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Il giornalista freelance Alessandro Sahebi è stato aggredito la sera di sabato 25 ottobre davanti al Teatro Branciaccio a Roma da un gruppo di tre fascisti mentre si trovava con la compagna ed il figlio di sei mesi, “colpevole” di indossare una felpa con la scritta «Azione Antifascista».
Originario di Desenzano del Garda (BS), ha militato nel Collettivo Gardesano Autonomo prima di trasferirsi nella capitale. Quest’estate è stato ospite, il 6 di agosto, presso la Libreria del Gatto Nero presso la Festa di Radio Onda d’Urto per presentare il suo ultimo libro, Questione di classe (Mondadori, 2025).
Dopo l’aggressione ha pubblicato un video sui suoi profili social ed ha annunciato che formalizzerà la denuncia alla polizia nella giornata di oggi, lunedì 27 ottobre. Vi proponiamo l’intervista a Sahebi nella quale ricostruiamo la vicenda e facciamo alcune valutazioni. Ascolta o scarica.
Brescia. Annunciata per lunedì 27 ottobre un’assemblea pubblica per discutere del movimento “Blocchiamo tutto” e proseguire con le mobilitazioni a sostegno del popolo palestinese, per la sua autodeterminazione e per il boicottaggio dell’economia di guerra e il taglio alle spese sociali.
In conferenza stampa, svoltasi venerdì 24 ottobre presso la sede di Radio Onda d’Urto, il Coordinamento Palestina di Brescia che ha lanciato l’assemblea e dato vita alle mobilitazioni delle scorse settimane in città, ha annunciato la partecipazione del portuale genovese Josè Nivoi, del Collettivo Autonomo Lavoratori Portuali che nel mese di settembre si è imbarcato sulla Global Sumud Flotilla per rompere l’assedio israeliano su Gaza.
Appuntamento lunedì 27 ottobre presso il centro socio-culturale di via Livorno, 7 a Brescia (quartiere Chiesanuova) alle ore 20.30.
Qui l’audio della conferenza stampa con gli interventi di Miriam Ghassan, Umberto Gobbi, Alfredo Barcella e Giorgio Cremaschi del Coordinamento Palestina di Brescia. Ascolta o scarica.
Trasmissione in onda il sabato mattina dalle 12.00 alle 12.30 con Donatella Albini medica del centro studi e informazione sulla medicina di genere, gia’ delegata alla sanita’ del Comune di Brescia e Antonino Cimino medico e referente di Medicina Democratica – Movimento di lotta per la salute- di Brescia. La trasmissione viene replicata mercoledi prossimo alle 12.30.
Partecipano nella puntata del 25 ottobre 2025 di “Curami, prima di tutto la salute”: Maruska Ambrosini, madre di Mirko Serpelloni morto sul lavoro nel bresciano a 27 anni e dell’associazione Anmil, ed il dott. Claudio Calabresi, Medico del lavoro Servizi territoriali di Prevenzione e sicurezza prima al comune di Genova e poi all’Asl dell’area Genovese, nonchè dell’associazione “Salute e lavoro Genova”. Ascolta o scarica
Quasi certamente la parlamentare indipendente di sinistra Catherine Connolly sarà la nuova Presidente della Repubblica d’Irlanda. Dovrebbe farcela al primo turno contro Heather Humphreys, la ex ministra del Fine Gael, appoggiata dalla coalizione di governo formata dai due storici partiti di destra, il Fianna Fáil e lo stesso Fine Gael. Catherine Conolly, 68 anni, è invece sostenuta in blocco dai principali partiti d’opposizione, tra cui il Sinn Féin e i Verdi.
Succede a Michael Higgins, che conclude i suoi due mandati settennali in carica dal 2011. Nonostante la presidenza irlandese non abbia un ruolo esecutivo, il voto ha una forte valenza politica, visto lo scontro in corso tra le forze di governo e l’opposizione. Gli exit poll non lascerebbero spazio a dubbi: Connolly è in forte vantaggio.
Abbiamo sentito Carlo Gianuzzi, nostro collaboratore e co-conduttore di Diario d’Irlanda, che torna sulle nostre frequenze sabato prossimo, 1 novembre, per una analisi del voto. Come sempre all’interno de Polvere della battaglia, dalle 13:30.Ascolta o scarica.
Per aggiornamenti in settimana, potete anche seguire il podcast “Diario d’Irlanda – An Irish Journal”, che trovate su tutte le piattaforme.
Son passati più di sette anni da quando l’allora consigliere comunale di maggioranza Andrea Bacciga rivolse il saluto romano ad alcune attiviste di Non Una di Meno Verona presenti nel loggione del consiglio comunale mentre erano in discussione due mozioni per finanziare organizzazioni e progetti legati a movimenti anti-abortisti. Nel 2022 Bacciga venne assolto, ma il 23 ottobre 2025 il processo d’appello a Venezia ha condannato Bacciga a sei mesi e all’interdizione dai pubblici uffici per cinque anni, pena sospesa, nonché al risarcimento danni alle parti civili.
“Nell’intermezzo di questo tempo”, scrive il nodo veronese di Non una di meno in un comunicato, “abbiamo assistito ad uscite dell’imputato, come nel caso della citazione di Mussolini (rif “Se mi assolvete mi fate un piacere, se mi condannate mi fate un onore”) o a travestimenti “da ancella” da parte dello stesso, riprendendo i panni con cui ci si era presentate al Consiglio a vegliare su discussioni e decisioni che avrebbero avuto ricaduta sui nostri corpi”.
“Non solo ci preme ancora una volta sottolineare come il saluto romano, simbolo di un sistema dittatoriale e repressivo basato sulla negazione delle libertà, sia avvenuto all’interno di un luogo di rappresentanza democratica nata dalle lotte Partigiane e che l’autore dell’atto fosse un rappresentante delle istituzioni nate dalla resistenza al nazifascismo e nell’esercizio del proprio mandato. Ma anche che il risarcimento sia stato riconosciuto anche alle attiviste di Nudm: proprio a loro il saluto era stato mandato. E non è un caso. Come é stato sottolineato nel corso delle udienze anche dall’Avvocata Federica Panizzo e dalle trattazioni orali in Corte d’Appello, l’obiettivo era rimettere le donne al loro posto, tornare quindi a reificarle e considerarle mere fattrici, respingendole dalla sfera pubblica, dai luoghi dove si prendono decisioni sui loro stessi corpi e vite. Ciò coerentemente all’ideologia fascista, strutturalmente basata sul modello patriarcale.”
Parliamo di questa vicenda con Elena di Non una di meno di Verona. Ascolta o scarica
Morto senza cure in carcere. E’ stato questo il destino Alhagie Konte, 27 anni, entrato in buone condizioni di salute nel carcere di Poggioreale a Napoli, morto all’ospedale Cotugno per una tubercolosi dopo aver trascorso un mese in isolamento nel penitenziario napoletano.
Alhagie, entrato in carcere per reati di piccola entità legati allo spaccio, non aveva problemi di salute. La conferma è arrivata dal fatto che, dopo le visite mediche e la buona condotta, gli era stato permesso di svolgere attività lavorative in carcere.
Nel corso dei mesi estivi sarebbe stato sottoposto a un periodo di isolamento di circa un mese, al termine del quale le sue condizioni fisiche sono drasticamente peggiorate. Secondo diverse testimonianze, comprese quelle dei compagni di cella, nonostante le ripetute richieste di assistenza medica il presidio sanitario interno al penitenziario non si sarebbe attivato per Alhagie.
Sabato 25 ottobre, sotto il carcere di Poggioreale, un presidio “per ottenere verità e giustizia per Alhagie Konte. E per tutti coloro che ogni giorno sono bersaglio dell’invisibile strage portata avanti dallo Stato nelle prigioni di questo paese”, fa sapere il Movimento Migranti e Rifugiati di Napoli che ha indetto l’iniziativa e a cui hanno aderito decine di realtà locali.
L’appuntamento è per questo sabato, ore 15:00 in Via Nuova Poggioreale 167. “Facciamo rumore per rompere il silenzio delle istituzioni. Facciamo rumore per impedire che il fascicolo aperto dalla Procura di Napoli si chiuda e finisca in fondo a un faldone. Alhagie era nostro fratello, era nostro compagno. Alhagie è vivo e lotta insieme a noi”.
L’intervista ad Abdel, del Movimento Migranti e Rifugiati di Napoli. Ascolta o scarica.
“La Provincia di Brescia è l’immondezzaio d’Italia e, forse, d’Europa. Con oltre 94 milioni di metri cubi di rifiuti interrati (10 volte la Terra dei Fuochi campana!), di cui molti tossici e radioattivi, e l’inceneritore A2A che brucia rifiuti da ogni dove, il nostro territorio è al collasso”. Lo sostengono il Tavolo Basta Veleni, Legambiente Brescia e Comitati Ambiente Ovest Bresciano che hanno organizzato un presidio venerdi 24 ottobre in via Dalmazia a Brescia di fronte alla sede di Regione Lombardia (Pirellino).
Quasi un centinaio le persone presenti al presidio arrivate da tutta la provincia con striscioni e cartelli. Diversi comitati hanno preso parola dall’impianto di amplificazione denunciando le criticita’ ambientali dei singoli territori. Una delegazione ha poi incontrato alcuni consiglieri regionali presenti al Pirellino.
Al centro delle preoccupazioni dei comitati la revisione del P.R.G.R. nella parte riguardante il PRB (Piano Regionale di Bonifica) delle aree inquinate, in approvazione nei prossimi mesi, che prevede la possibilità di attuare la bonifica dei SIN (Siti d’Interesse Nazionale) con l’attivazione di “discariche di servizio”, entro una distanza di 10 km dal perimetro del sito, con deroga al fattore di pressione ambientale per i Comuni interessati. Tali discariche possono essere autorizzate per un volume enormemente superiore alle esigenze di bonifica, infatti la revisione al P.R.G.R. prevede che in dette discariche debba finire almeno il 20% del materiale proveniente dalla bonifica. Ciò significa che per ogni metro cubo proveniente dalla bonifica possano arrivare 4 mc dal resto d’Italia.
“È evidente il rischio che con il pretesto della bonifica dei SIN si apra la possibilità di apertura di nuove discariche. La Provincia di Brescia ha già dato, pertanto siamo fermamente contrari a questa ipotesi di proliferazione di nuove discariche. Proprio non ci siamo” sostengono i promotori dell’iniziativa che dicono no a nuove discariche e impianti impattanti (Macogna, Offlaga) e a deroghe al Fattore di Pressione Ambientale. Chiedono invece di potenziare il Fattore di Pressione e a una Moratoria contro ulteriori fattori di criticità ambientale. Resta in piedi tutto il grande macrotema delle bonifiche e della messa in sicurezza del territorio.
Abbiamo realizzato una trasmissione con interviste e interventi raccolti al presidio di venerdi 24 ottobre Ascolta o scarica
Consueto appuntamento del venerdì con l’analisi critica dei fatti economici della settimana con l’economista e nostro collaboratore Andrea Fumagalli.
Oggi, venerdì 24 ottobre 2025, ai nostri microfoni abbiamo parlato delle ricadute sull’economia europea a seguito delle nuove sanzioni contro la Russia; delle minacce di Trump al Canada e, infine, della bagarre in Italia sulla manovra economica 2026.
I 27 paesi dell’ Ue si sono accordati a Bruxelles su una tabella di marcia con cui organizzare congiuntamente il riarmo europeo da qui al 2030 e hanno anche dato il via libera al 19mo pacchetto di sanzioni contro la Russia. Più ostica si è rivelata invece la questione dell’uso degli attivi russi congelati, dinanzi ai perduranti dubbi del Belgio. Le misure prevedono in particolare il blocco totale delle importazioni di gas naturale liquefatto russo entro la fine del 2027 , il cui prezzo è aumentato di circa il 3%
Donald Trump rompe i negoziati commerciali con il Canada. E accusa le autorità di Ottawa di aver distorto le parole del suo predecessore Ronald Reagan sui dazi. La provincia canadese dell’Ontario ha speso 75 milioni di dollari in una campagna pubblicitaria che riprende un discorso di Reagan del 1987. «Le guerre commerciali costruite sui #dazi danneggiano tutti. All’inizio possono sembrare un atto patriottico, ma quello che avviene sul lungo termine è disastroso: ancora più dazi, fallimenti a catena e milioni di posti di lavoro persi», diceva l’allora presidente Usa. «Alla luce del loro comportamento scandaloso, tutti i negoziati commerciali con il Canada sono terminati” ha scritto il tycoon
In Italia invece tiene banco ancora la manovra: non sono solo le opposizioni a contestarla, ma gli stessi leader dei partiti di maggioranza, che si attaccano l’un l’altro e che se la prendono pure col ministro dell’Economia Giorgetti. Contributo delle banche, fondi per le grandi opere, trasporto locale (in particolare i fondi per le metropolitane di Roma, Milano e la ferrovia Napoli-Afragola). A infrastrutture pubbliche e logistica 328 milioni di fondi in meno. Le tensioni sugli affitti brevi, e malumori per gli interventi sui dividendi.
Su Radio Onda d’Urto Andrea Fumagalli, docente di economia politica all’Università di Pavia. Ascolta o scarica
I piani di deportazione e la caccia ai migranti scatenata da Trump, la resistenza collettiva e individuale e la necessità del sistema capitalistico di avere forza lavoro migrante e precaria da sfruttare. Milioni di persone hanno partecipato in moltissime città statunitensi alla mobilitazione No kings day nel fine settimana scorso, secondo appuntamento di questo eterogeneo movimento che si oppone alle politiche trumpiane. Tra le questioni in primo piano che hanno suscitato anche forti proteste ci sono le politiche migratorie di Trump. Abbiamo parlato con Maristella Cacciapaglia, ricercatrice del Dipartimento di Scienze sociali e politiche dell’Università degli Studi di Milano della praticabilità del progetto di deportazione, di reimigrazione come viene chiamato dall’area Maga che sostiene il presidente statunitense e ora anche dalla estrema destra europea e italiana, e dell’apparente paradosso con la necessità di avere forza-lavoro migrante da sfruttare. “Parliamo di una percentuale di deportazioni effettive molto bassa rispetto al totale di chi è in condizione di irregolarità. Anche negli USA tanta forza-lavoro è di origine migrante -afferma la ricercatrice – e ha uno status legale precario se non irregolare ma questo è funzionale a determinate dinamiche del sistema economico.”
Le proteste contro le politiche migratorie di Trump hanno una forza importante per riportare l’attenzione anche su cose che sembrerebbero paradosssali delle sue politiche: ” è importante sottolineare come questo non sia un paradosso ma anzi è un modo per avere un determinato tipo di forza-lavoro da poter sfruttare e queste proteste guardano al problema più ampio, quello della criminalizzazione delle persone straniere e anche delle azioni contro i migranti. Ci sono queste politiche così eclatanti però ci sono anche all’interno dei meccanismi, che magari sono eclatanti, ma che comunque hanno in entrambi i casi l’obiettivo finale di sfruttare sul mercato del lavoro le persone straniere irregolari.” E’ necessaria inoltre una riflessione sulla questione della regolarità-irregolarità: “viene sempre vista come qualcosa di bianco o nero invece è un continuum, ci sono delle persone che da regolari diventano irregolari e viceversa, è sempre una linea sottile dove di nuovo grazie a questa linea sottile si possono innestare dei processi di sfruttamento non solo lavorativo ma proprio dei fenomeni di precarietà giuridica che poi è anche una iperprecarietà che investe tutti gli ambiti.” Infine molto significative e importanti sono state anche le forme di resistenza collettiva e anche a livello più piccolo, individuale di tanti cittadini e cittadine, contro la caccia ai migranti che si sono avute in molte città statunitense: “Tante persone hanno fatto proprio da barriera, anche se c’è tanta paura che però è contrastata da molti attivisti e attiviste. Sono atti di resistenza anche quotidiana che hanno un valore inestimabile.”
L’intervista a Maristella Cacciapaglia, ricercatrice del Dipartimento di Scienze sociali e politiche dell’Università degli Studi di Milano Ascolta o scarica
Un altro femminicidio a Milano, il secondo in meno di dieci giorni. La vittima questa volta è Luciana Ronchi, 62 anni, inseguita per le strade di Bruzzano – alla periferia Nord di Milano – e infine colpita con decine di coltellate dall’ex marito da cui si era separata tre anni fa, ma che continuava a pedinarla.
L’uomo, Luigi Morcaldi, 62 anni, è stato catturato dopo una fuga durata ore, ma per Luciana non c’è stato nulla da fare: trasportata in ospedale è morta a causa delle ferite riportate.
Questa sera, giovedì 23 ottobre, le associazioni e la comunità territoriale di Bruzzano si riuniranno alle 19,00 in via Grassini per dar vita a una camminana in memoria di Luciana e “contro ogni forma di violenza maschile sulle donne e di genere”. Un’iniziativa non dissimile da quella portata in piazza dalla comunità di Gorla in occasione del femminicidio di Pamela Genini, la donna di 29 anni uccisa il 14 ottobre nel suo appartamento dall’ex fidanzato Gianluca Soncin.
Al loro fianco, come nel caso di Gorla, il nodo locale di Non Una di Meno, come ci racconta Elena, di Nudm Milano Ascolta o scarica
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