioso il Padre vostro celeste».
    2 min
  • [Mar 19] Commento: Cento volte tanto e la vita eterna.
    Gesù stesso fa un’amara riflessione sull’episodio del ricco, che non ha il coraggio di seguirlo nonostante le ottime intenzioni che l’animavano: «Difficilmente un ricco entrerà nel regno dei cieli». Il ricco non s’identifica necessariamente con chi possiede molti beni, ma piuttosto con coloro che sono smodatamente attaccati alle ricchezze fino a farne il proprio idolo. Gli stessi apostoli restano sgomenti di fronte all’affermazione del loro Maestro, e Gesù precisa che, con l’aiuto di Dio, è possibile staccare il cuore dalle cose della terra e aspirare con tutta l’anima a quelle del cielo. Pietro allora si ricorda della chiamata, delle reti, dei suoi cari, della immediata sequela, e chiede: «Ecco, noi abbiamo lasciato tutto e ti abbiamo seguito; che cosa dunque ne otterremo?». Il premio è di un valore infinitamente più grande di qualsiasi ricchezza umana: si tratta della vita eterna, oltre ai beni indispensabili durante l’esperienza terrena. È forse per questo speciale tipo di “contratto” che le persone del mondo invidiano i religiosi, i quali hanno lasciato tutto per il nome di Cristo e, già in questo mondo, godono di una grande pace e di una profonda serenità. È comunque difficile distogliersi dagli assilli della vita, che premono e non ripagano mai adeguatamente. È l’inganno delle cose umane: un ritmo che coinvolge e spesso travolge, che delude ma non illumina. Per questo san Paolo raccomandava ai primi cristiani: «Se dunque siete risorti con Cristo, cercate le cose di lassù, dove si trova Cristo assiso alla destra di Dio; pensate alle cose di lassù, non a quelle della terra».
    2 min
  • [Mar 19] Vangelo: Gdc 6, 11-24; Sal.84; Mt 19, 23-30.
    In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «In verità io vi dico: difficilmente un ricco entrerà nel regno dei cieli. Ve lo ripeto: è più facile che un cammello passi per la cruna di un ago, che un ricco entri nel regno di Dio».
    A queste parole i discepoli rimasero molto stupiti e dicevano: «Allora, chi può essere salvato?». Gesù li guardò e disse: «Questo è impossibile agli uomini, ma a Dio tutto è possibile».
    Allora Pietro gli rispose: «Ecco, noi abbiamo lasciato tutto e ti abbiamo seguito; che cosa dunque ne avremo?». E Gesù disse loro: «In verità io vi dico: voi che mi avete seguito, quando il Figlio dell'uomo sarà seduto sul trono della sua gloria, alla rigenerazione del mondo, siederete anche voi su dodici troni a giudicare le dodici tribù d'Israele. Chiunque avrà lasciato case, o fratelli, o sorelle, o padre, o madre, o figli, o campi per il mio nome, riceverà cento volte tanto e avrà in eredità la vita eterna. Molti dei primi saranno ultimi e molti degli ultimi saranno primi».
    2 min
  • [Lun 18] Vangelo: Gdc 2, 11-19; Sal.105; Mt 19, 16-22.
    In quel tempo, un tale si avvicinò e gli disse: «Maestro, che cosa devo fare di buono per avere la vita eterna?». Gli rispose: «Perché mi interroghi su ciò che è buono? Buono è uno solo. Se vuoi entrare nella vita, osserva i comandamenti». Gli chiese: «Quali?».
    Gesù rispose: «Non ucciderai, non commetterai adulterio, non ruberai, non testimonierai il falso, onora il padre e la madre e amerai il prossimo tuo come te stesso». Il giovane gli disse: «Tutte queste cose le ho osservate; che altro mi manca?». Gli disse Gesù: «Se vuoi essere perfetto, va', vendi quello che possiedi, dallo ai poveri e avrai un tesoro nel cielo; e vieni! Seguimi!».
    Udita questa parola, il giovane se ne andò, triste; possedeva infatti molte ricchezze.
    1 min
  • [Lun 18] Commento: Se vuoi essere perfetto.
    Va subito detto che tendere alla perfezione è un dovere di ogni cristiano, ciascuno nel suo stato di vita. È un comando del Signore: “Siate voi dunque perfetti come è perfetto il Padre vostro celeste”. È invece mentalità comune che la perfezione, che coincide con la santità, sia una meta riservata a pochi. Ciò deriva dal fatto che solo alcuni la Chiesa elenca nella schiera dei santi e li propone a modello e protezione nostra. Resta però sempre vero che tutti dobbiamo conseguire la meta. Possiamo quindi fare nostra la richiesta dell’anonimo del Vangelo che chiede a Gesù: “Maestro, che cosa devo fare di buono per ottenere la vita eterna?”. La risposta di Gesù si articola in due momenti: prima egli ricorda e detta ciò che è essenziale per avere la vita eterna, cioè l’osservanza dei Dieci comandamenti, poi indica una via privilegiata che può condurre alla perfezione della santità. Tale via implica il distacco totale e incondizionato da tutti i beni e dalle umane sicurezze per seguire Cristo povero, casto e obbediente. Nel prosieguo della conversazione emerge un grosso ostacolo alla sequela di Cristo: l’attaccamento ai beni di questo mondo o forse, ancor più, il dubbio circa le garanzie che Gesù stesso offre a coloro che lo seguono. Le ricchezze e le sicurezze di questo mondo, per quanto fragili e passeggere possano apparire, esercitano sempre un grande fascino e una grande tentazione per l’uomo. Non ci stupisce più di tanto, perciò, che quel signore, che aveva potuto affermare con verità di aver osservato tutti i Comandamenti sin dalla sua infanzia, che anelava ai beni celesti e voleva scoprirne la via migliore per raggiungerli, se ne sia poi andato “triste perché possedeva molte ricchezze”. Sì, davvero i beni di questo mondo talvolta ci posseggono e ci appesantiscono, vietandoci di volare verso Dio.
    2 min
  • [Dom 17] Commento: Il fuoco di Dio è il suo amore.
    Un amore che arde e brucia senza consumarsi, simile al roveto ardente visto da Mosè sul monte, illumina il nostro cammino. Gesù, il Verbo incarnato, con la sua venuta, ha portato quel fuoco inestinguibile sulla terra, proprio mentre l’umanità intera stava affogando in un mortale languore. Il male morde, ferisce e talvolta uccide, ma molto più spesso sfocia in passiva rassegnazione, colpevole mediocrità e umiliante apatia. Gli orizzonti si accorciano, la speranza si spegne. Da questi terribili mali il Signore Gesù è venuto a liberarci. All’abisso del peccato ha fatto riscontro l’immensità dell’amore, un amore che conduce alla morte perché è dono totale di vita. E quando l’amore è portato allo stremo, possiede una forza dirompente: brucia, scuote anche le radici più profonde e inevitabilmente crea divisioni e persecuzioni. Si contrappongono la violenza cieca di chi rifiuta quell’amore e la forza dell’amore che perdona e diventa testimonianza di fedeltà. Lo stesso Gesù ne farà dolorosa esperienza: egli viene a rivelare, testimoniare e predicare l’amore, enuncia il comandamento nuovo, percorre le strade del nostro mondo beneficando tutti, ma rimane vittima dell’odio. I suoi seguaci vivranno la stessa storia: testimoni di amore, annunciatori di vita e risurrezione, spesso vittime delle più assurde condanne. È nata così la schiera dei martiri nella santa Chiesa di Dio. Possiamo dire che, sin dalla sua nascita, essa si tinge di sangue che si sparge come seme fecondo. Questo è l’effetto di quel fuoco: se accolto produce santità, se rifiutato spinge all’odio, al male e alla violenza. Ecco quel fuoco per la terra. Fuoco, ma non di violenza, ma di ardore per le cose di Dio.
    2 min
  • [Dom 17] Vangelo: Ger 38,4-6.8-10; Sal.39; Eb 12, 1-4; Lc 12, 49-53.
    In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
    "Sono venuto a gettare fuoco sulla terra, e quanto vorrei che fosse già acceso! Ho un battesimo nel quale sarò battezzato, e come sono angosciato finché non sia compiuto!
    Pensate che io sia venuto a portare pace sulla terra? No, io vi dico, ma divisione. D'ora innanzi, se in una famiglia vi sono cinque persone, saranno divisi tre contro due e due contro tre; si divideranno padre contro figlio e figlio contro padre, madre contro figlia e figlia contro madre, suocera contro nuora e nuora contro suocera".
    1 min
  • [Sab 16] Commento: Gesù e i bambini:il fascino dell'innocenza.
    È quasi prerogativa dei bambini diventare talvolta insopportabili per gli adulti. La loro erompente vivacità spesso stride con le nostre stanchezze e con il bisogno di quiete. Facciamo fatica a comprendere che è nella loro indole e nel loro stato di crescita l’impossibilità di assecondarci sempre e in tutto. Questo ciò ci sollecita quasi a scusare il comportamento burbero degli Apostoli. Essi, presi da zelo per la tranquillità del loro Maestro, probabilmente stanco del lungo peregrinare, sgridano e vorrebbero allontanare quei bimbi portati a Gesù perché li benedicesse. È virtù di pochi sapersi specchiare nell’innocenza dei bambini e godere del loro candore. Il Signore, che li aveva altre volte additati ad esempio, li accoglie con amorevolezza, impone loro le mani in segno di benedizione e poi si congeda da loro. Ricorda poi agli Apostoli e a tutti noi che «di essi è il regno dei cieli». L’apparente fragilità induce spesso all’umiltà, e lo stato di indigenza dovuto all’età rende semplice e pura la loro preghiera. Una delle beatitudini è riferita proprio ai puri di cuore, perché è dato loro di vedere il volto di Dio. Gli stessi angeli custodi dei più piccoli stanno sempre davanti a Dio, quasi avessero il bisogno e la gioia di raccontare la bellezza della loro anima pulita e sgombra da ogni male. Il loro cuore e la loro persona sono quindi da trattare come un sacrario, con il migliore rispetto e il più puro amore. Gridano vendetta al cospetto di Dio le violenze di ogni genere perpetrate nei loro confronti. È di inaudita gravità il peccato che infanga la loro anima e il loro corpo. Gesù stesso aveva detto a loro protezione: «Chi accoglie anche uno solo di questi bambini in nome mio, accoglie me. Chi invece scandalizza anche uno solo di questi piccoli che credono in me, sarebbe meglio per lui che gli fosse appesa al collo una macina girata da asino e fosse gettato negli abissi del mare. Guai al mondo per gli scandali!».
    3 min
  • [Ven 15] Commento: Festa dell'Assunzione di Maria
    La festa dell'Assunzione è purtroppo nota ai più solo come "Ferragosto", ma è la più importante tra quelle della Madonna: celebra il mistero della nostra risurrezione che nella persona di Maria (la sola tra tutti!) è già avvenuto. E' come celebrare quindi la nostra pasqua, ciò che in noi deve ancora avvenire e che avverrà, dunque è la nostra festa, la festa di ciò che saremo. Maria è entrata con il corpo nella vita divina, nella gloria (cfr. II lettura: quando questo corpo corruttibile si sarà vestito di incorruttibilità e questo corpo mortale di incorruttibilità...); vive già da ora la vita di risorta (cfr. I lettura del giorno: Ora si è compiuta la salvezza...).. E' anche la festa in cui si può parlare di Maria senza temere di cadere nel devozionalismo mariano.
    Questa festa è antichissima anche se la proclamazione del dogma dell'assunzione è recentissimo (1950!). Ma perché è stata fissata il 15 Agosto?
    Basta guardarsi attorno. L'estate è al culmine, i colori sono al massimo della loro densità: le rose, i girasoli, il blu del mare, il verde delle foreste. È tutto molto intenso ... si potrebbe dire che più di così ... si muore. La natura infatti muore, sfiorisce, ma solo perché è arrivata alla sua pienezza; muore sì, ma per consumazione, per pienezza di vita. La vediamo quasi "sfatta", ma solo per il suo eccesso di fioritura (sazi di giorni muoiono tutti i patriarchi nell'Antico Testamento).
    La festa di oggi ci vuole dire anche un po' questo: Maria (il credente), è colei che ha vissuto appieno la sua vita in Cristo. La tradizione infatti non parla della morte della Madonna ma della sua "dormizione", ella cioè non muore, ma si compie per pienezza di vita, si consuma di vita. Lo avete mai visto un girasole morire? ... sazio di colore e di fioritura, carico di semi e stanco di fecondità.
    La cosa più bella da fare oggi (oltre - per chi può - alle battaglie con i semi di cocomero sulla spiaggia) sarebbe una carrellata sulla storia delle rappresentazioni artistiche del mistero di Maria.
    Sempre e ovunque ci si imbatterà su Maria che tiene in braccio il bambino: è la rappresentazione che prende nome di Theotokos, la madre di Dio. Maria è anzitutto questo: il trono di Gesù, luogo dell'ostensione, un supporto per lui, è il suo corpo (sia perché glielo ha dato sia perché è simbolo della chiesa) e infatti solitamente lei è raffigurata enorme e lui piccinissimo. Lei è la visibilità di Gesù (questo in fondo è il ruolo della chiesa).
    Un altro filone di raffigurazioni vede in Maria la persona che ha veramente compiuto la relazione filiale con Dio: è la figlia di Sion (già nell'AT Israele è considerato come un figlio da Jhwh, si veda per es. Osea 11,1; Sal 2; Is 66 ecc...).
    L'icone della dormizione si collocano su questo filone: raffigurano Maria stesa su un grandissimo letto, circondata dai discepoli. Questo letto troppo grande per non essere un simbolo, ricorda l'arca dell'alleanza (cfr. infatti il riferimento propostoci dalla liturgia nella I lettura della vigilia e nella I lettura della messa). Maria sembra che dorma (la morte non è più un evento drammatico, come ci dice anche la II lettura della messa della vigilia: dov'è morte la tua vittoria? Dov'è morte il tuo pungiglione?). Sopra di lei vi è una mandorla. La mandorla è il simbolo della nuova vita, come un grembo di una donna, come un uovo, è il simbolo della risurrezione. Peraltro abbiamo celebrato, guarda caso, pochi giorni fa la trasfigurazione, che nelle icone presenta lo stesso simbolo; infatti ogni festa di Maria ha un suo parallelo in un festa del Signore.
    In questa mandorla vi è Gesù che tiene in braccio, in segno di esposizione (si sono invertiti i ruoli), una cosa bianca e piccola: quella sarebbe l'anima di Maria, appena nata alla nuova vita. E' Maria questa volta ad essere bambina (se non diventerete come bambini...), ed è avvolta ora lei nelle bende-sudario (come lo è Gesù nell'icona di Natale) ed è ora lei Figlia. Si tratta quindi della sua nascita al cielo.
    Ovviamente questa icona è da vedere in contrasto con le altre icone della Madonna, quelle in cui è lei che porta in braccio il Figlio. Questo è il paradosso del cristianesimo, per dirla con Dante: Vergine Madre, figlia del tuo figlio ... tu se' colei che l'umana natura/nobilitasti sì che'l suo Creatore/non disdegnò farsi sua creatura.
    Maria è modello del credente che accogliendo la Parola di Dio (avvenga di me secondo la tua parola) diventa figlia di Dio.
    Altro filone è quello che vede in Maria la sposa. Il rapporto che Dio ha con Israele nell'Antico testamento prende spesso le forme di quello di un rapporto di amore e quindi Israele viene considerato da Jhwh come il partner esclusivo di questo rapporto d'amore (cfr. Osea 2, Trito-Isaia; Ct; Ger ecc...). Per questo - lo si dica per inciso - l'adulterio sarà preso ad emblema del peccato, non perché la Bibbia nutra atteggiamenti encratisti o sessuofobi, ma perché con esso si vuole spiegare in metafora, secondo il linguaggio dell'amore sponsale, cosa è l'allontanamento da Dio [e per questo l'immaginario collettivo ha fatto diventare Maria di Màgdala una prostituta ... ma questo aprirebbe un altro discorso...]
    Le raffigurazioni di Maria sposa ce la mostrano seduta sullo stesso trono di Gesù, insieme con lui (leggere Ef 1!!), vestita come una sposa (cfr. Sal 44 e ancora Ef 5). In alcune figure Gesù stesso le dà la sua corona (condivide con lei la sua gloria, cioè la vita divina, la resurrezione) mentre attorno tanti angeli suonano e cantano (cfr. I lettura della vigilia).
    Ci sarebbe ancora da sottolineare che Maria è legata al mistero della generazione e del dono della vita a doppio laccio, sia come donna (il mistero del parto) che come credente (la vita della fede), e per questo non può conoscere la morte (cfr. prefazio del giorno: non hai voluto che conoscesse la corruzione del sepolcro colei che ha generato il Signore della vita). La fede e le donne (che la Bibbia rende infatti le prime testimoni della resurrezione e della fede in Cristo) ci dicono insomma che le sofferenze presenti possono essere solo le doglie di un parto (aprendo così il mistero del male ad una nuova speranza) e che forse anche la morte in fondo può essere considerata solo un eccesso di vita (vedere come muore un girasole, ma anche come muore Rachele in Gen 35,17ss!).
    In altre rappresentazioni Maria è una figura enorme, in piedi, dentro il cui manto sono raccolti tanti uomini e donne: allora ella è raffigurata nel simbolo della tenda-chiesa, il santuario (cfr. I lettura della messa del giorno). Maria-Chiesa è una persona in molte persone, perché Maria oltre ad essere un individuo storico (della cui esperienza tanto singolare e inaudita, nulla si può dire) è icona di quello che è ogni credente che vive la sua fede fino in fondo, fino alle sue estreme conseguenze. Maria è perciò immagine della chiesa (nella I lettura del giorno si dice rivestita di sole, tenendo presente da una parte l'uomo che si riveste di Cristo [cfr. Fil, Ef, Col] e dall'altra l'idea di Cristo-sole). La metafora della tenda dell'alleanza ci dice che la chiesa è sempre in cammino, come il popolo nel deserto (che è luogo dell'incontro con Dio, del fidanzamento: cfr. prima lettura del giorno) e che deve sempre "smontarsi", come si smonta una tenda, per poi ricostruirsi altrove quando si vuole proseguire il cammino. Il cammino dell'uomo con Dio è una storia d'amore, progressiva, tappa per tappa.
    Solo dal XIII secolo in poi Maria viene raffigurata sempre più da sola, senza il bambino. Questo riflette un cambiamento anche della mariologia e della pietà mariana: è infatti da questo momento che inizia la degenerazione di questa figura e del suo messaggio, così importante per ogni cristiano.
    Solo in riferimento a Cristo, infatti, Maria ha senso. Solo in quanto Madre di Dio, vera credente, arca dell'alleanza, tenda del convegno, immagine del popolo di Dio, sposa, figlia, corpo di Cristo, sua visibilità, luogo visibile dell'ostensione di qualcosa che è sempre tanto piccolo (Madonna "trono" di Gesù bambino). Solo così si comprende davvero questa maestosa figura.
    Quando invece la si staccherà da questo mistero, non la si comprenderà più. Quando infatti, e saranno molte le omelie a farlo oggi, si parla delle sue grandi virtù, della sua esperienza, di quello che faceva, di quanto ha gioito o sofferto, semplicemente non si sa cosa si dice, perché il vangelo tace completamente su tutto questo. La sua esperienza è stata la sua, originale e particolarissima quanto può esserlo la mia e la tua, tanto più quella di Maria fu la sua come quella di nessun altro.
    Se sia stata una donna esemplare o una "madre snaturata" non ne sappiamo poi gran che (anzi pare che alcuni padri abbiano fatto affermazioni abbastanza sconcertanti in quest'ultima direzione!). Certo ha vissuto in modo quanto mai vicino e inaudito l'esperienza della fede e in questo ci è davvero madre e modello. Ma più ancora: guardando a lei dovremmo vedere cosa accade a noi: impariamo a vederla come sorella (?).
    Ultima annotazione: per capire qualcosa in più di questo "grande mistero" (Ef 5) di Maria, abbiamo dovuto ricorrere alla fede di coloro che prima di noi l'hanno creduta, e credendola hanno cercato di comprenderla e rappresentarla. ... con tutto ciò che questo significa: NELLA FEDE DELLA CHIESA.
    (a cura delle Benedettine del Monastero di San Luca - Fabriano)
    6 min
  • [Ven 15] Vangelo: Ap 11,19;12,1-6.10; Sal 44; 1Cor 15, 20-26; Lc 1, 39-56.
    In quei giorni Maria si alzò e andò in fretta verso la regione montuosa, in una città di Giuda.
    Entrata nella casa di Zaccarìa, salutò Elisabetta. Appena Elisabetta ebbe udito il saluto di Maria, il bambino sussultò nel suo grembo.
    Elisabetta fu colmata di Spirito Santo ed esclamò a gran voce: «Benedetta tu fra le donne e benedetto il frutto del tuo grembo! A che cosa devo che la madre del mio Signore venga da me? Ecco, appena il tuo saluto è giunto ai miei orecchi, il bambino ha sussultato di gioia nel mio grembo. E beata colei che ha creduto nell'adempimento di ciò che il Signore le ha detto».
    Allora Maria disse:
    «L'anima mia magnifica il Signore
    e il mio spirito esulta in Dio, mio salvatore,
    perché ha guardato l'umiltà della sua serva.
    D'ora in poi tutte le generazioni mi chiameranno beata.
    Grandi cose ha fatto per me l'Onnipotente
    e Santo è il suo nome;
    di generazione in generazione la sua misericordia
    per quelli che lo temono.
    Ha spiegato la potenza del suo braccio,
    ha disperso i superbi nei pensieri del loro cuore;
    ha rovesciato i potenti dai troni,
    ha innalzato gli umili;
    ha ricolmato di beni gli affamati,
    ha rimandato i ricchi a mani vuote.
    Ha soccorso Israele, suo servo,
    ricordandosi della sua misericordia,
    come aveva detto ai nostri padri,
    per Abramo e la sua discendenza, per sempre».
    Maria rimase con lei circa tre mesi, poi tornò a casa sua.
    2 min

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Liturgia della settimana, preparata dai giovani monaci del monastero di S.Vincenzo Martire di Bassano Romano (VT)

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