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Memos episodes

  • Eurexit 2, l'Europa delle porte girevoli? Intervista con David W. Ellwood e Emiliano Brancaccio.
    Tradito da un referendum? Il presidente della Commissione europea Juncker ha detto di sentirsi “tradito” dalla decisione di Tsipras di indire il referendum sulla proposta dei creditori del governo di Atene. Eppure non ha avuto lo stesso effetto - su Juncker - l'annuncio del referendum sull'uscita della Gran Bretagna dall'Ue. E' vero, Cameron non è Tsipras. E in effetti non tutti i referendum sono uguali nell'Europa delle “sliding doors”, quelle porte girevoli attraverso le quali si può uscire dall'Unione europea (Gran Bretagna) o essere espulsi dall'euro (Grecia). Memos ne ha parlato con David W. Ellwood, storico dell'Università Jonh Hopkins di Bologna. Ospite della trasmissione di oggi anche l'economista Emiliano Brancaccio. L'uscita dall'euro di un paese – sostiene Brancaccio – è tutt'altro che un percorso definito e scontato. Soprattutto non è chiaro se l'uscita dall'Unione monetaria europea sia una decisione in capo solo al paese “uscente”, che rinuncia ad utilizzare una valuta, oppure se sia possibile un'espulsione decretata dalle istituzioni europee. Interrogativi, che almeno per oggi, non sfiorano il “falco” Wolfgang Schaeuble, ministro delle Finanze tedesco: “la Grecia – avrebbe detto in una riunione con i suoi parlamentari della Cdu - potrebbe restare nell'euro anche se prevalesse il 'no' al referendum di domenica prossima”.
    27 min
  • Eurexit 1, quando l'Europa lascia se stessa alla deriva. Intervista con Alberto Gallo e Luca Fantacci.
    Può apparire bizzarro, ma più che di Grexit bisognerebbe parlare in questi giorni di Eurexit. E' l'Europa (o meglio i vertici di questa Europa, Merkel Juncker e Draghi) che sta rischiando di abbandonare se stessa, di lasciarsi andare alla deriva. E' l'Europa che esce da se stessa, se così si può dire. Altro che Grecia che rischia di uscire dall'euro! Da qualunque parte la si guardi è difficile trovare una giustificazione - di quanto sta accadendo in questi giorni - nella ragione sociale dell'Europa vista fin qui, così come l'hanno definita nei decenni i vari Spinelli e Prodi, Schuman Delors e Mitterand oppure Adenauer Schmidt e Kohl. Eppure, di queste “icone dell'Europa” (tutte al maschile), Merkel Hollande Juncker & Co. si sentono eredi politici. Ma evidentemente non basta. La Grecia – e la sua sfida politica contro l'austerità – sta provocando un'amnesia continentale: ai leader di oggi è svanita la memoria degli ultimi 70 anni di storia dell'Europa. L'Europa uscita distrutta dalla guerra e l'Europa spezzata dalla cortina di ferro. A Memos oggi sono stati ospiti Alberto Gallo, direttore dello “European Macro Credit Research”, il centro studi della Royal Bank of Scotland, una delle principali banche mondiali; e Luca Fantacci, economista all'Università Bocconi, studioso e analista critico del capitalismo finanziario di questi ultimi anni.
    28 min
  • Eurexit 1, quando l'Europa lascia se stessa alla deriva. Intervista con Alberto Gallo e Luca Fantacci.
    Può apparire bizzarro, ma più che di Grexit bisognerebbe parlare in questi giorni di Eurexit. E' l'Europa (o meglio i vertici di questa Europa, Merkel Juncker e Draghi) che sta rischiando di abbandonare se stessa, di lasciarsi andare alla deriva. E' l'Europa che esce da se stessa, se così si può dire. Altro che Grecia che rischia di uscire dall'euro! Da qualunque parte la si guardi è difficile trovare una giustificazione - di quanto sta accadendo in questi giorni - nella ragione sociale dell'Europa vista fin qui, così come l'hanno definita nei decenni i vari Spinelli e Prodi, Schuman Delors e Mitterand oppure Adenauer Schmidt e Kohl. Eppure, di queste “icone dell'Europa” (tutte al maschile), Merkel Hollande Juncker & Co. si sentono eredi politici. Ma evidentemente non basta. La Grecia – e la sua sfida politica contro l'austerità – sta provocando un'amnesia continentale: ai leader di oggi è svanita la memoria degli ultimi 70 anni di storia dell'Europa. L'Europa uscita distrutta dalla guerra e l'Europa spezzata dalla cortina di ferro. A Memos oggi sono stati ospiti Alberto Gallo, direttore dello “European Macro Credit Research”, il centro studi della Royal Bank of Scotland, una delle principali banche mondiali; e Luca Fantacci, economista all'Università Bocconi, studioso e analista critico del capitalismo finanziario di questi ultimi anni.
    28 min
  • Eurexit 1, quando l'Europa lascia se stessa alla deriva. Intervista con Alberto Gallo e Luca Fantacci.
    Può apparire bizzarro, ma più che di Grexit bisognerebbe parlare in questi giorni di Eurexit. E' l'Europa (o meglio i vertici di questa Europa, Merkel Juncker e Draghi) che sta rischiando di abbandonare se stessa, di lasciarsi andare alla deriva. E' l'Europa che esce da se stessa, se così si può dire. Altro che Grecia che rischia di uscire dall'euro! Da qualunque parte la si guardi è difficile trovare una giustificazione - di quanto sta accadendo in questi giorni - nella ragione sociale dell'Europa vista fin qui, così come l'hanno definita nei decenni i vari Spinelli e Prodi, Schuman Delors e Mitterand oppure Adenauer Schmidt e Kohl. Eppure, di queste “icone dell'Europa” (tutte al maschile), Merkel Hollande Juncker & Co. si sentono eredi politici. Ma evidentemente non basta. La Grecia – e la sua sfida politica contro l'austerità – sta provocando un'amnesia continentale: ai leader di oggi è svanita la memoria degli ultimi 70 anni di storia dell'Europa. L'Europa uscita distrutta dalla guerra e l'Europa spezzata dalla cortina di ferro. A Memos oggi sono stati ospiti Alberto Gallo, direttore dello “European Macro Credit Research”, il centro studi della Royal Bank of Scotland, una delle principali banche mondiali; e Luca Fantacci, economista all'Università Bocconi, studioso e analista critico del capitalismo finanziario di questi ultimi anni.
    28 min
  • Le grandi manovre sulle telecomunicazioni: Renzi, Telecom Italia, i francesi di Vivendi e Mediaset. Intervista con Gianni Dragoni.
    La frontiera di Ventimiglia questa volta è rimasta aperta: nessun ostacolo, nessuna barriera. Anzi, potremmo dire che sono stati srotolati tappeti rossi per consentire un facile e agevole passaggio dalla Francia all'Italia. Non parlo di persone, ma di capitali. Perchè da ieri il colosso francese delle comunicazioni, Vivendi, è diventato il primo azionista, l'azionista di riferimento, di Telecom Italia. Un'operazione complessa preparata da mesi e che ieri ha avuto la certificazione conclusiva. La società francese Vivendi, controllata dal finanziere Vincent Bollorè, ha il 14,9% di Telecom Italia. E' la prima volta che Telecom Italia ha come azionista di riferimento un soggetto non italiano. Memos di oggi ha ospitato il giornalista del Sole 24 Ore Gianni Dragoni (insieme a Patrizio Bianchi, economista, e Alfonso Fuggetta, informatico del Politecnico di Milano) per descrivere i pezzi di un puzzle che sta ridefinendo i confini di un vero e proprio intreccio “politico e industriale”. Si tratta delle relazioni tra le società che producono o gestiscono contenuti (Vivendi, Mediaset) e le società che controllano le infrastrutture su cui quei contenuti possono essere scambiati (Telecom Italia e gli altri operatori della telefonia e, forse in un futuro non lontano, anche la Cassa Depositi e Prestiti). Gli interessi del momento si concentrano attorno allo sviluppo del progetto del governo – atteso da anni - sulla banda ultralarga: in gioco ci sono oltre 6 miliardi di euro di fondi pubblici per portare nelle case e negli uffici connessioni dalle tre alle dieci volte più veloci di quelle massime attuali. Cosa faranno Renzi e la governativa Cassa Depositi e Prestiti appena rinnovata nei suoi vertici aziendali? E cosa farà il francese Bollorè in stretto contatto con un vecchio amico di Mediaset come Tarak Ben Ammar? La partita è già cominciata.
    28 min
  • Le grandi manovre sulle telecomunicazioni: Renzi, Telecom Italia, i francesi di Vivendi e Mediaset. Intervista con Gianni Dragoni.
    La frontiera di Ventimiglia questa volta è rimasta aperta: nessun ostacolo, nessuna barriera. Anzi, potremmo dire che sono stati srotolati tappeti rossi per consentire un facile e agevole passaggio dalla Francia all'Italia. Non parlo di persone, ma di capitali. Perchè da ieri il colosso francese delle comunicazioni, Vivendi, è diventato il primo azionista, l'azionista di riferimento, di Telecom Italia. Un'operazione complessa preparata da mesi e che ieri ha avuto la certificazione conclusiva. La società francese Vivendi, controllata dal finanziere Vincent Bollorè, ha il 14,9% di Telecom Italia. E' la prima volta che Telecom Italia ha come azionista di riferimento un soggetto non italiano. Memos di oggi ha ospitato il giornalista del Sole 24 Ore Gianni Dragoni (insieme a Patrizio Bianchi, economista, e Alfonso Fuggetta, informatico del Politecnico di Milano) per descrivere i pezzi di un puzzle che sta ridefinendo i confini di un vero e proprio intreccio “politico e industriale”. Si tratta delle relazioni tra le società che producono o gestiscono contenuti (Vivendi, Mediaset) e le società che controllano le infrastrutture su cui quei contenuti possono essere scambiati (Telecom Italia e gli altri operatori della telefonia e, forse in un futuro non lontano, anche la Cassa Depositi e Prestiti). Gli interessi del momento si concentrano attorno allo sviluppo del progetto del governo – atteso da anni - sulla banda ultralarga: in gioco ci sono oltre 6 miliardi di euro di fondi pubblici per portare nelle case e negli uffici connessioni dalle tre alle dieci volte più veloci di quelle massime attuali. Cosa faranno Renzi e la governativa Cassa Depositi e Prestiti appena rinnovata nei suoi vertici aziendali? E cosa farà il francese Bollorè in stretto contatto con un vecchio amico di Mediaset come Tarak Ben Ammar? La partita è già cominciata.
    28 min
  • Le grandi manovre sulle telecomunicazioni: Renzi, Telecom Italia, i francesi di Vivendi e Mediaset. Intervista con Gianni Dragoni.
    La frontiera di Ventimiglia questa volta è rimasta aperta: nessun ostacolo, nessuna barriera. Anzi, potremmo dire che sono stati srotolati tappeti rossi per consentire un facile e agevole passaggio dalla Francia all'Italia. Non parlo di persone, ma di capitali. Perchè da ieri il colosso francese delle comunicazioni, Vivendi, è diventato il primo azionista, l'azionista di riferimento, di Telecom Italia. Un'operazione complessa preparata da mesi e che ieri ha avuto la certificazione conclusiva. La società francese Vivendi, controllata dal finanziere Vincent Bollorè, ha il 14,9% di Telecom Italia. E' la prima volta che Telecom Italia ha come azionista di riferimento un soggetto non italiano. Memos di oggi ha ospitato il giornalista del Sole 24 Ore Gianni Dragoni (insieme a Patrizio Bianchi, economista, e Alfonso Fuggetta, informatico del Politecnico di Milano) per descrivere i pezzi di un puzzle che sta ridefinendo i confini di un vero e proprio intreccio “politico e industriale”. Si tratta delle relazioni tra le società che producono o gestiscono contenuti (Vivendi, Mediaset) e le società che controllano le infrastrutture su cui quei contenuti possono essere scambiati (Telecom Italia e gli altri operatori della telefonia e, forse in un futuro non lontano, anche la Cassa Depositi e Prestiti). Gli interessi del momento si concentrano attorno allo sviluppo del progetto del governo – atteso da anni - sulla banda ultralarga: in gioco ci sono oltre 6 miliardi di euro di fondi pubblici per portare nelle case e negli uffici connessioni dalle tre alle dieci volte più veloci di quelle massime attuali. Cosa faranno Renzi e la governativa Cassa Depositi e Prestiti appena rinnovata nei suoi vertici aziendali? E cosa farà il francese Bollorè in stretto contatto con un vecchio amico di Mediaset come Tarak Ben Ammar? La partita è già cominciata.
    28 min
  • Il sistema “mafio-corruzione”: come cambiano i poteri criminali in Italia. Intervista con Roberto Scarpinato.
    Roberto Scarpinato è il procuratore generale di Palermo. Si è occupato di alcuni dei più noti processi di mafia degli ultimi 25 anni: da quello a carico di Giulio Andreotti (l'Andreotti complice della mafia fino al 1980), a quelli per gli omicidi Lima, Mattarella, La Torre, Dalla Chiesa e poi le indagini sui progetti di eversione sottostanti alla stragi del '92/93. Scarpinato ha un'idea precisa della storia d'Italia: non la si può conoscere fino in fondo se non si conosce anche il suo lato “osceno”, fuori dalla scena, cioè la criminalità del potere. Il magistrato racconta in questa intervista a Memos le trasformazioni della mafia in questi anni, i suoi mutamenti attraverso il passaggio dalla prima alla seconda repubblica. Le mafie si sono trasformate anche a causa della crisi economica. Ma le mafie non si possono combattere fino in fondo se non si combatte la corruzione. «Assistiamo – racconta Scarpinato – ad una proliferazione di sistemi criminali che noi chiamiamo “mafio-corruzione”: l'incontro a mezza strada, nella “terra di mezzo”, tra colletti bianchi che appartengono al mondo politico-amministrativo, finanziario e aristocrazie mafiose che gestiscono gli affari utilizzando soprattutto lo strumento della corruzione, e la violenza solo come extrema ratio». Scarpinato denuncia le “gravissime ricadute sociali di una corruzione che comporta tagli allo stato sociale”. «E' inutile che ci giriamo attorno – dice il magistrato - con l'alto commissariato, con i piccoli aggiustamenti, qui ci vuole un intervento radicale», che significa far aumentare il rischio penale della corruzione: non basta alzare le pene, occorre aumentare il rischio di scontarle concretamente.
    30 min
  • Il sistema “mafio-corruzione”: come cambiano i poteri criminali in Italia. Intervista con Roberto Scarpinato.
    Roberto Scarpinato è il procuratore generale di Palermo. Si è occupato di alcuni dei più noti processi di mafia degli ultimi 25 anni: da quello a carico di Giulio Andreotti (l'Andreotti complice della mafia fino al 1980), a quelli per gli omicidi Lima, Mattarella, La Torre, Dalla Chiesa e poi le indagini sui progetti di eversione sottostanti alla stragi del '92/93. Scarpinato ha un'idea precisa della storia d'Italia: non la si può conoscere fino in fondo se non si conosce anche il suo lato “osceno”, fuori dalla scena, cioè la criminalità del potere. Il magistrato racconta in questa intervista a Memos le trasformazioni della mafia in questi anni, i suoi mutamenti attraverso il passaggio dalla prima alla seconda repubblica. Le mafie si sono trasformate anche a causa della crisi economica. Ma le mafie non si possono combattere fino in fondo se non si combatte la corruzione. «Assistiamo – racconta Scarpinato – ad una proliferazione di sistemi criminali che noi chiamiamo “mafio-corruzione”: l'incontro a mezza strada, nella “terra di mezzo”, tra colletti bianchi che appartengono al mondo politico-amministrativo, finanziario e aristocrazie mafiose che gestiscono gli affari utilizzando soprattutto lo strumento della corruzione, e la violenza solo come extrema ratio». Scarpinato denuncia le “gravissime ricadute sociali di una corruzione che comporta tagli allo stato sociale”. «E' inutile che ci giriamo attorno – dice il magistrato - con l'alto commissariato, con i piccoli aggiustamenti, qui ci vuole un intervento radicale», che significa far aumentare il rischio penale della corruzione: non basta alzare le pene, occorre aumentare il rischio di scontarle concretamente.
    30 min
  • Il sistema “mafio-corruzione”: come cambiano i poteri criminali in Italia. Intervista con Roberto Scarpinato.
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