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  • Macron e la solida maggioranza di deputati e astensionisti
    Le elezioni in Francia, ieri il secondo turno delle legislative. Ora l’era Macron può cominciare. Il partito del presidente della repubblica francese (En Marche) ha ottenuto una solida maggioranza assoluta all’Assemblea Nazionale, ma con una fragilissima partecipazione degli elettori. Soltanto il 43,4% degli elettori francesi è andato a votare (al primo turno solo il 50,2%). Le urne francesi hanno dato anche altre indicazioni: la destra gollista in parlamento ha quasi dimezzato la sua rappresentanza, il partito socialista si è frantumato (da 280 ad una quarantina di seggi); la sinistra di Melenchon ha quasi triplicato i seggi (da 10 a 27), ma è molto al di sotto dei voti che il suo leader aveva preso al primo turno delle presidenziali. Infine la destra xenofoba e nazionalista del Front National (da 2 a 7 seggi) con Marine Le Pen che entra per la prima volta in parlamento. Cosa farà Macron? Quali politiche proporrà per uscire dalla crisi? Molto è già stato annunciato durante i lunghi mesi di campagna elettorale, a partire dal tema del lavoro su cui Macron sembra voler proseguire la già contestata linea della “loi travail” di Hollande-Valls. Ma ora Macron è atteso alla prova delle decisioni. Sarà un Macron in continuità con le politiche di questi anni o di rottura? Memos ha ospitato oggi l’economista e sociologo dell’Università Cattolica di Milano, Mauro Magatti; e il politologo Marco Revelli dell’Università del Piemonte Orientale...«Su Macron ci sono indicazioni frammentarie e interpretazioni diverse», racconta a Memos il professor Magatti. «La sua è una figura emersa ad una velocità strabiliante. C’è chi pensa che Macron possa essere solo il continuatore della politica economica di questi ultimi anni, rappresentante del mondo della finanza, degli interessi francesi. C’è anche chi pensa, invece, che il nuovo presidente possa essere capace di iniziative più coraggiose, di aprire una svolta storica in Francia e in Europa. Credo – conclude Mauro Magatti - che siamo davanti ad un grande punto interrogativo». Per il politologo Marco Revelli «Macron rappresenta sicuramente una rottura. La Quinta Repubblica, nata tra la fine degli anni ‘50 e l’inizio dei ‘60, è finita», sostiene Revelli. «Nasce oggi una nuova repubblica che non ha una propria costituzione. E’ questo il primo dato che emerge dalle elezioni. Il secondo è che Macron è un sovrano senza contrappesi in parlamento. La maggioranza assoluta che ha conquistato, con la sua lista En Marche e quella dei MoDem, è straripante. Tuttavia, questa maggioranza non corrisponde alla maggioranza sociale nel paese. Il livello altissimo di astensione, che sfiora il 60%, crea un problema di legittimazione. Ci si attende ciò che i francesi chiamano “il terzo turno”, quello che si gioca nelle piazze. Se non ci sono contrappesi istituzionali, l’unico contrappeso rimane la mobilitazione. E’ questa la grande incognita dell’autunno – conclude Marco Revelli - quando Macron dovrà tradurre in fatti il proprio programma. Un programma per certi versi socialmente “lacrime e sangue”».
    27 min
  • Macron e la solida maggioranza di deputati e astensionisti
    Le elezioni in Francia, ieri il secondo turno delle legislative. Ora l’era Macron può cominciare. Il partito del presidente della repubblica francese (En Marche) ha ottenuto una solida maggioranza assoluta all’Assemblea Nazionale, ma con una fragilissima partecipazione degli elettori. Soltanto il 43,4% degli elettori francesi è andato a votare (al primo turno solo il 50,2%). Le urne francesi hanno dato anche altre indicazioni: la destra gollista in parlamento ha quasi dimezzato la sua rappresentanza, il partito socialista si è frantumato (da 280 ad una quarantina di seggi); la sinistra di Melenchon ha quasi triplicato i seggi (da 10 a 27), ma è molto al di sotto dei voti che il suo leader aveva preso al primo turno delle presidenziali. Infine la destra xenofoba e nazionalista del Front National (da 2 a 7 seggi) con Marine Le Pen che entra per la prima volta in parlamento. Cosa farà Macron? Quali politiche proporrà per uscire dalla crisi? Molto è già stato annunciato durante i lunghi mesi di campagna elettorale, a partire dal tema del lavoro su cui Macron sembra voler proseguire la già contestata linea della “loi travail” di Hollande-Valls. Ma ora Macron è atteso alla prova delle decisioni. Sarà un Macron in continuità con le politiche di questi anni o di rottura? Memos ha ospitato oggi l’economista e sociologo dell’Università Cattolica di Milano, Mauro Magatti; e il politologo Marco Revelli dell’Università del Piemonte Orientale...«Su Macron ci sono indicazioni frammentarie e interpretazioni diverse», racconta a Memos il professor Magatti. «La sua è una figura emersa ad una velocità strabiliante. C’è chi pensa che Macron possa essere solo il continuatore della politica economica di questi ultimi anni, rappresentante del mondo della finanza, degli interessi francesi. C’è anche chi pensa, invece, che il nuovo presidente possa essere capace di iniziative più coraggiose, di aprire una svolta storica in Francia e in Europa. Credo – conclude Mauro Magatti - che siamo davanti ad un grande punto interrogativo». Per il politologo Marco Revelli «Macron rappresenta sicuramente una rottura. La Quinta Repubblica, nata tra la fine degli anni ‘50 e l’inizio dei ‘60, è finita», sostiene Revelli. «Nasce oggi una nuova repubblica che non ha una propria costituzione. E’ questo il primo dato che emerge dalle elezioni. Il secondo è che Macron è un sovrano senza contrappesi in parlamento. La maggioranza assoluta che ha conquistato, con la sua lista En Marche e quella dei MoDem, è straripante. Tuttavia, questa maggioranza non corrisponde alla maggioranza sociale nel paese. Il livello altissimo di astensione, che sfiora il 60%, crea un problema di legittimazione. Ci si attende ciò che i francesi chiamano “il terzo turno”, quello che si gioca nelle piazze. Se non ci sono contrappesi istituzionali, l’unico contrappeso rimane la mobilitazione. E’ questa la grande incognita dell’autunno – conclude Marco Revelli - quando Macron dovrà tradurre in fatti il proprio programma. Un programma per certi versi socialmente “lacrime e sangue”».
    27 min
  • Macron e la solida maggioranza di deputati e astensionisti
    Le elezioni in Francia, ieri il secondo turno delle legislative. Ora l’era Macron può cominciare. Il partito del presidente della repubblica francese (En Marche) ha ottenuto una solida maggioranza assoluta all’Assemblea Nazionale, ma con una fragilissima partecipazione degli elettori. Soltanto il 43,4% degli elettori francesi è andato a votare (al primo turno solo il 50,2%). Le urne francesi hanno dato anche altre indicazioni: la destra gollista in parlamento ha quasi dimezzato la sua rappresentanza, il partito socialista si è frantumato (da 280 ad una quarantina di seggi); la sinistra di Melenchon ha quasi triplicato i seggi (da 10 a 27), ma è molto al di sotto dei voti che il suo leader aveva preso al primo turno delle presidenziali. Infine la destra xenofoba e nazionalista del Front National (da 2 a 7 seggi) con Marine Le Pen che entra per la prima volta in parlamento. Cosa farà Macron? Quali politiche proporrà per uscire dalla crisi? Molto è già stato annunciato durante i lunghi mesi di campagna elettorale, a partire dal tema del lavoro su cui Macron sembra voler proseguire la già contestata linea della “loi travail” di Hollande-Valls. Ma ora Macron è atteso alla prova delle decisioni. Sarà un Macron in continuità con le politiche di questi anni o di rottura? Memos ha ospitato oggi l’economista e sociologo dell’Università Cattolica di Milano, Mauro Magatti; e il politologo Marco Revelli dell’Università del Piemonte Orientale...«Su Macron ci sono indicazioni frammentarie e interpretazioni diverse», racconta a Memos il professor Magatti. «La sua è una figura emersa ad una velocità strabiliante. C’è chi pensa che Macron possa essere solo il continuatore della politica economica di questi ultimi anni, rappresentante del mondo della finanza, degli interessi francesi. C’è anche chi pensa, invece, che il nuovo presidente possa essere capace di iniziative più coraggiose, di aprire una svolta storica in Francia e in Europa. Credo – conclude Mauro Magatti - che siamo davanti ad un grande punto interrogativo». Per il politologo Marco Revelli «Macron rappresenta sicuramente una rottura. La Quinta Repubblica, nata tra la fine degli anni ‘50 e l’inizio dei ‘60, è finita», sostiene Revelli. «Nasce oggi una nuova repubblica che non ha una propria costituzione. E’ questo il primo dato che emerge dalle elezioni. Il secondo è che Macron è un sovrano senza contrappesi in parlamento. La maggioranza assoluta che ha conquistato, con la sua lista En Marche e quella dei MoDem, è straripante. Tuttavia, questa maggioranza non corrisponde alla maggioranza sociale nel paese. Il livello altissimo di astensione, che sfiora il 60%, crea un problema di legittimazione. Ci si attende ciò che i francesi chiamano “il terzo turno”, quello che si gioca nelle piazze. Se non ci sono contrappesi istituzionali, l’unico contrappeso rimane la mobilitazione. E’ questa la grande incognita dell’autunno – conclude Marco Revelli - quando Macron dovrà tradurre in fatti il proprio programma. Un programma per certi versi socialmente “lacrime e sangue”».
    27 min
  • Parlamento, leggi di fine stagione: processo penale approvato, cittadinanza in arrivo al Senato. Lista d’attesa per reato di tortura e codice antimafia
    Si avvicina la fine della legislatura, al più tardi nel febbraio 2018. In alcuni casi l’approssimarsi delle elezioni sta accelerando i lavori del Parlamento. Progetti chiusi nei cassetti delle commissioni parlamentari da mesi, tornano in aula. Uno di questi progetti a cui è stato messo l’acceleratore è quello che riguarda la modifica di alcune norme sul processo penale. Questioni importanti per un paese che ha un livello di corruzione e illegalità “sistemico”, come si dice in questi casi. ..Il progetto sul processo penale è stato approvato definitivamente ieri sera alla Camera, preceduto da un voto di fiducia. Il testo introduce alcune novità sul voto di scambio politico-mafioso, tempi della prescrizione e uso delle intercettazioni. A Memos oggi ne abbiamo parlato con Davide Mattiello, deputato del Pd, membro della Commissione parlamentare Antimafia. Con Mattiello abbiamo visto anche lo stato di altri due progetti di legge importanti che restano però ancora fermi in parlamento: le modifiche al Codice Antimafia e l’introduzione del reato di tortura. ..Un altro testo che oggi arriva al Senato è quello sulla cittadinanza italiana. Un progetto che permetterà di superare, anche se solo in parte, i molti limiti della normativa attuale. Se verrà approvato, in Italia comunque non ci sarà l’introduzione dello “ius soli”, e cioè l’automatica acquisizione della cittadinanza italiana da parte dei figli di cittadini stranieri come conseguenza della nascita in Italia. Il progetto di legge in discussione al Senato prevede solo una forma “temperata” dello ius soli, cioè con alcuni limiti rispetto alle legislazioni dove quel diritto è pieno (dagli Stati Uniti al Canada, dall’Argentina al Brasile). A Memos ne abbiamo parlato con Ennio Codini, giurista dell’Università Cattolica di Milano, consulente della Fondazione Ismu (Iniziative e Studi sulla Multietnicità)
    27 min
  • Parlamento, leggi di fine stagione: processo penale approvato, cittadinanza in arrivo al Senato. Lista d’attesa per reato di tortura e codice antimafia
    Si avvicina la fine della legislatura, al più tardi nel febbraio 2018. In alcuni casi l’approssimarsi delle elezioni sta accelerando i lavori del Parlamento. Progetti chiusi nei cassetti delle commissioni parlamentari da mesi, tornano in aula. Uno di questi progetti a cui è stato messo l’acceleratore è quello che riguarda la modifica di alcune norme sul processo penale. Questioni importanti per un paese che ha un livello di corruzione e illegalità “sistemico”, come si dice in questi casi. ..Il progetto sul processo penale è stato approvato definitivamente ieri sera alla Camera, preceduto da un voto di fiducia. Il testo introduce alcune novità sul voto di scambio politico-mafioso, tempi della prescrizione e uso delle intercettazioni. A Memos oggi ne abbiamo parlato con Davide Mattiello, deputato del Pd, membro della Commissione parlamentare Antimafia. Con Mattiello abbiamo visto anche lo stato di altri due progetti di legge importanti che restano però ancora fermi in parlamento: le modifiche al Codice Antimafia e l’introduzione del reato di tortura. ..Un altro testo che oggi arriva al Senato è quello sulla cittadinanza italiana. Un progetto che permetterà di superare, anche se solo in parte, i molti limiti della normativa attuale. Se verrà approvato, in Italia comunque non ci sarà l’introduzione dello “ius soli”, e cioè l’automatica acquisizione della cittadinanza italiana da parte dei figli di cittadini stranieri come conseguenza della nascita in Italia. Il progetto di legge in discussione al Senato prevede solo una forma “temperata” dello ius soli, cioè con alcuni limiti rispetto alle legislazioni dove quel diritto è pieno (dagli Stati Uniti al Canada, dall’Argentina al Brasile). A Memos ne abbiamo parlato con Ennio Codini, giurista dell’Università Cattolica di Milano, consulente della Fondazione Ismu (Iniziative e Studi sulla Multietnicità)
    27 min
  • Parlamento, leggi di fine stagione: processo penale approvato, cittadinanza in arrivo al Senato. Lista d’attesa per reato di tortura e codice antimafia
    Si avvicina la fine della legislatura, al più tardi nel febbraio 2018. In alcuni casi l’approssimarsi delle elezioni sta accelerando i lavori del Parlamento. Progetti chiusi nei cassetti delle commissioni parlamentari da mesi, tornano in aula. Uno di questi progetti a cui è stato messo l’acceleratore è quello che riguarda la modifica di alcune norme sul processo penale. Questioni importanti per un paese che ha un livello di corruzione e illegalità “sistemico”, come si dice in questi casi. ..Il progetto sul processo penale è stato approvato definitivamente ieri sera alla Camera, preceduto da un voto di fiducia. Il testo introduce alcune novità sul voto di scambio politico-mafioso, tempi della prescrizione e uso delle intercettazioni. A Memos oggi ne abbiamo parlato con Davide Mattiello, deputato del Pd, membro della Commissione parlamentare Antimafia. Con Mattiello abbiamo visto anche lo stato di altri due progetti di legge importanti che restano però ancora fermi in parlamento: le modifiche al Codice Antimafia e l’introduzione del reato di tortura. ..Un altro testo che oggi arriva al Senato è quello sulla cittadinanza italiana. Un progetto che permetterà di superare, anche se solo in parte, i molti limiti della normativa attuale. Se verrà approvato, in Italia comunque non ci sarà l’introduzione dello “ius soli”, e cioè l’automatica acquisizione della cittadinanza italiana da parte dei figli di cittadini stranieri come conseguenza della nascita in Italia. Il progetto di legge in discussione al Senato prevede solo una forma “temperata” dello ius soli, cioè con alcuni limiti rispetto alle legislazioni dove quel diritto è pieno (dagli Stati Uniti al Canada, dall’Argentina al Brasile). A Memos ne abbiamo parlato con Ennio Codini, giurista dell’Università Cattolica di Milano, consulente della Fondazione Ismu (Iniziative e Studi sulla Multietnicità)
    27 min
  • Università, più matricole e meno soldi
    Tra una settimana, il 21 giugno, iniziano gli esami di maturità. Sono 505 mila gli studenti coinvolti. Passata l’estate, più della metà di loro si iscriverà in una delle università italiane. Almeno così dicono i dati riferiti al passato. Gli ultimi del Miur del 2016 parlano di 283 mila matricole. Il 2016 è stato un anno di ripresa delle iscrizioni all’università, dopo anni di declino. Resta comunque lontano il record assoluto del 1993 quando furono 360 mila i nuovi iscritti. Da che tipo di università saranno accolte le future matricole? Non certo da un’istituzione florida, se si pensa ad esempio ai tagli dei finanziamenti pubblici di questi ultimi anni. Memos ha chiesto oggi a Francesco Sylos Labini e Gianfranco Viesti una descrizione dello stato di salute dell’università italiana, in particolare di quella pubblica. Sylos Labini è un fisico teorico, tra i fondatori dell’associazione ROARS che si occupa di valutazione e politiche della ricerca. Autore di “Rischio e Previsione. Cosa può dirci la scienza sulla crisi” (Laterza, 2016). Gianfranco Viesti, economista dell’Università di Bari, ha curato un volume scritto a più mani dal titolo “Università in declino” (Donzelli, 2016).
    28 min
  • Università, più matricole e meno soldi
    Tra una settimana, il 21 giugno, iniziano gli esami di maturità. Sono 505 mila gli studenti coinvolti. Passata l’estate, più della metà di loro si iscriverà in una delle università italiane. Almeno così dicono i dati riferiti al passato. Gli ultimi del Miur del 2016 parlano di 283 mila matricole. Il 2016 è stato un anno di ripresa delle iscrizioni all’università, dopo anni di declino. Resta comunque lontano il record assoluto del 1993 quando furono 360 mila i nuovi iscritti. Da che tipo di università saranno accolte le future matricole? Non certo da un’istituzione florida, se si pensa ad esempio ai tagli dei finanziamenti pubblici di questi ultimi anni. Memos ha chiesto oggi a Francesco Sylos Labini e Gianfranco Viesti una descrizione dello stato di salute dell’università italiana, in particolare di quella pubblica. Sylos Labini è un fisico teorico, tra i fondatori dell’associazione ROARS che si occupa di valutazione e politiche della ricerca. Autore di “Rischio e Previsione. Cosa può dirci la scienza sulla crisi” (Laterza, 2016). Gianfranco Viesti, economista dell’Università di Bari, ha curato un volume scritto a più mani dal titolo “Università in declino” (Donzelli, 2016).
    28 min
  • Università, più matricole e meno soldi
    Tra una settimana, il 21 giugno, iniziano gli esami di maturità. Sono 505 mila gli studenti coinvolti. Passata l’estate, più della metà di loro si iscriverà in una delle università italiane. Almeno così dicono i dati riferiti al passato. Gli ultimi del Miur del 2016 parlano di 283 mila matricole. Il 2016 è stato un anno di ripresa delle iscrizioni all’università, dopo anni di declino. Resta comunque lontano il record assoluto del 1993 quando furono 360 mila i nuovi iscritti. Da che tipo di università saranno accolte le future matricole? Non certo da un’istituzione florida, se si pensa ad esempio ai tagli dei finanziamenti pubblici di questi ultimi anni. Memos ha chiesto oggi a Francesco Sylos Labini e Gianfranco Viesti una descrizione dello stato di salute dell’università italiana, in particolare di quella pubblica. Sylos Labini è un fisico teorico, tra i fondatori dell’associazione ROARS che si occupa di valutazione e politiche della ricerca. Autore di “Rischio e Previsione. Cosa può dirci la scienza sulla crisi” (Laterza, 2016). Gianfranco Viesti, economista dell’Università di Bari, ha curato un volume scritto a più mani dal titolo “Università in declino” (Donzelli, 2016).
    28 min
  • Clima, economia sostenibile, dignità del lavoro
    Il vertice dei ministri dell’Ambiente del G7 di Bologna si è concluso come da copione: la dichiarazione finale non porta la firma dell’amministrazione Trump sui capitoli specifici che riguardano il clima e gli accordi di Parigi del 2015. Trump o non Trump, negli Stati Uniti grandi aziende multinazionali (da Apple a Exxon) e stati (in testa la California) si stanno muovendo comunque verso le fonti rinnovabili. Un movimento planetario che richiede un nuovo modello di sviluppo. Un sistema economico sostenibile in cui il rispetto della dignità del lavoro sia una delle componenti fondamentali. Di questi temi hanno parlato oggi a Memos Leonardo Becchetti e Gianni Silvestrini. Leonardo Becchetti è un economista che insegna all’Università “Tor Vergata” a Roma. E’ membro del Comitato Etico di “Etica Sgr”, fondo di investimento del gruppo Banca Popolare Etica. Gianni Silvestrini, direttore scientifico del Kyoto Club. Il Kyoto Club è un'organizzazione non profit, costituita da imprese, enti, associazioni e amministrazioni locali, impegnati nel raggiungimento degli obiettivi di riduzione delle emissioni di gas-serra assunti contenuti nel Protocollo di Kyoto e nell'Accordo di Parigi del dicembre 2015.
    29 min

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