Musica e Mondo

Musica e Mondo

Download on the App Store

Musica e Mondo episodes

  • K-pop e Corea del Nord: i transfughi del gruppo 1VERSE
    Cheorwon, Corea del Sud, un'ora e mezza da Seul, appoggiata al confine con la Corea del Nord. Pochi giorni fa qui è finito un festival musicale, il DMZ Peace Train. La DMZ è la zona demilitarizzata, la striscia di terra piena di mine e filo spinato che divide le due Coree dal 1953. Le band hanno suonato a poche centinaia di metri da lì, tra cui Thurston Moore dei Sonic Youth. Tutti cantavano di pace, ma nessuno ha pronunciato la parola riunificazione. In Corea la musica racconta questa frattura da sempre. C'è Arirang, una melodia antica cantata da secoli sia al Nord sia al Sud: parla di chi parte e non torna, è il lamento delle famiglie separate dalla guerra. E qualcosa si muove. Il 17 giugno Seul ha annunciato che sposterà più a nord la Civilian Control Line, un confine militare interno che da settant'anni tiene i civili lontani dalla frontiera. A deciderlo è Lee Jae Myung, il nuovo presidente (a suo dire) progressista, che ha già spento gli altoparlanti della propaganda. Dal lato Nord, invece, Kim Jong Un nel 2024 ha dichiarato le due Coree "due Stati ostili", ha demolito l'Arco della Riunificazione e ha modificato l'inno. Ma Kim non si ferma ai simboli: dal 2024 ha mandato più di ventimila soldati a combattere per la Russia in Ucraina. Detto questo, sul Nord l'Occidente racconta molte balle, dallo zio di KJU dato in pasto ai cani al taglio di capelli obbligatorio. A smentirle ci sono i 1VERSE, gruppo K-pop con due membri fuggiti dal Nord, che da bambini ascoltavano di nascosto la musica del Sud. Quella musica ha attraversato il confine che le mine tengono chiuso. La politica, quel confine, non l'ha mai aperto.

     Musica e Mondo è la newsletter gratuita di Giovo. 
    🎵 La puoi ascoltare gratis su tutti i servizi audio 
    📩 Se la vuoi leggere la trovi su Substack.
    📢 RSS per gli altri servizi audio

    IG: @giovodust / @musicaemondo_news
    4 min
  • Israele riconosce il Somaliland: la colonna sonora di una (non) nazione
    Domenica scorsa, a Gerusalemme, durante un pranzo di Stato, c'era un ospite speciale: Abdirahman Mohamed Abdullahi, detto Irro, presidente del Somaliland. Era la prima volta nella storia che un capo di Stato del Somaliland metteva piede ufficialmente in un altro Paese. Ma cos'è il Somaliland? È un territorio nel Corno d'Africa, a nord della Somalia, sul Golfo di Aden. Il nord era una colonia britannica, il sud una colonia italiana. Nel 1960 il nord fu indipendente per cinque giorni, poi si unì al sud per formare la Somalia. Quell'unione, per molti al nord, fu un errore. Negli anni Ottanta il dittatore Siad Barre bombardò Hargeisa dall'aria e uccise decine di migliaia di civili: il genocidio degli Isaaq. Per questo nel 1991 il nord dichiarò di nuovo l'indipendenza. Da allora il Somaliland funziona come uno Stato, con governo, moneta ed elezioni. Da trentacinque anni. Eppure quasi nessuno lo riconosce. Perché allora Israele, e perché adesso? Il Somaliland sta a trenta chilometri da Bab el-Mandeb, un passaggio cruciale per le navi, vicino allo Yemen di Ansar Allah, (gli Houthi), impegnati nell'Asse della Resistenza iraniano-palestinese. Israele cerca un appoggio in quel mare, e il Somaliland vende pezzi di sé da anni. Netanyahu inquadra il riconoscimento dentro gli Accordi di Abramo, durante l'offensiva a Gaza. Israele riconosce al Somaliland il diritto di essere nazione, ma ai palestinesi lo nega. E in mezzo c'è la musica di Sahra Halgan, la cantante diventata simbolo di un (non) Paese.

     Musica e Mondo è la newsletter gratuita di Giovo. 
    🎵 La puoi ascoltare gratis su tutti i servizi audio 
    📩 Se la vuoi leggere la trovi su Substack.
    📢 RSS per gli altri servizi audio

    IG: @giovodust / @musicaemondo_news
    8 min
  • La canzone di Lucio Dalla che Vannacci non ha capito
    Quindici giugno, Auditorium della Conciliazione, Roma. Roberto Vannacci fonda il suo partito, Futuro Nazionale. Alla fine del discorso parte "Futura" di Lucio Dalla, e lui la presenta come una canzone che guarda avanti, proprio come loro. In platea sventolano le bandiere, ma quasi nessuno canta. Facciamo un passo indietro. Vannacci è il generale dell'esercito che nel 2023 pubblica da solo, su Amazon, il libro "Il mondo al contrario", pieno di posizioni retrograde. All'inizio non lo nota nessuno. Poi scatta (l'evitabilissima e controproducente) indignazione, parte un'inchiesta del Ministero della Difesa, e il meccanismo si ribalta: "hanno censurato il generale". Più lo attaccano, più cresce. A febbraio 2026 lascia la Lega e fonda Futuro Nazionale, a destra di Fratelli d'Italia. Le iniziali sono FN, come Forza Nuova. Il simbolo è una fiamma tricolore, come l'MSI. E cita con orgoglio la Decima Mas, il reparto militare legato alla Repubblica di Salò. E qui torna la canzone. "Futura" è del 1980. Dalla la scrisse a Berlino, davanti al Muro, e immagina due persone che decidono di avere un figlio nonostante la paura della guerra. Parla di abbattere i muri. Un partito che nei simboli guarda agli anni Venti prende come inno un brano che guardava avanti. Lo dice Gaetano Curreri degli Stadio, amico di Dalla. Lo dice la famiglia, che manda una diffida. E tra chi detiene i diritti c'è Sony Music. Quando un artista muore, chi decide cosa significa la sua musica?

     Musica e Mondo è la newsletter gratuita di Giovo. 
    🎵 La puoi ascoltare gratis su tutti i servizi audio 
    📩 Se la vuoi leggere la trovi su Substack.
    📢 RSS per gli altri servizi audio

    IG: @giovodust / @musicaemondo_news
    5 min
  • Iran-Nuova Zelanda, le bombe di Minab e le canzoni del regime
    Si chiama Binesh Bolour, ma tutti lo conoscono come Gheysar. È un cantante pop iraniano, vive a Los Angeles da quasi quarant'anni. Dopo la rivoluzione islamica del 1979 molti artisti fuggirono lì, soprattutto le donne, a cui il regime vietò di cantare in pubblico. Gheysar ha perfino cantato a Tel Aviv, in Israele, una cosa che la legge iraniana vieta. Eppure giovedì scorso era a Teheran, a cantare per una festa religiosa del regime. Ha appena prodotto un brano con un centro legato ai Guardiani della Rivoluzione, il corpo militare ideologico del potere. Tutto questo dentro una guerra precisa. Dal 28 febbraio 2026 Stati Uniti e Israele hanno attaccato l'Iran, in barba ad ogni regola del diritto internazionale hanno colpito infrastrutture civili e ucciso la Guida Suprema Khamenei. Trump e Netanyahu lo hanno detto: l'obiettivo era far cadere il regime. Una orribile conseguenza è il bombardamento della scuola di Minab, uccidendo centinaia di bambine. Altra sofferenza per il paese dopo le migliaia di iraniani uccisi dal regime stesso durante le proteste, tra dicembre e gennaio. E qui torna la musica. Shervin Hajipour, il ragazzo che nel 2022 trasformò il lutto per Mahsa Amini nella canzone "Baraye" e vinse un Grammy, è la voce di una terza via: né col regime, né con gli americani, né coi monarchici di Reza Pahlavi, il figlio dell'ultimo Scià, esattamente come Marjane Satrapi, l'autrice di Persepolis morta poche settimane fa. Dalla partita dei mondiali Iran-Nuova Zelanda allo stadio di Los Angeles fino alle piazze di Teheran, in Iran ogni voce è costretta a schierarsi. O a fingere di non farlo.

     Musica e Mondo è la newsletter gratuita di Giovo. 
    🎵 La puoi ascoltare gratis su tutti i servizi audio 
    📩 Se la vuoi leggere la trovi su Substack.
    📢 RSS per gli altri servizi audio

    IG: @giovodust / @musicaemondo_news
    7 min
  • Taty Almeida, le Madri di Plaza de Mayo e la musica argentina
    Ieri sera a Buenos Aires è morta Taty Almeida, 95 anni. Con lei se ne va una delle ultime voci delle Madri di Plaza de Mayo, il movimento di donne che durante la dittatura argentina cercavano i figli scomparsi. Veniva da una famiglia aristocratica e militare, antiperonista, cioè ostile al movimento fondato da Juan Perón. Faceva la maestra, viveva lontana dalla politica. Poi, nel giugno 1975, suo figlio Alejandro, vent'anni, viene sequestrato dalla Triple A, un gruppo paramilitare di estrema destra. Il suo corpo non è mai stato ritrovato. Lei lo ha cercato per cinquant'anni. Nel 1976 un golpe militare instaura una dittatura che rapisce, tortura e fa sparire chiunque consideri sovversivo: si stima trentamila desaparecidos. Le Madri marciano ogni giovedì davanti al palazzo presidenziale chiedendo dove siano i loro figli. Questa storia è al centro di tanta musica argentina: León Gieco con "La Memoria" e "Sólo le pido a Dios", Charly García con "Los Dinosaurios", dove i dinosauri sono i militari. Oggi governa Javier Milei, presidente di estrema destra e ultraliberista, con posizioni che molti definiscono negazioniste sui desaparecidos: mette in dubbio il numero delle vittime e ha smantellato i luoghi della memoria. E la musica si è spaccata come il paese: da una parte la popstar Lali Espósito, attaccata da Milei, e cinquecento musicisti contro i suoi tagli alla cultura; dall'altra chi lo sostiene. Due Argentine. In mezzo, ieri sera, se n'è andata Taty Almeida.

     Musica e Mondo è la newsletter gratuita di Giovo. 
    🎵 La puoi ascoltare gratis su tutti i servizi audio 
    📩 Se la vuoi leggere la trovi su Substack.
    📢 RSS per gli altri servizi audio

    IG: @giovodust / @musicaemondo_news
    5 min
  • America 250: la fiera di Trump rimasta senza musica.
    Washington, National Mall. Il 4 luglio gli Stati Uniti compiono 250 anni e Donald Trump ha deciso che la festa la organizza lui: la Great American State Fair, sedici giorni gestiti da Freedom 250, una fondazione creata dalla Casa Bianca. Non è l'ente ufficiale del compleanno — quello è bipartisan e si è visto congelare decine di milioni, finiti invece alla creatura del presidente. A fine maggio vengono annunciati i concerti: Martina McBride, Bret Michaels, i Commodores, Young MC, Vanilla Ice. A tutti era stato detto: evento non politico. In 48 ore il cartellone crolla, si ritirano praticamente tutti. Trump reagisce su Truth Social e trasforma l'apertura in un comizio MAGA, mentre sul prato sud della Casa Bianca spunta un'arena UFC per il suo ottantesimo compleanno. Tutto questo mentre gli USA sono in guerra con l'Iran e l'ICE fa irruzioni spettacolarizzate nelle città. Ma domenica suonerà un'altra musica: il movimento No Kings e il contro-concerto Rise Up, Sing Out con Patti Smith, Bette Midler e Jane Fonda. Due feste, due Americhe. E per la prima volta il consenso di Trump cala.

     Musica e Mondo è la newsletter gratuita di Giovo. 
    🎵 La puoi ascoltare gratis su tutti i servizi audio 
    📩 Se la vuoi leggere la trovi su Substack.
    📢 RSS per gli altri servizi audio

    IG: @giovodust / @musicaemondo_news
    4 min
  • Nuova Zelanda: il kingmaker, la sfidante e la gara di cori
    Nuova Zelanda, cinque milioni di abitanti. A novembre si vota, ma la domanda non è chi vincerà: è chi deciderà chi vince. Da trent'anni quell'uomo è Winston Peters, ottantun anni, leader populista di New Zealand First, il kingmaker che nel 2017 ha incoronato la laburista Jacinda Ardern e nel 2023 la destra di Christopher Luxon. Ora una sfidante lo attacca frontalmente: Qiulae Wong, trentasette anni, nata alle Fiji da famiglia cinese, lo ha chiamato "freno a mano" della Nuova Zelanda e vuole rubargli il ruolo. E qui entra la musica. Il governo Luxon ha appena salvato i fondi di The Big Sing, la più grande competizione corale del Paese: novemila studenti, duecentottanta cori, trecentomila dollari firmati a cinque mesi dal voto. Ma la musica neozelandese, in questi anni, è stata soprattutto dall'altra parte. Stan Walker, la più grande popstar māori, ha cantato davanti ai quarantaduemila che marciavano contro la riscrittura del Trattato di Waitangi. Gli Alien Weaponry portano il metal in lingua māori nei festival europei. E Lorde si è schierata da tempo su posizioni opposte alla destra di governo. A novembre vedremo se i cori salvati dal governo pesano più delle canzoni che cantano contro.

     Musica e Mondo è la newsletter gratuita di Giovo. 
    🎵 La puoi ascoltare gratis su tutti i servizi audio 
    📩 Se la vuoi leggere la trovi su Substack.
    📢 RSS per gli altri servizi audio

    IG: @giovodust / @musicaemondo_news
    4 min
  • Belfast in fiamme e il fascio-rapper che non esiste.
    Belfast, 8 giugno. Un uomo viene aggredito con un coltello e perde un occhio. L'aggressore è un richiedente asilo sudanese, arrestato per tentato omicidio. Un bruttissimo caso di cronaca. Ma poi il video finisce online: lo rilanciano Tommy Robinson ed Elon Musk. La sera dopo Belfast brucia. Auto e case incendiate, famiglie delle minoranze etniche cacciate di casa. I disordini si allargano a Portadown, Derry, Glasgow, Edimburgo. E qui entra la musica. La colonna sonora è un rapper bianco con look da skinhead: Danny Bones, nazionalismo, razzismo e islamofobia. Ha scalato la classifica hip hop di iTunes. C'è solo un dettaglio: Danny Bones non esiste, è generato dall'intelligenza artificiale. È quella che gli studiosi chiamano slopaganda: contenuti infiniti prodotti dall'IA, dove la verità non conta, conta solo diventare virali e monetizzare. Da Tommy Robinson a Rupert Lowe e i suoi piani di deportazioni di massa, fino al fronte opposto: Bob Vylan, Kneecap, Massive Attack, PinkPantheress. La domanda non è solo chi mette le mani su Belfast. È chi mette le mani sulle nostre orecchie, e con quale voce, vera, finta o di Elon Musk. ci sta parlando.

     Musica e Mondo è la newsletter gratuita di Giovo. 
    🎵 La puoi ascoltare gratis su tutti i servizi audio 
    📩 Se la vuoi leggere la trovi su Substack.
    📢 RSS per gli altri servizi audio

    IG: @giovodust / @musicaemondo_news
    5 min
  • Chi non salta comunista è: il nuovo maccartismo (Ludwig, Angie Corine e Manuel Minervini, il nuovo sindaco di Molfetta)
    "Chi non salta, comunista è". Lo dice il dj Ludwig al Nameless Festival, prima del drop. E su TikTok sono meme su meme contro i comunisti. In Spagna Vox conquista i giovani anche grazie a rapper popolarissimi: El Jincho e Angie Corine, che con "Viva el Comunismo" ha macinato milioni di stream ironizzando sugli stereotipi della sinistra. Sfottere i comunisti fa like, condivisioni e quindi soldi. Lo sa bene Welcome to Favelas, vicina all'entourage di Elon Musk. Stiamo assistendo al ritorno del maccartismo: il fenomeno che negli anni Cinquanta, in piena Guerra Fredda, prese il nome dal senatore Joseph McCarthy. Bastava un'accusa per rovinarti. E colpì anche gli artisti: nel 1950 l'opuscolo Red Channels elencava 151 nomi, tra cui Pete Seeger, Leonard Bernstein, Lena Horne. Poi un'inversione di tendenza: Molfetta, terra di Caparezza, ha un nuovo sindaco di Rifondazione Comunista, Manuel Minervini. Dai meme ai festival, dai rapper spagnoli alle elezioni locali, la parola "comunista" è tornata ovunque. Ma più che raccontare cosa sia il comunismo, serve a costruire paure e identità. Perché a volte le ideologie contano meno dell'algoritmo che le trasforma in bersaglio.

     Musica e Mondo è la newsletter gratuita di Giovo. 
    🎵 La puoi ascoltare gratis su tutti i servizi audio 
    📩 Se la vuoi leggere la trovi su Substack.
    📢 RSS per gli altri servizi audio

    IG: @giovodust / @musicaemondo_news
    4 min
  • Mauvais Djo: le hit "Maladie" e "Pilé e la guerra del coltan
    Da settimane la classifica francese parla congolese. Mauvais Djo, franco-congolese cresciuto a Évry, spopola con "Maladie" e "Pilé". Con lui Leto, Theodora, Tiakola: versioni moderne della rhumba lingala, che fanno milioni di stream in tutta Europa. La Francia balla, canta e monetizza la cultura afro-congolese. Ma a qualche migliaio di chilometri il Congo orientale è ancora in guerra. L'M23, sostenuto secondo l'ONU dal Ruanda, controlla Rubaya, uno dei giacimenti di coltan più ricchi al mondo: il metallo dei nostri telefoni, dei chip, delle batterie "verdi". Mentre esplode un'epidemia di Ebola, Macron e Tshisekedi si sentono al telefono e parlano di "partenariato economico". Il punto non è l'Ebola. È il coltan. E mentre la Francia a New York dice di difendere la sovranità congolese, l'Unione Europea firma un accordo sulle materie prime proprio col Ruanda. I critici lo chiamano per quello che assomiglia a essere: Françafrique 2.0. Meno basi militari, più diplomazia economica, più accesso al coltan e al cobalto. Mentre la guerra continua a uccidere.

     Musica e Mondo è la newsletter gratuita di Giovo. 
    🎵 La puoi ascoltare gratis su tutti i servizi audio 
    📩 Se la vuoi leggere la trovi su Substack.
    📢 RSS per gli altri servizi audio

    IG: @giovodust / @musicaemondo_news
    4 min

About Musica e Mondo

From the publisher's feed

La musica come punto di vista sul mondo. Sono Giovo, racconto del pianeta terra attraverso le sette note.