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  • Le stragi di Capaci e via d'Amelio, dove si intrecciano mafia e politica. Intervista con Davide Mattiello.
    Davide Mattiello è un deputato eletto come indipendente nelle liste del Pd e fa parte della Commissione Antimafia. E' un parlamentare alla prima legislatura. Ha 43 anni ed è nato a Torino e in Piemonte si è svolta gran parte della sua attività politica e civile: prima nella Gioventù Operaia Cristiana, poi nell'associazione Acmos che a Torino si occupa di “inclusione democratica” e formazione, poi in Libera Piemonte di Don Ciotti e alla Fondazione Benvenuti in Italia. Ha raccolto in un libro (“L'onere della prova”, Melampo, 2015) alcune riflessioni sulla stagione delle stragi del '92-93 e documenti della Commissione Antimafia di allora, in particolare le conclusioni contenute nella relazione finale. «Oggi – racconta quella relazione del '93 - sono superate le condizioni oggettive che hanno favorito quel processo che si è definito di coabitazione. Il tragico spartiacque è costituito dalle stragi di capaci e di via D’Amelio». Per Davide Mattiello «la verità sui fatti compresi tra il 1989 e il 1994 e la capacità di assumere questa verità sul piano politico, facendola diventare spartiacque tra il mondo mafioso e il mondo democratico, è una condizione necessaria per la liberazione dell’Italia». L'intervista a Memos con il deputato Mattiello tocca anche il tema del rapporto tra mafia e politica, un rapporto che non si esaurisce con le figure criminali di Cosa Nostra ma che passa anche attraverso gli impresentabili delle liste regionali della Campania e i “personaggi dal passato e presente equivoco” denunciati dal giudice Scarpinato.
    28 min
  • Le stragi di Capaci e via d'Amelio, dove si intrecciano mafia e politica. Intervista con Davide Mattiello.
    Davide Mattiello è un deputato eletto come indipendente nelle liste del Pd e fa parte della Commissione Antimafia. E' un parlamentare alla prima legislatura. Ha 43 anni ed è nato a Torino e in Piemonte si è svolta gran parte della sua attività politica e civile: prima nella Gioventù Operaia Cristiana, poi nell'associazione Acmos che a Torino si occupa di “inclusione democratica” e formazione, poi in Libera Piemonte di Don Ciotti e alla Fondazione Benvenuti in Italia. Ha raccolto in un libro (“L'onere della prova”, Melampo, 2015) alcune riflessioni sulla stagione delle stragi del '92-93 e documenti della Commissione Antimafia di allora, in particolare le conclusioni contenute nella relazione finale. «Oggi – racconta quella relazione del '93 - sono superate le condizioni oggettive che hanno favorito quel processo che si è definito di coabitazione. Il tragico spartiacque è costituito dalle stragi di capaci e di via D’Amelio». Per Davide Mattiello «la verità sui fatti compresi tra il 1989 e il 1994 e la capacità di assumere questa verità sul piano politico, facendola diventare spartiacque tra il mondo mafioso e il mondo democratico, è una condizione necessaria per la liberazione dell’Italia». L'intervista a Memos con il deputato Mattiello tocca anche il tema del rapporto tra mafia e politica, un rapporto che non si esaurisce con le figure criminali di Cosa Nostra ma che passa anche attraverso gli impresentabili delle liste regionali della Campania e i “personaggi dal passato e presente equivoco” denunciati dal giudice Scarpinato.
    28 min
  • Le vite degli altri, viste da un ufficiale giudiziario. Intervista con Giuseppe Marotta.
    Giuseppe Marotta è l'ospite di oggi di Memos. E' un ufficiale giudiziario. Lavora presso la Corte d'Appello di Milano. Ha 49 anni e da venti rovista nelle vite degli altri, i suoi “clienti”, perchè - con in mano una sentenza di un giudice - deve far eseguire uno sfratto oppure un pignoramento. Il suo è un racconto di un mestiere difficile, perchè difficili sono le vite di chi incontra quando l'ufficiale giudiziario Marotta, atteso o all'improvviso, si presenta sull'uscio di casa di un debitore incallito che non paga l'affitto o di una coppia di giovani che da un giorno all'altro ha perso il lavoro e non riesce più a mettere insieme i soldi per pagarsi una casa. Giuseppe Marotta ha raccolto le sue storie in un libro che si intitola “Sfrattati” (Corbaccio). Nonostante le difficoltà di un lavoro per lo più odiato dai suoi “clienti”, Marotta ci racconta che in passato, all'inizio della sua carriera di ufficiale giudiziario, aveva pensato di cambiar mestiere. «Poi, col passare del tempo – ci dice – ho focalizzato l'attenzione sulla “funzione sociale” dell'ufficiale giudiziario: riuscire a mediare nelle situazioni complicate, riuscire ad utilizzare “a fin di bene” quel potere che la legge ci affida, saper ripristinare il diritto senza danneggiare il debitore. Tutto ciò mi dà la voglia di continuare».
    27 min
  • Le vite degli altri, viste da un ufficiale giudiziario. Intervista con Giuseppe Marotta.
    Giuseppe Marotta è l'ospite di oggi di Memos. E' un ufficiale giudiziario. Lavora presso la Corte d'Appello di Milano. Ha 49 anni e da venti rovista nelle vite degli altri, i suoi “clienti”, perchè - con in mano una sentenza di un giudice - deve far eseguire uno sfratto oppure un pignoramento. Il suo è un racconto di un mestiere difficile, perchè difficili sono le vite di chi incontra quando l'ufficiale giudiziario Marotta, atteso o all'improvviso, si presenta sull'uscio di casa di un debitore incallito che non paga l'affitto o di una coppia di giovani che da un giorno all'altro ha perso il lavoro e non riesce più a mettere insieme i soldi per pagarsi una casa. Giuseppe Marotta ha raccolto le sue storie in un libro che si intitola “Sfrattati” (Corbaccio). Nonostante le difficoltà di un lavoro per lo più odiato dai suoi “clienti”, Marotta ci racconta che in passato, all'inizio della sua carriera di ufficiale giudiziario, aveva pensato di cambiar mestiere. «Poi, col passare del tempo – ci dice – ho focalizzato l'attenzione sulla “funzione sociale” dell'ufficiale giudiziario: riuscire a mediare nelle situazioni complicate, riuscire ad utilizzare “a fin di bene” quel potere che la legge ci affida, saper ripristinare il diritto senza danneggiare il debitore. Tutto ciò mi dà la voglia di continuare».
    27 min
  • Le vite degli altri, viste da un ufficiale giudiziario. Intervista con Giuseppe Marotta.
    Giuseppe Marotta è l'ospite di oggi di Memos. E' un ufficiale giudiziario. Lavora presso la Corte d'Appello di Milano. Ha 49 anni e da venti rovista nelle vite degli altri, i suoi “clienti”, perchè - con in mano una sentenza di un giudice - deve far eseguire uno sfratto oppure un pignoramento. Il suo è un racconto di un mestiere difficile, perchè difficili sono le vite di chi incontra quando l'ufficiale giudiziario Marotta, atteso o all'improvviso, si presenta sull'uscio di casa di un debitore incallito che non paga l'affitto o di una coppia di giovani che da un giorno all'altro ha perso il lavoro e non riesce più a mettere insieme i soldi per pagarsi una casa. Giuseppe Marotta ha raccolto le sue storie in un libro che si intitola “Sfrattati” (Corbaccio). Nonostante le difficoltà di un lavoro per lo più odiato dai suoi “clienti”, Marotta ci racconta che in passato, all'inizio della sua carriera di ufficiale giudiziario, aveva pensato di cambiar mestiere. «Poi, col passare del tempo – ci dice – ho focalizzato l'attenzione sulla “funzione sociale” dell'ufficiale giudiziario: riuscire a mediare nelle situazioni complicate, riuscire ad utilizzare “a fin di bene” quel potere che la legge ci affida, saper ripristinare il diritto senza danneggiare il debitore. Tutto ciò mi dà la voglia di continuare».
    27 min
  • Principi fondamentali, articoli 35-38. Conversazioni sulla Costituzione. Con Gaetano Azzariti.
    Quattordicesima puntata di “Principi fondamentali”, l'appuntamento settimanale di Memos con la Costituzione. Esaurito il ciclo dei primi dodici articoli, quelli che la Costituzione stessa definisce i “Principi fondamentali”, Memos sta proseguendo da alcune settimane con l'esame di altri importanti articoli della nostra Carta. Il tema di oggi sono gli articoli dal 35 al 38: il lavoro e i suoi diritti. Ospite: Gaetano Azzariti, ordinario di Diritto costituzionale all'Università La Sapienza di Roma. Il lavoro è il fondamento della Repubblica italiana, visto l'articolo 1 della Costituzione. Non solo. Il lavoro è un diritto legato alla persona e la Repubblica ne promuove “le condizioni che rendono effettivo questo diritto” (art.4). Gli articoli della puntata di oggi sono quelli che aprono il Titolo III della prima parte della Costituzione, che si intitola i “Rapporti economici”. Il professor Azzariti fa notare che in apertura di questa parte i costituenti hanno scelto di mettere non l'impresa, ma il lavoro, come ulteriore segnale della sua centralità. «Ancor prima dell'impresa, dell'iniziativa economica privata – racconta Azzariti – i costituenti hanno posto in apertura di questo “titolo” il lavoro e le sue tutele, sottolineando così – ancora una volta – la dignità del lavoratore».
    27 min
  • Principi fondamentali, articoli 35-38. Conversazioni sulla Costituzione. Con Gaetano Azzariti.
    Quattordicesima puntata di “Principi fondamentali”, l'appuntamento settimanale di Memos con la Costituzione. Esaurito il ciclo dei primi dodici articoli, quelli che la Costituzione stessa definisce i “Principi fondamentali”, Memos sta proseguendo da alcune settimane con l'esame di altri importanti articoli della nostra Carta. Il tema di oggi sono gli articoli dal 35 al 38: il lavoro e i suoi diritti. Ospite: Gaetano Azzariti, ordinario di Diritto costituzionale all'Università La Sapienza di Roma. Il lavoro è il fondamento della Repubblica italiana, visto l'articolo 1 della Costituzione. Non solo. Il lavoro è un diritto legato alla persona e la Repubblica ne promuove “le condizioni che rendono effettivo questo diritto” (art.4). Gli articoli della puntata di oggi sono quelli che aprono il Titolo III della prima parte della Costituzione, che si intitola i “Rapporti economici”. Il professor Azzariti fa notare che in apertura di questa parte i costituenti hanno scelto di mettere non l'impresa, ma il lavoro, come ulteriore segnale della sua centralità. «Ancor prima dell'impresa, dell'iniziativa economica privata – racconta Azzariti – i costituenti hanno posto in apertura di questo “titolo” il lavoro e le sue tutele, sottolineando così – ancora una volta – la dignità del lavoratore».
    27 min

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