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Memos episodes

  • La Costituzione di Renzi: perché no? Intervista con Nadia Urbinati e Massimo Villone.
    Ancora una manciata di settimane e il progetto di Renzi di modifica della Costituzione riceverà il sì definitivo del Parlamento. Mancano soltanto gli ultimi due voti, le seconde votazioni di Senato e Camera, e poi – prevedibilmente da aprile – scatteranno i termini per richiedere il referendum confermativo. Le modifiche scritte nel progetto Renzi-Boschi vanno a toccare parti importanti della Costituzione: cambiano i poteri e la composizione del Senato che non darà più la fiducia al governo; si modifica l'iter parlamentare delle leggi e si crea una corsia preferenziale in parlamento per i disegni di legge del governo. Memos ne ha parlato con due studiosi della Costituzione dal punto di vista politologico e giuridico: Nadia Urbinati, che insegna scienza politica alla Columbia University di New York, e Massimo Villone, costituzionalista all'Università di Napoli. Entrambi fanno parte del Comitato del No che si è appena costituito. «Questo progetto di modifica della Costituzione – racconta Urbinati – introduce quello che dai principi degli anni '60 i conservatori italiani, la destra, hanno sempre desiderato avere: il gaullismo. Un gaullismo che poi è stato metabolizzato anche all'interno del Pd nella forma di un premierato forte, legato ad un riforma elettorale altrettanto forte con uno sbilanciamento maggioritarista. Tale sbilanciamento – conclude Urbinati - rischia di spostare il baricentro della nostra repubblica dal parlamento (la rappresentanza democratica) all'esecutivo, con la sua maggioranza e il suo leader. C'è, dunque, una visione mono-archica, monarchica, della repubblica».
    30 min
  • La Costituzione di Renzi: perché no? Intervista con Nadia Urbinati e Massimo Villone.
    Ancora una manciata di settimane e il progetto di Renzi di modifica della Costituzione riceverà il sì definitivo del Parlamento. Mancano soltanto gli ultimi due voti, le seconde votazioni di Senato e Camera, e poi – prevedibilmente da aprile – scatteranno i termini per richiedere il referendum confermativo. Le modifiche scritte nel progetto Renzi-Boschi vanno a toccare parti importanti della Costituzione: cambiano i poteri e la composizione del Senato che non darà più la fiducia al governo; si modifica l'iter parlamentare delle leggi e si crea una corsia preferenziale in parlamento per i disegni di legge del governo. Memos ne ha parlato con due studiosi della Costituzione dal punto di vista politologico e giuridico: Nadia Urbinati, che insegna scienza politica alla Columbia University di New York, e Massimo Villone, costituzionalista all'Università di Napoli. Entrambi fanno parte del Comitato del No che si è appena costituito. «Questo progetto di modifica della Costituzione – racconta Urbinati – introduce quello che dai principi degli anni '60 i conservatori italiani, la destra, hanno sempre desiderato avere: il gaullismo. Un gaullismo che poi è stato metabolizzato anche all'interno del Pd nella forma di un premierato forte, legato ad un riforma elettorale altrettanto forte con uno sbilanciamento maggioritarista. Tale sbilanciamento – conclude Urbinati - rischia di spostare il baricentro della nostra repubblica dal parlamento (la rappresentanza democratica) all'esecutivo, con la sua maggioranza e il suo leader. C'è, dunque, una visione mono-archica, monarchica, della repubblica».
    30 min
  • La Costituzione di Renzi: perché no? Intervista con Nadia Urbinati e Massimo Villone.
    Ancora una manciata di settimane e il progetto di Renzi di modifica della Costituzione riceverà il sì definitivo del Parlamento. Mancano soltanto gli ultimi due voti, le seconde votazioni di Senato e Camera, e poi – prevedibilmente da aprile – scatteranno i termini per richiedere il referendum confermativo. Le modifiche scritte nel progetto Renzi-Boschi vanno a toccare parti importanti della Costituzione: cambiano i poteri e la composizione del Senato che non darà più la fiducia al governo; si modifica l'iter parlamentare delle leggi e si crea una corsia preferenziale in parlamento per i disegni di legge del governo. Memos ne ha parlato con due studiosi della Costituzione dal punto di vista politologico e giuridico: Nadia Urbinati, che insegna scienza politica alla Columbia University di New York, e Massimo Villone, costituzionalista all'Università di Napoli. Entrambi fanno parte del Comitato del No che si è appena costituito. «Questo progetto di modifica della Costituzione – racconta Urbinati – introduce quello che dai principi degli anni '60 i conservatori italiani, la destra, hanno sempre desiderato avere: il gaullismo. Un gaullismo che poi è stato metabolizzato anche all'interno del Pd nella forma di un premierato forte, legato ad un riforma elettorale altrettanto forte con uno sbilanciamento maggioritarista. Tale sbilanciamento – conclude Urbinati - rischia di spostare il baricentro della nostra repubblica dal parlamento (la rappresentanza democratica) all'esecutivo, con la sua maggioranza e il suo leader. C'è, dunque, una visione mono-archica, monarchica, della repubblica».
    30 min
  • Renzi e la sfida referendaria: “se perdo, lascio la politica”. Intervista con Luca Alessandrini e Christian Raimo.
    «Con un gesto di coraggio e dignità, dico che se perdo il referendum sulle modifiche alla Costituzione smetto di fare politica». Matteo Renzi lo ha ribadito questa mattina, dopo averlo già detto un paio di settimane fa nella conferenza stampa di fine anno del capo del governo. Renzi si gioca il tutto per tutto, una sfida alla ricerca di un plebiscito sul suo modello di seconda o terza repubblica: una democrazia decidente o, forse meglio, un governo “comandante” (che comanda anziché governare). Memos ne ha parlato oggi con due ospiti: Luca Alessandrini, storico, direttore dell'Istituto “Ferruccio Parri” di Bologna; e Christian Raimo, scrittore, giornalista e insegnante di storia. Per entrambi la sfida lanciata da Renzi non è nient'altro che un ricatto. Nel corso della puntata di oggi Alessandrini e Raimo discutono anche del destino di tutta l'area politica del centrosinistra non renziano che potrebbe trovarsi di fronte alla responsabilità di gestire un eventuale, non si sa quanto probabile, “vuoto renziano” nel caso vincessero i no al referendum confermativo sulle modifiche costituzionali. La puntata si conclude sul caso Milano, la lettera-appello di Pisapia (con Zedda e Doria) all'unità del centrosinistra (Pd e Sel). Infine, le primarie del centrosinistra milanese con i tre principali candidati tutti interni o prossimi al partito democratico. L'interrogativo sorge spontaneo: in terra ambrosiana si sta sperimentando una versione di sinistra del partito della nazione?
    31 min
  • Renzi e la sfida referendaria: “se perdo, lascio la politica”. Intervista con Luca Alessandrini e Christian Raimo.
    «Con un gesto di coraggio e dignità, dico che se perdo il referendum sulle modifiche alla Costituzione smetto di fare politica». Matteo Renzi lo ha ribadito questa mattina, dopo averlo già detto un paio di settimane fa nella conferenza stampa di fine anno del capo del governo. Renzi si gioca il tutto per tutto, una sfida alla ricerca di un plebiscito sul suo modello di seconda o terza repubblica: una democrazia decidente o, forse meglio, un governo “comandante” (che comanda anziché governare). Memos ne ha parlato oggi con due ospiti: Luca Alessandrini, storico, direttore dell'Istituto “Ferruccio Parri” di Bologna; e Christian Raimo, scrittore, giornalista e insegnante di storia. Per entrambi la sfida lanciata da Renzi non è nient'altro che un ricatto. Nel corso della puntata di oggi Alessandrini e Raimo discutono anche del destino di tutta l'area politica del centrosinistra non renziano che potrebbe trovarsi di fronte alla responsabilità di gestire un eventuale, non si sa quanto probabile, “vuoto renziano” nel caso vincessero i no al referendum confermativo sulle modifiche costituzionali. La puntata si conclude sul caso Milano, la lettera-appello di Pisapia (con Zedda e Doria) all'unità del centrosinistra (Pd e Sel). Infine, le primarie del centrosinistra milanese con i tre principali candidati tutti interni o prossimi al partito democratico. L'interrogativo sorge spontaneo: in terra ambrosiana si sta sperimentando una versione di sinistra del partito della nazione?
    31 min
  • Renzi e la sfida referendaria: “se perdo, lascio la politica”. Intervista con Luca Alessandrini e Christian Raimo.
    «Con un gesto di coraggio e dignità, dico che se perdo il referendum sulle modifiche alla Costituzione smetto di fare politica». Matteo Renzi lo ha ribadito questa mattina, dopo averlo già detto un paio di settimane fa nella conferenza stampa di fine anno del capo del governo. Renzi si gioca il tutto per tutto, una sfida alla ricerca di un plebiscito sul suo modello di seconda o terza repubblica: una democrazia decidente o, forse meglio, un governo “comandante” (che comanda anziché governare). Memos ne ha parlato oggi con due ospiti: Luca Alessandrini, storico, direttore dell'Istituto “Ferruccio Parri” di Bologna; e Christian Raimo, scrittore, giornalista e insegnante di storia. Per entrambi la sfida lanciata da Renzi non è nient'altro che un ricatto. Nel corso della puntata di oggi Alessandrini e Raimo discutono anche del destino di tutta l'area politica del centrosinistra non renziano che potrebbe trovarsi di fronte alla responsabilità di gestire un eventuale, non si sa quanto probabile, “vuoto renziano” nel caso vincessero i no al referendum confermativo sulle modifiche costituzionali. La puntata si conclude sul caso Milano, la lettera-appello di Pisapia (con Zedda e Doria) all'unità del centrosinistra (Pd e Sel). Infine, le primarie del centrosinistra milanese con i tre principali candidati tutti interni o prossimi al partito democratico. L'interrogativo sorge spontaneo: in terra ambrosiana si sta sperimentando una versione di sinistra del partito della nazione?
    31 min
  • Il lavoro e il suo diritto. I principi fondamentali della Costituzione. Intervista con Enzo Balboni.
    La puntata di oggi è con Ignazio Masulli sull’articolo 4: il lavoro e il suo diritto. Memos vi sta riproponendo le interviste sui Princìpi fondamentali della Costituzione trasmesse nella passata stagione. Ogni puntata ha per oggetto uno o più articoli tra i primi 12 della nostra Costituzione: la repubblica fondata sul lavoro, la sovranità popolare, i diritti inviolabili, la libertà, la solidarietà, l’uguaglianza, il ripudio della guerra, lo stato e la religione. La prossima puntata con Enzo Balboni sugli articoli 5, 6 e 12 (l'unità nazionale e i simboli della repubblica) andrà in onda lunedì 25 gennaio alle 13.
    29 min
  • Il lavoro e il suo diritto. I principi fondamentali della Costituzione. Intervista con Enzo Balboni.
    La puntata di oggi è con Ignazio Masulli sull’articolo 4: il lavoro e il suo diritto. Memos vi sta riproponendo le interviste sui Princìpi fondamentali della Costituzione trasmesse nella passata stagione. Ogni puntata ha per oggetto uno o più articoli tra i primi 12 della nostra Costituzione: la repubblica fondata sul lavoro, la sovranità popolare, i diritti inviolabili, la libertà, la solidarietà, l’uguaglianza, il ripudio della guerra, lo stato e la religione. La prossima puntata con Enzo Balboni sugli articoli 5, 6 e 12 (l'unità nazionale e i simboli della repubblica) andrà in onda lunedì 25 gennaio alle 13.
    29 min
  • Il lavoro e il suo diritto. I principi fondamentali della Costituzione. Intervista con Enzo Balboni.
    La puntata di oggi è con Ignazio Masulli sull’articolo 4: il lavoro e il suo diritto. Memos vi sta riproponendo le interviste sui Princìpi fondamentali della Costituzione trasmesse nella passata stagione. Ogni puntata ha per oggetto uno o più articoli tra i primi 12 della nostra Costituzione: la repubblica fondata sul lavoro, la sovranità popolare, i diritti inviolabili, la libertà, la solidarietà, l’uguaglianza, il ripudio della guerra, lo stato e la religione. La prossima puntata con Enzo Balboni sugli articoli 5, 6 e 12 (l'unità nazionale e i simboli della repubblica) andrà in onda lunedì 25 gennaio alle 13.
    29 min
  • Migranti, profughi: l'effetto domino dell'egoismo europeo
    La libera circolazione delle persone è un pilastro fondamentale dell'Unione Europea. Peccato, però, che si stia facendo di tutto per sgretolarlo. La Svezia, la Danimarca – e prima ancora l'Austria, la Germania, la Francia – hanno deciso di sospendere le regole di Schengen e ripristinare i controlli ai confini. Per non parlare dei muri fatti costruire dal governo ultra-conservatore ungherese. “Fino a quando non avremo una soluzione europea saranno necessarie misure da parte dei singoli Stati Membri”, ha detto nelle ultime ore il segretario di stato tedesco all'immigrazione Ole Schroeder. Una dichiarazione di resa, fatta dal principale governo europeo, quella di Berlino. Ognuno per sé e tutti di fatto – volenti o nolenti – al servizio dei seminatori d'odio, degli xenofobi, degli indifferenti. Memos ne ha parlato oggi con Cecile Kyenge, deputata europea del Pd, ex ministra dell'integrazione del governo Letta nel 2013.
    31 min

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Memos, il promemoria sull'attualità di Radio Popolare.

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