Sono anni che volevo aprire uno spazio così, ma non trovavo né la forma né il luogo giusto. I social non mi convincevano, il video mi sembrava troppo costruito. Volevo qualcosa di più nudo: nessun montaggio, nessuna posa, soltanto io nel mio studio un sabato pomeriggio, con una tisana in mano e qualche pensiero da mettere in fila.
Questo primo episodio nasce attorno a tre piccoli appunti che, messi insieme, parlano della stessa cosa: di come gli altri ci vedono, e di quanto questo conti più di quanto siamo disposti ad ammettere.
Il primo è un'idea che mi porto dietro da tempo, il lavoro come palcoscenico - non fingere, ma attuare, scegliere chi essere.
Il secondo è un esercizio che ho proposto di recente in aula: aprire ChatGPT e chiedergli "chi è" seguito dal proprio nome.
Le reazioni di quelle quindici persone mi hanno colpito più di quanto pensassi. Il terzo è la storia di un adesivo che applico sui miei computer e della richiesta inaspettata di un ex collega, che mi ha fatto capire il peso del nome che ci portiamo addosso.
Chiudo con un riferimento a Riccardo Scandellari e al suo Fai di te stesso un brand, in particolare al passaggio sull'essere influenti -non influencer- e sulla vulnerabilità come strada per costruire qualcosa che sia davvero nostro.
Se sei arrivato in academy per un percorso tecnico, che sia After Effects, l'intelligenza artificiale applicata alla fotografia, Anapia o produttività quantica, questo episodio è il tassello che spesso manca: il lato umano che accompagna ogni competenza.
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