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Striscia di Gaza. 106 i cadaveri negli ospedali, tra cui 46 bambini. Più di 300 i feriti, un terzo minori. Con l’ondata di attacchi di queste ore, rivolti contro tende, strutture sanitarie, civili inermi, il numero totale di vittime e feriti dall’accordo di cessate il fuoco dell’11 ottobre ha raggiunto quota 211; 597 I feriti; 482 i corpi recuperati in attacchi precedenti. Ri-avvolgendo il nastro all’inizio del genocidio, ottobre 2023, ammazzati dall’occupazione genocidiaria sionista 68.643 palestinesi, oltre a 9-10mila persone sepolte sotto le macerie.
Dopo una sera, una notte e una mattinata di bombe, Israele afferma di aver “ripreso a rispettare il cessate il fuoco”. Per Tel Aviv, quindi gli attacchi di rappresaglia sono cessati stamattina. Questo non significa che non si continui a morire nella Striscia: nel pomeriggio si registra infatti almeno un raid, a Beit Lahiya, estremo nord, con 2 vittime, non distante dalla cosiddetta “linea gialla”, oltre la quale le forze occupanti israeliane si sono formalmente ritirate, pur continuando a sparare anche al di qua, ossia verso gli sfollati palestinesi, ammassati in metà Gaza.
Tel Aviv, quindi, fa come sempre, quello che vuole, grazie al silenzio complice della Ue e alla copertura attiva degli Usa, confermata oggi dal vicepresidente JD Vance, per il quale avere ammazzato oltre 100 persone in poche ore è derubricabile a “piccole schermaglie”. Licenza di uccidere, dunque, in risposta a quella che Israele ha descritto come una supposta violazione dell’accordo da parte di Hamas.
Il giorno prima il Movimento islamico palestinese aveva consegnato i resti di un prigioniero alla Croce Rossa; per Tel Aviv però erano altri resti di un prigioniero il cui corpo era già stato riportato in Israele a fine 2023. Con questa scusa Israele ha incendiato la Striscia, nell’ennesima– la più grave – delle 126 violazioni armate del cessate il fuoco compiute in meno di tre settimane, oltre a impedire – tutt’ora – l’ingresso di aiuti in maniera capillare rispetto a quanto pattuito con i mediatori.
Di Gaza si è parlato oggi a New York, dove Francesca Albanese, la relatrice speciale Onu per i Territori Occupati, ha presentanto alla terza commissione dell’Assemblea Generale delle Nazionte Unite il proprio nuovo, dettagliato rapporto; 24 pagine in cui esamina, dati alla mano, il ruolo di 63 Stati nel crimine collettivo del genocidio in una Striscia come “strangolata, affamata, distrutta”.
Ai microfoni di Radio Onda d’Urto, un estratto della replica che oggi, Francesca Albanese, ha pronunciato davanti agli ambasciatori riuniti nel quadro della terza commissione dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite Ascolta o scarica
Intanto la Cisgiordania Occupata è travolta dalle violenze di militari occupanti e coloni israeliani. Decine di palestinesi rapiti tra Tulkarem, Nablus e a Dheisheh, storica roccaforte delle forze laiche e progressiste, vicino Betlemme.
Fermata pure una mezza dozzina di giornalisti, a nord della Valle del Giordano. Molti degli arrestati di oggi erano stati recentemente rilasciati dalle galere israeliane, dove Tel Aviv ha vietato le visite ai prigionieri palestinesi alla CRI e dove non entrano mai, nemmeno per sbaglio, gli impuniti coloni fascisti, nonostante le scorrerie quotidiane; da ottobre 2023 in Cisgiordania ammazzati 1.059 palestinesi, 10mila feriti, 20mila arresti o fermati, tra cui 1.600 bambini.
È stata uccisa dall’ex compagno con decine di coltellate.
Douglas Reies Pedriso – il 41enne che le ha tolto la vita nel suo appartamento a Castelnuovo del Garda, nel veronese, nella notte tra domenica 26 e lunedì 27 ottobre – ha prima tolto il braccialetto elettronico per aggirare il divieto di avvicinamento alla donna che gli era già stato imposto, quindi l’ha uccisa. L’uomo era già indagato per maltrattamenti ed era stato accusato di avere abusato della cognata, mentre alla donna era stata tolta la custodia della figlia proprio per l’alto livello di pericolosità a cui era esposta a causa dell’ex compagno.
“In avvicinamento al 25 novembre, domani giovedì 30 ottobre dalle 19 alle 20 ci troviamo sul Liston in Piazza Bra per un presidio – scrive oggi Non Una di Meno Verona – una piazza arrabbiata per Jessica, uccisa a Castelnuovo del Garda, e per tutt3 le altr3 più di 70 sorelle uccis3 in femminicidi, lesbicidi e trans*cidi del 2025″.
Abbiamo approfondito i contorni di questo ennesimo femminicidio e del presidio di giovedì con Elena, di Non Una di Meno Verona Ascolta o scarica
Di nuovo in mare: è salpata da Trapani la nave Mediterranea, di Mediterranea Saving Humans, per la sua seconda missione di salvataggio, a Sud dell’isola di Lampedusa.
“Ripartiamo in mare – dicono attiviste-i – grazie alla decisione del Tribunale di Trapani che ha sospeso la detenzione amministrativa della nave disposta ad agosto in applicazione del dl Piantedosi, riconoscendo la piena legittimità di rifiutare il porto lontano di Genova e fare rotta su Trapani”.
Una decisione importante che legittima l’operato dell’organizzazione e che è necessaria: sono almeno 1400 le vittime nel Mediterraneo dall’inizio dell’anno, ricorda Laura Marmorale, presidente di Mediterranea Saving Humans ai microfoni di Radio Onda d’Urto. Ascolta o scarica
È partita la raccolta firme per la proposta di legge di inziativa popolare dal titolo “non più di 20 per classe” avanzata da Alleanza Verdi e Sinistra. Al centro delle richieste la riduzione del numero di studenti per aula a non più di 20, ridotti a 18 o 15 nel caso di presenza di studenti con disabilità.
Nella proposta si chiede un maggiore contrasto del fenomeno dell’abbandono scolastico, l’aumento del personale ATA e una riduzione dei finanziamenti alle scuole private. La campagna pone al centro la qualità dell’insegnamento con la finalità di salvaguardare il benessere sia degli studenti che dei docenti e costruire un modello di scuola che si allontani dall’impostazione aziendale. “Molti studenti vivono una condizione di disagio perenne, le scuole sono diventate molto competitive invece di insegnare la cooperazione e questo non si riesce a fare in classi affollate”.
Ne abbiamo discusso ai microfoni di Radio Onda d’Urto con Celeste Grossi, responsabile regionale in Lombardia di scuola e università di Sinistra Italiana.Ascolta o scarica
La Plat (Piattaforma di Intervento Sociale) di Bologna ha ottenuto un tavolo di trattativa sull’emergenza sfratti questo pomeriggio con la prefettura di Bologna, davanti la quale è stato chiamato un presidio di solidarietà.
Le famiglie sotto sfratto o gia’ sfrattate che hanno occupato a Bologna uno spazio ad uso abitativo venerdi scorso , circa 150 persone di cui una settantina minori, hanno incontrato il Prefetto, il Questore, il Sindaco e l’Assessore alla casa e al welfare del Comune di Bologna.
Dopo oltre un’ora di confronto alla presenza di solidali e del sindacato PLAT si è ottenuto che le famiglie sfrattate saranno immediatamente accolte in strutture alberghiere per un tempo massimo di due settimane al termine del quale saranno accolte in strutture di accoglienza (case di transizione) mentre le famiglie sotto sfratto potranno intanto restare nei loro alloggi per essere poi trasferite in alloggi di transizione.
Sentiamo un resoconto di Federico della nostra Redazione Emilia-Romagna Ascolta o scarica
Giovedì 30 ottobre, l’europarlamentare Ilaria Salis sarà a Bologna per incontrare e manifestare la propria solidarietà alle persone e alle famiglie in lotta per il diritto all’abitare.
Martedì 4 novembre a Monza la Rete Lotte Sociali Monza e Brianza e i Collettivi studenteschi di Monza hanno organizzato un corteo “Contro la guerra e chi la produce “. Concentramento in via D’Annunzio ang. via Aquileia alle h 17.30. Tappa importante verso lo sciopero del 28 novembre indetto dal sindacalismo di base.
La presentazione con Paolo del Foa Boccaccio di Monza Ascolta o scarica
COMUNICATO DELLE REALTA’ PROMOTRICI
La Commissione Europea ci dice che dobbiamo essere pronti alla guerra entro quattro anni: il conflitto in Ucraina, che vede la NATO contrapposta a Putin, ha già un impatto diretto sulle nostre vite, ma nei prossimi anni la questione potrebbe aggravarsi drammaticamente se non si costruisce una solida opposizione agli interessi economici che si celano dietro alla guerra.
Fino a pochi mesi fa si chiamava “ReArm Europe”, oggi è stata ribattezzata “Readiness 2030”, ma la sostanza non cambia: la programmazione militare europea comprende, oltre al finanziamento alle armi, investimenti su infrastrutture, mobilità militare e guerra elettronica moderna. Un gigantesco affare per piccoli e grandi gruppi industriali, spese militari che paghiamo noi, investimenti pubblici che vengono sottratti alla spesa sociale.
Noi con la stessa reattività dobbiamo saper raccogliere tutto ciò che di vivo e politico è successo nelle scorse settimane per dire chiaramente NO ALLA GUERRA. NO AL RIARMO. NO ALLA PRODUZIONE BELLICA. NO ALLA MILITARIZZAZIONE nelle strade e nelle scuole.
Lo abbiamo affermato in tutta la Brianza durante l’Italian Raid Commando a maggio e di nuovo lo faremo il 4 novembre, durante la cosiddetta “Giornata dell’Unità nazionale e delle Forze armate”, diventata con il Governo Meloni una celebrazione ancor più funzionale a promuovere pericolose retoriche guerrafondaie.
Ancora una volta saremo in piazza per ribadire il rifiuto di questa retorica e per consolidare la crescita del movimento contro la guerra, coinvolgendo sia il mondo del lavoro che della scuola, rivendicando il blocco degli investimenti militari e l’incremento delle risorse per scuola e sanità pubbliche!
Mohammad Hannoun, presidente dell’API Associazione dei palestinesi in Italia, ha ricevuto la notifica di un Daspo urbano per un anno da Milano emesso dal questore del capoluogo lombardo. “E’ un tentativo di zittire la mia voce in difesa dei diritti del popolo palestinese e per la fine del genocidio”, ha affermato lo stesso Hannoun ai nostri microfoni commentando la misura repressiva che ha ricevuto nei giorni scorsi all’aeroporto di Linate con l’accusa di “istigazione alla violenza”. “La nostra attività è alla luce del sole – continua il rappresentante dell’API -per chiedere al governo di interrompere ogni relazione militare, politica ed economica con i criminali israeliani e questa continuità della mobilitazione ha dato fastidio alla lobby sionista che ha fatto pressione sul governo, sul prefetto, sul questore e sul sindaco di Milano per prendere misure contro di me, limitare la mai presenza e silenziare la mia voce che chiede giustizia per il popolo palestinese.”
L’intervista di Radio onda d’urto a Mohammad Hannoun, presidente dell’API e Presidente dell’Associazione dei Palestinesi in Italia e dell’Associazione benefica di solidarietà con il popolo palestinese (ASBPP) Ascolta o scarica
Occupato il liceo Einstein di Torino: la protesta di studentesse e studenti, iniziata questa mattina, arriva a pochi giorni dal fermo di un alunno quindicenne avvenuto lunedì scorso fuori dall’istituto, da parte di Digos e polizia. L’intervento delle forze dell’ordine, che hanno anche effettuato cariche contro i giovani presenti, è avvenuto mentre gli studenti manifestavano contro un gruppo di neofascisti che cercavano di consegnare volantini contro la cosìdetta “cultura maranza”.
“Condanniamo l’iniziativa muscolare di Digos e reparti antisommossa davanti all’istituto” dichiara il collettivo del liceo Einstein, che sottolinea come “per costruire le guerre serve avere giovani disciplinati che le combattano”. L’occupazione si inserisce così in una più ampia protesta contro le politiche belliche portate avanti dal Governo Meloni.
Ai microfoni di Radio Onda d’Urto, la corrispondenza con Nicola, del Collettivo Einstein Torino. Ascolta o scarica.
Di seguito il comunicato diffuso dal Collettivo Einstein Torino:
Sono stati giorni concitati quelli che hanno preceduto questa scelta degli studenti nella scuola, ma oggi non possiamo più aspettare.
Per due giorni abbiamo ricevuto solidarietà da ogni angolo del paese, centinaia di scuole hanno esposto striscioni di solidarietà per quanto avvenuto, ribadendo che la polizia deve stare fuori dalle scuole!
Catherine Connolly è la nuova Presidente della Repubblica d’Irlanda. E’ stata eletta al primo spoglio con il 63,4% delle preferenze, battendo di gran lunga la principale sfidante, Heather Humphreys (ex ministra del Fine Gael), appoggiata dalla coalizione di governo formata dai due storici partiti di destra, il Fianna Fáil e lo stesso Fine Gael.
Catherine Connolly, sostenuta in blocco dai principali partiti d’opposizione, tra cui il Sinn Féin e i Verdi, succede a Michael Higgins, che conclude i suoi due mandati settennali in carica dal 2011.
Abbiamo analizzato il voto e le prospettive che si aprono con Carlo Gianuzzi, nostro collaboratore e co-conduttore di Diario d’Irlanda, che torna sulle nostre frequenze sabato prossimo, 1 novembre, per una analisi del voto. Come sempre all’interno de Polvere della battaglia, dalle 13:30. Ascolta o scarica
Per aggiornamenti in settimana, potete anche seguire il podcast “Diario d’Irlanda – An Irish Journal”, che trovate su tutte le piattaforme.
Raid israeliani su tutta la Striscia di Gaza. Dal pomeriggio di ieri, martedì 28 ottobre, con una ondata di attacchi aerei proseguiti nella notte e questa mattina sono stati uccisi oltre 100 palestinesi, tra cui almeno 35 bambini. Si cercano ancora cadaveri sotto le macerie, dopo la peggiore violazione da parte di Israele a seguito dell’accordo di cessate il fuoco firmato il 10 ottobre, meno di tre settimane fa.
Israele afferma di aver “ripreso a far rispettare il cessate il fuoco”, dopo aver nuovamente devastato la Striscia, sostenendo che la tregua è ricominciata alle 9 di questa mattina, ora locale. Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha affermato che “nulla metterà a repentaglio” il cessate il fuoco, con il vicepresidente Usa JD Vance a confermare che si tratta di “piccole schermaglie”. Licenza di uccidere, dunque, in risposta a quella che Israele ha descritto come una supposta violazione dell’accordo da parte di Hamas.
Il giorno prima Hamas aveva consegnato i resti di un prigioniero alla Croce Rossa. Tel Aviv aveva sostenuto che quei resti appartenevano a un prigioniero il cui corpo era già stato riportato in Israele per la sepoltura. L’ala armata di Hamas, le Brigate Qassam, ha accusato Israele di aver violato la tregua e ha detto che avrebbe rinviato il previsto passaggio di consegne del corpo di un prigioniero scomparso. Aggiunge di aver recuperato i corpi di altri due prigionieri israeliani, durante le operazioni di ricerca condotte martedì.
Hamas ha aggiunto che il gruppo palestinese rimane impegnato nella tregua e che gli israeliani hanno “piena responsabilità per qualsiasi ritardo nel recuperare i corpi rimanenti” dei prigionieri, impedendo ai mezzi specializzati e alle squadre di soccorso di entrare nella Striscia. Con questa scusa Israele avrebbe nel pomeriggio di ieri effettuato nuovi raid nella Striscia.
Prima dei raid di ieri Israele aveva commesso 125 violazioni del cessate il fuoco da quando è entrato in vigore, lo scorso 10 ottobre, e ucciso 94 palestinesi.
Dalla Striscia di Gaza Sami Abu Omar, cooperante per diversi progetti in Palestina e nostro storico collaboratore. Ascolta o scarica.
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