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  • Il diritto di sapere. Per una legge sulla trasparenza delle amministrazioni pubbliche. Intervista con Raffaele Fiengo e Guido Scorza.
    Oggi parliamo di un diritto di tutti noi cittadini. Un diritto che in Italia, però, ancora non esiste, mentre esiste in quasi un centinaio di paesi in tutto il mondo. E' il diritto di conoscere tutti gli atti delle amministrazioni pubbliche, in modo libero. E' un diritto ad avere una pubblica amministrazione trasparente “come una casa di vetro”, si dice. L'esistenza di questo diritto rafforza la democrazia di un paese: essere informati è un prerequisito della libertà dei cittadini di poter scegliere, decidere e anche di poter osservare i propri doveri in maniera consapevole. In Italia da tre anni l'«Iniziativa per il diritto di accesso alle informazioni della pubblica amministrazione» fa campagna per l'approvazione di una legge che introduca questo diritto nel nostro ordinamento. FOIA è l'acronimo che definisce questa campagna e si ispira alla legislazione degli Stati Uniti, al Freedom of Information Act (Legge sulla Libertà di Informazione). Due tra i promotori dell'”Iniziativa” sono stati ospiti nella puntata di oggi di Memos: Raffaele Fiengo, giornalista, e Guido Scorza, avvocato.
    27 min
  • Il diritto di sapere. Per una legge sulla trasparenza delle amministrazioni pubbliche. Intervista con Raffaele Fiengo e Guido Scorza.
    Oggi parliamo di un diritto di tutti noi cittadini. Un diritto che in Italia, però, ancora non esiste, mentre esiste in quasi un centinaio di paesi in tutto il mondo. E' il diritto di conoscere tutti gli atti delle amministrazioni pubbliche, in modo libero. E' un diritto ad avere una pubblica amministrazione trasparente “come una casa di vetro”, si dice. L'esistenza di questo diritto rafforza la democrazia di un paese: essere informati è un prerequisito della libertà dei cittadini di poter scegliere, decidere e anche di poter osservare i propri doveri in maniera consapevole. In Italia da tre anni l'«Iniziativa per il diritto di accesso alle informazioni della pubblica amministrazione» fa campagna per l'approvazione di una legge che introduca questo diritto nel nostro ordinamento. FOIA è l'acronimo che definisce questa campagna e si ispira alla legislazione degli Stati Uniti, al Freedom of Information Act (Legge sulla Libertà di Informazione). Due tra i promotori dell'”Iniziativa” sono stati ospiti nella puntata di oggi di Memos: Raffaele Fiengo, giornalista, e Guido Scorza, avvocato.
    27 min
  • Il diritto di sapere. Per una legge sulla trasparenza delle amministrazioni pubbliche. Intervista con Raffaele Fiengo e Guido Scorza.
    Oggi parliamo di un diritto di tutti noi cittadini. Un diritto che in Italia, però, ancora non esiste, mentre esiste in quasi un centinaio di paesi in tutto il mondo. E' il diritto di conoscere tutti gli atti delle amministrazioni pubbliche, in modo libero. E' un diritto ad avere una pubblica amministrazione trasparente “come una casa di vetro”, si dice. L'esistenza di questo diritto rafforza la democrazia di un paese: essere informati è un prerequisito della libertà dei cittadini di poter scegliere, decidere e anche di poter osservare i propri doveri in maniera consapevole. In Italia da tre anni l'«Iniziativa per il diritto di accesso alle informazioni della pubblica amministrazione» fa campagna per l'approvazione di una legge che introduca questo diritto nel nostro ordinamento. FOIA è l'acronimo che definisce questa campagna e si ispira alla legislazione degli Stati Uniti, al Freedom of Information Act (Legge sulla Libertà di Informazione). Due tra i promotori dell'”Iniziativa” sono stati ospiti nella puntata di oggi di Memos: Raffaele Fiengo, giornalista, e Guido Scorza, avvocato.
    27 min
  • La “rivoluzione” irlandese e il sì ai matrimoni omosessuali. Intervista con Giulio Giorello.
    Giulio Giorello, filosofo e matematico, ordinario di filosofia della scienza all'Università degli Studi di Milano, conosce molto bene la storia e la cultura irlandese. Giorello è d'accordo nel definire una rivoluzione la vittoria dei sì al referendum sui matrimoni per le persone dello stesso sesso. «Questa rivoluzione ha radici lunghe – sostiene Giorello - E' stata una vittoria esemplare non solo per gli omosessuali, ma per tutti: abbattere una discriminazione significa mettere le premesse per abbattere altre discriminazioni. E' una vittoria importante non solo per le isole britanniche, ma anche per l'Europa». Giorello a Memos si sofferma sulle differenze che esistono in Europa nell'affermazione dei diritti, all'interno di paesi di tradizioni e culture cattoliche prevalenti esistono. «L'Irlanda è un paese più pluralista dal punto di vista religioso di quanto si dica. Quanto alla cultura cattolica non è una struttura rigida, ma in evoluzione. Una religione non è mai un'idea definita una volta per sempre, ma evolve. Parafrasando Darwin direi che è un organismo vivente. Molto di questa religione dipende da ciò che fanno coloro che si riconoscono in essa. L'esempio irlandese può essere di grande aiuto per i più coraggiosi dei cattolici italiani».
    27 min
  • La “rivoluzione” irlandese e il sì ai matrimoni omosessuali. Intervista con Giulio Giorello.
    Giulio Giorello, filosofo e matematico, ordinario di filosofia della scienza all'Università degli Studi di Milano, conosce molto bene la storia e la cultura irlandese. Giorello è d'accordo nel definire una rivoluzione la vittoria dei sì al referendum sui matrimoni per le persone dello stesso sesso. «Questa rivoluzione ha radici lunghe – sostiene Giorello - E' stata una vittoria esemplare non solo per gli omosessuali, ma per tutti: abbattere una discriminazione significa mettere le premesse per abbattere altre discriminazioni. E' una vittoria importante non solo per le isole britanniche, ma anche per l'Europa». Giorello a Memos si sofferma sulle differenze che esistono in Europa nell'affermazione dei diritti, all'interno di paesi di tradizioni e culture cattoliche prevalenti esistono. «L'Irlanda è un paese più pluralista dal punto di vista religioso di quanto si dica. Quanto alla cultura cattolica non è una struttura rigida, ma in evoluzione. Una religione non è mai un'idea definita una volta per sempre, ma evolve. Parafrasando Darwin direi che è un organismo vivente. Molto di questa religione dipende da ciò che fanno coloro che si riconoscono in essa. L'esempio irlandese può essere di grande aiuto per i più coraggiosi dei cattolici italiani».
    27 min
  • La “rivoluzione” irlandese e il sì ai matrimoni omosessuali. Intervista con Giulio Giorello.
    Giulio Giorello, filosofo e matematico, ordinario di filosofia della scienza all'Università degli Studi di Milano, conosce molto bene la storia e la cultura irlandese. Giorello è d'accordo nel definire una rivoluzione la vittoria dei sì al referendum sui matrimoni per le persone dello stesso sesso. «Questa rivoluzione ha radici lunghe – sostiene Giorello - E' stata una vittoria esemplare non solo per gli omosessuali, ma per tutti: abbattere una discriminazione significa mettere le premesse per abbattere altre discriminazioni. E' una vittoria importante non solo per le isole britanniche, ma anche per l'Europa». Giorello a Memos si sofferma sulle differenze che esistono in Europa nell'affermazione dei diritti, all'interno di paesi di tradizioni e culture cattoliche prevalenti esistono. «L'Irlanda è un paese più pluralista dal punto di vista religioso di quanto si dica. Quanto alla cultura cattolica non è una struttura rigida, ma in evoluzione. Una religione non è mai un'idea definita una volta per sempre, ma evolve. Parafrasando Darwin direi che è un organismo vivente. Molto di questa religione dipende da ciò che fanno coloro che si riconoscono in essa. L'esempio irlandese può essere di grande aiuto per i più coraggiosi dei cattolici italiani».
    27 min
  • Principi fondamentali, articoli 41-43. Conversazioni sulla Costituzione. Con Massimo Luciani.
    Quindicesima puntata di “Principi fondamentali”, l'appuntamento settimanale di Memos con la Costituzione. Esaurito il ciclo dei primi dodici articoli, quelli che la Costituzione stessa definisce i “Principi fondamentali”, Memos sta proseguendo da alcune settimane con l'esame di altri importanti articoli della nostra Carta. Il tema di oggi sono gli articoli dal 41 al 43: l'impresa, la proprietà privata e i limiti posti dalla Costituzione. Ospite: Massimo Luciani, ordinario di Diritto costituzionale all'Università La Sapienza di Roma. In questi articoli i costituenti hanno fatto riemergere il carattere speciale della Costituzione italiana, e cioè la centralità della persona e del lavoro rispetto ad altre dimensioni della vita collettiva. Impresa e proprietà private sono garantite dalla Repubblica, ma la legge può prevedere dei limiti in nome dell'utilità sociale e dell'interesse generale. Siamo di fronte ad una concezione dell'impresa da parte dei costituenti opposta a quella che si affermata negli ultimi tre decenni attraverso il pensiero neoliberista. «I costituenti – racconta il professor Luciani – sapevano perfettamente che il mercato non è qualcosa di naturale. Il mercato esiste se ci sono regole e un potere pubblico che ne garantisca il rispetto. Inoltre, i costituenti quando parlano di “utilità sociale”, come nell'articolo 41, si riferiscono ad un concetto dinamico di utilità, ad una sorta di progetto di trasformazione sociale che vada nella direzione indicata dall'articolo 3, la riduzione delle differenze economico-sociali. Gli ultimi anni, invece, sono andati nella direzione opposta: le disuguaglianze anziché ridursi sono aumentate, il solco tra ricchi e poveri è aumentato non solo in termini di ricchezza, ma anche delle capacità culturali, dell'istruzione».
    28 min
  • Principi fondamentali, articoli 41-43. Conversazioni sulla Costituzione. Con Massimo Luciani.
    Quindicesima puntata di “Principi fondamentali”, l'appuntamento settimanale di Memos con la Costituzione. Esaurito il ciclo dei primi dodici articoli, quelli che la Costituzione stessa definisce i “Principi fondamentali”, Memos sta proseguendo da alcune settimane con l'esame di altri importanti articoli della nostra Carta. Il tema di oggi sono gli articoli dal 41 al 43: l'impresa, la proprietà privata e i limiti posti dalla Costituzione. Ospite: Massimo Luciani, ordinario di Diritto costituzionale all'Università La Sapienza di Roma. In questi articoli i costituenti hanno fatto riemergere il carattere speciale della Costituzione italiana, e cioè la centralità della persona e del lavoro rispetto ad altre dimensioni della vita collettiva. Impresa e proprietà private sono garantite dalla Repubblica, ma la legge può prevedere dei limiti in nome dell'utilità sociale e dell'interesse generale. Siamo di fronte ad una concezione dell'impresa da parte dei costituenti opposta a quella che si affermata negli ultimi tre decenni attraverso il pensiero neoliberista. «I costituenti – racconta il professor Luciani – sapevano perfettamente che il mercato non è qualcosa di naturale. Il mercato esiste se ci sono regole e un potere pubblico che ne garantisca il rispetto. Inoltre, i costituenti quando parlano di “utilità sociale”, come nell'articolo 41, si riferiscono ad un concetto dinamico di utilità, ad una sorta di progetto di trasformazione sociale che vada nella direzione indicata dall'articolo 3, la riduzione delle differenze economico-sociali. Gli ultimi anni, invece, sono andati nella direzione opposta: le disuguaglianze anziché ridursi sono aumentate, il solco tra ricchi e poveri è aumentato non solo in termini di ricchezza, ma anche delle capacità culturali, dell'istruzione».
    28 min
  • Principi fondamentali, articoli 41-43. Conversazioni sulla Costituzione. Con Massimo Luciani.
    Quindicesima puntata di “Principi fondamentali”, l'appuntamento settimanale di Memos con la Costituzione. Esaurito il ciclo dei primi dodici articoli, quelli che la Costituzione stessa definisce i “Principi fondamentali”, Memos sta proseguendo da alcune settimane con l'esame di altri importanti articoli della nostra Carta. Il tema di oggi sono gli articoli dal 41 al 43: l'impresa, la proprietà privata e i limiti posti dalla Costituzione. Ospite: Massimo Luciani, ordinario di Diritto costituzionale all'Università La Sapienza di Roma. In questi articoli i costituenti hanno fatto riemergere il carattere speciale della Costituzione italiana, e cioè la centralità della persona e del lavoro rispetto ad altre dimensioni della vita collettiva. Impresa e proprietà private sono garantite dalla Repubblica, ma la legge può prevedere dei limiti in nome dell'utilità sociale e dell'interesse generale. Siamo di fronte ad una concezione dell'impresa da parte dei costituenti opposta a quella che si affermata negli ultimi tre decenni attraverso il pensiero neoliberista. «I costituenti – racconta il professor Luciani – sapevano perfettamente che il mercato non è qualcosa di naturale. Il mercato esiste se ci sono regole e un potere pubblico che ne garantisca il rispetto. Inoltre, i costituenti quando parlano di “utilità sociale”, come nell'articolo 41, si riferiscono ad un concetto dinamico di utilità, ad una sorta di progetto di trasformazione sociale che vada nella direzione indicata dall'articolo 3, la riduzione delle differenze economico-sociali. Gli ultimi anni, invece, sono andati nella direzione opposta: le disuguaglianze anziché ridursi sono aumentate, il solco tra ricchi e poveri è aumentato non solo in termini di ricchezza, ma anche delle capacità culturali, dell'istruzione».
    28 min
  • Le stragi di Capaci e via d'Amelio, dove si intrecciano mafia e politica. Intervista con Davide Mattiello.
    Davide Mattiello è un deputato eletto come indipendente nelle liste del Pd e fa parte della Commissione Antimafia. E' un parlamentare alla prima legislatura. Ha 43 anni ed è nato a Torino e in Piemonte si è svolta gran parte della sua attività politica e civile: prima nella Gioventù Operaia Cristiana, poi nell'associazione Acmos che a Torino si occupa di “inclusione democratica” e formazione, poi in Libera Piemonte di Don Ciotti e alla Fondazione Benvenuti in Italia. Ha raccolto in un libro (“L'onere della prova”, Melampo, 2015) alcune riflessioni sulla stagione delle stragi del '92-93 e documenti della Commissione Antimafia di allora, in particolare le conclusioni contenute nella relazione finale. «Oggi – racconta quella relazione del '93 - sono superate le condizioni oggettive che hanno favorito quel processo che si è definito di coabitazione. Il tragico spartiacque è costituito dalle stragi di capaci e di via D’Amelio». Per Davide Mattiello «la verità sui fatti compresi tra il 1989 e il 1994 e la capacità di assumere questa verità sul piano politico, facendola diventare spartiacque tra il mondo mafioso e il mondo democratico, è una condizione necessaria per la liberazione dell’Italia». L'intervista a Memos con il deputato Mattiello tocca anche il tema del rapporto tra mafia e politica, un rapporto che non si esaurisce con le figure criminali di Cosa Nostra ma che passa anche attraverso gli impresentabili delle liste regionali della Campania e i “personaggi dal passato e presente equivoco” denunciati dal giudice Scarpinato.
    28 min

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