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Memos episodes

  • Caso Volkswagen, così fan tutte? Intervista con Sandro Trento e Raimondo Orsini.
    L'imbroglio della Volkswagen (VW) è un caso globale, perchè coinvolge soggetti di dimensione mondiale: il governo americano (attraverso l'Epa, l'agenzia per la protezione ambientale) che denuncia la truffa; l'azienda tedesca che imbroglia, e ammette l'imbroglio, è il primo produttore mondiale di auto; il governo di Berlino attraverso il land tedesco della Bassa Sassonia, azionista di VW. Sotto traccia c'è uno scontro tra Washington e Berlino che permette agli Usa, vittima della truffa, di acquisire un “credito” - fino a prova contraria - nei confronti della Germania. Un credito che potrebbe pesare in dossier aperti importantissimi tra Europa e Stati Uniti, come ad esempio le trattative per il Ttip (il trattato euro-americano su ambiente, salute, alimentazione, diritti). In cosa consiste l'imbroglio Volkswagen? Quanto era diffuso il doppio standard dei test in laboratorio e su strada? Quanto è a rischio il modello tedesco di cogestione di alcune grandi imprese (privato-pubblico con i sindacati nella governance dell'azienda)? Lo scandalo VW accelererà i tempi della conversione dell'industria dell'auto verso i motori “puliti”? Memos oggi ne ha parlato con l'economista Sandro Trento e con Raimondo Orsini, direttore della Fondazione Sviluppo Sostenibile.
    29 min
  • Caso Volkswagen, così fan tutte? Intervista con Sandro Trento e Raimondo Orsini.
    L'imbroglio della Volkswagen (VW) è un caso globale, perchè coinvolge soggetti di dimensione mondiale: il governo americano (attraverso l'Epa, l'agenzia per la protezione ambientale) che denuncia la truffa; l'azienda tedesca che imbroglia, e ammette l'imbroglio, è il primo produttore mondiale di auto; il governo di Berlino attraverso il land tedesco della Bassa Sassonia, azionista di VW. Sotto traccia c'è uno scontro tra Washington e Berlino che permette agli Usa, vittima della truffa, di acquisire un “credito” - fino a prova contraria - nei confronti della Germania. Un credito che potrebbe pesare in dossier aperti importantissimi tra Europa e Stati Uniti, come ad esempio le trattative per il Ttip (il trattato euro-americano su ambiente, salute, alimentazione, diritti). In cosa consiste l'imbroglio Volkswagen? Quanto era diffuso il doppio standard dei test in laboratorio e su strada? Quanto è a rischio il modello tedesco di cogestione di alcune grandi imprese (privato-pubblico con i sindacati nella governance dell'azienda)? Lo scandalo VW accelererà i tempi della conversione dell'industria dell'auto verso i motori “puliti”? Memos oggi ne ha parlato con l'economista Sandro Trento e con Raimondo Orsini, direttore della Fondazione Sviluppo Sostenibile.
    29 min
  • Caso Volkswagen, così fan tutte? Intervista con Sandro Trento e Raimondo Orsini.
    L'imbroglio della Volkswagen (VW) è un caso globale, perchè coinvolge soggetti di dimensione mondiale: il governo americano (attraverso l'Epa, l'agenzia per la protezione ambientale) che denuncia la truffa; l'azienda tedesca che imbroglia, e ammette l'imbroglio, è il primo produttore mondiale di auto; il governo di Berlino attraverso il land tedesco della Bassa Sassonia, azionista di VW. Sotto traccia c'è uno scontro tra Washington e Berlino che permette agli Usa, vittima della truffa, di acquisire un “credito” - fino a prova contraria - nei confronti della Germania. Un credito che potrebbe pesare in dossier aperti importantissimi tra Europa e Stati Uniti, come ad esempio le trattative per il Ttip (il trattato euro-americano su ambiente, salute, alimentazione, diritti). In cosa consiste l'imbroglio Volkswagen? Quanto era diffuso il doppio standard dei test in laboratorio e su strada? Quanto è a rischio il modello tedesco di cogestione di alcune grandi imprese (privato-pubblico con i sindacati nella governance dell'azienda)? Lo scandalo VW accelererà i tempi della conversione dell'industria dell'auto verso i motori “puliti”? Memos oggi ne ha parlato con l'economista Sandro Trento e con Raimondo Orsini, direttore della Fondazione Sviluppo Sostenibile.
    29 min
  • Napoli trent'anni dopo l'omicidio di Giancarlo Siani. Con Ottavio Ragone e Biagio De Giovanni.
    Napoli sta ricordando in queste ore un suo cittadino, un giovane di 26 anni, cronista del Mattino, ucciso dalla camorra il 23 settembre del 1985 per aver scritto e denunciato gli affari delle cosche. Stiamo parlando di Giancarlo Siani. Trent'anni dopo l'omicidio Siani Napoli è ancora un territorio dove la camorra può mostrare il suo potere criminale. Oggi a Memos con Ottavio Ragone, capo della redazione napoletana di Repubblica, abbiamo ricordato la figura di Giancarlo Siani, “giornalista precario, senza contratto”, testimone civile del degrado sociale e politico di quegli anni. E poi con il filosofo Biagio De Giovanni, già rettore dell'Università degli studi di Napoli “L'Orientale”, abbiamo visto la Napoli di questi giorni, una città in cui ancora oggi “la camorra è un dato costitutivo”, per usare le parole recenti della presidente della Commissione antimafia Rosi Bindi. “La camorra di oggi non è più quella di trent'anni fa – racconta De Giovanni - . E' una camorra polverizzata a fronte di una politica che non ha più la forza di un tempo. La città oggi si trova in uno stato tossico di violenza diffusa che non ha a Napoli”.
    28 min
  • Napoli trent'anni dopo l'omicidio di Giancarlo Siani. Con Ottavio Ragone e Biagio De Giovanni.
    Napoli sta ricordando in queste ore un suo cittadino, un giovane di 26 anni, cronista del Mattino, ucciso dalla camorra il 23 settembre del 1985 per aver scritto e denunciato gli affari delle cosche. Stiamo parlando di Giancarlo Siani. Trent'anni dopo l'omicidio Siani Napoli è ancora un territorio dove la camorra può mostrare il suo potere criminale. Oggi a Memos con Ottavio Ragone, capo della redazione napoletana di Repubblica, abbiamo ricordato la figura di Giancarlo Siani, “giornalista precario, senza contratto”, testimone civile del degrado sociale e politico di quegli anni. E poi con il filosofo Biagio De Giovanni, già rettore dell'Università degli studi di Napoli “L'Orientale”, abbiamo visto la Napoli di questi giorni, una città in cui ancora oggi “la camorra è un dato costitutivo”, per usare le parole recenti della presidente della Commissione antimafia Rosi Bindi. “La camorra di oggi non è più quella di trent'anni fa – racconta De Giovanni - . E' una camorra polverizzata a fronte di una politica che non ha più la forza di un tempo. La città oggi si trova in uno stato tossico di violenza diffusa che non ha a Napoli”.
    28 min
  • Napoli trent'anni dopo l'omicidio di Giancarlo Siani. Con Ottavio Ragone e Biagio De Giovanni.
    Napoli sta ricordando in queste ore un suo cittadino, un giovane di 26 anni, cronista del Mattino, ucciso dalla camorra il 23 settembre del 1985 per aver scritto e denunciato gli affari delle cosche. Stiamo parlando di Giancarlo Siani. Trent'anni dopo l'omicidio Siani Napoli è ancora un territorio dove la camorra può mostrare il suo potere criminale. Oggi a Memos con Ottavio Ragone, capo della redazione napoletana di Repubblica, abbiamo ricordato la figura di Giancarlo Siani, “giornalista precario, senza contratto”, testimone civile del degrado sociale e politico di quegli anni. E poi con il filosofo Biagio De Giovanni, già rettore dell'Università degli studi di Napoli “L'Orientale”, abbiamo visto la Napoli di questi giorni, una città in cui ancora oggi “la camorra è un dato costitutivo”, per usare le parole recenti della presidente della Commissione antimafia Rosi Bindi. “La camorra di oggi non è più quella di trent'anni fa – racconta De Giovanni - . E' una camorra polverizzata a fronte di una politica che non ha più la forza di un tempo. La città oggi si trova in uno stato tossico di violenza diffusa che non ha a Napoli”.
    28 min
  • L'Europa frana sulla conta dei rifugiati. Intervista con Colin Crouch.
    Soltanto tre anni fa all'Unione Europea veniva assegnato il premio Nobel per la pace e oggi l'Europa rischia di finire nell'abisso dell'egoismo. L'Europa premiata per il suo “contributo alla costruzione di un continente di pace e di riconciliazione” (come recita la motivazione del Nobel), oggi riserva barriere di filo spinato e guardie armate a chi arriva ai propri confini dopo essere scappato dalla guerra. Non basta l'inattesa mossa della cancelliera tedesca Merkel, l'accoglienza offerta per qualche giorno ai rifugiati tra i binari della stazione di Monaco di Baviera. Non basta per compensare le liti successive, e di questi giorni, sulle quote di accoglienza. Domani ci sarà il vertice dei leader europei per decidere sulle quote. “E' l'ultima possibilità per l'Europa per dare una risposta coerente e solidale alla crisi”, ammoniva ieri l'Alto Commissariato dell'Onu per i Rifugiati. Com'è possibile? Colin Crouch, sociologo, professore emerito all'Università di Warwick in Gran Bretagna – ospite di Memos – dà una sua risposta: “è il risultato – racconta nella trasmissione di oggi - di un'Europa pensata solo come unione economica di stati e non come un progetto politico e sociale”.
    29 min
  • L'Europa frana sulla conta dei rifugiati. Intervista con Colin Crouch.
    Soltanto tre anni fa all'Unione Europea veniva assegnato il premio Nobel per la pace e oggi l'Europa rischia di finire nell'abisso dell'egoismo. L'Europa premiata per il suo “contributo alla costruzione di un continente di pace e di riconciliazione” (come recita la motivazione del Nobel), oggi riserva barriere di filo spinato e guardie armate a chi arriva ai propri confini dopo essere scappato dalla guerra. Non basta l'inattesa mossa della cancelliera tedesca Merkel, l'accoglienza offerta per qualche giorno ai rifugiati tra i binari della stazione di Monaco di Baviera. Non basta per compensare le liti successive, e di questi giorni, sulle quote di accoglienza. Domani ci sarà il vertice dei leader europei per decidere sulle quote. “E' l'ultima possibilità per l'Europa per dare una risposta coerente e solidale alla crisi”, ammoniva ieri l'Alto Commissariato dell'Onu per i Rifugiati. Com'è possibile? Colin Crouch, sociologo, professore emerito all'Università di Warwick in Gran Bretagna – ospite di Memos – dà una sua risposta: “è il risultato – racconta nella trasmissione di oggi - di un'Europa pensata solo come unione economica di stati e non come un progetto politico e sociale”.
    29 min
  • L'Europa frana sulla conta dei rifugiati. Intervista con Colin Crouch.
    Soltanto tre anni fa all'Unione Europea veniva assegnato il premio Nobel per la pace e oggi l'Europa rischia di finire nell'abisso dell'egoismo. L'Europa premiata per il suo “contributo alla costruzione di un continente di pace e di riconciliazione” (come recita la motivazione del Nobel), oggi riserva barriere di filo spinato e guardie armate a chi arriva ai propri confini dopo essere scappato dalla guerra. Non basta l'inattesa mossa della cancelliera tedesca Merkel, l'accoglienza offerta per qualche giorno ai rifugiati tra i binari della stazione di Monaco di Baviera. Non basta per compensare le liti successive, e di questi giorni, sulle quote di accoglienza. Domani ci sarà il vertice dei leader europei per decidere sulle quote. “E' l'ultima possibilità per l'Europa per dare una risposta coerente e solidale alla crisi”, ammoniva ieri l'Alto Commissariato dell'Onu per i Rifugiati. Com'è possibile? Colin Crouch, sociologo, professore emerito all'Università di Warwick in Gran Bretagna – ospite di Memos – dà una sua risposta: “è il risultato – racconta nella trasmissione di oggi - di un'Europa pensata solo come unione economica di stati e non come un progetto politico e sociale”.
    29 min
  • Tsipras raddoppia. E la Grecia spera, fino a quando? Intervista con Massimo D'Antoni.
    Il nuovo governo Tsipras si insedierà nei prossimi giorni, dopo la vittoria di Syriza nelle elezioni di ieri. Una vittoria importante perchè conferma che c'è ancora una maggioranza dell'elettorato disposta a dare fiducia al leader della sinistra greca. La situazione economica e sociale in Grecia resta però drammatica e il durissimo “Memorandum” – l'accordo firmato proprio da Tsipras con le istituzioni europee – prevede nuove, massicce dosi di austerità. E Tsipras dovrà somministrarle ai suoi concittadini. Cosa accadrà nelle prossime settimane? Quanta austerità può ancora sopportare la società greca? Esistono cosiddetti “Piani B”, di cui una parte della sinistra europea sta discutendo da tempo (da Varoufakis a Melenchon, da Lafontaine a Fassina), che propongono l'uscita dall'euro: possono funzionare come alternative all'austerità o rischiano di frantumare il progetto europeo nelle vecchie logiche degli stati nazionali? Memos ne ha parlato oggi con Massimo D'Antoni, economista all'Università di Siena. D'Antoni è anche il responsabile italiano di un progetto internazionale sullo studio dell'economia. Si chiama CORE (vedi progetti.unisi.it/core-econ/) e attraverso un nuovo libro di testo punta cambiare il modo in cui l'economia viene insegnata nelle università.
    31 min

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