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  • PALESTINA: NUOVI CRIMINI DI GUERRA A GAZA E IN CISGIORDANIA. STALLO SUGLI AIUTI

    Israele rinvia ancora una volta l’apertura del valico di Rafah. L’agenzia israeliana per le attività nei territori palestinesi ha dichiarato alla Reuters che sono in corso i preparativi con l’Egitto per aprire il valico di Rafah al passaggio delle persone, ma la data dell’apertura sarà annunciata in seguito. L’agenzia umanitaria ha aggiunto che gli aiuti umanitari non passeranno da Rafah, ma continueranno a entrare attraverso Karem Abu Salem (Kerem Shalom) e altri valichi.

    Parlare di aiuti umanitari non è comunque corretto: ad entrare sono camion commerciali e i beni venduti al mercato, non aiuti umanitari.  Al momento i palestinesi di Gaza non hanno la possibilità di acquistare questi beni: non hanno soldi e le banche non hanno ancora aperto. Inoltre, dei 600 camion  al giorno promessi e annunciati da Israele, al momento ne arrivano meno di 300.

    L’Agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati palestinesi (UNRWA) afferma di avere abbastanza cibo fuori dalla Striscia per rifornire la popolazione per tre mesi e che le squadre sono pronte a consegnarlo. “Ma nonostante il cessate il fuoco, il blocco delle autorità israeliane all’UNRWA che porta rifornimenti a Gaza continua dopo oltre 7 mesi”, ha scritto l’agenzia su X.

    Intanto a Gaza, nonostante il cessate il fuoco in corso, tre persone sono state uccise in attacchi israeliani contro i palestinesi.  Una persona è stata uccisa dal fuoco dell’esercito israeliano nel campo profughi di Bureij, nella parte orientale della Striscia di Gaza, mentre un’altra è stata ammazzata da un drone che  ha sganciato una bomba nella zona di Khan Younis. Qui ci sono anche due feriti, uno dei quali in gravi condizioni. Un altro palestinese è morto invece a causa delle ferite riportate dopo essere stato colpito due giorni fa nei pressi della Facoltà di Scienze e Tecnologia di Gaza City.

    Il direttore dell’ospedale al-Shifa di Gaza, Mohammed Abu Salmiya, afferma di non aver assistito a progressi degni di nota in termini di servizi sanitari o di disponibilità di medicinali dall’inizio del cessate il fuoco. Ha sottolineato che i prigionieri rilasciati necessitano di cure mediche speciali a causa delle condizioni di privazione e torture subiti nelle carceri israeliane.

    I medici dell’ospedale Nasser nella città di Khan Younis, nella parte meridionale di Gaza, che hanno ricevuto i cadaveri di palestinesi uccisi da Israele e riconsegnati dalla Croce Rossa, hanno dichiarato oggi che c’erano prove sostanziali di percosse ed esecuzioni sommarie e che nessuno dei corpi era identificabile.

    Israele protagonista di violenze anche nella Cisgiordania occupata: le forze israeliane hanno assediato un paese a nord-est di Ramallah, demolendo una abitazione con il pretesto che sarebbe stata costruita senza permesso. Assedio anche al Al-Tuwani, villaggio palestinese nelle colline a Sud di Hebron, dove è stato bloccato l’ingresso per “operazioni militari” facendo cinque fermi e terrorizzando i residenti. Infine, una persona è rimasta ferita dagli spari israeliani nella città di al-Ram, a nord della Gerusalemme occupata.

    Negli ultimi mesi, le forze israeliane hanno intensificato gli attacchi contro i civili nei pressi del muro di separazione, provocando feriti e morti. Solo ieri un 57enne era stato ucciso dopo essere stato aggredito dai soldati vicino al muro.

    Gli aggiornamenti e i commenti di Shukri Hroub dell’UDAP, l’Unione democratica arabo-palestinese. Ascolta o scarica

    12 min
  • ISRAELE: FONDI D’INVESTIMENTO E AZIENDE IN FUGA. L’ECONOMIA DELL’OCCUPAZIONE È PIU FRAGILE

    “Valanga di disinvestimenti di alto livello in Israele” da parte di fondi e aziende globali, in seguito al genocidio e alle pressioni dell’opinione pubblica globale. Ora l’economia di Tel Aviv, a oltre 2 anni dall’ottobre 2023, è sempre più schiacciata sul lato militare e mostra diversi segni di fragilità strutturale.

    Lo scrive il giornalista esperto di armi e diritti umani Luciano Bertozzi in un articolo pubblicato su Focus On Africa, dettagliando come una serie di grosse multinazionali e fondi d’investimento abbiano deciso di disimpegnare i propri capitali a causa delle pressioni dal basso contro il genocidio e l’occupazione ai danni del popolo palestinese.

    L’intervista su Radio Onda d’Urto con il giornalista Luciano Bertozzi, esperto di armamenti e politiche di disarmo, oltre che autore del libro “I bambini soldato: lo sfruttamento globale dell’infanzia. Il ruolo della società civile e delle istituzioni internazionali”. Ascolta o scarica

    13 min
  • VERONA: “MOUSSA NON SI DIMENTICA”. SABATO MANIFESTAZIONE NAZIONALE A UN ANNO DALL’OMICIDIO DI STATO

    La Comunità Maliana e il Comitato Verità e Giustizia per Moussa Diarra invitano a partecipare al doppio appuntamento previsto per questo fine settimana a Verona, in occasione del primo anniversario dalla morte.

    Sabato 18 corteo nazionale con ritrovo alle ore 14 in piazzale XXV aprile, nel piazzale antistante alla stazione di Verona Porta Nuova. Domenica 19 incontro sui CPR con lo spettacolo teatrale di e con Oscar Agostoni e la collaborazione di Helga Bernardini, presso il Laboratorio Autogestito Parato@s di viale Venezia 51, inizio alle ore 15.

    Ci presentano le iniziative Ousmane Ibrahim Diallo, presidente della Comunità Maliana di Verona e Rachele Tomezzoli del Laboratorio Autogestito Parato@s, entrambi parte del Comitato Verità e Giustizia per Moussa Diarra. Ascolta o scarica

    Pubblichiamo il comunicato che promuove il doppio appuntamento per il fine settimana a Verona:

    Domenica 20 ottobre di un anno fa, Moussa Diarra, giovane maliano di 26 anni, veniva ucciso alla stazione Porta Nuova di Verona da un agente della Polfer. Tre colpi di pistola che si sarebbero potuti evitare, esplosi tutti ad altezza d’uomo, e di cui uno dritto al cuore.

    A distanza di un anno, e con una dinamica dei fatti tuttora poco chiara, continuiamo con forza a chiedere verità e giustizia, ed un processo che restituisca a Moussa ed alla sua famiglia almeno in parte la dignità che gli è stata tolta in una vita di diritti negati. A distanza di un anno continuiamo a pensare che questa morte abbia radici profonde e che l’arma usata dall’agente della polfer abbia prodotto solo l’ultima delle ferite che hanno segnato la vita di Moussa.

    Ferite profonde, frutto di scelte politiche precise che hanno finanziato l’orrore dei campi di detenzione in Libia e dei CPR in Italia, che hanno imposto leggi infami come il decreto Salvini del 2018 e tutto il contesto sociale e politico che Moussa ha attraversato una volta arrivato in Italia.

    Un sistema razzista e discriminante fatto di file interminabili in questura e permessi di soggiorno ritirati già scaduti, di sfruttamento nei luoghi di lavoro, in cui la discrezionalità con cui vengono riconosciuti diritti fondamentali genera esclusione e marginalità. Welfare, servizi sociali, e politiche di cura vengono smantellate e sostituite con pratiche sempre più punitive e di repressione sociale per cui il diritto all’abitare diventa un problema di ordine pubblico gestito a colpi di daspo, sgomberi, profilazione razziale e zone rosse.

    La storia di Moussa è legata a quelle di centinaia di altre vittime spesso senza volto e senza giustizia, e solo la comunità che Moussa aveva attorno a sè (Comunità Maliana, Ghibellin Fuggiasco) e quella più ampia che si è raccolta immediatamente dopo la morte, hanno impedito che quella storia finisse come tante altre in fondo ad un cassetto.

    A distanza di un anno questa comunità resistente sostiene il complesso lavoro del team legale, continua a raccontare questo profondo bisogno di giustizia, ad alimentare il presidio di memoria collettiva in stazione contro ogni atto di rimozione, a costruire dal basso iniziative e proposte.

    Un percorso che, dalla grande manifestazione a Verona del 27 ottobre e dall’incontro a Roma con la senatrice Ilaria Cucchi, ha poi attraversato piazze, mobilitazioni, spazi sociali intrecciando linguaggi, storie e lotte.

    Ed è questa comunità che sabato 18 Ottobre chiama a Verona una manifestazione nazionale: per rivendicare il diritto ad un processo che ricostruisca verità e garantisca giustizia per Moussa Diarra, per pretendere politiche di cura, non di repressione e di marginalizzazione.

    E per denunciare che la stessa logica coloniale e razzista che ha tolto la vita a Moussa è quella che oggi sostiene ed alimenta il genocidio del popolo palestinese, la negazione quotidiana della sua esistenza e della sua dignità. E’ la stessa logica criminale che divide i corpi e le vite da proteggere da quelle da respingere e da eliminare.

    Invitiamo tutte le comunità, le realtà sociali, i collettivi e le persone solidali ad aderire e partecipare alla manifestazione che partirà dalla stazione di Verona Porta Nuova alle ore 14 di sabato 18 Ottobre.

    Moussa non si dimentica.

    Info sul percorso e sulla manifestazione sui canali social Verità e Giustizia per Moussa Diarra.

    Hanno aderito (in aggiornamento):

    – Donne in Nero,
    – Senegambia,
    – Gruppo Radici dei Diritti dell’Università di Verona,
    – Mediterranea Saving Humans Verona,
    – Osservatorio di Comunità,
    – Rifondazione Comunista Verona,
    – One Bridge to – ETS,
    – Associazione Nissa,
    – Coordinamento veronese per il diritto alla Salute,
    – Il Gheriglio APS,
    – Bozen Solidale,
    – Spazio 77,
    – Rete Verona Rainbow,
    – Tumulto Pride,
    – Comitato Acqua Bene Comune Verona,
    – Verona per la Palestina,
    – Valdesi Verona,
    – Sbarre di zucchero APS,
    – La Fraternità ODV,
    – UGS Verona (Unione dei Giovani di Sinistra Verona),
    – Il mondo di Irene,
    – Eimì Univr,
    – Associazione Sesamo Odv,
    – sez. ANPI Verona centro,
    – Sinistra Italiana,
    – Comunità Cristiane di Base Verona,
    – Rete Radié Resch,
    – Collettivo Tamr,
    – Assopace Verona,
    – Assopace Nazionale,
    – Potere al Popolo – Veneto,
    – Attac Verona,
    – Possibile Verona,
    – Afrodiscendenti Antimperialisti,
    – Casa Madiba,
    – Casa Don Gallo Rimini,

    Per adesioni: [email protected]

    Rinnoviamo l’invito a sostenere le spese legali e di supporto alla famiglia di Moussa.

    CC MPS Intestato al Circolo Pink:
    IBAN: IT65G 01030 11707 0000 11099 492
    Causale: Per Moussa Diarra

    0 min
  • TARANTO: GIOVEDI 16 OTTOBRE MOBILITAZIONE E SCIOPERO DI 24 ORE ALL’EX ILVA

    Giovedi 16 ottobre è prevista una mobilitazione generale all’ex Ilva di Taranto che riguarda sia i lavoratori diretti che delle aziende in appalto indetta da Fim, Fiom e Uilm con sciopero di 24 ore in tutti i siti del gruppo.

    “Riteniamo inaccettabile – è detto nel volantino dei sindacati – il silenzio del governo che, a fronte delle richieste sindacali volte a trovare una soluzione definitiva che garantisca un futuro alle migliaia di lavoratori stremati dall’incertezza legata alla vertenza dell’ex llva, ad oggi, non riapre il confronto presso Palazzo Chigi con le organizzazioni sindacali per le auspicate soluzioni utili ad una giusta transizione per una vertenza che attanaglia i lavoratori dal sequestro preventivo del 26 luglio 2012”. Per le sigle metalmeccaniche “il bando di vendita ha evidenziato preoccupazioni: senza un forte intervento pubblico si rischia una perdita di migliaia di lavoratori e nessuna certezza sul processo di decarbonizzazione”. Inoltre Fim, Fiom e Uilm osservano ancora che “la cassa integrazione non può essere usata come la soluzione ai problemi finanziari.

    “Non siamo mai stati così vicino alla chiusura, abbiamo un solo altoforno in marcia che si è fermato più volte per problemi tecnici, la metà dei lavoratori in cassa integrazione, 4.500 in tutti i siti, una produzione minima e una perdita economica di oltre tre milioni al giorno” dichiarano i sindacati. “Per evitare una catastrofe ambientale, occupazionale e sociale c’è solo una strada, la nazionalizzazione con l’avvio immediato della decarbonizzazione”.

    La mobilitazione sarà così articolata: alle ore 6 presidio delle portinerie di Acciaierie d’Italia e delle ditte dell’Appalto, alle ore 7.30 concentramento davanti alla portineria Direzione dello stabilimento, alle ore 8 inizio del corteo verso Palazzo di Città a Taranto dove si terrà un presidio.

    Da Taranto Gianmario Leone giornalista del “Corriere di Taranto” Ascolta o scarica

    0 min
  • NAPOLI: “CONTINUIAMO A TENERE GLI OCCHI SU GAZA”. SABATO 18 OTTOBRE MANIFESTAZIONE DA PIAZZA GARIBALDI

    Il 18 ottobre manifestazione della Gente d’ò Sud per la Palestina a Napoli dal titolo “Continuiamo a tenere gli occhi su Gaza”. Questo pomeriggio la conferenza stampa di presentazione del corteo presso la  Facoltà di lettere e filosofia Federico II (Porta di Massa).

    “Il 18 ottobre scendiamo in piazza per la Palestina, contro il genocidio, in una giornata Mediterranea che restituisca al nostro mare quel ruolo rafforzativo dell’autodeterminazione dei popoli”, è questo il mantra degli attivisti delle reti napoletane e non solo che stanno costruendo a Napoli una manifestazione per sabato 18 ottobre. Al centro dell’appello, sottoscritto da decine di artisti, attivisti, giornalisti e realtà associative e politiche, il genocidio del popolo palestinese che “non è finito, perché non c’è pace sotto occupazione” dichiarano gli attivisti in una nota. Sono già dozzine le firme raccolte a sostegno della mobilitazione.

    Alla conferenza stampa sono intervenuti la portavoce campana del Global Movement to Gaza Federica Casella, Tony La Piccirella, tra gli organizzatori della Global Sumud Flotilla,  Valerio Jovine, cantautore napoletano,  Andrea Salvo Rossi, professore della Federico II, attivisti del Laboratorio Insurgencia e gli studenti che da settimane a Napoli stanno occupando le scuole superiori.

    “Non dobbiamo smettere di parlare di Palestina: quella parte del Mediterraneo ci chiede di portare avanti la battaglia contro il colonialismo d’insediamento, contro l’apartheid, le violenze in Cisgiordania. Il genocidio in Palestina è ancora in corso: dal 1948 quella terra chiede giustizia e dobbiamo continuare a mobilitarci per essa”, concludono gli attivisti rilanciando l’appuntamento con la stampa in vista della manifestazione di sabato 18 ottobre, che partirà alle 14:00 da piazza Garibaldi.

    La presentazione con Andrea Salvo Rossi, docente alla Federico II di Napoli e ricercatore in letteratura italiana Ascolta o scarica  

    0 min
  • SPAGNA: MOBILITAZIONE GENERALE PER GAZA. MANIFESTAZIONI E BLOCCHI IN TUTTO IL PAESE

    Mercoledì 15 ottobre studenti e sindacati scendono in piazza in tutta la penisola iberica per denunciare il “genocidio nella Striscia”, ribadire solidarietà al popolo palestinese e denunciare che non esiste nessun accordo di pace.

    Il cuore della protesta arriva dalle scuole e dalle università. Migliaia di studenti hanno proclamato l’astensione dalle lezioni e organizzato manifestazioni in decine di città. A Madrid il corteo partirà alle 19 dalla stazione di Atocha per concludersi lungo la Gran Via, in Plaza Callao. Sui social i collettivi studenteschi hanno ribadito che l’obiettivo è «non dimenticare quanto accaduto» e pretendere «rispetto dei diritti umani e giustizia sociale». Altri cortei, almeno 40, con studenti e lavoratori sono previsti in serata in tutte le piu’ grandi citta’ spagnole.

    Ma la mobilitazione è iniziata gia’ questa mattina. Varie sigle sindacali hanno proclamato uno sciopero generale di 24 ore. Hanno aderito tra gli altri la Confederación General del Trabajo (CGT), Solidariedad Obrera, Alternativa Sindical de Clase (ASC) e la Confederación Intersindical, assieme a movimenti e associazioni come Madrid por Palestina, l’Associación Hispano-Palestina e il collettivo Boicot, desinversiones y sanciones (BDS). Anche i due principali sindacati spagnoli, la Unión General de Trabajadores (UGT) e le Comisiones Obreras (CCOO), pur senza aderire allo sciopero generale, hanno indetto un’astensione parziale di due ore per ogni turno di lavoro.

    In Catalogna la mobilitazione è convocata dall’Intersindical, dalla COB e da altre sigle. In mattinata si sono registrati numerosi blocchi stradali e picchetti, alcuni dei quali sono stati caricati dalle forze dell’ordine in assetto antisommossa. Intanto i media spagnoli informano che tre diversi incontri di pallacanestro che vedono squadre locali scontrarsi con team provenienti da Israele si giocheranno a porte chiuse, senza pubblico, a causa delle previste contestazioni annunciate dalle reti di solidarietà con il popolo palestinese. Una di queste contestazioni sara’ a Barcellona dove è prevista una manifestazione alle 18.

    Da qui sentiamo Victor Serri, giornalista de “La Directa”.Ascolta o scarica

    In Galizia lo sciopero generale è convocato dalla CUT, mentre la CIG ha indetto scioperi di quattro ore per turno.

    Nei Paesi Baschi e in Navarra LAB, CCOO, UGT, Steilas, ESK, CGT/LKN, Etxalde e Hiru hanno indetto scioperi di tre ore per ogni turno ed in alcuni comparti di quattro ore, ed hanno convocato manifestazioni congiunte alle 12:30 nei capoluoghi. Nel pomeriggio invece sono in programma una decina di manifestazioni convocate dalle organizzazioni politiche e di solidarietà. LAB, ELA e Steilas hanno inoltre indetto uno sciopero dell’intera giornata nel settore dell’istruzione.

    Ci fa un quadro generale Marco Santopadre giornalista del portale Pagine Esteri  Ascolta o scarica

    0 min
  • PIANO TRUMP: “LA FIRMA E’ IL SIGILLO DI UNA TRAGEDIA IMMANE DI CUI NESSUNO PAGHERA’ LE CONSEGUENZE. ANZI I CARNEFICI DIVENTANO EROI”. INTERVISTA AD ALESSANDRO VOLPI

    “L’ipocrisia. La firma a Sharm el Sheik della “pace” a Gaza, celebrata con la massima enfasi dai media e rivendicata con orgoglio dalla presidente Giorgia Meloni, è il sigillo di una tragedia immane di cui, di fatto, nessuno pagherà le conseguenze, anzi i carnefici diventano eroi”. Lo scrive Alessandro Volpi docente di Storia contemporanea, di Storia del movimento operaio e sindacale e di Storia sociale presso il Dipartimento di Scienze politiche dell’Università di Pisa.

    Che aggiunge: “La più recente analisi del Programma delle Nazioni Unite per l’ambiente indica che la distruzione o il danneggiamento del 78% circa dei 250 mila edifici stimati nella Striscia ha determinato un volume di circa 61 milioni di tonnellate di macerie, diciassette volte la somma di tutti i detriti prodotti dai precedenti bombardamenti a Gaza dal 2008. Secondo le fonti più accreditate, rimuovere e processare questa massa enorme richiederà decenni, anche al netto degli imprevisti. Gaza, inoltre, è un cimitero dove si stima che almeno 12 mila corpi, degli oltre 70 mila, siano ancora sepolti sotto le macerie, con suoli e acque gravemente contaminate. Questo disastro ambientale, esito della strategia di genocidio, che di fatto ha svuotato Gaza City, creando un inferno destinato a rendere impossibile qualsiasi ritorno, peraltro è già oggetto di grandi affari. La “privatizzazione” dei soccorsi ha trovato alcuni fondi pronti ad occuparsene, a partire dal fondo di private McNally Capital e da Safe Reach Solutions, due società vicine al “negoziatore eroe” Witkoff, mentre l’enorme opera di rimozione delle macerie sarà svolta da varie imprese israeliane, a diverso titolo legate, a Jared Kushner. Sempre a Sharm, poi, prenderà definitivamente forma il fondo da 53 miliardi di dollari, finalizzato a trovare investitori esteri – fondi Usa e arabi – secondo il disegno dello stesso Kushner, che, non a caso, aveva ipotizzato fin dallo scorso anno che sarebbero stati necessari almeno 50 miliardi di dollari per l’avvio della ricostruzione. Questa non è una pace, è lo strumento per celebrare i massacratori e per consentirgli di fare montagne di soldi”.

    Alessandro Volpi sottolinea anche che “uno degli artefici delle trattative Israele-Hamas Steve Witkoff è a capo di una grande compagnia immobiliare, Witkoff Group, fondata nel 1997, che trae buona parte dei finanziamenti per il suo gruppo da fondi sovrani arabi, a cominciare, dal Qatar e dalla grandi banche Usa, a cominciare da Jp Morgan. Guarda caso il settore immobiliare nel quale il gruppo di Witkoff è specializzato è quello dei grandi alberghi di lusso e delle “riconversioni di aree molto degradate”.

    A tutto questo bisogna aggiungere altri due punti: “Il primo è che i due figli di Witkoff hanno creato una società che si occupa di criptovalute e di stable coin, in cui hanno già investito il fondo sovrano di Abu Dhabi e quello del Qatar. Il secondo è che Witkoff ha conosciuto Trump quando il presidente si occupava di immobili e ha legami stretti con l’altro delegato al Medio Oriente, Jared Kushner, marito di Ivanka Trump, e fondatore nel 2021, sulle orme del padre, di Affinity, una società di investimenti finanziata, di nuovo, dai fondi sovrani arabi, e dedita in gran parte a operazioni immobiliari. Verrebbe da dire che la “pace”, dopo il genocidio, è avvenuta grazie agli immobili. Una pace immobiliare.

    L’intervista a Alessandro Volpi docente di Storia contemporanea, di Storia del movimento operaio e sindacale e di Storia sociale presso il Dipartimento di Scienze politiche dell’Università di Pisa Ascolta o scarica 

    13 min
  • MADAGASCAR IN RIVOLTA: GEN-Z CACCIA IL PRESIDENTE RAJOELINA, MILITARI ANNUNCIANO LA PRESA DEL POTERE

    Rivolta in Madagascar. Dopo settimane di proteste e oltre 30 morti in piazza, l’Assemblea nazionale del Parlamento magascio ha votato per l’impeachment nei confronti del presidente Andry Rajoelina per diserzione dal servizio.

    La risoluzione votata ieri, martedì 14 ottobre, è stata approvata con 130 voti a favore, ben al di sopra della soglia costituzionale dei due terzi richiesta dalla Camera composta da 163 membri.

    Dopo settimane di manifestazioni contro il governo del Paese insulare, Rajoelina – rifugiatosi in un “luogo sicuro” – ha respinto il voto in quanto “privo di qualsiasi base giuridica”, mentre l’unità militare d’elite scesa in piazza con i manifestanti ha dichiarato di aver preso il potere dopo il voto di impeachment.

    L’unità militare d’élite è la stessa che ha consegnato le chiavi del potere a Rajoelina 16 anni fa, quando a essere scalzato di sella fu l’allora capo di Stato Marc Ravalomanana. Rajoelina si sarebbe imbarcato a bordo di un aereo militare francese diretto all’isola della Réunion.

    I manifestanti, i cui protagoni sono soprattutto giovani e giovanissimi, da settimane protestano contro la corruzione, povertà e disparità sociali in Madagascar. Il movimento “25 settembre”, giorno in cui sono iniziate le proteste contro i continui blackout e la mancanza d’acqua, si sono trasformate rapidamente in una rivolta contro la corruzione e la mala gestione del Paese.

    Martedì la Corte Suprema del Madagascar ha invitato il colonnello Michael Randrianirina, comandante dell’esercito che aveva annunciato la presa del potere da parte dei militari dopo aver guidato una rivolta a sostegno dei manifestanti della Generazione Z, ad assumere la carica di nuovo presidente del Paese.

    Il punto della situazione con Marco Trovato, direttore editoriale della rivista Africa. Ascolta o scarica.

    11 min
  • UDINE: MANIFESTAZIONE NAZIONALE CONTRO LA PARTITA DELLA VERGOGNA ITALIA-ISRAELE. LA DIRETTA

    A Udine manifestazione nazionale contro la partita della vergogna, Italia-Israele.

    Un appuntamento di piazza lanciato dal Comitato per la Palestina di Udine, Comunità Palestinese FVG e Veneto, Salaam – Ragazzi dell’Olivo, Calcio e Rivoluzione e BDS Italia e raccolto da 358 realtà italiane di varia natura, che hanno aderito all’appello per il boicottaggio, martedì 14 ottobre, della partita valida per le qualificazioni ai Mondiali di 2026.

    Per le realtà organizzatrici, 15.000 le persone presenti in corteo, dentro la campagna internazionale “Show Israel the red card”.

    Il tutto in una Udine militarizzata, con una maxi-zona rossa attorno allo stadio Friuli (oltre 40.000 posti di capienza, presenti meno di 10.00 spettatori), tra cecchini, droni e unità cinofile degli artificieri. Militari italiani – e agenti del Mossad, il servizio d’intelligence israeliano –  attorno all’albergo della nazionale israeliana.

    La diretta su Radio Onda d’Urto:

    Ore 20.45 – Idranti, lacrimogeni, manganellate e alcuni fermi quando il corteo ha provato ad avvicinarsi allo stadio Friuli dove è iniziata la “partita della vergogna”. Gli scontri sono andati avanti a lungo soprattutto attorno a viale della Vittoria.

    Ore 19.50 – L’aggiornamento con Giacomo della Redazione  arrivato nella piazza di chiusura ufficale del corteo a Udine. Ascolta o scarica.

    Ore 19.20 – Il servizio di Giacomo della Redazione per il Giornale Radio. Ascolta o scarica

    Ore 18.30 – La seconda corrispondenza con Giacomo della Redazione di Radio Onda d’Urto dal corteo che è partito, con le interviste ai partecipanti Ascolta o scarica

    Ore 17.30 – La prima corrispondenza con Giacomo della Redazione di Radio Onda d’Urto dal concentramento in Piazza Repubblica a Udine. Già molte migliaia le persone presenti  Ascolta o scarica

    Da Udine le interviste realizzate da Giacomo della nostra Redazione al concentramento: 

    • intervista a un’attivista del Comitato per la Palestina di Udine Ascolta o scarica 
    • intervista ad Ahmam Amer Hasan, rappresentante della Comunità palestinese FVG Ascolta o scarica 
    • intervista ad Alberto, BDS Italia Ascolta o scarica 
    • intervista a Beatrice, studentessa di Uds del Friuli Venezia Giulia Ascolta o scarica 
    • intervista ad Andrea, compagno di “Calcio e Rivoluzione” Ascolta o scarica 
    •  

      9 min
    • DESENZANO DEL GARDA (BS): ASSEMBLEA PER LA PALESTINA INTERROTTA DALLA POLIZIA, “GRAVE INTIMIDAZIONE”

      Il Collettivo Gardesano Autonomo  di Desenzano, in provincia di Brescia, denuncia una “grave intimidazione” da parte di agenti di Polizia, intervenuti nella giornata di domenica durante una partecipata assemblea per la Palestina presso la Casa dei Popoli Thomas Sankara.

      Pochi minuti dopo l’inizio dell’incontro è sopraggiunta una volante che voleva “verificare” l’incontro e filmare i presenti.

      “È estramente grave quanto è successo”, scrivono attivisti e attiviste del Collettivo gardesano, “una qualsiasi assemblea in una sede associativa potrebbe ora diventare oggetto di controllo poliziesco”.

      Ai microfoni di Radio Onda d’Urto un primo commento a caldo di Alessandro Scattolo, del Collettivo Gardesano Autonomo. Ascolta o scarica.

      Nelle ore sucessive abbiamo contattato nuovamente Alessandro Scattolo, del Collettivo Gardesano Autonomo, per una ricostruzione  completa di quanto accaduto. Ascolta o scarica

      Di seguito il comunicato diffuso dal Collettivo Gardesano Autonomo:

      “GRAVE INTIMIDAZIONE POLIZIESCA VERSO GLI ATTIVISTI PRO-PALESTINA. USATE LE BODYCAM PER FILMARE I RAPPRESENTANTI POLITICI PRESENTI

      Nella giornata di domenica (12 ottobre) si è tenuta una partecipata assemblea presso la Casa dei Popoli Thomas Sankara a Desenzano del Garda. Presenti 30 persone tra attivisti, docenti e un nutrito gruppo di studenti e studentesse, riuniti per organizzare un’iniziativa in solidarietà al popolo palestinese. Pochi minuti dopo l’inizio della riunione è sopraggiunta una volante della Polizia con lo scopo di “verificare” lo svolgimento dell’incontro. Di fronte a un atteggiamento simile non abbiamo permesso l’accesso agli agenti.

      Abbiamo spiegato come in quel momento si stesse svolgendo una riunione in un luogo chiuso, quale la sede del circolo Thomas Sankara (Aiasp) e che gli eventuali ingressi all’iniziativa, seppure pubblicizzata, fossero responsabilità dell’associazione, senza richiedere alcun controllo di ordine pubblico.

      Abbiamo fatto presente, inoltre, quanto fosse inappropriato un intervento simile e come potesse apparire intimidatorio nei confronti dei partecipanti all’incontro.

      Gli agenti presenti si sono giustificati dicendo che stavano espletando un’ordinanza del Questore, sostenendo che anche nel caso di una festa privata avrebbero l’obbligo di verificare. Una postura gravissima per la quale qualsiasi incontro o iniziativa in una sede associativa potrebbe diventare da adesso oggetto di controllo poliziesco. A peggiorare la condotta dei poliziotti è stata pure l’attivazione della bodycam, introdotte dal decreto sicurezza, per registrare le nostre rimostranze.

      Riteniamo estremamente grave quanto è successo, un episodio degno di uno stato di polizia. Purtroppo appare in continuità con il clima repressivo “ordine e disciplina” che si respira nel paese animato dal governo Meloni e dal Questore di Brescia Paolo Sartori. A essere particolarmente oggetto dell’attenzione poliziesca è il grande movimento per la Palestina che ha attraversato l’Italia con milioni di persone mobilitate contro il genocidio di Israele.

      Noi non permetteremo forme di controllo e di intimidazione nei confronti delle legittime iniziative che qualsiasi realtà politica o associativa vorrà mettere in campo sul territorio gardesano e bresciano.”

      2 min

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