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Memos episodes

  • Clima, economia sostenibile, dignità del lavoro
    Il vertice dei ministri dell’Ambiente del G7 di Bologna si è concluso come da copione: la dichiarazione finale non porta la firma dell’amministrazione Trump sui capitoli specifici che riguardano il clima e gli accordi di Parigi del 2015. Trump o non Trump, negli Stati Uniti grandi aziende multinazionali (da Apple a Exxon) e stati (in testa la California) si stanno muovendo comunque verso le fonti rinnovabili. Un movimento planetario che richiede un nuovo modello di sviluppo. Un sistema economico sostenibile in cui il rispetto della dignità del lavoro sia una delle componenti fondamentali. Di questi temi hanno parlato oggi a Memos Leonardo Becchetti e Gianni Silvestrini. Leonardo Becchetti è un economista che insegna all’Università “Tor Vergata” a Roma. E’ membro del Comitato Etico di “Etica Sgr”, fondo di investimento del gruppo Banca Popolare Etica. Gianni Silvestrini, direttore scientifico del Kyoto Club. Il Kyoto Club è un'organizzazione non profit, costituita da imprese, enti, associazioni e amministrazioni locali, impegnati nel raggiungimento degli obiettivi di riduzione delle emissioni di gas-serra assunti contenuti nel Protocollo di Kyoto e nell'Accordo di Parigi del dicembre 2015.
    29 min
  • Clima, economia sostenibile, dignità del lavoro
    Il vertice dei ministri dell’Ambiente del G7 di Bologna si è concluso come da copione: la dichiarazione finale non porta la firma dell’amministrazione Trump sui capitoli specifici che riguardano il clima e gli accordi di Parigi del 2015. Trump o non Trump, negli Stati Uniti grandi aziende multinazionali (da Apple a Exxon) e stati (in testa la California) si stanno muovendo comunque verso le fonti rinnovabili. Un movimento planetario che richiede un nuovo modello di sviluppo. Un sistema economico sostenibile in cui il rispetto della dignità del lavoro sia una delle componenti fondamentali. Di questi temi hanno parlato oggi a Memos Leonardo Becchetti e Gianni Silvestrini. Leonardo Becchetti è un economista che insegna all’Università “Tor Vergata” a Roma. E’ membro del Comitato Etico di “Etica Sgr”, fondo di investimento del gruppo Banca Popolare Etica. Gianni Silvestrini, direttore scientifico del Kyoto Club. Il Kyoto Club è un'organizzazione non profit, costituita da imprese, enti, associazioni e amministrazioni locali, impegnati nel raggiungimento degli obiettivi di riduzione delle emissioni di gas-serra assunti contenuti nel Protocollo di Kyoto e nell'Accordo di Parigi del dicembre 2015.
    29 min
  • Voto per i sindaci, astensionismo crescente
    La partecipazione in Italia alle elezioni dei sindaci si riduce sempre di più. E il voto di ieri in oltre mille comuni lo conferma. L’affluenza ieri è stata complessivamente del 60,07 rispetto alle 66,85% di cinque anni fa. «E’ così dal 1993, da quando fu introdotto l’attuale sistema elettorale nei comuni», ci dice Marco Valbruzzi, ricercatore dell’Istituto Cattaneo di Bologna. Valbruzzi ha raccontato a Memos i dati disaggregati della partecipazione al voto di ieri: l’affluenza cala in tutte le regioni, il calo è maggiore nelle regioni del nord rispetto al sud. Per i sindaci, in genere, la partecipazione al sud è maggiore rispetto al nord. L’Emilia Romagna è la regione dove ieri c’è stato il calo maggiore dell’affluenza (-10,99%), mentre la Liguria è quella in cui si è votato di meno (solo il 50,63%). Ospite oggi a Memos anche il politologo Piero Ignazi che ha analizzato il voto italiano: da quello per il M5S a quello per le coalizioni “tradizionali” (centrosinistra e centrodestra). ..Il professor Ignazi ha poi commentato alcuni dei dati emersi dal primo turno delle politiche francesi: l’affermazione del movimento En Marche! del presidente Macron e, soprattutto, il tracollo del partito socialista che, insieme all’insuccesso della France Insoumise di Melenchon, ha segnato il voto a sinistra.
    27 min
  • Voto per i sindaci, astensionismo crescente
    La partecipazione in Italia alle elezioni dei sindaci si riduce sempre di più. E il voto di ieri in oltre mille comuni lo conferma. L’affluenza ieri è stata complessivamente del 60,07 rispetto alle 66,85% di cinque anni fa. «E’ così dal 1993, da quando fu introdotto l’attuale sistema elettorale nei comuni», ci dice Marco Valbruzzi, ricercatore dell’Istituto Cattaneo di Bologna. Valbruzzi ha raccontato a Memos i dati disaggregati della partecipazione al voto di ieri: l’affluenza cala in tutte le regioni, il calo è maggiore nelle regioni del nord rispetto al sud. Per i sindaci, in genere, la partecipazione al sud è maggiore rispetto al nord. L’Emilia Romagna è la regione dove ieri c’è stato il calo maggiore dell’affluenza (-10,99%), mentre la Liguria è quella in cui si è votato di meno (solo il 50,63%). Ospite oggi a Memos anche il politologo Piero Ignazi che ha analizzato il voto italiano: da quello per il M5S a quello per le coalizioni “tradizionali” (centrosinistra e centrodestra). ..Il professor Ignazi ha poi commentato alcuni dei dati emersi dal primo turno delle politiche francesi: l’affermazione del movimento En Marche! del presidente Macron e, soprattutto, il tracollo del partito socialista che, insieme all’insuccesso della France Insoumise di Melenchon, ha segnato il voto a sinistra.
    27 min
  • Voto per i sindaci, astensionismo crescente
    La partecipazione in Italia alle elezioni dei sindaci si riduce sempre di più. E il voto di ieri in oltre mille comuni lo conferma. L’affluenza ieri è stata complessivamente del 60,07 rispetto alle 66,85% di cinque anni fa. «E’ così dal 1993, da quando fu introdotto l’attuale sistema elettorale nei comuni», ci dice Marco Valbruzzi, ricercatore dell’Istituto Cattaneo di Bologna. Valbruzzi ha raccontato a Memos i dati disaggregati della partecipazione al voto di ieri: l’affluenza cala in tutte le regioni, il calo è maggiore nelle regioni del nord rispetto al sud. Per i sindaci, in genere, la partecipazione al sud è maggiore rispetto al nord. L’Emilia Romagna è la regione dove ieri c’è stato il calo maggiore dell’affluenza (-10,99%), mentre la Liguria è quella in cui si è votato di meno (solo il 50,63%). Ospite oggi a Memos anche il politologo Piero Ignazi che ha analizzato il voto italiano: da quello per il M5S a quello per le coalizioni “tradizionali” (centrosinistra e centrodestra). ..Il professor Ignazi ha poi commentato alcuni dei dati emersi dal primo turno delle politiche francesi: l’affermazione del movimento En Marche! del presidente Macron e, soprattutto, il tracollo del partito socialista che, insieme all’insuccesso della France Insoumise di Melenchon, ha segnato il voto a sinistra.
    27 min
  • Il conto salato della manovra d’autunno
    In mezzo al guado: tra il tramonto definitivo dell’accordo sulla legge elettorale e l’ipotesi di elezioni anticipate. ..Qualunque sia l’esito dello scontro di queste ore tra Pd e M5S, dopo che anche oggi alla Camera si sono fatti rivedere i franchi tiratori, il prossimo ottobre arriverà «una manovra difficile». Lo dice a Memos la senatrice Maria Cecilia Guerra, presidente del gruppo Articolo1-Mdp. La senatrice Guerra ci ha dato alcune anticipazioni sull’entità della prossima legge di stabilità. Ospite della puntata di oggi anche l’economista della Luiss di Roma, Marcello Messori. Come votano i mercati finanziari? Per le elezioni anticipate o per Gentiloni in carica fino al 2018? «Gli investitori non vogliono l’incertezza», racconta Messori. Si rischia allora un nuovo “agosto nero” per i titoli di stato italiani, come quello del 2011? «Questo rischio c’è» sostiene Messori. «Temo – prosegue - che vi siano elevate probabilità che si concretizzi qualora il livello politico-istituzionale del nostro paese non sia in grado di dare segnali chiari. Il segnale più chiaro – sostiene l’economista della Luiss - sarebbe quello di votare alla scadenza naturale della legislatura, consentendo all’attuale governo di varare una legge di bilancio conforme agli impegni che l’Italia ha assunto con il Def (Documento di economia e finanza, ndr) e con l’Europa».
    24 min
  • Il conto salato della manovra d’autunno
    In mezzo al guado: tra il tramonto definitivo dell’accordo sulla legge elettorale e l’ipotesi di elezioni anticipate. ..Qualunque sia l’esito dello scontro di queste ore tra Pd e M5S, dopo che anche oggi alla Camera si sono fatti rivedere i franchi tiratori, il prossimo ottobre arriverà «una manovra difficile». Lo dice a Memos la senatrice Maria Cecilia Guerra, presidente del gruppo Articolo1-Mdp. La senatrice Guerra ci ha dato alcune anticipazioni sull’entità della prossima legge di stabilità. Ospite della puntata di oggi anche l’economista della Luiss di Roma, Marcello Messori. Come votano i mercati finanziari? Per le elezioni anticipate o per Gentiloni in carica fino al 2018? «Gli investitori non vogliono l’incertezza», racconta Messori. Si rischia allora un nuovo “agosto nero” per i titoli di stato italiani, come quello del 2011? «Questo rischio c’è» sostiene Messori. «Temo – prosegue - che vi siano elevate probabilità che si concretizzi qualora il livello politico-istituzionale del nostro paese non sia in grado di dare segnali chiari. Il segnale più chiaro – sostiene l’economista della Luiss - sarebbe quello di votare alla scadenza naturale della legislatura, consentendo all’attuale governo di varare una legge di bilancio conforme agli impegni che l’Italia ha assunto con il Def (Documento di economia e finanza, ndr) e con l’Europa».
    24 min
  • Il conto salato della manovra d’autunno
    In mezzo al guado: tra il tramonto definitivo dell’accordo sulla legge elettorale e l’ipotesi di elezioni anticipate. ..Qualunque sia l’esito dello scontro di queste ore tra Pd e M5S, dopo che anche oggi alla Camera si sono fatti rivedere i franchi tiratori, il prossimo ottobre arriverà «una manovra difficile». Lo dice a Memos la senatrice Maria Cecilia Guerra, presidente del gruppo Articolo1-Mdp. La senatrice Guerra ci ha dato alcune anticipazioni sull’entità della prossima legge di stabilità. Ospite della puntata di oggi anche l’economista della Luiss di Roma, Marcello Messori. Come votano i mercati finanziari? Per le elezioni anticipate o per Gentiloni in carica fino al 2018? «Gli investitori non vogliono l’incertezza», racconta Messori. Si rischia allora un nuovo “agosto nero” per i titoli di stato italiani, come quello del 2011? «Questo rischio c’è» sostiene Messori. «Temo – prosegue - che vi siano elevate probabilità che si concretizzi qualora il livello politico-istituzionale del nostro paese non sia in grado di dare segnali chiari. Il segnale più chiaro – sostiene l’economista della Luiss - sarebbe quello di votare alla scadenza naturale della legislatura, consentendo all’attuale governo di varare una legge di bilancio conforme agli impegni che l’Italia ha assunto con il Def (Documento di economia e finanza, ndr) e con l’Europa».
    24 min
  • “Teheran, l’attentato che rischia di infiammare il Medioriente”
    “Un attentato inedito per l’Iran che rischia di infiammare tutto il Medio Oriente”. Lo ha detto oggi a Memos Pejman Abdolmohammadi, docente di Relazioni internazionali del Medio Oriente all’Università di Genova e alla London School of Economics. La puntata di oggi di Memos ha seguito, insieme a Chawki Senouci, gli aggiornamenti sugli attentati di questa mattina nella capitale iraniana Teheran. Gli attacchi, rivendicati dall’Isis, hanno colpito il parlamento iraniano e il Mausoleo di Khomeini. ..Il professor Abdolmohammadi ha analizzato soprattutto gli aspetti interni iraniani, relativi alla sicurezza, alle ipotesi sull’identità – al momento ancora sconosciuta – degli attentatori, alle conseguenze sugli equilibri di potere nel paese del presidente Hassan Rohani. ..Ospite a Memos anche il direttore dell’Ispi (Istituto di studi sulla politica internazionale) Paolo Magri. I rapporti tra gli Stati Uniti di Trump e le potenze regionali nell’area a partire dall’Arabia Saudita, l’avversione della Casa Bianca verso l’Iran, il recente “bando diplomatico” contro il Qatar, sono stati alcuni dei temi analizzati da Magri insieme a Chawki Senouci.
    27 min
  • “Teheran, l’attentato che rischia di infiammare il Medioriente”
    “Un attentato inedito per l’Iran che rischia di infiammare tutto il Medio Oriente”. Lo ha detto oggi a Memos Pejman Abdolmohammadi, docente di Relazioni internazionali del Medio Oriente all’Università di Genova e alla London School of Economics. La puntata di oggi di Memos ha seguito, insieme a Chawki Senouci, gli aggiornamenti sugli attentati di questa mattina nella capitale iraniana Teheran. Gli attacchi, rivendicati dall’Isis, hanno colpito il parlamento iraniano e il Mausoleo di Khomeini. ..Il professor Abdolmohammadi ha analizzato soprattutto gli aspetti interni iraniani, relativi alla sicurezza, alle ipotesi sull’identità – al momento ancora sconosciuta – degli attentatori, alle conseguenze sugli equilibri di potere nel paese del presidente Hassan Rohani. ..Ospite a Memos anche il direttore dell’Ispi (Istituto di studi sulla politica internazionale) Paolo Magri. I rapporti tra gli Stati Uniti di Trump e le potenze regionali nell’area a partire dall’Arabia Saudita, l’avversione della Casa Bianca verso l’Iran, il recente “bando diplomatico” contro il Qatar, sono stati alcuni dei temi analizzati da Magri insieme a Chawki Senouci.
    27 min

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