Liturgia della Settimana - Il Commento e il Vangelo del giorno

Liturgia della Settimana - Il Commento e il Vangelo del giorno

By Monastero di S.Vincenzo Martire - Bassano Romano (VT)Christianity
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Liturgia della Settimana - Il Commento e il Vangelo del giorno episodes

  • [Mer 6] Commento: E li condusse in disparte, su un alto monte.
    La Festa della Trasfigurazione, trasfigurazione del Signore. La manifestazione particolare della sua vera identità, identità divina, identità gloriosa, identità che Gesù, anzi che Dio stesso concede oggi ai discepoli, ai tre discepoli più vicini a lui, gli apostoli Pietro, Giacomo e Giovanni, e grazie a loro anche a noi... Una celebrazione allora che ha come suo fondamento un avvenimento storico, una cosa realmente accaduta, un miracolo della vita pubblica di Gesù, prima della sua Pasqua, prima della sua morte e della risurrezione gloriosa, prima di questi ma che racchiude in sé significati profondi, significati che vanno al di là di questa sua morte e della risurrezione, perché il Signore si mostra, si fa vedere così come è veramente, glorioso.
    Un punto fondamentale di questo evento, un punto che la caratterizza questa festa, che la caratterizza in modo particolare, univoco è la Teofania. Che cosa significa questa parola? Teofania è la manifestazione, manifestazione di Dio, ma una manifestazione solenne, grande... Nell'Antico Testamento abbiamo molti esempi, molti casi delle manifestazioni di Dio. Dio appariva spesso al popolo eletto. Lo sapevano vedere, riconoscere gli israeliti, forse più di noi... Uno dei segni della sua presenza, di Dio, era la nube, la nube che sia alzava sopra la tenda, nel deserto. O roveto ardente, o terremoto, o la vittoria miracolosa sui nemici... Erano tutte le manifestazioni, teofanie appunto di Dio che voleva essere vicino all'uomo, vicino a noi.
    Ma tutte queste manifestazioni veterotestamentarie erano solo un anticipo, una preparazione alla manifestazione definitiva, alla manifestazione massima, la manifestazione della redenzione, della venuta del Signore Gesù Cristo, nato, vissuto tra noi, morto e risuscitato; Gesù, Uomo – Dio. Anche se noi aspettiamo ancora un'altra manifestazione del Signore, l'ultima manifestazione di Gesù, quella della fine dei tempi. Quando ritornerà il Signore con le schiere degli angeli, quando dividerà i buoni dai cattivi.
    La manifestazione dunque... la teofania sul Monte, la conferma da parte di Dio Padre, della missione del Cristo della missione che Gesù ha da compiere nel mondo... "Questi è il mio figlio prediletto, ascoltatelo" è il massimo della Teofania. Dio Padre, in presenza dei profeti antichi, di Mosé, di Elia, dei profeti, coloro che hanno preparato la venuta del Messia; in presenza poi dei discepoli, degli Apostoli, dei testimoni prescelti... ecco Dio Padre proclama Cristo suo Figlio, anzi, Figlio prediletto, in cui egli si compiace...
    Nel brano di oggi c'è però un'altra parola che non vorrei ci sfuggisse. Questo è il Figlio prediletto, dice, ma dice anche: "Ascoltatelo". Il Padre ci dà un ordine preciso, l'ordine di ascoltare il messaggio del Figlio, di ascoltare Gesù. Anche la Madonna Ss.ma alle nozze di Cana, lei che "ascoltava, meditava e portava le parole di Dio nel proprio cuore, dice ai servi: ascoltatelo, "fate quello che vi dirà". Che significa dunque ascoltare Gesù? Ascoltare... non sentire...! Ascoltare è compiere i suoi comandamenti e particolarmente il primo dei comandamenti, quello dell'Amore. Ascoltare il Signore è comportarsi come egli si è comportato, come lui è vissuto sulla terra, vivere dall'esempio che Gesù ci ha lasciato... E lui ha trascorso tutta la sua vita facendo la volontà di Dio, facendo del bene a tutti, aiutando i bisognosi, sanando i malati, predicando la Buona Novella del Regno di Dio.
    Tanti parteciperanno all'Eucaristia oggi. L'Eucaristia è la manifestazione, la nostra teofania di Dio. Non le accompagnano né terremoti, né nubi o saette. Qui però abbiamo tra noi, nelle nostre mani Dio stesso, Dio che si lascia pregare, sentire, toccare, gustare, perfino mangiare... Dio che mangiato nel pane inizia in noi l'opera sua, inizia in noi la nostra trasfigurazione, entra dentro di noi e ci trasfigura, trasforma dal di dentro, quasi dall'interno... Ecco la festa della trasfigurazione, di Dio, di Gesù, ma anche la festa della nostra trasfigurazione, la profezia di ciò che dobbiamo diventare noi. E quando scenderemo dal monte, quando torneremo a casa nostra, ai nostri impegni, dopo l'Eucaristia, possiamo continuare ad essere trasfigurati, luminosi, bianchi, per contagiare con la nostra esperienza, con il nostro esempio anche gli altri. Il Signore ce lo conceda.
    5 min
  • [Mar 5] Commento: La purezza del cuore...
    Illusorio pensare che le macchie dell’anima si possano mondare con esterne abluzioni. Scribi e farisei avevano finito per crederci, vittime com’erano dei loro esterni formalismi. Si credeva che certe tradizioni avessero ormai valore di precetto, e che la loro omissione inducesse al peccato. Ecco allora la domanda insidiosa di alcuni scribi: «Perché i tuoi discepoli trasgrediscono la tradizione degli antichi? Poiché non si lavano le mani quando prendono cibo!». Gesù, ancora una volta, tenta di correggere quelle convinzioni erronee e inveterate: si rivolge alla folla, vittima anch’essa • seppur involontaria • degli stessi errori, e dice: «Ascoltate e intendete! Non quello che entra nella bocca rende impuro l’uomo, ma quello che esce dalla bocca rende impuro l’uomo!». I farisei si scandalizzano a quelle parole di Gesù, quasi fossero un’incentivazione a delinquere. Allora il divino Maestro deve assumere un tono più duro e severo, e leggere quei comportamenti in chiave di salvezza eterna: «Ogni pianta che non è stata piantata dal mio Padre celeste sarà sradicata. Lasciateli! Sono ciechi e guide di ciechi. E quando un cieco guida un altro cieco, tutti e due cadranno in un fosso!». Pietro allora gli disse: «Spiegaci questa parabola». Ed egli rispose: «Anche voi siete ancora senza intelletto? Non capite che tutto ciò che entra nella bocca passa nel ventre e va a finire nella fogna? Invece, ciò che esce dalla bocca proviene dal cuore: questo rende immondo l’uomo. Dal cuore, infatti, provengono i propositi malvagi, gli omicidi, gli adulteri, le prostituzioni, i furti, le false testimonianze, le bestemmie. Queste sono le cose che rendono immondo l’uomo; ma il mangiare senza lavarsi le mani non rende immondo l’uomo».
    2 min
  • [Lun 4] Commento: Aumenta la nostra fede...
    Da un po’ di tempo stiamo seguendo le vicende del popolo eletto e il mistero di salvezza iniziato con loro. È la storia sacra, la storia della Promessa fatta da Dio, la Promessa che verrà mantenuta sempre, «perché Dio non può smentire se stesso». È una storia sacra, ma è anche la storia dell’uomo: la storia della salvezza, ma anche quella della disobbedienza, della ribellione, del peccato. E anche oggi gli Israeliti si lamentano, protestano: “Stavamo meglio quando stavamo peggio… eravamo schiavi” • dicono • “ma avevamo buoni pesci, bei cocomeri, la cipolla, l’aglio…”. Ma Dio è paziente, ascolta i loro lamenti, dona loro la manna da mangiare, dona tutto gratuitamente. Nel Vangelo la folla non ha tempo di lamentarsi. Gesù previene il loro desiderio, la loro fame, si preoccupa della loro sorte. Con fiducia guarda verso il cielo, rende grazie in un momento in cui non c’è abbondanza, c’è solo un po’ di qualcosa. Non si abbatte, non si lamenta. Confida. Quante volte ci siamo trovati in difficoltà, magari non per mancanza di cibo ma per qualche altra cosa… Qual era il nostro atteggiamento? Quello degli Israeliti che protestano, si ribellano, rimpiangono il passato, o quello di Gesù che anche nella difficoltà sa ringraziare, sa alzare le mani a Dio, sa guardare il cielo con supplicante fiducia? Chiediamo al Signore che aumenti la nostra fede, perché anche nelle situazioni difficili siamo in grado di trovare la via giusta.
    2 min
  • [Dom 3] Commento: Il cibo che non perisce.
    Sic transit gloria mundi! (così passa la gloria di questo mondo): questa domenica rafforza tale convinzione con motivazioni più profonde e spirituali. Dal pessimismo del libro del Qoèlet si passa alla sapienza evangelica: è esemplare l’atteggiamento di un uomo che si ritrova colmo di ricchezze, le accumula, le contempla, e dice a sé stesso: “Anima mia, hai a disposizione molti beni, per molti anni; riposati, mangia, bevi e dàtti alla gioia”. Ma una voce lo richiama alla verità: “Stolto!, questa notte stessa ti sarà richiesta la tua vita”. Che giova all’uomo guadagnare il mondo intero, se poi perde o rovina sé stesso? È da saggi saper fare sempre i conti con la vita e il tempo; è da sapienti volgere lo sguardo all’eternità e ai suoi valori. In un altro passo del Vangelo Gesù ammonisce: “Procuratevi non il cibo che perisce, ma quello che dura per la vita eterna”, alludendo ai meriti delle opere buone, alle virtù, all’offerta delle sofferenze, ma anche al pane divino dell’Eucaristia, che ci fortifica e fa sì che la nostra vita, come ricorda San Paolo, sia nascosta con Cristo in Dio. Così possiamo far morire ciò che appartiene alla terra, spegnere le passioni umane e far brillare le virtù che ci uniscono a Dio fin da questo tempo. Paolo ci invita non solo a cercare le cose di lassù, ma a farne oggetto dei nostri pensieri: “abbiate in mente le cose di lassù”, non più le cose terrene che passano, ma quelle del cielo, nostra mèta e approdo finale, l’eternità che non dobbiamo mancare.
    2 min
  • [Sab 2] Commento: Costui è Giovanni, il Battista.
    La liturgia di oggi ci propone una delle pagine più crudeli del Vangelo, dopo quella della passione del Signore: il martirio di Giovanni Battista. Il precursore del Signore lo anticipa anche con l’effusione del sangue in nome della verità. Il suo coraggio è premiato con la corona gloriosa del martirio. La difesa dei valori fondamentali della vita non può ammettere compromessi. È duro, per noi, applicare fino in fondo questa legge. Siamo tentati di considerare questo episodio come un brillante esempio della vita di un santo ma lontano dalla nostra esperienza quotidiana. Volgiamo invece l’attenzione a Erode, che appare riluttante a essere complice di un omicidio eppure compie un gesto obbrobrioso. Erode, senza rendersene conto, è costretto ad accettare il martirio di Giovanni non solo dal desiderio di vendetta di Erodìade; è proprio la sua condotta di vita che lo conduce inesorabilmente a scelte drammatiche. È qui l’insegnamento anche per noi, in tutte le situazioni della vita, non necessariamente così estreme. È un invito a considerare sempre la nostra condotta piuttosto che colpevolizzare «gli altri» per scelte che sentiamo non conformi alla vera giustizia. Cerchiamo di vedere quanto effettivamente siamo costretti a subire i condizionamenti esterni o piuttosto non siamo alla continua ricerca di scusanti per i nostri atteggiamenti.
    2 min
  • [Ven 1] Commento: Il figlio del falegname.
    Vi sono momenti in cui ci scopriamo così convenzionali, così banali e pieni di pregiudizi da avere l’impressione di non essere più noi. Purtroppo la società, la famiglia e le altre sovrastrutture costruiscono impercettibilmente dei disvalori a cui noi ci adeguiamo senza discernimento. Sono gli stessi disvalori che non ci permettono di riconoscere la profezia, soprattutto quando questa emerge dalla banalità quotidiana in cui siamo immersi: “non è il figlio del carpentiere?”. La liturgia odierna ci invita a riscoprire il volto profetico della fede, che spesso si cela nella voce sommessa di chi vive il Vangelo con radicalità silenziosa. La condanna della scarsa preveggenza dei compaesani di Gesù dovrebbe avere come contropartita la verifica del nostro cammino di fede alla luce della profezia (che non è essere visionari, ma essere ripieni dello Spirito di Dio e farsi suoi portavoce) e dovrebbe renderci anche più tolleranti verso forme che nella Chiesa, e magari nelle nostre comunità, sembrano non essere “ortodosse”. Con il libro del Levitico, che ci accompagnerà oggi e domani, si apre una sezione dedicata al culto e all’ordinamento sacerdotale. Questo libro così difficile ed anche, diciamolo pure, noioso deve essere letto come la grande proclamazione della santità di Dio: “Siate santi perché io, il Signore vostro Dio, sono santo” (cf. Lev. 11). Ed è in questo contesto da ricercarsi il passaggio da feste e culti legati ai cicli annuali dei raccolti e delle semine alle feste vissute come “memoriale”, cioè come commemorazione di eventi della salvezza.
    2 min
  • [Gio 31] Commento: La Dimora e la strada per arrivarci!
    Il salmo 83, come chiave di lettura, aiuta a capire la liturgia odierna, tutta incentrata sul tema della Dimora. “Quanto sono amabili le tue dimore”… Dio si è costruito un’abitazione in mezzo al suo popolo per guidarlo e per “abitarlo”. Sebbene le due letture non abbiano alcun collegamento, e non sia il caso di proporlo lanciandosi in voli pindarici, il tema portante è da ricercarsi in tutto il percorso che il discorso parabolico di Matteo (cap. 13) ci ha fatto compiere nei giorni scorsi. L’argomento del Regno di Dio è molto simile, per forma e per sostanza, al tema della presenza dell’Assoluto nella Dimora. Sì, perché il Regno non è altro che il diffondersi della Gloria di Dio in mezzo al suo popolo. Il che vuol dire: la pace, la giustizia (salvezza), il trionfo incondizionato del bene. Tutto ciò che è fede e speranza si trasformerà unicamente nell’amore. Sono belle parole! Ma sappiamo poi che è difficile vivere in questa attesa, che la nostra fede somiglia di gran lunga più a quella del popolo eletto che a quella di Mosè, che la nostra speranza ha breve durata e che basta poco per tarparle le ali. Ma sappiamo anche che ogni giorno dobbiamo ricercare la forza in Dio, per accingerci all’avventura del credere e “prendere per buona” la frase del salmista: cresce lungo il cammino il suo vigore. In apparenza, qui ci si dice qualcosa di contraddittorio, in quanto il camminare stanca, ma non è così; infatti, il viandante, solo camminando, conosce le strade, i pericoli che vi si incontrano e, solo camminando impara ad evitarli, a distinguere le persone di cui fidarsi e quelle da cui tenersi lontano. Facciamo rischiarare il nostro cammino verso il Regno dall’esperienza che ogni giorno facciamo di Dio attraverso la sua parola, e “crescerà lungo il cammino il nostro vigore!”
    2 min
  • [Mer 30] Commento: Trasfiguriamoci...
    Incontrare una persona ed innamorarsene è un momento esaltante della propria vita. Ed è in tale situazione che si sperimenta come l’entrare in simbiosi, il prendere modi di agire e di pensare, faccia parte della dinamica stessa dell’amore: tutto avviene senza sforzo, senza nemmeno accorgersene. L’amore è davvero il trovare un tesoro nascosto, è la perla preziosa, è quanto trasfigura il nostro essere, oltre che il nostro volto, rendendolo simile all’oggetto amato. E siccome due più due fa quattro, voi starete pensando: ora ci rifila la solita solfa sull’amore di Dio che è molto più grande; e i consunti: se amiamo così una persona, tanto più Dio, e così di seguito… Beh! Il pensiero c’è. Ma non è quello che voglio dire. Se io amo qualcuno di un amore totale e gratuito, quell’amore è già Dio. Se la persona amata è la perla preziosa, è un tale amore che mi trasfigura. Troppe volte i passi letti sono stati applicati alla scelta di vita consacrata, ma non è così, anche perché il Vangelo non è stato scritto per frati e suore. Dunque, perché non considerare gli affetti che mi circondano, la persona di cui sono innamorato, il mio amico più caro, la mia famiglia, la comunità con cui condivido la mia esperienza di fede come l’espressione dell’immenso amore di Dio, che si dona attraverso l’altro? E poi, l’esperienza dell’incarnazione vorrà pur dire qualcosa! Impegniamoci a trasfigurarci l’uno nell’altro, e questo atto d’amore sarà inabitato da Dio.
    2 min
  • [Mar 29] Commento: Gli ospiti del Signore...
    La liturgia benedettina associa alla memoria di Marta quella di Maria e Lazzaro definiti ospiti del Signore. Il brano evangelico, tratto da San Luca è caratterizzato proprio dall'accoglienza del Signore. Le due sorelle, in due modi diversi accolgono lo stesso Gesù. L'una è preoccupata a pulire la casa e rendere accogliente l'ambiente che deve essere degno di ricevere Gesù. Maria invece è interessata ad accogliere la Parola stessa di Gesù in un atteggiamento raccolto da sua discepola. I due atteggiamenti non devono essere contrapposti, anzi possiamo unirli in un'unica esigenza per chi si accinge a partecipare alla Santa Messa. Per accogliere degnamente Gesù, nella forma Eucaristica dobbiamo prima purificare il nostro cuore. La Chiesa ci suggerisce come diventare degni di partecipare al banchetto eucaristico e richiede, quando necessario, la confessione sacramentale. In questo imitiamo Marta che pulisce la casa. E' anche importante il nostro atteggiamento che favorisca l'unione intima con Gesù. In questo, invece imitiamo Maria che si è scelta la parte migliore.
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  • [Lun 28] Commento: Attendere
    Nelle letture del giorno prosegue il racconto della storia della salvezza. Mosè riceve la legge ed Aronne invece permette che si costruisca un vitello d'oro (leggete un toro, infatti è usato “vitello” in un’accezione dispregiativa e diminutiva), immagine potente dei culti cananei. Due figure emblematiche: la prima per la profezia, la seconda per il ministero sacerdotale. E qui, come al solito nella Sacra Scrittura, la profezia ha la meglio, nel senso che richiama ai valori più genuini della fede. Mentre Aronne è ingabbiato nel culto, Mosè è liberato dalla parola di Dio e sa opporsi con fermezza al male. È un messaggio duro per noi, come lo fu per gli Israeliti. Non si è, a volte, più propensi ad andare dietro le statue dei santi che a seguire la legge di Dio? Quanto spazio diamo al magico nel nostro credere? È più semplice dare credito a tanti piccoli idoli, donando loro, come il popolo eletto, tutti i nostri averi (v. 24) • si pensi a coloro che spendono milioni per maghi e fattucchieri • invece di affrontare la fatica dell’attesa (v. 23) che Dio si manifesti. Mentre con la magia vogliamo piegare Dio ai nostri voleri, con la fede ci abbandoniamo nelle mani di un Dio provvidente. E come ci insegna il discorso parabolico di Marco, il Regno del Signore è piccolo nel suo apparire ma diventa una grande realtà: basta saper attendere e fidarsi.
    2 min

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Liturgia della settimana, preparata dai giovani monaci del monastero di S.Vincenzo Martire di Bassano Romano (VT)

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