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Memos episodes

  • Renzi, il velocista si è fermato. Intervista con Fabio Bordignon.
    Dal 40,8% a molto meno. Mettiamola così. La parabola di Renzi, ad un anno dal successo alle elezioni europee, è in discesa. Lo dicono anche gli ultimi risultati dei ballottaggi per i sindaci. Brucia la sconfitta a Venezia, non solo per i renziani, ma anche per la minoranza del partito: il candidato sconfitto dalla destra, il senatore Felice Casson, è infatti uno dei maggiori esponenti di quella minoranza composita del Pd. L'ospite di oggi a Memos è Fabio Bordignon, sociologo, insegna all'Università di Urbino, fa parte di Demos, l'Istituto di ricerca politica e sociale fondato da Ilvo Diamanti. E' l'autore di: “Il partito del capo. Da Berlusconi a Renzi” (Maggioli, 2013). «Il velocista si è fermato – racconta Bordignon – ed è la prima volta che succede. Sia alle elezioni regionali che agli ultimi ballottaggi per le comunali c'è stato un netto passo indietro. E' venuto meno il mito del leader invincibile, un mito autoalimentato dalla stessa narrazione renziana».
    27 min
  • Renzi, il velocista si è fermato. Intervista con Fabio Bordignon.
    Dal 40,8% a molto meno. Mettiamola così. La parabola di Renzi, ad un anno dal successo alle elezioni europee, è in discesa. Lo dicono anche gli ultimi risultati dei ballottaggi per i sindaci. Brucia la sconfitta a Venezia, non solo per i renziani, ma anche per la minoranza del partito: il candidato sconfitto dalla destra, il senatore Felice Casson, è infatti uno dei maggiori esponenti di quella minoranza composita del Pd. L'ospite di oggi a Memos è Fabio Bordignon, sociologo, insegna all'Università di Urbino, fa parte di Demos, l'Istituto di ricerca politica e sociale fondato da Ilvo Diamanti. E' l'autore di: “Il partito del capo. Da Berlusconi a Renzi” (Maggioli, 2013). «Il velocista si è fermato – racconta Bordignon – ed è la prima volta che succede. Sia alle elezioni regionali che agli ultimi ballottaggi per le comunali c'è stato un netto passo indietro. E' venuto meno il mito del leader invincibile, un mito autoalimentato dalla stessa narrazione renziana».
    27 min
  • Grecia e profughi: perchè l'Europa ha bisogno di trasformare la politica in emergenze?
    Oggi proviamo a mettere insieme i pezzi di un ragionamento che portano da Atene, dal governo Tspiras, alla frontiera franco-italiana di Ventimiglia, dalla stazione centrale di Milano alle stanze della Commissione europea di Bruxelles. L'ospite di Memos è Mario Deaglio, economista, ha insegnato per anni economia internazionale all'Università di Torino. A lui abbiamo girato un paio di interrogativi che tengono insieme la vicenda greca di questi mesi con la frontiera di Ventimiglia di queste ultime ore, dove alcune decine di profughi sono stati respinti dalle autorità francesi. Com'è possibile che i 5 miliardi di euro che il governo di Atene deve al FMI e alla Bce (1,5 miliardi entro il 30 giugno più altri 3,5 miliardi il 20 luglio) stiano rischiando di far saltare la moneta unica, quando sono stati spesi centinaia di miliardi di euro di denaro pubblico dall'inizio della crisi? Com'è possibile che alcune centinaia di persone – richiedenti asilo degne di ogni rispetto e aiuto – stiano mettendo in subbuglio un intero continente da mezzo miliardo di persone, quale è l'Unione europea, con la Francia che respinge i profughi, l'Italia che annuncia “piani B” dal sapore ritorsivo e Bruxelles che non riesce ad imporre agli stati membri un giusto criterio di solidarietà nell'accoglienza dei richiedenti asilo?
    29 min
  • Grecia e profughi: perchè l'Europa ha bisogno di trasformare la politica in emergenze?
    Oggi proviamo a mettere insieme i pezzi di un ragionamento che portano da Atene, dal governo Tspiras, alla frontiera franco-italiana di Ventimiglia, dalla stazione centrale di Milano alle stanze della Commissione europea di Bruxelles. L'ospite di Memos è Mario Deaglio, economista, ha insegnato per anni economia internazionale all'Università di Torino. A lui abbiamo girato un paio di interrogativi che tengono insieme la vicenda greca di questi mesi con la frontiera di Ventimiglia di queste ultime ore, dove alcune decine di profughi sono stati respinti dalle autorità francesi. Com'è possibile che i 5 miliardi di euro che il governo di Atene deve al FMI e alla Bce (1,5 miliardi entro il 30 giugno più altri 3,5 miliardi il 20 luglio) stiano rischiando di far saltare la moneta unica, quando sono stati spesi centinaia di miliardi di euro di denaro pubblico dall'inizio della crisi? Com'è possibile che alcune centinaia di persone – richiedenti asilo degne di ogni rispetto e aiuto – stiano mettendo in subbuglio un intero continente da mezzo miliardo di persone, quale è l'Unione europea, con la Francia che respinge i profughi, l'Italia che annuncia “piani B” dal sapore ritorsivo e Bruxelles che non riesce ad imporre agli stati membri un giusto criterio di solidarietà nell'accoglienza dei richiedenti asilo?
    29 min
  • Grecia e profughi: perchè l'Europa ha bisogno di trasformare la politica in emergenze?
    Oggi proviamo a mettere insieme i pezzi di un ragionamento che portano da Atene, dal governo Tspiras, alla frontiera franco-italiana di Ventimiglia, dalla stazione centrale di Milano alle stanze della Commissione europea di Bruxelles. L'ospite di Memos è Mario Deaglio, economista, ha insegnato per anni economia internazionale all'Università di Torino. A lui abbiamo girato un paio di interrogativi che tengono insieme la vicenda greca di questi mesi con la frontiera di Ventimiglia di queste ultime ore, dove alcune decine di profughi sono stati respinti dalle autorità francesi. Com'è possibile che i 5 miliardi di euro che il governo di Atene deve al FMI e alla Bce (1,5 miliardi entro il 30 giugno più altri 3,5 miliardi il 20 luglio) stiano rischiando di far saltare la moneta unica, quando sono stati spesi centinaia di miliardi di euro di denaro pubblico dall'inizio della crisi? Com'è possibile che alcune centinaia di persone – richiedenti asilo degne di ogni rispetto e aiuto – stiano mettendo in subbuglio un intero continente da mezzo miliardo di persone, quale è l'Unione europea, con la Francia che respinge i profughi, l'Italia che annuncia “piani B” dal sapore ritorsivo e Bruxelles che non riesce ad imporre agli stati membri un giusto criterio di solidarietà nell'accoglienza dei richiedenti asilo?
    29 min
  • Aumenta l'occupazione in Italia. Migliora anche il lavoro? Intervista con Ignazio Masulli.
    Gli ultimi dati dell'Istat raccontano che in Italia in un anno (aprile 2014-aprile 2015) sono stati creati 261 mila posti di lavoro. Dunque l'occupazione aumenta, ma migliora anche il tipo di lavoro collegato a questi nuovi posti? Si tratta di buona occupazione, con una buona remunerazione? Sono alcune delle domande fatte all'ospite di oggi di Memos, lo storico del lavoro Ignazio Masulli che ha insegnato per anni all'Università di Bologna. Masulli mette in evidenza una contraddizione tra gli ultimi dati sul lavoro e le previsioni sulla crescita dell'economia: com'è possibile che possa aumentare così tanto l'occupazione – si chiede Masulli – se l'economia cresce solo di uno “zero virgola”? Su questi temi il professore bolognese ha scritto un libro dal titolo “Chi ha cambiato il mondo? La ristrutturazione tardo-capitalistica dal 1970 al 2012” (Laterza, 2014). Masulli ricostruisce la grande trasformazione del lavoro negli ultimi trent'anni, la svolta neoliberista, la delocalizzazione. Si tratta di un'analisi che permette di comprendere come gli appelli alla modernità – che ad esempio giustificano provvedimenti come il Jobs Act - siano strumentali, perchè i cambiamenti a cui alludono sono solo il frutto di una regressione verso il passato come la precarietà nei diritti, lo sfruttamento del lavoro sottopagato, la disuguaglianza delle opportunità.
    26 min
  • Aumenta l'occupazione in Italia. Migliora anche il lavoro? Intervista con Ignazio Masulli.
    Gli ultimi dati dell'Istat raccontano che in Italia in un anno (aprile 2014-aprile 2015) sono stati creati 261 mila posti di lavoro. Dunque l'occupazione aumenta, ma migliora anche il tipo di lavoro collegato a questi nuovi posti? Si tratta di buona occupazione, con una buona remunerazione? Sono alcune delle domande fatte all'ospite di oggi di Memos, lo storico del lavoro Ignazio Masulli che ha insegnato per anni all'Università di Bologna. Masulli mette in evidenza una contraddizione tra gli ultimi dati sul lavoro e le previsioni sulla crescita dell'economia: com'è possibile che possa aumentare così tanto l'occupazione – si chiede Masulli – se l'economia cresce solo di uno “zero virgola”? Su questi temi il professore bolognese ha scritto un libro dal titolo “Chi ha cambiato il mondo? La ristrutturazione tardo-capitalistica dal 1970 al 2012” (Laterza, 2014). Masulli ricostruisce la grande trasformazione del lavoro negli ultimi trent'anni, la svolta neoliberista, la delocalizzazione. Si tratta di un'analisi che permette di comprendere come gli appelli alla modernità – che ad esempio giustificano provvedimenti come il Jobs Act - siano strumentali, perchè i cambiamenti a cui alludono sono solo il frutto di una regressione verso il passato come la precarietà nei diritti, lo sfruttamento del lavoro sottopagato, la disuguaglianza delle opportunità.
    26 min
  • Aumenta l'occupazione in Italia. Migliora anche il lavoro? Intervista con Ignazio Masulli.
    Gli ultimi dati dell'Istat raccontano che in Italia in un anno (aprile 2014-aprile 2015) sono stati creati 261 mila posti di lavoro. Dunque l'occupazione aumenta, ma migliora anche il tipo di lavoro collegato a questi nuovi posti? Si tratta di buona occupazione, con una buona remunerazione? Sono alcune delle domande fatte all'ospite di oggi di Memos, lo storico del lavoro Ignazio Masulli che ha insegnato per anni all'Università di Bologna. Masulli mette in evidenza una contraddizione tra gli ultimi dati sul lavoro e le previsioni sulla crescita dell'economia: com'è possibile che possa aumentare così tanto l'occupazione – si chiede Masulli – se l'economia cresce solo di uno “zero virgola”? Su questi temi il professore bolognese ha scritto un libro dal titolo “Chi ha cambiato il mondo? La ristrutturazione tardo-capitalistica dal 1970 al 2012” (Laterza, 2014). Masulli ricostruisce la grande trasformazione del lavoro negli ultimi trent'anni, la svolta neoliberista, la delocalizzazione. Si tratta di un'analisi che permette di comprendere come gli appelli alla modernità – che ad esempio giustificano provvedimenti come il Jobs Act - siano strumentali, perchè i cambiamenti a cui alludono sono solo il frutto di una regressione verso il passato come la precarietà nei diritti, lo sfruttamento del lavoro sottopagato, la disuguaglianza delle opportunità.
    26 min
  • Il renzismo è contendibile, per ora solo da destra. Intervista con Luca Alessandrini.
    Le ultime elezioni regionali hanno dato un doppio segnale ai vertici del Pd. Primo: il crollo nella partecipazione alle urne è stato più forte nelle “regioni rosse”(Toscana e Marche), sia rispetto alle politiche del 2013 che alle europee del 2014. Secondo: il tracollo nei voti assoluti per il Pd (oltre due milioni, complessivamente) è stato particolarmente forte in una regione “ostile” come il Veneto (-65,8%, rispetto alle europee). Una regione, quella veneta, che invece avrebbe dovuto testimoniare – nella logica del “partito della nazione” - la capacità del Pd di acquisire consensi, se non proprio di vincere, anche in territori “avversi”. Ma così non è stato. Il renzismo diventa in questo modo contendibile, l'era del “41%” delle europee sembra lontana. Infatti, nelle sue regioni (come l'anno scorso in Emilia Romagna) il renzismo non riesce a rafforzare la partecipazione al voto e in alcuni casi (Umbria) vince solo dopo un testa a testa con gli avversari; e poi, in una della regioni simbolo della destra del nord, non riesce a guadagnare posizioni. Visto però quanto è successo in Liguria, in Veneto, e poi il boom di voti della Lega, la conclusione – parziale – è che il renzismo sia diventato contendibile solo da destra. Purtroppo – speriamo solo per ora - solo da destra. L'ospite di oggi di Memos è Luca Alessandrini, direttore dell'Istituto Parri di Bologna, storico.
    28 min
  • Il renzismo è contendibile, per ora solo da destra. Intervista con Luca Alessandrini.
    Le ultime elezioni regionali hanno dato un doppio segnale ai vertici del Pd. Primo: il crollo nella partecipazione alle urne è stato più forte nelle “regioni rosse”(Toscana e Marche), sia rispetto alle politiche del 2013 che alle europee del 2014. Secondo: il tracollo nei voti assoluti per il Pd (oltre due milioni, complessivamente) è stato particolarmente forte in una regione “ostile” come il Veneto (-65,8%, rispetto alle europee). Una regione, quella veneta, che invece avrebbe dovuto testimoniare – nella logica del “partito della nazione” - la capacità del Pd di acquisire consensi, se non proprio di vincere, anche in territori “avversi”. Ma così non è stato. Il renzismo diventa in questo modo contendibile, l'era del “41%” delle europee sembra lontana. Infatti, nelle sue regioni (come l'anno scorso in Emilia Romagna) il renzismo non riesce a rafforzare la partecipazione al voto e in alcuni casi (Umbria) vince solo dopo un testa a testa con gli avversari; e poi, in una della regioni simbolo della destra del nord, non riesce a guadagnare posizioni. Visto però quanto è successo in Liguria, in Veneto, e poi il boom di voti della Lega, la conclusione – parziale – è che il renzismo sia diventato contendibile solo da destra. Purtroppo – speriamo solo per ora - solo da destra. L'ospite di oggi di Memos è Luca Alessandrini, direttore dell'Istituto Parri di Bologna, storico.
    28 min

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