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Avendo avuto l’occasione di visitare il Museo dell’insurrezione di Varsavia, il nuovo Museo della storia recente del Vietnam e di aver letto le impressioni del giornalista Marco Imarisio sul nuovo Museo di Storia Contemporanea di Mosca, Riccardo Rossotto dedica la puntata a questi tre luoghi. Spazi apparentemente consacrati alla memoria storica che mostrano però quanto anche l’esposizione museale possa diventare uno strumento attraverso cui la politica interpreta, seleziona o talvolta manipola alcune pagine del passato di un Paese in funzione dei propri interessi.
Un episodio che invita a guardare con maggiore attenzione anche ai luoghi della memoria e della cultura, ricordando come la conoscenza della storia e la capacità di porsi le giuste domande di fronte a ciò che viene raccontato restino il primo vero antidoto contro ogni forma di propaganda.
Negli ultimi mesi i termini antisemitismo e antisionismo sono stati spesso utilizzati in modo intercambiabile, generando una confusione che non è soltanto linguistica, ma profondamente politica e culturale. In questa puntata, Riccardo Rossotto prova ad affrontare con prudenza e rigore un tema molto delicato, distinguendo tra l’odio razziale verso il popolo ebraico e la critica al sionismo o alle politiche dello Stato di Israele.
Attraverso un’analisi storica e lessicale, il racconto ripercorre la nascita del termine antisemitismo così come il significato originario del sionismo anche attraverso il pensiero e il contributo di alcuni studiosi, il professor Manlio Graziano, e gli storici italiani Anna Foa e Gianni Oliva.
Un episodio che invita ad approfondire e a non lasciarsi trascinare da slogan o strumentalizzazioni, ricordando che la conoscenza storica resta l’unico vero antidoto alla manipolazione.
Lo scorso 18 dicembre 2025 il Consiglio europeo ha legalmente aggirato il diritto di veto, attraverso il combinato disposto degli articoli 20 e 212 del Trattato Istitutivo dell’Europa, per garantire un sostegno finanziario all’Ucraina, riaccendendo così uno dei nodi più delicati dell’integrazione europea: il diritto di veto è una garanzia democratica o un ostacolo alla sopravvivenza politica dell’Unione?
I leader di tutti i Paesi membri in queste ore stanno proprio discutendo sul come far fare un salto di qualità ad un’Unione Europea che così com’è non può che declinare.
La puntata ricostruisce gli argomenti alla base delle due posizioni, favorevoli e contrarie all’eventuale abolizione del diritto di veto, aprendo una riflessione sul delicato equilibrio tra sovranità nazionale e integrazione europea, in un momento in cui l’efficienza e la rapidità decisionale sono sempre più importanti.
Mentre la NATO tradizionale appare sempre più in crisi, nonostante il silenzio praticamente generale dei media internazionali, tre leader di tre Paesi musulmani a maggioranza sunnita stanno formando una nuova alleanza: una “NATO 2” musulmana. È proprio così: Arabia Saudita, Pakistan e Turchia stanno definendo un patto di mutua difesa modellato sul celebre articolo 5 dell’Alleanza Atlantica, pronto a ridisegnare le geometrie del potere globale.
In questa puntata Riccardo Rossotto racconta le dinamiche generative dietro questa triplice intesa, nata quasi in silenzio, e come questa potrebbe diventare un player centrale nelle geopolitiche di Medio Oriente e Africa orientale. Un episodio per capire cosa sta succedendo nel mondo lontano dai riflettori dei media occidentali e fare alcune considerazioni sul futuro che ci attende come europei, sul ruolo dei Paesi del Golfo e sui pericoli della disinformazione, soprattutto online.
Una produzione di Zero Contenuti
Dopo aver analizzato, nella precedente puntata, il significato del termine “golpe” e alcuni casi internazionali, questo nuovo episodio si concentra su tre clamorosi casi italiani, avvenuti tra gli anni ‘60 e ‘70: il Piano Solo del 1964, il tentato golpe Borghese del 1970 e il golpe bianco di Pacciardi e Sogno del 1974.
Tra verità e mistificazioni, Riccardo Rossotto ricostruisce le vicende e il contesto politico che le ha generate, evidenziandone i punti oscuri e le contrapposizioni tra tesi accusatorie e difensive.
Un approfondimento che dimostra come la paura del colpo di Stato abbia segnato anche la storia della nostra Repubblica e che, in conclusione, lascia in mano alle riflessioni degli ascoltatori due quesiti aperti su due casi recenti: l’assalto a Capitol Hill del 2021 e il sequestro del presidente Maduro.
Una produzione di Zero Contenuti
Il colpo di Stato è una delle paure ricorrenti nella storia delle democrazie. In questa prima parte di due episodi dedicati al tema, Riccardo Rossotto ripercorre la genesi del termine “golpe” e analizza alcuni casi esemplari, soprattutto internazionali, per capire come si organizzano e quali obiettivi hanno.
A partire dai coup d’état dell’epoca napoleonica fino ai celebri rovesciamenti di potere in America Latina, l’episodio ricostruisce le modalità, le strategie e le condizioni che rendono possibile un colpo di Stato, approfondendo anche le categorie proposte dal politologo Samuel P. Huntington e le tecniche descritte da Edward Luttwak nel suo celebre manuale, “Strategia del colpo di Stato. Manuale pratico”
Un episodio che riporta colpi riusciti, tentati e falliti, per anticipare tre clamorosi tentativi italiani avvenuti tra gli anni ‘60 e ‘70 di cui si parlerà nella prossima puntata. Una produzione di Zero Contenuti
Dopo aver ripercorso, nella precedente puntata del podcast, la Conferenza di Helsinki del 1975 riflettendo, con un po’ di speranza, su cosa significherebbe riproporla oggi, in questa nuova puntata Riccardo Rossotto ci accompagna in un altro esercizio di immaginazione geopolitica. Se una Helsinki 2 fosse troppo utopica, potremmo almeno immaginare una nuova Yalta: la Yalta 2?
Partendo dalla storica conferenza del 1945 che ridisegnò gli equilibri mondiali alla fine della Seconda guerra mondiale, l’episodio si interroga su cosa succederebbe se oggi, nel 2026, tre nuove superpotenze, Trump, Putin e Xi Jinping, si sedessero a un tavolo per individuare un nuovo equilibrio mondiale capace di mettere fine alle guerre e rispolverando quindi le “zone di influenza” (proprio come le ha ridisegnate - e le abbiamo riprese nella copertina di questa puntata - il capo della delegazione russa al tavolo delle trattative, Dmitriev).
Un’analisi attenta dei possibili scenari futuri, delle rispettive strategie dei nuovi leader globali e del ruolo (sempre più marginale) dell’Europa in un sistema di potere ormai tripolare, con una domanda, o meglio, una speranza, che resta aperta: la diplomazia saprà imporsi di nuovo alla forza?
Una produzione di Zero Contenuti
A poco più di cinquant’anni dalla storica Conferenza di Helsinki del 1975, che portò 35 Paesi a sottoscrivere un accordo su pace, cooperazione e diritti umani, oggi, in un presente segnato da decine di tragici conflitti aperti, alcuni politologi invocano la possibilità di un nuovo summit internazionale, una sorta di Helsinki 2.
In questa puntata, Riccardo Rossotto ripercorre la genesi e il significato di quel vertice straordinario, conclusosi con l’Atto finale di 10 punti chiave, mostrando come, allora, due blocchi profondamente ostili, quello occidentale e quello sovietico, seppero ritrovarsi attorno a un tavolo.
Una riflessione su cosa resta, o purtroppo, non ci resta, oggi, di quella Conferenza, con la speranza di poter ricostruire una Helsinki 2 capace di trovare una soluzione diplomatica e di pace ai conflitti pendenti.
In questa puntata, Riccardo Rossotto parte da due testi dal contenuto molto attuale, - “Demopolis” di Josiah Ober e “Why Politics Fails” di Ben Ansell - per riflettere sullo stato di salute delle nostre democrazie.
Nel suo libro Ober utilizza una metafora interessante per descrivere la democrazia, paragonandola ad un “software” che, “ideato” ad Atene, ha conosciuto poi diverse “versioni” nel tempo, tutte però legate ad un principio fondamentale, l’autogoverno dei cittadini. Ansell, invece, cerca di spiegare perché i cittadini si sentano sempre più delusi dalla politica, individuando cinque grandi “trappole” in cui rischiamo spesso, noi cittadini, di cadere tutti e che riguardano la democrazia, l'uguaglianza, la solidarietà, la sicurezza e la prosperità.
Due voci diverse di due studiosi americani della democrazia, per riflettere insieme su ciò che può sostenerla e su cosa, invece, rischia di minarne la stabilità.
Nel luglio del 1925, Giovanni Amendola - giornalista, parlamentare liberale e coraggioso oppositore del fascismo - venne brutalmente aggredito a Montecatini da un gruppo di squadristi. Morì meno di un anno dopo, ma le cause della sua morte sono oggetto ancora oggi di ricostruzioni contrastanti: fu vittima delle bastonate ricevute durante l’assalto fascista o di un tumore già in corso? Le opinioni divergono, come ci dimostrano le versioni del giornalista e storico Antonio Carioti e quella di Stefano Baracchini, appassionato di storia.
In questa puntata, Riccardo Rossotto riflette sul modo in cui quella storia viene narrata, rievocando non solo la vicenda personale di Amendola ma anche il significato, spesso travisato, del termine "revisionismo".
Un racconto che invita a mantenere sempre uno sguardo critico e a non avere paura di confrontare fonti diverse, anche quando il rischio è quello di scardinare una narrazione ufficiale ormai consolidata.
Una produzione di Zero Contenuti
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