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Memos episodes

  • Stefano Rodotà, la lezione di una vita
    Diritto e diritti, proprietà e beni comuni, democrazia e nuove tecnologie, diritto corpo e amore, costituzione e internet. ..E’ la lezione civile e politica del professor Stefano Rodotà. Per ripercorrerla, ad una settimana dalla sua morte, Memos ha ospitato oggi Ugo Mattei e Juan Carlos De Martin. Due persone legate a Rodotà da una stima reciproca. Mattei, giurista dell’Università della California e dell’Università di Torino, ha condiviso con Rodotà la campagna sull’«acqua bene comune» che portò ai referendum del 2011. De Martin è ingegnere informatico del Politecnico di Torino, condirettore del Centro NEXA su Internet e Società, un centro di cui il professor Rodotà è stato uno dei garanti.
    29 min
  • Stefano Rodotà, la lezione di una vita
    Diritto e diritti, proprietà e beni comuni, democrazia e nuove tecnologie, diritto corpo e amore, costituzione e internet. ..E’ la lezione civile e politica del professor Stefano Rodotà. Per ripercorrerla, ad una settimana dalla sua morte, Memos ha ospitato oggi Ugo Mattei e Juan Carlos De Martin. Due persone legate a Rodotà da una stima reciproca. Mattei, giurista dell’Università della California e dell’Università di Torino, ha condiviso con Rodotà la campagna sull’«acqua bene comune» che portò ai referendum del 2011. De Martin è ingegnere informatico del Politecnico di Torino, condirettore del Centro NEXA su Internet e Società, un centro di cui il professor Rodotà è stato uno dei garanti.
    29 min
  • “Centrosinistra unito, ma solo per condividere politiche comuni”. Intervista con Sergio Cofferati
    «Che stare insieme sia meglio che stare separati è un’ovvietà. Però per stare insieme bisogna condividere delle proposte di merito». Lo ha detto a Memos Sergio Cofferati, deputato europeo del gruppo dei Socialisti e Democratici anche se dal 2015 non è più iscritto al Pd. Cofferati, già sindaco di Bologna (2004-2009) e prima ancora segretario generale della Cgil (1194-2002), ha attraversato la storia politica del centrosinistra di questi ultimi vent’anni. E oggi ragiona anche del suo futuro. «Trovo stucchevole nella discussione di queste settimane, ancora adesso dopo i risultati elettorali – dice l’ex leader della Cgil - il politicismo che porta ad interrogarsi se il centrosinistra debba essere largo o stretto. La mia domanda, che è quella che tante persone mi fanno, è: stare insieme per fare cosa? Io vorrei che si discutesse di questo. Faccio degli esempi: penso che una forza di sinistra che considera il lavoro un valore sociale debba NON fare il Jobs Act. E quindi il Jobs Act va abolito. Se si è d’accordo, poi discutiamo insieme sul come fare. Altro esempio: la legge sulla “buona scuola” va modificata radicalmente; sulle tasse hanno introdotto la “flat tax”, io vorrei una progressività nell’imposizione fiscale come c’era ai tempi del ministro Visentini (tra la metà degli anni ‘70 e gli ‘80, ndr). Vogliamo fare queste cose? Se sono condivise, discutiamo insieme come farle e allora c’è l’unione». Nell’intervista a Memos Sergio Cofferati parla del leader laburista britannico Corbyn, dell’Europa e del lavoro, dei principi dimenticati dalle politiche dei governi europei (Dichiarazione di Philadelphia del 1944, Carta dei diritti fondamentali dell’UE del 2000).
    29 min
  • “Centrosinistra unito, ma solo per condividere politiche comuni”. Intervista con Sergio Cofferati
    «Che stare insieme sia meglio che stare separati è un’ovvietà. Però per stare insieme bisogna condividere delle proposte di merito». Lo ha detto a Memos Sergio Cofferati, deputato europeo del gruppo dei Socialisti e Democratici anche se dal 2015 non è più iscritto al Pd. Cofferati, già sindaco di Bologna (2004-2009) e prima ancora segretario generale della Cgil (1194-2002), ha attraversato la storia politica del centrosinistra di questi ultimi vent’anni. E oggi ragiona anche del suo futuro. «Trovo stucchevole nella discussione di queste settimane, ancora adesso dopo i risultati elettorali – dice l’ex leader della Cgil - il politicismo che porta ad interrogarsi se il centrosinistra debba essere largo o stretto. La mia domanda, che è quella che tante persone mi fanno, è: stare insieme per fare cosa? Io vorrei che si discutesse di questo. Faccio degli esempi: penso che una forza di sinistra che considera il lavoro un valore sociale debba NON fare il Jobs Act. E quindi il Jobs Act va abolito. Se si è d’accordo, poi discutiamo insieme sul come fare. Altro esempio: la legge sulla “buona scuola” va modificata radicalmente; sulle tasse hanno introdotto la “flat tax”, io vorrei una progressività nell’imposizione fiscale come c’era ai tempi del ministro Visentini (tra la metà degli anni ‘70 e gli ‘80, ndr). Vogliamo fare queste cose? Se sono condivise, discutiamo insieme come farle e allora c’è l’unione». Nell’intervista a Memos Sergio Cofferati parla del leader laburista britannico Corbyn, dell’Europa e del lavoro, dei principi dimenticati dalle politiche dei governi europei (Dichiarazione di Philadelphia del 1944, Carta dei diritti fondamentali dell’UE del 2000).
    29 min
  • “Centrosinistra unito, ma solo per condividere politiche comuni”. Intervista con Sergio Cofferati
    «Che stare insieme sia meglio che stare separati è un’ovvietà. Però per stare insieme bisogna condividere delle proposte di merito». Lo ha detto a Memos Sergio Cofferati, deputato europeo del gruppo dei Socialisti e Democratici anche se dal 2015 non è più iscritto al Pd. Cofferati, già sindaco di Bologna (2004-2009) e prima ancora segretario generale della Cgil (1194-2002), ha attraversato la storia politica del centrosinistra di questi ultimi vent’anni. E oggi ragiona anche del suo futuro. «Trovo stucchevole nella discussione di queste settimane, ancora adesso dopo i risultati elettorali – dice l’ex leader della Cgil - il politicismo che porta ad interrogarsi se il centrosinistra debba essere largo o stretto. La mia domanda, che è quella che tante persone mi fanno, è: stare insieme per fare cosa? Io vorrei che si discutesse di questo. Faccio degli esempi: penso che una forza di sinistra che considera il lavoro un valore sociale debba NON fare il Jobs Act. E quindi il Jobs Act va abolito. Se si è d’accordo, poi discutiamo insieme sul come fare. Altro esempio: la legge sulla “buona scuola” va modificata radicalmente; sulle tasse hanno introdotto la “flat tax”, io vorrei una progressività nell’imposizione fiscale come c’era ai tempi del ministro Visentini (tra la metà degli anni ‘70 e gli ‘80, ndr). Vogliamo fare queste cose? Se sono condivise, discutiamo insieme come farle e allora c’è l’unione». Nell’intervista a Memos Sergio Cofferati parla del leader laburista britannico Corbyn, dell’Europa e del lavoro, dei principi dimenticati dalle politiche dei governi europei (Dichiarazione di Philadelphia del 1944, Carta dei diritti fondamentali dell’UE del 2000).
    29 min
  • “C’era un’alternativa al regalo di stato per Banca Intesa”. Intervista a Stefano Fassina sul crack delle banche venete
    C’era un’alternativa al regalo del governo a Banca Intesa? Le banche venete (Veneto Banca e Popolare di Vicenza) potevano essere “salvate” prima e in un altro modo? Il governo ha deciso domenica scorsa per decreto di aiutare con oltre 5 miliardi di euro l’unico soggetto che si è offerto per rilevare le banche venete. Si tratta del gruppo Intesa San Paolo che si prenderà la parte ripulita dai crediti spazzatura delle due banche (cioè sportelli, asset vari e parte del personale) pagando la cifra simbolica di un euro. ..Come si è arrivati al crack delle due banche? C’entra la crisi finanziaria internazionale oppure il dissesto dei conti dipende dalla malagestione dei due istituti di credito? A Memos ne abbiamo parlato con Stefano Fassina, deputato di Sinistra italiana e consigliere comunale a Roma, ex viceministro dell’economia nel governo Letta, economista. «Il governo – sostiene Fassina - poteva entrare con un suo fondo nel capitale delle due banche e prendersi non solo le parti della “bad bank” (i crediti inesigibili o incagliati), ma anche gli asset redditizi e fare un’operazione che sarebbe potuta diventare vantaggiosa per i contribuenti. Invece, il governo ha scelto una strada che regala la parte migliore di quelle banche a Banca Intesa, ha scelto una strada che ancora una volta privilegia gli interessi forti di questo paese».
    29 min
  • “C’era un’alternativa al regalo di stato per Banca Intesa”. Intervista a Stefano Fassina sul crack delle banche venete
    C’era un’alternativa al regalo del governo a Banca Intesa? Le banche venete (Veneto Banca e Popolare di Vicenza) potevano essere “salvate” prima e in un altro modo? Il governo ha deciso domenica scorsa per decreto di aiutare con oltre 5 miliardi di euro l’unico soggetto che si è offerto per rilevare le banche venete. Si tratta del gruppo Intesa San Paolo che si prenderà la parte ripulita dai crediti spazzatura delle due banche (cioè sportelli, asset vari e parte del personale) pagando la cifra simbolica di un euro. ..Come si è arrivati al crack delle due banche? C’entra la crisi finanziaria internazionale oppure il dissesto dei conti dipende dalla malagestione dei due istituti di credito? A Memos ne abbiamo parlato con Stefano Fassina, deputato di Sinistra italiana e consigliere comunale a Roma, ex viceministro dell’economia nel governo Letta, economista. «Il governo – sostiene Fassina - poteva entrare con un suo fondo nel capitale delle due banche e prendersi non solo le parti della “bad bank” (i crediti inesigibili o incagliati), ma anche gli asset redditizi e fare un’operazione che sarebbe potuta diventare vantaggiosa per i contribuenti. Invece, il governo ha scelto una strada che regala la parte migliore di quelle banche a Banca Intesa, ha scelto una strada che ancora una volta privilegia gli interessi forti di questo paese».
    29 min
  • “C’era un’alternativa al regalo di stato per Banca Intesa”. Intervista a Stefano Fassina sul crack delle banche venete
    C’era un’alternativa al regalo del governo a Banca Intesa? Le banche venete (Veneto Banca e Popolare di Vicenza) potevano essere “salvate” prima e in un altro modo? Il governo ha deciso domenica scorsa per decreto di aiutare con oltre 5 miliardi di euro l’unico soggetto che si è offerto per rilevare le banche venete. Si tratta del gruppo Intesa San Paolo che si prenderà la parte ripulita dai crediti spazzatura delle due banche (cioè sportelli, asset vari e parte del personale) pagando la cifra simbolica di un euro. ..Come si è arrivati al crack delle due banche? C’entra la crisi finanziaria internazionale oppure il dissesto dei conti dipende dalla malagestione dei due istituti di credito? A Memos ne abbiamo parlato con Stefano Fassina, deputato di Sinistra italiana e consigliere comunale a Roma, ex viceministro dell’economia nel governo Letta, economista. «Il governo – sostiene Fassina - poteva entrare con un suo fondo nel capitale delle due banche e prendersi non solo le parti della “bad bank” (i crediti inesigibili o incagliati), ma anche gli asset redditizi e fare un’operazione che sarebbe potuta diventare vantaggiosa per i contribuenti. Invece, il governo ha scelto una strada che regala la parte migliore di quelle banche a Banca Intesa, ha scelto una strada che ancora una volta privilegia gli interessi forti di questo paese».
    29 min
  • Ballottaggi, alleanze in crisi per vincitori e vinti
    E’ un lungo elenco di città passate da amministrazioni di centrosinistra a sindaci di centrodestra il risultato prevalente dei ballottaggi di ieri. Genova è stato il caso più eclatante. La grande città del nord, da sempre con giunte di tradizione di sinistra o progressista, è finita nelle mani di un sindaco, Marco Bucci, che durante la campagna elettorale ha promesso di amministrare la città “come un’impresa”. Una sconfitta pesante per il centrosinistra genovese che pure si è presentato in una versione larga: Pd, Mdp bersaniano ed ex Sel, una lista arcobaleno con i rappresentanti delle comunità immigrate e gli attivisti LGBT. Ma anche l’alleanza dei vincitori a Genova scricchiola. La coalizione che ha sostenuto il nuovo sindaco Bucci, la destra classica forzitalia-lega-fratelliditalia, già un minuto dopo la vittoria non è riuscita a nascondere le proprie crepe. Divisi tra i berlusconiani di Forzitalia soddisfatti, ma non raggianti, per la vittoria genovese, come l’ex ministra Gelmini. E gli altri, i “salviniani” di Forzitalia (con Toti, presidente della regione Liguria in prima linea) insieme ai leghisti ortodossi, a celebrare le tenebre dell’avvenire tracciate dal segretario del Carroccio: “Ci vuole una pulizia di massa, via per via, quartiere per quartiere” (Salvini a Recco, il 18 febbraio scorso). Memos oggi ha ospitato lo storico Luca Alessandrini, dell’Istituto “Ferruccio Parri” di Bologna, e il vicedirettore della rivista “Il Mulino”, Bruno Simili. Con loro abbiamo parlato della vittoria “dimezzata” della destra, della sconfitta del centrosinistra allargato e del Pd di Renzi, del voto complessivo delle città medio-piccole nell’Italia dell’impoverimento sociale e dell’insicurezza.
    30 min
  • Ballottaggi, alleanze in crisi per vincitori e vinti
    E’ un lungo elenco di città passate da amministrazioni di centrosinistra a sindaci di centrodestra il risultato prevalente dei ballottaggi di ieri. Genova è stato il caso più eclatante. La grande città del nord, da sempre con giunte di tradizione di sinistra o progressista, è finita nelle mani di un sindaco, Marco Bucci, che durante la campagna elettorale ha promesso di amministrare la città “come un’impresa”. Una sconfitta pesante per il centrosinistra genovese che pure si è presentato in una versione larga: Pd, Mdp bersaniano ed ex Sel, una lista arcobaleno con i rappresentanti delle comunità immigrate e gli attivisti LGBT. Ma anche l’alleanza dei vincitori a Genova scricchiola. La coalizione che ha sostenuto il nuovo sindaco Bucci, la destra classica forzitalia-lega-fratelliditalia, già un minuto dopo la vittoria non è riuscita a nascondere le proprie crepe. Divisi tra i berlusconiani di Forzitalia soddisfatti, ma non raggianti, per la vittoria genovese, come l’ex ministra Gelmini. E gli altri, i “salviniani” di Forzitalia (con Toti, presidente della regione Liguria in prima linea) insieme ai leghisti ortodossi, a celebrare le tenebre dell’avvenire tracciate dal segretario del Carroccio: “Ci vuole una pulizia di massa, via per via, quartiere per quartiere” (Salvini a Recco, il 18 febbraio scorso). Memos oggi ha ospitato lo storico Luca Alessandrini, dell’Istituto “Ferruccio Parri” di Bologna, e il vicedirettore della rivista “Il Mulino”, Bruno Simili. Con loro abbiamo parlato della vittoria “dimezzata” della destra, della sconfitta del centrosinistra allargato e del Pd di Renzi, del voto complessivo delle città medio-piccole nell’Italia dell’impoverimento sociale e dell’insicurezza.
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