
Sign up to save your podcasts
Or


Consueto appuntamento del venerdì con l’analisi critica dei fatti economici della settimana con l’economista e nostro collaboratore Andrea Fumagalli.
Oggi, venerdì 31 ottobre 2025, ai nostri microfoni abbiamo parlato dell’accordo sui dazi raggiunto tra Usa e Cina; di tassi invariati da parte della Bce e della riduzione dello 0,25% da parte della Fed, ferme nell’economia dell’Eurozona Italia e Germania; abbiamo poi affrontato i dati sull’occupazione in Italia fotografati dall’Istat, tra inflazione, contratti scaduti e occupazione povera che prosciugano il potere d’acquisto; in ultimo, abbiamo affrontato il tema posto dalla Ragioneria Generale dello Stato, cioè che in quasi 5 anni i ministeri hanno impiegato solo il 32% dei Fondi di coesione.
Su Radio Onda d’Urto Andrea Fumagalli, docente di economia politica all’Università di Pavia e nostro storico collaboratore. Ascolta o scarica.
Non vi è ancora traccia del ragazzo migrante disperso in mare al porto di Livorno. Si era gettato in acqua per tentare di sfuggire al rimpatrio. Era insieme a un’altra persona, quest’ultima deceduta dopo essere stata risucchiata dall’elica di una nave che stava transitando nello scalo portuale.
I due ragazzi, nemmeno 20 anni di età, erano stati sorpresi dalla Polmare nella mattinata di ieri, giovedì 31 ottobre, su un mercantile danese che era partito dalla Tunisia ed consegnati poi al comandante, che li aveva rinchiusi all’interno di una cabina. Per scappare si sono buttati in acqua poco prima dell’attracco in porto. Aperte le indagini.
“Il porto ha continuato a lavorare mentre c’erano due ragazzi dispersi in mare“, denuncia Simone, portuale di Livorno e dei Gap ai microfoni di Radio Onda d’Urto. Anche quando sono iniziate le ricerche i lavori nel porto non si sono mai interrotti.
“Non diamo più valore alla vita”, sottolinea Simone dei Gap. Qui l’intervista completa. Ascolta o scarica.
Il Movimento No tav ricorda oggi il ventennale di una straordinaria stagione di lotta, iniziata il 31 ottobre del 2005 con la “Battaglia del Seghino”, passando dallo sciopero generale di tutta la Valle del 16 novembre con la marcia dei 50.000 tra Susa e Bussoleno fino alla conquista di Venaus dell’8 dicembre, “scrivendo una delle pagine più vive e luminose della resistenza collettiva alla grande opera inutile.
Questa sera, venerdi 31 ottobre, la fiaccolata, alle ore 20.30, da Mompantero, sotto lo slogan “avere vent’anni è avere sogni grandi”.
Doriana Tassotti del Movimento No Tav della Val di Susa Ascolta o scarica
COMUNICATO
Sono passati vent’anni da quei giorni che hanno segnato la storia della nostra valle.
Dal 31 ottobre 2005, quando sul ponte del Seghino la determinazione di un intero popolo impedì al Tav di affondare le sue radici, e dall’8 dicembre, quando migliaia di persone, unite da un unico obiettivo, riconquistarono Venaus, scrivendo una delle pagine più vive e luminose della nostra resistenza collettiva.
Da allora molte cose sono cambiate, ma rimangono salde e immutate la volontà di difendere il nostro territorio, la dignità di chi non vuole accettare l’inaccettabile e la certezza che questa battaglia non è conclusa.
La Linea ad Alta Velocità Torino–Lione continua a incarnare un modello di sviluppo devastante e mafioso, che spreca risorse e calpesta comunità, che elegge interi territori a zone sacrificabili a ogni costo in nome del profitto, chiamandolo “progresso” o “transizione ecologica”.
Noi continuiamo a essere qui, ancora e sempre, a dire No al Tav e a tutto ciò che rappresenta: espropri di case, deforestazioni, polveri inquinanti, ditte colluse.
Oggi, come allora, sentiamo forte la necessità di celebrare quelle due giornate fondamentali per la nostra storia, tornando insieme per le strade e i sentieri della valle.
Per questo vogliamo che la nostra voce, durante queste giornate, si unisca a quella del Popolo e della Resistenza palestinese e a quella di chi non si arrende davanti all’ingiustizia. Nonostante da 77 anni il sionismo stia cercando di eliminare la Palestina, nonostante il genocidio in atto, a Gaza e in Cisgiordania c’è ancora vita.
Da domani, 18 ottobre, fino a dicembre, ci ritroveremo in una serie di iniziative diffuse in tutta la valle — momenti di incontro, memoria, confronto e azione — fino alla Marcia Popolare No Tav di lunedì 8 dicembre 2025, vent’anni dopo quella giornata che nessuno ha mai dimenticato.
Sono passati due decenni e il filo non si è spezzato. Tiene insieme generazioni, storie e sogni.
Si segnalano nuovi attacchi aerei da parte di Israele nella zona a sud di Gaza, in particolare contro le città di Abasan al-Kabira e Bani Suheila, a est di Khan Younis nel sud della Striscia. Le notizie arrivano nella serata di oggi. Non si conoscono al momento l’entità, danni e vittime di questa nuova – ennesima – violazione del cessate il fuoco da parte di Tel Aviv.
Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump riesce comunque a sostenere che il cessate il fuoco firmato meno di 3 settimane fa è ancora forte, mentre il mediatore Qatar esprime frustrazione, ma afferma che i mediatori attendono con ansia la prossima fase della tregua.
Hamas ha intanto consegnato i corpi di altri due prigionieri israeliani alla Croce Rossa, come da accordi, mentre Israele continua il blocco degli aiuti dai valichi di frontiera sotto il loro controllo, che in teoria dovrebbero entrare liberamente, al ritmo di 2mila tonnellate. Dalla firma della tregua, questo però non è mai avvenuto; al massimo, di tonnellate ne sono entrate 700, con continui controlli e divieti imposti, in maniera arbitraria, dagli occupanti.
Ai microfoni di Radio Onda d’Urto, Niccolò Parrino, responsabile logistica per Emergency in collegamento da Gaza.Ascolta o scarica
Continuano, invece, le violenze sistemiche di coloni e militari israeliani nella Cisgiordania occupata.
Il Ministero degli affari esteri libico ha ordinato a Medici Senza Frontiere di lasciare il paese entro il 9 novembre. L’espulsione sembra voler proseguire l’ondata repressiva che, dallo scorso marzo, sta colpendo le organizzazioni umanitarie che operano nella parte occidentale del Paese.
Il 27 marzo 2025 l’équipe di MSF aveva infatti ricevuto l’ordine di sospendere le attività che, in Libia, svolge in collaborazione con le autorità locali. Un ordine – sopraggiunto dopo la chiusura imposta dall’Agenzia per la sicurezza interna (ISA) e l’interrogatorio di diversi membri del suo staff – che ha colpito anche altre 9 organizzazioni umanitarie che operano nella stessa zona. Tuttavia, dopo circa due mesi e mezzo di la sospensione forzata da parte delle autorità libiche, MSF ha potuto riprendere le proprie attività, incentrate principalmente sull’assistenza ai rifugiati e alle persone migranti di passaggio nel Paese. Ora questo nuovo ordine, giunto senza alcuna motivazione specifica, rischia di rimettere tutto in discussione.
“Siamo profondamente rammaricati per questa decisione e preoccupati per le conseguenze che avrà sulla salute delle persone che assistiamo – dichiara Steve Purbrick, responsabile dei programmi MSF in Libia, attraverso le pagine del sito dell’organizzazione medico-umanitaria – Riteniamo di avere ancora un ruolo importante da svolgere in Libia, in particolare nella diagnosi e nel trattamento della tubercolosi, nel supporto al sistema sanitario libico, ma anche nel garantire l’accesso all’assistenza sanitaria ai rifugiati e alle persone migranti che sono escluse dalle cure e soggette a detenzioni arbitrarie e gravi violenze”.
Ai microfoni di Radio Onda d’Urto il racconto e l’analisi di Candida Lobes, Advocacy Manager di MSF Italia, con cui abbiamo approfondito anche i contorni del comunicato diramato oggi dall’ONG per chiedere – a pochi giorni dal rinnovo automatico previsto per il 2 di novembre – l’interruzione dell’accordo Italia-Libia in quanto “perpetua scellerate politiche di respingimento e detenzione sulla pelle delle persone alimentando nel Mediterraneo il numero delle morti in mare.” Ascolta o scarica
E’ stato recuperato nel pomeriggio di oggi, nelle acque del porto di Livorno, il cadavere di uno dei due migranti finiti in mare questo giovedì mattina per evitare il rimpatrio, dopo aver attraversato il Mediterraneo nella stiva della cargo Stena Shipper, proveniente dall’Africa e che fa servizio con la Tunisia. Sospese, intanto, le ricerche del migrante disperso con l’arrivo del buio.
I due, secondo quanto si apprende, avrebbero subito un fermo stamani dopo un controllo della Polmare sul cargo e sarebbero stati poi sequestrati dal comandante della nave, che li avrebbe chiusi all’interno di una cabina, da cui sono riusciti a fuggire, buttandosi in mare e – secondo le prime ricostruzioni – risucchiati dall’elica di una nave Grimaldi che in quel momento transitava lungo il canale.
“Sono stati rinchiusi a forza in una cabina della nave pronti per essere rimandati in Tunisia. Senza neanche sapere se effettivamente era quello il loro Paese di provenienza”, denuncia Usb Livorno.
Due ragazzi giovanissimi che, “nella speranza di una vita migliore, si erano imbarcati su una nave ro-ro nascosti dentro un semirimorchio. Una volta scoperti per loro non c’è stata possibilità di fare richiesta di asilo, di spiegare la propria condizione. Non hanno potuto parlare con un avvocato o con un’associazione“, scrive Usb Livorno nel comunicato.
L’invervista a Giovanni Ceraolo, Usb Livorno. Ascolta o scarica.
Dalla parte del diritto all’abitare, trasmissione quindicinale di Radio onda d’urto di informazione e approfondimento sulle lotte per la casa, contro sfratti, sgomberi e pignoramenti. In questa puntata:
Bologna: la nuova grande occupazione abitativa porta ad una vittoria piena. Case per le famiglie e fine dell’intervento della celere per l’esecuzione degli sfratti
Dopo diversi sfratti eseguiti con l’intervento violento della celere, l’ultimo con l’abbattimento di un muro a mazzate per entrare nell’appartamento dove si era barricata una famiglia con bambini e con manganellate date ai solidali davanti ai loro figli piccoli a Bologna c’è stata nei giorni scorsi una grande occupazione abitativa in via Don Minzoni che si è conclusa con una importante vittoria:
Sofia di Plat Ascolta o scarica
La testimonianza di Maria ex occupante Via Don Minzoni Ascolta o scarica
La testimonianza di Adriana ex occupante Via Don Minzoni Ascolta o scarica
La testimonianza di Lidia ex occupante Via Don Minzoni Ascolta o scarica
Brescia: blocchiamo tutto anche gli sfratti. I picchetti convocati dall’Associazione Diritti per tutti impediscono cinque esecuzioni nei confronti di famiglie sotto sfratto per finita locazione o morosità incolpevole.
Cinque sfratti bloccati oggi a Brescia, uno per finita locazione, uno per una inadempienza della proprietà che ha lasciato al freddo la famiglia e tre per morosità incolpevole. In due casi si tratta di case popolari dell’Aler. Sono le diverse facce della crisi abitativa che attanaglia anche Brescia: famiglie che hanno un reddito ma non trovano appartamenti in affitto perchè hanno bambini o perchè sono di origine migrante; famiglie che sono in graduatoria per le case popolari, anche in buona posizione, ma che non ottengono l’assegnazione perchè gli alloggi pubblici disponibili nell’ultimo bando della primavera 2025 erano solo 52 per oltre 1000 famiglie aventi diritto in lista; oppure persone che già vivono in una casa popolare ma che non sono riusciti a pagare l’affitto per una separazione, come la mamma di via Lonati con due bambini lasciata dal marito senza aiuti economici per i figli e con il debito per i canoni non pagati o i due coniugi che non sono riusciti a sostenere spese condominiali sempre più esorbitanti. Tutti gli sfratti sono stati bloccati in attesa di sistemazioni alternative o di avviare la trattativa con Aler, in un caso già andata a buon fine. Sentiamo però una storia paradigmatica della situazione bresciana: la storia di un inquilino che ha sempre pagato regolarmente e che si trova con lo sfratto e senza possibilità di trovare un’altra abitazione in locazione.
La testimonianza di Garraoui Ascolta o scarica
L’Esecutivo Nazionale Confederale dell’USB indica il 28 novembre come data per lo sciopero generale di tutte le categorie contro la finanziaria di guerra, con mobilitazioni in tutte le città e manifestazione nazionale a Roma il giorno 29 novembre.
“Al centro dello sciopero c’è la questione del salario” scrive in un comunicato il sindacato di base, aggiungendo che “Tutti i contratti nazionali devono assicurare almeno 2mila euro come livello minimo di partenza e in paga base, somma che rappresenta la linea invalicabile per garantire una retribuzione dignitosa e consentire il recupero delle fortissime perdite accumulate dai salari negli ultimi trent’anni”.
Sulla finanziaria di guerra il Usb dice: “invece di comprare e costruire nuove armi è ora di tornare a costruire case popolari e di affrontare l’emergenza della sanità pubblica, investendo in personale e strutture sanitare”.
La data sarà sottoposta all’approvazione dell’assemblea nazionale dei delegati e delle delegate in programma a Roma per sabato 1° novembre.
Ai microfoni di Radio Onda d’Urto l’intervendo di Marcello Sergio, del consiglio nazionale dell’USB – Unione Sindacato di Base. Ascolta o scarica.
Sul 28 novembre, anche Cub, Cobas, Clap, Sial e Adl Cobas hanno lanciato lo sciopero generale.
lLe CLAP – Camere del Lavoro Autonomo e Precario fanno anche un appello per uno sciopero generale unitario, come il 3 ottobre.
Secondo le CLAP il quadro politico attuale “impone la necessità di una mobilitazione inclusiva che tenga conto di tutte le sensibilità sociali, sindacali e politiche che si sono espresse nelle ultime settimane, allo scopo di favorire la più ampia convergenza contro l’economia di guerra e l’economia del genocidio in Palestina, che ora si prepara a fatturare miliardi con la ricostruzione”. Di questo ci parla Tiziano, delle CLAP. Ascolta o scarica.
Sono tanti i problemi sollevati dal personale dell’ospedale San Raffaele di Milano e che rendono sempre più difficile l’accesso alle cure: indetto uno sciopero per la giornata di venerdì 31 ottobre.
L’appuntamento è alle ore 9.30 in via Olgettina 60, sul piazzale dell’ospedale. Da qui il personale del San Raffaele raggiungerà, attraverso il percorso pedonale, la metropolitana a Cascina Gobba. Seconda tappa della mobilitazione sarà in piazza Duca d’Aosta dove, intorno alle ore 10.30, partirà un corteo fino al Palazzo della Regione.
Infermieri, tecnici, professionisti sanitari, impiegati, personale di supporto chiedono conto ai rappresentanti delle istituzioni regionali delle scelte passate e future che pregiudicano il diritto a curarsi in Lombardia.
Con i troppi tagli budgetari avvenuti in passato, ci si ritrova oggi a lavorare in un “ospedale sporco, con personale insufficiente e con stipendi inadeguati”. Problemi che si ripercuotono inevitabilmente anche sui pazienti: anche per questo la cittadinanza è invitata a partecipare alla mobilitazione.
Le ragioni dello sciopero e le proposte che potrebbero “correggere il tiro” nell’intervista con Margherita Napoletano, coordinatrice RSU dell’Ospedale San Raffaele di Milano. Ascolta o scarica
Il Coordinamento di associazioni e realtà di Milano Sud contro la guerra, attivo da più di un anno nella promozione e realizzazione di iniziative volte a promuovere una cultura di pace e solidarietà invita cittadine e cittadini a partecipare a tre iniziative consecutive in programma venerdì 31 ottobre. L’organizzazione della giornata è frutto dell’assemblea pubblica “Contro la guerra e riarmo”, svoltasi il 18 ottobre presso il Municipio 5.
Il programma della giornata inizia con “un pomeriggio creativo per immaginare insieme un futuro di pace”, dalle ore 16.30 alle 18:00, presso i giardini Gianfranco Bianchi di via Montegani. Il laboratorio “disegni contro la guerra”, con giochi e stencil, è aperto a bambine, bambini e famiglie (si invita a portare una maglietta bianca da colorare).
Corteo previsto alle ore 18 da Stadera a Gratosoglio per ribadire la sintesi della giornata, “soldi ai quartieri, non alla guerra”: si chiedono investimenti nei territori, nei servizi e nella coesione sociale, invece che nelle spese militari.
Segue la Festa per i 10 anni di Gratosoglio Autogestita in via Lelio Basso 7, per celebrare i primi dieci anni di attività dello spazio sociale liberato e punto di riferimento per la partecipazione dal basso nel quartiere.
Tre momenti diversi ma uniti da un messaggio comune: Milano Sud dice no alla guerra e al riarmo, sì alla pace, alla solidarietà e alla cura dei territori, come ci ha raccontato Sara Sommaruga del Coordinamento di associazioni e realtà di Milano Sud contro la guerra e il riarmo. Ascolta o scarica
Promuovono l’iniziativa: ANPI Stadera-Gratosoglio, ANPI Vigentina, Camera Sud Milano, Associazione Centro Comunitario Puecher, Baia del Re, Associazione “Marhaban bil jamie” (“benvenuti a tutti”), Associazione ATIR – Associazione Teatrale Indipendente per la Ricerca, BDS Milano, Comitato Difesa Ambiente Zona 5 Milano, Emergency Gruppo Volontari Zona 5 Milano, GTA – Gratosoglio Autogestita, Collettivo Zam, Nuova Atletica 87, Ossevatorio contro la militarizzazione della scuola e delle università, RossoSiSpera, Serpica Naro, Sicet Stadera.
From the publisher's feed