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La Rete #NOBAVAGLIO denuncia la seconda cancellazione, senza alcuna spiegazione ufficiale, della messa in onda del documentario “No Other Land” su Rai3, prevista per il 21 ottobre 2025. Il film, vincitore dell’Oscar come miglior documentario, racconta la resistenza della comunità palestinese di Masafer Yatta contro l’occupazione israeliana.
Già il 7 ottobre scorso, la Rai aveva deciso di cancellare la trasmissione del documentario, sostituendolo con uno “spazio informativo sulla situazione in Medio Oriente”, senza fornire motivazioni chiare. In quell’occasione, la Rete #NoBavaglio aveva espresso preoccupazione per un atto che appariva come una forma di censura preventiva. Ora, con la nuova cancellazione del 21 ottobre, il sospetto si trasforma in denuncia: “siamo di fronte a una vera e propria esclusione deliberata di una narrazione scomoda, che dà voce ai palestinesi e documenta le violenze dell’occupazione israeliana”.
“La decisione di non trasmettere “No Other Land”, per la seconda volta in poche settimane, rappresenta un atto grave di censura e complicità con chi vuole silenziare le voci palestinesi e impedire una narrazione libera e non allineata del conflitto in Medio Oriente. Chiediamo che la Rai renda pubbliche le motivazioni della mancata messa in onda; che venga fissata immediatamente una nuova data per la trasmissione del documentario in prima serata; che il Parlamento e la Commissione di Vigilanza Rai si esprimano su questa vicenda, che mina la credibilità del servizio pubblico”.
Venerdi 24 ottobre la Rete #NoBavaglio manifestera’ alla Festa del Cinema di Roma sulla Palestina, davanti all’Auditorium, nel cuore simbolico della manifestazione, per consegnare una lettera ufficiale di intenti che costituirà la base di un incontro futuro, e per chiedere di poter intervenire pubblicamente all’interno della Festa del Cinema, portando una testimonianza diretta che renda visibile la voce del popolo palestinese e la solidarietà di chi ne sostiene la lotta per la libertà.
L’intervista a Marino Bisso della Rete #NOBAVAGLIO Ascolta o scarica
Radio Africa: nuova puntata, giovedì 23 ottobre, per l’approfondimento quindicinale dedicato all’Africa sulle frequenze di Radio Onda d’Urto, dentro la Cassetta degli Attrezzi.
In questa puntata presentiamo il libro di Chiara Piaggio intitolato “L’Africa non è così – Cronache da un continente frainteso”. Nella seconda parte Giulio Tonincelli, ospite nei nostri studi, ci parla di “Sunday”, il suo cortometraggio girato in Uganda.
Chiara Piaggio è laureata in filosofia e specializzata in antropologia. Dal 2003 lavora sull’Africa sub‑sahariana in ambito di sviluppo, cultura e letteratura. Ha lavorato come consulente in ambito filantropico e culturale, con collaborazioni legate all’editoria, alle ONG e alla promozione della cultura africana contemporanea.
Chiara Piaggio è l’autrice del volume intitolato “L’Africa non è così – Cronache da un continente frainteso”, pubblicato a settembre da Einaudi. Un libro ricco di informazioni utili a decostruire l’immagine stereotipata del continente, nel quale l’autrice espone gli incontri e i luoghi che ha attraversato attraverso immagini che propongono un’Africa plurale e complessa. Un luogo che è parte del nostro futuro.
Giulio Tonincelli è un regista indipendente nato artisticamente nel 2015. Sviluppa progetti viaggiando tra Asia occidentale, America Latina e Africa. Ha partecipato a festival di rilievo internazionale; i suoi film sono stati selezionati in oltre venti paesi.
L’ultimo film del bresciano Giulio Tonincelli, Sunday (2025), è stato invece presentato in anteprima mondiale a Roma lo scorso 18 ottobre, presso il festival Alice nella città. Sunday è un cortometraggio documentaristico che racconta lo stigma e la cura nell’Uganda rurale, dove è stato girato, in particolare nella regione degli Accioli.
La puntata di Radio Africa, su Radio Onda d’Urto, andata in onda giovedì 23 ottobre alle ore 18.45 (in replica venerdì 24 ottobre, alle ore 6.30) con le voci di Chiara Piaggio e Giulio Tonincelli. Ascolta o scarica
“Erano anni che il mio liceo non si mobilitava per delle lotte politiche e poi occupava la propria scuola”. Così esordisce Fabio raccontando dei due giorni di occupazione all’Istituto Santorre di Santa Rosa di Torino. L’eco della Global Sumud Flotilla è arrivato anche e soprattutto tra i ragazzi della cosiddetta generazione “Z” quella più stereotipata nell’immaginario collettivo, disegnata come assente, apatica e poco combattiva, perché totalmente inebetita davanti lo schermo del proprio cellulare.
Lo sdegno, invece, per quanto stava succedendo e quanto purtroppo tuttora sta succedendo nelle terre martoriate dal genocidio in atto in Palestina, ha risvegliato parecchie coscienze; e come ha tenuto a sottolineare Fabio, anche a far capire come quello che stava avvenendo era, in maniera tragica, il risultato di un modello di sviluppo in cui tutti noi siamo immersi e quindi a maggior ragione anche il sistema scolastico uno dei più colpiti insieme a quello sanitario dai tagli alle spese in cambio di acquisti di armi, peraltro fuori dal patto di stabilità. La posizione di Fabio, però, in quest’ultimo mese non è l’unica a Torino, dove oltretutto anche i suoi colleghi più grandi, studenti universitari, da mesi sono in mobilitazione permanente contro il cosiddetto Polo Tecnologico che va avanti indisturbato, attraendo giovani, convinti in buona fede dell’innoffensivita’ di alcune filiere e facendo leva sul cosiddetto dual-use e sulla solita retorica intorno all’ economia digitale.
Altro caso sono gli studenti del liceo scientifico “Galileo Ferraris” che in un loro comunicato affermano che “di fronte all’attuale situazione mondiale si è deciso di mostrare il nostro appoggio al popolo Palestinese e alla Global Sumud Flotilla, e mostrare il nostro dissenso verso un governo da cui non ci sentiamo ascoltati. La Global Sumud Flotilla ci ha dato un motivo in più per reagire e ci ha ispirato ad essere coraggiosi. Abbiamo quindi capito che anche nel nostro piccolo possiamo, come loro, mostrare la nostra solidarietà al popolo palestinese e ritrovare il nostro senso di umanità che la scuola non si è mai occupata di sviluppare. Proviamo per loro una grande stima e rispetto e per questo reputiamo il loro gesto umanitario un efficace rischio per trasmettere un messaggio fondamentale: che ogni vita ha un valore. Per tale motivo abbiamo deciso di seguire il loro esempio senza nasconderci e senza restare in silenzio.
Inoltre pensiamo che il governo italiano non riconosca il popolo palestinese come tale e cerchi di minimizzare la tragedia che è in atto. Perciò non vogliamo stare zitti, vogliamo far sentire la nostra voce e far capire da che parte stiamo. Chiediamo quindi che questo genocidio finisca, e che il nostro governo smetta di esserne complice, continuando ad inviare armi allo stato di Israele. Chiediamo che il blocco del porto di Genova non sia un avvenimento isolato. Chiediamo anche che il nostro governo riconosca lo stato Palestinese. Oltretutto noi studenti percepiamo che nel nostro mondo, e nella nostra generazione stia prevalendo sempre più un sentimento di indifferenza. Quindi reputiamo che occupare la scuola sia un atto importante e una presa di posizione fondamentale. Per tale ragione è necessario sensibilizzare più persone possibile sul genocidio che sta avvenendo in Palestina, e su tutte le guerre in corso, per poter essere davvero cittadini del mondo.
Durante la nostra occupazione abbiamo perciò organizzato numerosi laboratori per dare finalmente la possibilità a noi studenti di informarci adeguatamente sulle questione attuali. Abbiamo infatti invitato professori, esperti, attivisti, come membri del “ToxGaza”, e altre associazioni che ritengono importante la nostra causa, come “Friday for Future” o “Nudm”. Inoltre sono stati organizzati momenti di dibattito tra noi studenti sul tema, cineforum (dove abbiamo visto “Noi e loro” e “No other land” e molti altri), laboratori artistici, interventi di studenti universitari, assemblee e conferenze sulla storia della Palestina. In questo modo chiunque di noi può avere le possibilità di approfondire le ragioni della nostra protesta. Inoltre abbiamo deciso di manifestare contro le nuove riforme scolastiche che sembrano limitare la nostra possibilità di esprimere dissenso. Questi cambiamenti, infatti, ci hanno fatto capire chiaramente che il silenzio all’esame di Maturità non è ammesso, quindi abbiamo deciso di far sentire la nostra voce adesso. Siamo stufi di essere rappresentati da un governo che limita le nostre libertà, e che non ci rappresenta. Siamo stufi di essere spettatori di un avvenimento storico così grave e disumano, che ci aspettavamo non si replicasse più. Il Galileo Ferraris sa da che parte stare!”.
Scuola Resistente puntata dell’11 ottobre 2025 Ascolta o scarica
Il gruppo di Brescia Attiva ha promosso un vademecum dal titolo “Strade scolastiche a Brescia – Tutto quello che ti serve per sperimentarne una” dedicato a genitori, insegnanti e dirigenti scolastici nel quale si offrono istruzioni e strumenti per organizzare una chiusura temporanea delle strade davanti alle scuole, trasformandole in spazi sicuri e senza traffico.
Il manuale sarà presentato sabato 25 ottobre 2025 alle ore 16 nella sede di Brescia Attiva, in via Sardegna 8, e sarà disponibile gratuitamente anche online sul sito bresciaattiva.it.
Lo abbiamo presentato con Mattia Milini, di Brescia Attiva. Ascolta o scarica
Il presidente ucraino Zelensky si dice favorevole al piano proposto da Trump per porre fine al conflitto in Ucraina, definendo “un buon compromesso” l’idea di congelare la guerra partendo dall’attuale linea di contatto come base per future trattative. Lavrov, per conto russo, respinge però l’idea.
Da qui, secondo il Wall Street Journal, la scelta di Washington che avrebbe autorizzato Kiev a utilizzare alcuni missili a medio-lungo raggio (i Patriot) dopo l’annullamento di un incontro tra Putin e rappresentanti statunitensi in Ungheria.
Intanto, il segretario al Tesoro uSA, Bessent, ha annunciato che “a breve” sarà reso noto un sostanziale aumento delle sanzioni contro la Russia. Parallelamente, l’Unione Europea ha approvato il 19esimo pacchetto di sanzioni contro Mosca. Le nuove misure colpiscono in particolare l’export di gas naturale liquefatto (Gnl) russo e introducono un meccanismo che limita la libertà di movimento dei diplomatici russi nei Paesi membri.
Sul terreno, intanto, 4 feriti in un attacco notturno di droni russi su Kiev. Dall’altra parte del confine, un civile ucciso e altri due feriti in un attacco con drone nella regione russa di Belgorod.
Su Radio Onda d’Urto la corrispondenza con Fabrizio Minini, cooperante internazionale che si trova in Ucraina. Ascolta o scarica
Radio Onda d’Urto si trova in Rojava, nei territori del Nord e dell’Est della Siria controllati dall’Amministrazione autonoma democratica, guidata dai principi del confederalismo democratico.
La corrispondenza arrivata in Redazione il 22 ottobre 2025:
“In uno stadio, il 12 marzo 2004, durante una partita di pallone, si accende una delle scintille che nei decenni hanno alimentato il fuoco della rivoluzione confederale diventata realtà nel luglio 2012 in Rojava. Allo stadio di Qamishlo, città a maggioranza curda, si disputava il match tra la squadra di casa e la squadra di Deir Ezzor, città a maggioranza araba. Durante la partita, i tifosi ospiti iniziarono a inneggiare a Saddam Hussein per i massacri che il suo regime aveva compiuto contro la popolazione curda del nord dell’Iraq. I tifosi del Qamishlo reagirono. La polizia del regime Baath siriano intervenne attaccando la tifoseria curda e uccise 9 persone. Al corteo funebre, la folla intonò slogan contro il regime di Bashar al Assad e la polizia aprì il fuoco uccidendo altre 23 persone. In seguito a questi fatti la rivolta divampò in tutte le città curde della Siria settentrionale. La rivolta di Qamishlo è considerata la prima sollevazione di massa in Rojava e uno dei semi della rivoluzione iniziata 8 anni più tardi.
Oggi, sempre in uno stadio, dall’11 al 13 ottobre 2025, si sono celebrate le conquiste raggiunte dall’Amministrazione autonoma democratica della Siria del Nord e dell’Est. Il dialogo in corso tra lo stato turco e il movimento di liberazione curdo, insieme all’efficace autodifesa delle Forze Siriane Democratiche che ha permesso di raggiungere un fragile accordo di cessate il fuoco con l’autoproclamato governo di Damasco, permettono infatti al processo rivoluzionario di poter lavorare per sviluppare con maggior forza il modello del confederalismo democratico ispirato dalle idee socialiste di Abdullah Ocalan: la democrazia diretta delle comuni, il ruolo di avanguardia delle donne e della gioventù, l’ecologia sociale e l’economia comunale basata sulle cooperative.
In questo contesto, la sesta edizione del Festival “Sheid Bawer Agir” ha visto l’inaugurazione del nuovo stadio di Kobane, città simbolo della rivoluzione per la sua resistenza all’assedio di Daesh più di dieci anni fa.
“Gli stadi di Qamishlo, Kobane e Raqqa, in modi diversi, – spiegano inviate-i di Radio Onda d’Urto – raccontano la rivoluzione in Rojava: una rivoluzione della mentalità e della società. Una rivoluzione fiorita in 14 anni di guerra civile siriana, di bombardamenti e invasioni via terra dello stato turco, di guerra contro Daesh. Non bisogna dimenticare che tuttora, nonostante il teorico cessate il fuoco e le trattative in corso, 3 dei 7 cantoni che compongono l’Amministrazione autonoma democratica della Siria del nord e dell’est sono occupati da esercito turco e milizie jihadiste (Afrin, Serekaniye e Gire Spi).
Inoltre, le milizie jihadiste ora inquadrate nell’esercito di Damasco e le numerose cellule dormienti di Daesh attaccano regolarmente le posizioni delle Forze Siriane Democratiche o delle forze di sicurezza interna dell’amministrazione, che finora hanno sempre respinto i tentativi di destabilizzazione o di avanzata sul terreno. Nonostante tutto questo, proprio come ha dimostrato la resistenza di Tishreen nei mesi scorsi, la società non ha mai perso la propria determinazione: anche sotto i peggiori attacchi, è visibile e tangibile la consapevolezza, di gran parte della società, del valore e dell’importanza dell’alternativa socialista e realmente democratica che qui si sta costruendo”.
Attraverso la storia di alcuni degli stadi del Rojava – tra i quali anche lo “Stadio nero” di Raqqa, utilizzato come prigione da Daesh – in questa corrispondenza inviate-i di Radio Onda d’Urto raccontano una parte della situazione attuale della regione e della rivoluzione confederale. All’interno anche un’intervista a Hewa Bekir, co-presidente del Ministero dello sport della gioventù dell’Amministrazione autonoma democratica della Siria del nord e dell’est, sull’importanza dello sport per la rivoluzione. Ascolta o scarica
Di seguito, altri scatti arrivati a Radio Onda d’Urto dagli stadi del Rojava:
La guardia costiera ha recuperato altri 7 corpi di migranti – un uomo, cinque donne e un minore – morti nel naufragio avvenuto nella notte tra il 16 e il 17 ottobre. Si stima fossero 35 le persone a bordo dell’imbarcazione, ma con il recupero di oggi, mercoledì 22 ottobre, il conteggio delle vittime sale a 20.
Alarm Phone aveva ricevuto la chiamata d’aiuto nel pomeriggio del 16 ottobre e chiesto a Italia e Malta di prestare immediatamente soccorso. Nessuno ha risposto, almeno fino a quando non è stato troppo tardi. “Una motovedetta le avrebbe potute salvare in 1 ora e 40 minuti”, denuncia Sea Watch Italy sui propri profili social, intravedendo nell’ormai consueto lassismo delle istituzioni nel rispondere e attivare la macchina dei soccorsi l’ennesima riprova del “razzismo sistemico che permea la nostra società – come riporta la portavoce dell’Ong, Giorgia Linardi, ai nostri microfoni – e che è concausa di scelte politiche dettate da interessi di ben altra natura.”
Intanto poco più a sud, in Tunisia, 40 migranti – tra cui anche neonati – sono morti dopo che la loro imbarcazione si è capovolta al largo della costa di Salakta. 30 i sopravvissuti.
Il racconto e il commento di Chiara di Alarm Phone Ascolta o scarica
Il punto di vista e l’analisi di Giorgia Linardi, portavoce di Sea Watch Italy Ascolta o scarica
È convocata presso il TPO in via Casarini 17/5 a Bologna il 25 ottobre l’Assemblea nazionale di Rete Kurdistan Italia aperta a tutte le realtà solidali con il popolo curdo. “Oggi più che mai è vitale rafforzare gli sforzi di solidarietà con il popolo curdo e di pressione sul governo turco affinché le prospettive di pace si realizzino e il conflitto lasci spazio alla lotta politica e civile”. Sarà un momento per discutere insieme del nuovo scenario, delle responsabilità internazionali, del ruolo della solidarietà dal basso e delle prospettive per la costruzione di un Medio Oriente libero, democratico e giusto.
La presentazione con Tiziano Saccucci di Uiki Ufficio Informazione Kurdistan in Italia Ascolta o scarica
Comunicato Assemblea nazionale di rete Kurdistan Italia
Le popolazioni del Kurdistan e del Medio Oriente stanno vivendo un passaggio cruciale. Dopo anni di guerra, invasioni e tentativi di cancellazione politica e culturale, si apre oggi un nuovo scenario complesso: la prospettiva di un processo di pace in Turchia e il futuro incerto delle conquiste curde in Siria e in Iraq.
Il 12° congresso del Pkk ha sancito la fine della lotta armata e la volontà di portare avanti la battaglia sul piano politico, con l’annuncio ufficiale dello scioglimento dell’organizzazione armata e la nascita di una prospettiva politica che mira a trasformare la tregua in un percorso di pace irreversibile.
Una commissione parlamentare, sostenuta dalla maggior parte dei partiti turchi, sta ora discutendo il percorso di pace. La sfida è enorme: superare decenni di conflitto, cambiare leggi liberticide, democratizzare la Turchia e garantire giustizia per tutte le comunità.
Anche la caduta del decennale regime di Bashar Assad ha aperto nuove prospettive e pericoli. Negli ultimi mesi Ankara ha intensificato la pressione contro le Forze democratiche siriane (Sdf), l’alleanza curdo-araba che ha guidato la resistenza contro l’Isis. Il governo turco continua a considerare le Sdf una mera emanazione del Pkk e il presidente turco Erdogan minaccia nuove operazioni militari contro il Rojava se i curdi non accetteranno lo scioglimento delle proprie strutture difensive. Dietro queste minacce si nasconde la volontà di liquidare l’esperienza dell’Amministrazione autonoma democratica della Siria del nord-est.
La risposta curda è arrivata con chiarezza da parte di Abdullah Öcalan: il Rojava è una linea rossa. La prospettiva di cancellare le conquiste democratiche dei curdi non è accettabile né in Siria né in Turchia. Allo stesso tempo, nel Kurdistan del sud (Iraq), aree come Shengal e Makhmour continuano a subire attacchi e restrizioni, nel silenzio della comunità internazionale.
Oggi più che mai è vitale rafforzare gli sforzi di solidarietà con il popolo curdo e di pressione sul governo turco affinché le prospettive di pace si realizzino e il conflitto lasci spazio alla lotta politica e civile.
È in questo contesto che invitiamo tutte e tutti all’Assemblea nazionale di Rete Kurdistan in Italia, aperta a realtà organizzate, movimenti e singoli solidali con il popolo curdo. Sarà un momento per discutere insieme del nuovo scenario, delle responsabilità internazionali, del ruolo della solidarietà dal basso e delle prospettive per la costruzione di un Medio Oriente libero, democratico e giusto.
Programma;
10:00 Aggiornamenti da Turchia, Siria, Rojava, Iraq, Campo di Makhmour, Shengal e Iran. A seguire dibattito
13:30 – 15:00 Pranzo. A seguire dibattito, presentazione progetti e programmazione
Bologna, 25 Ottobre 2025 – dalle ore 10:00 presso Centro Sociale TPO, Via Casarini 17/5
“La Provincia di Brescia è l’immondezzaio d’Italia e, forse, d’Europa. Con oltre 94 milioni di metri cubi di rifiuti interrati (10 volte la Terra dei Fuochi campana!), di cui molti tossici e radioattivi, e l’inceneritore A2A che brucia rifiuti da ogni dove, il nostro territorio è al collasso”. Lo sostengono il Tavolo Basta Veleni, Legambiente Brescia e Comitati Ambiente Ovest Bresciano che hanno organizzato un presidio alle ore 10 (con conferenza stampa alle 11) per venerdi 24 ottobre in via Dalmazia a Brescia di fronte alla sede di Regione Lombardia (Pirellino).
All’interno di un quadro drammatico, la revisione del P.R.G.R. nella parte riguardante il PRB (Piano Regionale di Bonifica) delle aree inquinate, in approvazione nei prossimi mesi, prevede la possibilità di attuare la bonifica dei SIN (Siti d’Interesse Nazionale) con l’attivazione di “discariche di servizio”, entro una distanza di 10 km dal perimetro del sito, con deroga al fattore di pressione ambientale per i Comuni interessati. Tali discariche possono essere autorizzate per un volume enormemente superiore alle esigenze di bonifica, infatti la revisione al P.R.G.R. prevede che in dette discariche debba finire almeno il 20% del materiale proveniente dalla bonifica. Ciò significa che per ogni metro cubo proveniente dalla bonifica possano arrivare 4 mc dal resto d’Italia.
“È evidente il rischio che con il pretesto della bonifica dei SIN si apra la possibilità di apertura di nuove discariche. La Provincia di Brescia ha già dato, pertanto siamo fermamente contrari a questa ipotesi di proliferazione di nuove discariche. Proprio non ci siamo” sostengono i promotori dell’iniziativa che dicono no anuove discariche e impianti impattanti (Macogna, Offlaga) e a deroghe al Fattore di Pressione Ambientale. Chiedono invece di potenziare il Fattore di Pressione e a una Moratoria contro ulteriori fattori di criticità ambientale. Resta in piedi tutto il grande macrotema delle bonifiche e della messa in sicurezza del territorio.
Le considerazioni di Angelo Bersini Comitati Ambiente Ovest Bresciano Ascolta o scarica
Tre neofascisti, tifosi della Sebastiani Basket Rieti, in arresto. Sono accusati di omicidio ai danni del secondo autista del pullman dei tifosi del Pistoia, il 67enne Raffaele Marianella, con il lancio di mattoni da un cavalcavia. Fanno parte della cosiddetta “Comunità La Roccaforte”, riferimento neofascista per il reatino.
L’accusa è omicidio volontario, una quarta persona è indagata a piede libero. Il Questore di Rieti, Pasquale Fiocco, ha intanto emesso i Daspo per 9 tifosi della Sebastiani basket Rieti. I 9 Daspo riguardano quanto è accaduto al PalaSojourner durante l’incontro tra la Sebastiani e Pistoia, in particolare durante la pausa tra secondo e terzo quarto quando c’erano stati momenti di tensione con l’intervento di Polizia e Carabinieri.
La durata del Daspo, riferisce la Polizia, “sarà di 5anni per 8 tifosi, mentre uno di loro, già sottoposto ad analogo divieto, oltre a rispondere della violazione delle relative prescrizioni, non potrà assistere a manifestazioni sportive per 8 anni”. Ai tre fermati nell’ambito delle indagini successive all’omicidio , invece, “verrà notificato in carcere l’avvio del relativo procedimento amministrativo finalizzato all’emissione del Daspo”.
A una settimana dagli eventi, domenica 26 ottobre, promossa dalla Curia di Rieti si svolgerà una fiaccolata in memoria di Raffaele Marianella. L’appuntamento è alle 18.15 a Contigliano (Rieti), in via Polletti, nei pressi del Centro Pastorale diocesano. “Da lì – si legge in una nota – percorreremo insieme il tratto di strada che conduce al luogo dello scontro. Sarà un modo per affrontare uniti lo sgomento e il dolore, per essere accanto a quanti sono stati feriti in modo indelebile, per ritrovarci e riflettere su ciò che abbiamo trascurato, su quanto non abbiamo compreso, su ciò che richiede la nostra cura. Questo momento potrebbe segnare un nuovo inizio. È indispensabile. Lo faremo in silenzio, perché anche il linguaggio va pacificato, lasciando spazio alla preghiera nei cuori”.
Il punto con Michele Gambirasi giornalista de Il Manifesto che sta seguendo la vicenda Ascolta o scarica
È stata fissata per domani alle 15 l’udienza di convalida dei tre fermi eseguiti dalla Polizia di Rieti davanti al gip del Tribunale di Rieti, Giorgia Bova. Lo stesso gip, dopo la convalida, procederà ad affidare l’incarico peritale per l’esecuzione dei test del Dna necessari per provare a dare un nome a chi ha scagliato la pietra che ha causato la morte dell’autista Raffaele Marianella, la cui autopsia sarà compiuta sempre domani pomeriggio. La Procura di Rieti, come annunciato questa mattina dal procuratore capo Paolo Auriemma, chiederà la convalida dei fermi e la custodia cautelare in carcere a carico di tutti e tre gli indagati.
Non mancano le speculazioni politiche. Una consigliera comunale di FdI ha additato Ilaria Salis come responsabile morale dell’accaduto. Il commento di Nicoletta Ciferri, segretaria Sinistra Italiana Rieti Ascolta o scarica
“Quello che è successo a Rieti, ve lo dice una che ci è nata e cresciuta in quella città, è uno specchio brutale ma senza filtri delle condizioni di una buona parte della realtà di provincia e di periferia di questo Paese, di quello che si annida nelle viscere nascoste di luoghi marginali di cui nessuno ricorda il nome o la collocazione geografica e che minaccia di diventare un problema enorme se ci si ostina a ignorarlo. Il mondo non finisce a Roma, a Napoli o a Milano. L’Italia è fatta di una miriade di comuni minori, luoghi sfilacciati, abbandonati persino dalle narrazioni sull’identità, svuotati di energie e prospettive, in cui resta solo chi ha le risorse per permetterselo o chi non ha alternative per evitarlo. Piccoli agglomerati pieni di persone che sono così angosciate e disorientate dalla scomparsa di un’idea di futuro, di un senso di sé e di collettività, da finire col rinchiudersi o lasciarsi rinchiudere in recinti paludosi, dalle dinamiche sempre più tribali forzosamente garantite da ritualità vuote, dove anche uno sport generalmente estraneo ad episodi di violenza conclamata quale è il basket, diventa un pretesto per sfogare frustrazioni irrisolte. Queste sono il frutto marcio e più evidente dell’incapacità di misurarsi con il minimo senso di sconfitta in cui il sistema che abbiamo costruito ci ha precipitato, così tanto da trasformare quella è che una componente naturale dell’esistenza, in un fastidio intollerabile, inammissibile, inaccettabile. Se non usciamo al più presto da questa condizione strutturalmente tossica, per cui non esiste altro che la performatività attraverso cui si vince, si domina, si distrugge l’altro, la violenza tracimerà e diventerà lo standard diffuso dell’interazione tra persone. Credo che chiunque non si voglia rassegnare a vivere in un mondo del genere, fatto di agguati fascisti della domenica sera, priorità sballate, depressione, ansia e sopraffazione, debba impegnarsi con più intensità e convinzione per mettere in discussione l’esistente in modo sano ma deciso. O anche i piccoli, semi-sconosciuti, silenziosi centri che chiamiamo “casa” finiranno per assomigliare ad una desolata terra di nessuno che non ci appartiene e alla quale non apparteniamo più”.
Cosi Eleonora Moronti reatina di nascita laureata in Storia e Civiltà Orientali e in Archeologia e Culture del Mondo Antico all’Alma Mater Studiorum di Bologna dove oggi vive Ascolta o scarica
Qui la trasmissione intera Ascolta o scarica
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