Memos

Memos

By Radio PopolareNews
Download on the App Store

Memos episodes

  • Memos di mer 21/11/18
    La manovra del governo Conte non va. E la Commissione europea oggi l’ha bocciata chiedendo l’apertura di una procedura di infrazione. Troppo debito e sulle riforme strutturali si torna indietro, sostiene Bruxelles. Lo scontro è tutto politico: da un lato i residui dell’ortodossia dell’austerità (Juncker e Moscovici) e dall’altro gli epigoni del neo-nazionalismo xenofobo alla Salvini-Di Maio. A Memos ne abbiamo parlato con due economisti: Emanuele Felice e Fabio Masini. A chiusura della puntata di oggi il “messaggio nella bottiglia” di Dino Amenduni, comunicatore politico dell’università di Bari.
    30 min
  • Memos di martedì 20/11/2018
    Mariana Mazzucato è un’economista, insegna Economia dell’Innovazione e del Valore Pubblico alla University College London, dove ha fondato e dirige l’Institute for Innovation and Public Purpose. Quattro anni fa, con il suo libro “Lo stato innovatore”, ci ha insegnato a sfatare il mito di una presunta contrapposizione tra stato e impresa privata sui temi dell’innovazione. Il luogo comune descrive lo stato come pachidermico e inerte, mentre l’impresa privata come dinamica e innovativa. Non è così. Non è stato così, soprattutto negli Stati Uniti, ci ha raccontato la professoressa Mazzucato. Negli Usa le maggiori innovazioni nel campo della green economy, delle telecomunicazioni, della farmaceutica e delle nanotecnologie sono state tutte finanziate dallo stato. Mariana Mazzucato ha poi proseguito il suo lavoro di ricerca e studio seguendo il filone inaugurato con “Lo stato innovatore”. Se anche lo stato innova, allora chi sono i creatori della ricchezza, del valore? Chi sono, invece, coloro che usano il valore, lo estraggono dai beni ma non lo creano? Anche qui Mazzucato sfata il mito dell’impresa unico soggetto creatore di valore. Per la professoressa la creazione di valore è un processo collettivo che coinvolge più soggetti. Questo secondo capitolo di indagine teorica sui fondamenti dell’innovazione e del valore in economia è il cuore di un nuovo libro di Mariana Mazzucato, uscito in questi giorni nell’edizione italiana di Laterza, dal titolo: “Il valore di tutto. Chi lo produce e chi lo sottrae nell’economia globale”. Mariana Mazzucato in questi giorni sta girando l’Italia per discutere delle tesi del suo libro. Memos l’ha incontrata a Milano in una delle iniziative di Bookcity. In chiusura della puntata di oggi il messaggio di Linda Laura Sabbadini, statistica sociale ed editorialista della Stampa, sulla giornata del 25 novembre contro la violenza sulle donne.
    29 min
  • Memos di mar 20/11/18
    Mariana Mazzucato è un’economista, insegna Economia dell’Innovazione e del Valore Pubblico alla University College London, dove ha fondato e dirige l’Institute for Innovation and Public Purpose. Quattro anni fa, con il suo libro “Lo stato innovatore”, ci ha insegnato a sfatare il mito di una presunta contrapposizione tra stato e impresa privata sui temi dell’innovazione. Il luogo comune descrive lo stato come pachidermico e inerte, mentre l’impresa privata come dinamica e innovativa. Non è così. Non è stato così, soprattutto negli Stati Uniti, ci ha raccontato la professoressa Mazzucato. Negli Usa le maggiori innovazioni nel campo della green economy, delle telecomunicazioni, della farmaceutica e delle nanotecnologie sono state tutte finanziate dallo stato. Mariana Mazzucato ha poi proseguito il suo lavoro di ricerca e studio seguendo il filone inaugurato con “Lo stato innovatore”. Se anche lo stato innova, allora chi sono i creatori della ricchezza, del valore? Chi sono, invece, coloro che usano il valore, lo estraggono dai beni ma non lo creano? Anche qui Mazzucato sfata il mito dell’impresa unico soggetto creatore di valore. Per la professoressa la creazione di valore è un processo collettivo che coinvolge più soggetti. Questo secondo capitolo di indagine teorica sui fondamenti dell’innovazione e del valore in economia è il cuore di un nuovo libro di Mariana Mazzucato, uscito in questi giorni nell’edizione italiana di Laterza, dal titolo: “Il valore di tutto. Chi lo produce e chi lo sottrae nell’economia globale”. Mariana Mazzucato in questi giorni sta girando l’Italia per discutere delle tesi del suo libro. Memos l’ha incontrata a Milano in una delle iniziative di Bookcity. In chiusura della puntata di oggi il messaggio di Linda Laura Sabbadini, statistica sociale ed editorialista della Stampa, sulla giornata del 25 novembre contro la violenza sulle donne.
    29 min
  • Memos di venerdì 16/11/2018
    Nino Di Matteo, ospite oggi a Memos, è stato uno dei pubblici ministeri del processo sulla trattativa Stato-mafia. Oggi è sostituto procuratore alla direzione nazionale antimafia e antiterrorismo. Per rompere il muro di silenzio sulle vicende della trattativa ha scritto un libro, insieme a Saverio Lodato, dal titolo “Il patto sporco” (Chiarelettere, 2018). Quello sulla trattativa è stato un processo storico: 5 anni di dibattimento, oltre 5 mila pagine di motivazioni, e una sentenza di condanna. Secondo i giudici due ex boss di cosa nostra (Bagarella e Cinà, con i capi Riina e Provenzano nel frattempo deceduti), hanno ricattato lo Stato insieme a tre infedeli carabinieri dei Ros (Mori, Subranni, De Donno): o ci togli l’ergastolo, ci cancelli il carcere duro e ci dai altri benefici, oppure continuiamo con la stragi. Proprio così, perché la trattativa è avvenuta mentre – tra il 1992 e il 1994 – cosa nostra uccideva, compiva attentati e stragi. In un caso, hanno accertato i giudici di primo grado, mediatore del ricatto è stato l’ex senatore di Forza Italia Marcello Dell’Utri, pure lui condannato. E’ una vicenda incredibile, per come l’ha ricostruita la sentenza della Corte d’Assise di Palermo: servitori infedeli dello stato (i tre dei Ros), insieme a boss di cosa nostra, ricattano almeno tre governi negli anni ‘92-’94 (Amato, Ciampi, Berlusconi) e nessuno dei massimi esponenti delle istituzioni ricattati denuncia il ricatto: né Amato, né Ciampi, né Berlusconi. Un coro di omertà istituzionale. Non solo. Uno dei tre capi di governo, Silvio Berlusconi, risulta finanziare cosa nostra proprio in quegli anni, in un patto di reciproco sostegno con la mafia. Incredibile. Ma vero. Ecco perché su tutta la storia della trattativa Stato-mafia, sulla portata della sentenza di primo grado dei giudici di Palermo, è in corso – come denuncia il magistrato Nino Di Matteo – una “grande rimozione”. E il libro “Il patto sporco” cerca di squarciare il velo di silenzio e oblio che ci separa dalla conoscenza dei fatti. Ospite oggi a Memos anche la giornalista e scrittrice Paola Natalicchio curatrice del quotidiano “messaggio nella bottiglia”.
    28 min
  • Memos di ven 16/11/18
    Nino Di Matteo, ospite oggi a Memos, è stato uno dei pubblici ministeri del processo sulla trattativa Stato-mafia. Oggi è sostituto procuratore alla direzione nazionale antimafia e antiterrorismo. Per rompere il muro di silenzio sulle vicende della trattativa ha scritto un libro, insieme a Saverio Lodato, dal titolo “Il patto sporco” (Chiarelettere, 2018). Quello sulla trattativa è stato un processo storico: 5 anni di dibattimento, oltre 5 mila pagine di motivazioni, e una sentenza di condanna. Secondo i giudici due ex boss di cosa nostra (Bagarella e Cinà, con i capi Riina e Provenzano nel frattempo deceduti), hanno ricattato lo Stato insieme a tre infedeli carabinieri dei Ros (Mori, Subranni, De Donno): o ci togli l’ergastolo, ci cancelli il carcere duro e ci dai altri benefici, oppure continuiamo con la stragi. Proprio così, perché la trattativa è avvenuta mentre – tra il 1992 e il 1994 – cosa nostra uccideva, compiva attentati e stragi. In un caso, hanno accertato i giudici di primo grado, mediatore del ricatto è stato l’ex senatore di Forza Italia Marcello Dell’Utri, pure lui condannato. E’ una vicenda incredibile, per come l’ha ricostruita la sentenza della Corte d’Assise di Palermo: servitori infedeli dello stato (i tre dei Ros), insieme a boss di cosa nostra, ricattano almeno tre governi negli anni ‘92-’94 (Amato, Ciampi, Berlusconi) e nessuno dei massimi esponenti delle istituzioni ricattati denuncia il ricatto: né Amato, né Ciampi, né Berlusconi. Un coro di omertà istituzionale. Non solo. Uno dei tre capi di governo, Silvio Berlusconi, risulta finanziare cosa nostra proprio in quegli anni, in un patto di reciproco sostegno con la mafia. Incredibile. Ma vero. Ecco perché su tutta la storia della trattativa Stato-mafia, sulla portata della sentenza di primo grado dei giudici di Palermo, è in corso – come denuncia il magistrato Nino Di Matteo – una “grande rimozione”. E il libro “Il patto sporco” cerca di squarciare il velo di silenzio e oblio che ci separa dalla conoscenza dei fatti. Ospite oggi a Memos anche la giornalista e scrittrice Paola Natalicchio curatrice del quotidiano “messaggio nella bottiglia”.
    28 min
  • Memos di giovedì 15/11/2018
    E’ il tempo della frantumazione, dell’assenza di coesione. E’ la definizione del presente data dallo storico dell’università di Torino Angelo D’Orsi, ospite oggi di Memos. Ed è una definizione che nasce da una riflessione su tre fatti recenti, tutti e tre con protagonisti esponenti del governo-maggioranza “giallo-nera”. Si può governare agitando l’arma della provocazione (caso Pucciarelli-diritti umani), della cattiveria (caso sgombero Baobab) e della vendetta (caso DiMaio-giornalisti)? Al professor D’Orsi Memos ha chiesto anche un paio di opinioni su un’altra vicenda come la manifestazione pro-Tav di Torino di sabato scorso. Per alcuni, vedi Maurizio Molinari direttore della Stampa, quella piazza è stata la sfida della modernità contro il luddismo oscurantista di chi dal governo sa dire soltanto dei no. D’Orsi contrasta questa lettura: “è un insieme di luoghi comuni agghiacciante, tirare in ballo la battaglia per la modernità è un esempio di ideologismo, cioè di rappresentazione iperrealista della realtà”. Memos oggi ha ospitato anche il fisico Francesco Sylos Labini, presidente di Roars (http://roars.it), che ha descritto il preoccupante processo di desertificazione (finanziaria, sociale e culturale) della ricerca in Italia. In chiusura il quotidiano “messaggio nella bottiglia” oggi a cura di Samuele Mazzolini, presidente del movimento Senso Comune e ricercatore in teoria politica, insegna alla University of Bath, in Inghilterra.
    30 min
  • Memos di gio 15/11/18
    E’ il tempo della frantumazione, dell’assenza di coesione. E’ la definizione del presente data dallo storico dell’università di Torino Angelo D’Orsi, ospite oggi di Memos. Ed è una definizione che nasce da una riflessione su tre fatti recenti, tutti e tre con protagonisti esponenti del governo-maggioranza “giallo-nera”. Si può governare agitando l’arma della provocazione (caso Pucciarelli-diritti umani), della cattiveria (caso sgombero Baobab) e della vendetta (caso DiMaio-giornalisti)? Al professor D’Orsi Memos ha chiesto anche un paio di opinioni su un’altra vicenda come la manifestazione pro-Tav di Torino di sabato scorso. Per alcuni, vedi Maurizio Molinari direttore della Stampa, quella piazza è stata la sfida della modernità contro il luddismo oscurantista di chi dal governo sa dire soltanto dei no. D’Orsi contrasta questa lettura: “è un insieme di luoghi comuni agghiacciante, tirare in ballo la battaglia per la modernità è un esempio di ideologismo, cioè di rappresentazione iperrealista della realtà”. Memos oggi ha ospitato anche il fisico Francesco Sylos Labini, presidente di Roars (http://roars.it), che ha descritto il preoccupante processo di desertificazione (finanziaria, sociale e culturale) della ricerca in Italia. In chiusura il quotidiano “messaggio nella bottiglia” oggi a cura di Samuele Mazzolini, presidente del movimento Senso Comune e ricercatore in teoria politica, insegna alla University of Bath, in Inghilterra.
    30 min
  • Memos di mercoledì 14/11/2018
    Disuguaglianza, un manifesto per combatterla. E’ stato scritto da un gruppo di economisti e pubblicato di recente. Michele Raitano, dell’università La Sapienza di Roma, è uno degli estensori del documento ed è stato ospite oggi a Memos. Raitano ha spiegato il contenuto del manifesto contro la disuguaglianza, le politiche richieste per combatterla. Ha commentato anche le ultime raccomandazioni sul lavoro fatte dal Fondo Monetario Internazionale all’Italia: ci vuole più contrattazione decentrata dei salari e costi certi per i licenziamenti, sostengono gli economisti del Fondo. A Memos oggi Debora Migliucci ha raccontato le attività dell’archivio del lavoro della Cgil di Milano, di cui Migliucci è direttrice. Infine, Roberta Carlini è stata l’autrice di oggi del “messaggio nella bottiglia”. La giornalista e saggista ci ha raccontato dello scontro sulla manovra tra il governo Conte e la Commissione europea.
    29 min
  • Memos di mer 14/11/18
    Disuguaglianza, un manifesto per combatterla. E’ stato scritto da un gruppo di economisti e pubblicato di recente. Michele Raitano, dell’università La Sapienza di Roma, è uno degli estensori del documento ed è stato ospite oggi a Memos. Raitano ha spiegato il contenuto del manifesto contro la disuguaglianza, le politiche richieste per combatterla. Ha commentato anche le ultime raccomandazioni sul lavoro fatte dal Fondo Monetario Internazionale all’Italia: ci vuole più contrattazione decentrata dei salari e costi certi per i licenziamenti, sostengono gli economisti del Fondo. A Memos oggi Debora Migliucci ha raccontato le attività dell’archivio del lavoro della Cgil di Milano, di cui Migliucci è direttrice. Infine, Roberta Carlini è stata l’autrice di oggi del “messaggio nella bottiglia”. La giornalista e saggista ci ha raccontato dello scontro sulla manovra tra il governo Conte e la Commissione europea.
    29 min
  • Memos di martedì 13/11/2018
    La questione settentrionale torna a condizionare il governo di Roma. Nello scontro Salvini-Di Maio pesano le pressioni sull’esecutivo delle imprese del nord. Il presidente di Assolombarda Carlo Bonomi usa toni allusivi per avvertire Salvini: «si sta diffondendo e rafforzando l’idea che questo governo voglia affossare il nord», ha detto ieri il capo degli industriali lombardi. Memos ha ospitato oggi due politologi studiosi della Lega e del M5S come Roberto Biorcio (“Il M5S: dalla protesta al governo”, Mimesis 2018, con Paolo Natale) e Gianluca Passarelli (“La Lega di Salvini”, Mulino 2018, con Dario Tuorto). Chiude la puntata di oggi Davide Mattiello, presidente della Fondazione “Benvenuti in Italia”: il suo “messaggio nella bottiglia” è dedicato alla nuova Commissione parlamentare antimafia che si insedia domani.
    31 min

About Memos

From the publisher's feed

Memos, il promemoria sull'attualità di Radio Popolare.

More shows like Memos

Giornale Radio by Radio Popolare

Giornale Radio

6 Listeners

Note dell’autore by Radio Popolare

Note dell’autore

0 Listeners

Esteri by Radio Popolare

Esteri

2 Listeners

Esteri - La rassegna stampa internazionale by Radio Popolare

Esteri - La rassegna stampa internazionale

0 Listeners

Cult by Radio Popolare

Cult

1 Listeners

Jazz Anthology by Radio Popolare

Jazz Anthology

1 Listeners

Labirinti Musicali by Radio Popolare

Labirinti Musicali

0 Listeners

Senti un po' by Radio Popolare

Senti un po'

0 Listeners

Itaca by Radio Popolare

Itaca

0 Listeners

Doppio Click by Radio Popolare

Doppio Click

0 Listeners