A 14 anni Giovanni De Gregorio lascia Petrafesa e parte per Napoli con la sua tavolozza, entra nella bottega di Fabrizio Santafede e impara l'arte dell'affresco, la composizione, il colore. Ma la sua vita non è una storia fortunata: perde la moglie e probabilmente anche un figlio durante un'epidemia di peste, un evento che segna profondamente la sua vicenda personale.
In questo episodio scopri come firmava le sue opere, sempre sul retro delle tele con la stessa scritta "Petrafisianus pingebat", il Pietrafesano dipingeva, come a dire "sono io, vengo da qui". Torna in Basilicata nel 1608 e lascia le sue opere sparse in tutta la regione come piccole gocce, tanto che lo scrittore Rocco Brancati gli ha dedicato un romanzo dal titolo "Stizz'cheja", che in dialetto significa proprio "pioviggina". Un uomo che parte da una pietra spaccata, da un borgo piccolo, e lascia il segno portando il nome del suo paese come una firma, anche quando dipinge lontano.