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Quinto giorno di occupazione della facoltà di scienze politiche, economiche e sociali della statale di Milano. In queste giornate l’università è stata luogo concreto di condivisione e di elaborazione politica, ed e stata attraversata non solo dalla comunità studentesca, ma anche da numerose realtà cittadine e dalle diverse componenti del corpo universitario.
“Dalla nostra prospettiva non possiamo scordarci della vera responsabile del genocidio, ovvero l’economia di guerra che caratterizza sempre più la società occidentale” scrivono gli studenti dalla Statale occupata. “Sentiamo la necessità di mantenere alta la pressione sull’industria bellica e sulle istituzioni che la difendono e legittimano, e ci uniamo in coro alle mobilitazioni antimilitariste di tutto il mondo. Per questo la rete che difende la lotta palestinese è determinata a costruire una mobilitazione proiettata al di fuori di questa occupazione.La comunità studentesca e quella cittadina si uniscono in un corteo che attraverserà la città di Milano sabato 11 ottobre. Chiamiamo un preconcentramento alle 13:30 qui in Università (via Conservatorio) per raggiungere insieme Porta Venezia, da cui partirà il corteo cittadino. Sempre a fianco delle palestinesi e di chi lotta contro l’oppressione e lo sfruttamento dei popoli, ora e sempre resistenza”.
Chiara Martinelli dalla facoltà occupata Ascolta o scarica
Appuntamento del venerdì con il nostro collaboratore e economista Andrea Fumagalli e la sua rubrica di analisi critica dei fatti economici della settimana.
Nel corso della trasmissione andata in onda su Radio Onda d’Urto venerdì 10 ottobre, abbiamo analizzato le norme previste nella prossima manovra finanziaria in Italia; la crisi Usa degli uffici federali per il mancato ok alla legge di bilancio (il cosiddetto “shutdown“) e, infine, la richiesta della procura di Milano di amministrazione giudiziaria per Tod’s, ennesimo colosso della moda “Made in Italy” chiamato a rispondere legalmente per la situazione di sfruttamento che imperversa nella catena di appalti e subappalti del settore.
MANOVRA ECONOMICA – La Finanziaria italiana 2026, del valore complessivo di circa 16 miliardi di euro, è in dirittura d’arrivo. Attesa l’approvazione in Consiglio dei ministri all’inizio della prossima settimana. Dopo la riunione a Palazzo Chigi tra la premier Meloni, i leader della maggioranza di destra e il ministro dell’Economia Giorgetti, il governo accelera sulle norme da inserire nella Legge di bilancio. Sullo sfondo resta l’impegno dell’Italia ad aumentare a dismisura le spese per la cosiddetta difesa, cioè il riarmo. Entro la scadenza del 20 ottobre Palazzo Chigi punta a chiudere l’approvazione del disegno di legge e del Documento programmatico di bilancio (Dfp) da inviare a Bruxelles.
SHUTDOWN – Continua la crisi del bilancio federale negli Stati Uniti; siamo nella seconda settimana di shutdown. Al Senato non si trova la quadra, con i democratici che hanno respinto le misure di finanziamento a breve termine approvate dalla maggioranza repubblicana alla Camera. Dietro il braccio di ferro, che riduce al minimo tutti i servizi federali (lasciando a casa centinaia di migliaia di dipendenti), gli ennesimi tagli monstre voluti dai repubblicani – in particolare sulla sanità – ma respinti, al momento, dai democratici.
“MADE IN ITALY” – Infine, con Andrea Fumagalli commentiamo la richiesta della Procura di Milano di amministrazione giudiziaria per Tod’s, famoso marchio di scarpe, con l’accusa di agevolazione di sfruttamento del lavoro. Il noto marchio di scarpe, pelletteria e abbigliamento avrebbe tenuto una “condotta agevolatoria…non controllando fenomeni di sfruttamento del lavoro” nella propria catena di produzione, affidata – come in molti altri casi – a opifici dove le condizioni di lavoro sono quelle di vero e proprio caporalato e “operai messi in condizioni paraschiavistiche”. Come spiega Il Manifesto, la Procura milanese segnala, come esempio tra i tanti, che una tomaia in produzione in una ditta in subappalto per Tod’s costasse tra 8 e 14 euro, per scarpe tuttavia vendute al pubblico a…690 euro, circa 100 volte di più del costo materiale. Come? Grazie a “condizioni di lavoro ottocentesche” e lavoratori e lavoratrici pagati, festivi compresi, 2.75 euro all’ora, in assenza di ogni misura di sicurezza, il tutto per aumentare la produttività. L’azienda, che fattura 1.1 miliardi di euro all’anno ed guidata da Diego e Andrea Della Valle – nel board ci sono pure Luigi Abete e Luca Cordero di Montezemolo – ha respinto le accuse. Il 19 novembre la decisione del Tribunale meneghino, che nei mesi scorsi ha già disposto misure analoghe per – di fatto – caporalato nella filiera altri colossi della moda come Armani, Loro Piana, Valentino, Dior e Alviero Martini.
Andrea Fumagalli, docente di economia politica all’università di Pavia. Ascolta o scarica
Torino. Dall’alba di venerdì mattina, 10 ottobre, operazione di polizia nei confronti di 13 attivisti e attiviste torinesi nell’ambito delle ampie e imponenti proteste per la Palestina nel capoluogo piemontese.
A seguito delle perquisizioni domiciliari e del sequestro di materiale, sono state disposte 10misure cautelari nei confronti di altrettanti indagati, compagne e compagni, per le accuse – tutte da dimostrare – di resistenza aggravata a pubblico ufficiale, violenza privata aggravata e danneggiamento.
Si tratta di obblighi di presentazione quotidiana alla polizia giudiziaria e di obblighi di dimora con il divieto di uscire di casa dalle 19.30 alle 7.30.
Sono state in tutto 13 le perquisizioni, relative alle manifestazioni di massa svoltesi a Torino in queste settimane, con l’occupazione delle stazioni e dell’aeroporto di Caselle, fino al corteo del 7 ottobre, con 10mila persone a violare le prescrizioni.
Ai microfoni di Radio Onda d’Urto Stefano, del coordinamento Torino per Gaza. Ascolta o scarica.
Inizia oggi, venerdì 10 ottobre, “La Manifestival – il mondo al tempo di Gaza“, tre giornate di festival de Il Manifesto a Roma. La prima edizione del festival del quotidiano comunista sarà nel quartiere Garbatella della Capitale.
Da venerdì 10 a domenica 12 ottobre, tre giorni di dibattiti, laboratori, mostre, musica e teatro. Ospiti, tra gli altri, oltre alle firme storiche de Il Manifesto, anche personaggi politici di fama internazionale, come Jeremy Corbyn e Jean-Luc Mélenchon per il dibattito dal titolo “Contrattacco, quale sinistra davanti all’onda nera” in programma al Teatro Palladium domenica.
Ne parliamo con il direttore de Il Manifesto, Andrea Fabozzi. Ascolta o scarica.
Brescia è l’unica provincia italiana ad aver continuato a esportare armi verso Israele dopo il 7 ottobre 2023. A rivelarlo – tra le righe – gli ultimi dati Istat del commercio estero, risalenti allo scorso giugno.
Si tratta di armi ad uso civile – soprattutto parti e accessori di revolver e pistole – che, anche in virtù della loro destinazione d’uso riescono a bypassare le restrizioni imposte dalla UAMA – Unità per le autorizzazioni dei materiali di armamento, parte del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale italiana. Dopo il 7 ottobre, infatti, in Italia non sono più state concesse nuove autorizzazioni o licenze per l’esportazione di armi verso Israele, tuttavia quelle in essere sono state mantenute.
Si tratta quindi di esportazioni legali, poiché legate a contratti in essere, e che comportano un giro d’affari di piccola entità, se paragonato ai volumi consueti del mercato armiero bresciano. Tuttavia sono proprio queste armi che finiscono di norma per armare i coloni ed è qui che subentra il piano etico, soprattutto se inquadriamo queste esportazioni nella prospettiva della cosiddetta Responsabilità sociale d’impresa (RSI) o Corporate Social Responsibility (CSR), all’interno del quale gli effetti e le ricadute di ciò che si produce nel Paese in cui si vende non sono affatto secondari.
Ai microfoni di Radio Onda d’Urto, Giorgio Beretta, parte della della Rete Italiana Pace e Disarmo e dell’OPAL – Osservatorio permanente sulle armi leggere di Brescia Ascolta o scarica
Questa mattina, 9 ottobre 2025, gli avvocati di Adalah hanno partecipato a oltre 50 udienze presso il tribunale interno alla prigione di Ktzi’ot, dove sono detenuti numerosi partecipanti alla missione della Freedom Flotilla. Gli avvocati hanno potuto anche visitare diversi altri prigionieri, continuando a ricevere segnalazioni di comportamenti aggressivi e violenti da parte delle autorità israeliane, sia durante che dopo l’intercettazione illegale delle imbarcazioni. Le condizioni di detenzione restano estremamente precarie: accesso limitato all’acqua potabile e, in alcuni casi, maltrattamenti fisici e verbali.
Le udienze sono iniziate senza la presenza degli avvocati difensori e, al momento, più di 20 persone tra i detenuti non hanno ancora potuto incontrare i propri legali, in palese violazione del diritto di difesa. Diversi partecipanti, tra cui parlamentari di vari Paesi, sono già stati deportati (immunità parlamentare ndt).
Adalah ha inoltre rappresentato oggi davanti al Tribunale della Magistratura di Ashkelon tre partecipanti con cittadinanza israeliana (alcuni con doppia nazionalità), arrestati e interrogati con l’accusa di “infiltrazione in area militare non autorizzata”. Le autorità avevano richiesto un’estensione della detenzione per altri sette giorni, ma il tribunale ha proposto il rilascio con condizioni restrittive: divieto di ingresso a Gaza per sei mesi, obbligo di presentarsi agli interrogatori su convocazione e una cauzione sospesa di 4.000 NIS (circa 1.060 euro) ciascuno.
I detenuti hanno rifiutato di firmare tali condizioni arbitrarie, basate su accuse false, poiché sono stati di fatto rapiti in acque internazionali, a circa 120 miglia nautiche da Gaza. L’applicazione di questa legge in tali circostanze non ha alcun fondamento legale, nemmeno secondo la legislazione israeliana. In base al diritto internazionale, i partecipanti avevano pieno diritto di dirigersi verso Gaza, e la loro detenzione continua rappresenta una grave violazione dei diritti umani fondamentali. Adalah presenterà ricorso contro questa decisione nelle prossime ore.
Sentiamo Andrea della logistica di Thousand Madleens in Italia Ascolta o scarica
“Dopo decenni di occupazione e apartheid e due anni di genocidio criminale sionista, la bandiera del glorioso popolo palestinese è diventata sempre più il vessillo della libertà, della dignità, della lotta all’oppressore, della resistenza. È la bandiera di tutti gli sfruttati e le sfruttate della terra che si oppongono all’ingiustizia, al dominio, alla legge del più forte.La lotta del popolo palestinese è diventata la lotta di tutti coloro che credono ancora in un mondo migliore. Domenica 12 ottobre marceremo sulle alture genovesi con tante bandiere palestinesi. Testimonieremo ancora una volta un messaggio tenace di solidarietà a Gaza e alla Palestina che resiste”.
Cosi’ compagni e compagne del Laboratorio Scirocco di Genova che domenica 12 ottobre hanno organizzato un’escursione al Forte Diamante. Il ritrovo alle ore 9:00 alla Funicolare Largo Zecca con partenza alle ore 9:30 alla Funicolare Righi.
Portare pranzo al sacco e bandiera palestinese. La lunghezza è di circa 10 km andata e ritorno , il dislivello di 460 m. Possibilita’ anche di un percorso alternativo piu’ semplice partendo alle ore 10 dal Cancello dell’Avvocato (via del Peralto) 7,60 km. (a/r) 200 m. D+.
La presentazione con Adele del Laboratorio Scirocco di Genova Ascolta o scarica
Presidio stasera alle 18, in largo Lamarmora a Sesto San Giovanni dopo che ieri un uomo di 71 anni, vittima di morosità incolpevole, si è gettato dal sesto piano durante lo sfratto esecutivo. L’anziano, quando è arrivato l’ufficiale giudiziario con le forze di polizia, si è lanciato dal balcone.
Il presidio di protesta per ricordare la mancanza di politiche abitative in città è stato lanciato dall’Unione Inquilini, che a Sesto San Giovanni è nata e ha la propria sede centrale.
Su Radio Onda d’Urto l’intervista a Gianluigi Montalto, avvocato dell’Unione Inquilini di Sesto San Giovanni. Ascolta o scarica.
Di seguito il comunicato diffuso dall’Unione Inquilini Nord Milano:
Come sindacato avremmo sicuramente organizzato un picchetto antisfratto, avremmo mobilitato le strutture che assistono a Milano e provincia chi rimane senza casa, ma è mancata la comunicazione e soprattutto è mancata l’umanità di una Amministrazione Comunale lontana dai problemi delle persone.
Il Comune tiene vuoti un centinaio di appartamenti e l’Aler ha più di 60 alloggi sfitti. Le assegnazioni vengono fatte con il contagocce e le famiglie finiscono per strada perché per stipulare un contratto di affitto nel privato servono due buste paga a tempo indeterminato. Stiamo parlando di immigrati e di sestesi che, finito un contratto, non riescono a trovare soluzioni perché qualcuno ha deciso che a Sesto devono rimanere solo i benestanti; gli altri se ne devono andare.
NESSUNA CASA SENZA PERSONE
INVITIAMO TUTTE E TUTTI A PARTECIPARE AL PRESIDIO GIOVEDI’ 9 OTTOBRE 2025 ALLE ORE 18 IN LARGO LAMARMORA”
L’esercito israeliano attacca nuovamente una Flotilla. Nelle prime ore di mercoledì 8 ottobre, colpite in acque internazionali le 9 imbarcazioni di Freedom Flotilla Coalition (FFC) e Thousand Madleens to Gaza (TMTG), a 120 miglia nautiche dalle coste palestinesi di Gaza.
A bordo 145 persone, di numerose nazionalità, rapite insieme agli aiuti sanitari e alimentari destinati agli ospedali di Gaza. Ora sono in viaggio, contro la loro volontà, verso Ashdod, per l’imprigionazione – illegale – nel carcere di Ketziot, lo stesso della Global Sumud Flotilla, che conta ancora una mezza dozzina di persone dietro le sbarre.
Sulle 9 imbarcazioni di FFC e TMTG c’erano anche 9 persone con passaporto italiano, oltre a attivisti di mezzo mondo; sono soprattutto medici, alcuni parlamentari (non italiani, ma soprattutto spagnoli e francesi, tra cui l’eurodeputata dei Verdi Melissa Camara) e giornalisti.
Tra questi ultimi anche Henri Sulku, giornalista finlandese di Turning Point Mag.
Ai microfoni di Radio Onda d’Urto, Benedetta Argentieri, giornalista italiana e tra le fondatrici di Turning Point. Ascolta o scarica.
Subito dopo l’assalto, lanciati presidi e iniziative di piazza in mezza Italia; almeno una settantina le città mobilitate.
Appuntamento anche a Brescia, ore 18, in piazza Rovetta, mercoledì 8 ottobre, con il Coordinamento Palestina.
Su Radio Onda d’Urto l’intervista di mercoledì 8 ottobre, in prima mattinata, con Michele Borgia attivista del Media Group in contatto con la Coalizione Internazionale della FFC Ascolta o scarica
La corrispondenza con Riccardo Farnetti, dell’ufficio stampa della Thousand Madleens to Gaza Ascolta o scarica
Su Radio Onda d’Urto Matteo, che fa parte del gruppo responsabile della logistica della Thousand Madleens to Gaza, che ci parla di quest’organizzazione Ascolta o scarica
Comunicato stampa della FFC:
“Nella notte tra il 7 e l’8 ottobre, l’esercito di occupazione israeliano ha attaccato e sequestrato la Flotilla in piene acque internazionali, a 120 miglia nautiche (220 km) da Gaza, commettendo un ennesimo atto di pirateria, in violazione palese del diritto marittimo internazionale e delle Convenzioni delle Nazioni Unite sul diritto del mare (UNCLOS).
La Freedom Flotilla Coalition (FFC) e Thousand Madleens to Gaza (TMTG) confermano che le imbarcazioni dirette a Gaza — 8 barche a vela e la nave Conscience — sono state intercettate, abbordate con la forza e attaccate illegalmente alle 04:34 di oggi, mentre navigavano in una zona dove Israele non ha alcuna giurisdizione né diritto di intervento.
A bordo si trovavano equipaggi interamente disarmati, composti da medici, infermieri, giornalisti, parlamentari e attivisti internazionali. Tutte e tutti sono stati rapiti e sequestrati con la forza, mentre le 18 tonnellate di aiuti umanitari destinate a Gaza — medicinali, apparecchiature respiratorie, forniture alimentari e nutrizionali — sono state confiscate illegalmente.
Questi aiuti erano diretti principalmente agli ospedali di Gaza; dopo due anni di assedio e bombardamenti, la popolazione vive in condizioni di carestia e collasso sanitario, e i medici ci hanno chiesto aiuto, dato che non hanno più medicinali e sono esausti.
“Israele non ha alcuna autorità legale per detenere volontari internazionali a bordo di navi civili umanitarie”, ha dichiarato David Heap, membro della Canadian Boat to Gaza e del Comitato di Coordinamento della Freedom Flotilla Coalition. “Questo sequestro viola apertamente il diritto internazionale e sfida le ordinanze vincolanti della Corte Internazionale di Giustizia, che impongono un accesso umanitario senza ostacoli a Gaza. I nostri volontari non sono soggetti alla giurisdizione israeliana e non possono essere criminalizzati per aver consegnato aiuti o denunciato un blocco illegale. La loro detenzione è arbitraria, illegittima e deve terminare immediatamente.”
Questo nuovo crimine segue il sequestro illegale e la detenzione arbitraria degli equipaggi delle navi della Global Sumud Flotilla, nonché delle precedenti missioni Handala e Madleen, e l’attacco con droni israeliani contro la nave Conscience lo scorso maggio nelle acque europee, che lasciò l’imbarcazione in fiamme e fuori uso.
Si tratta di una strategia deliberata di violenza e intimidazione, volta a impedire la solidarietà internazionale e a criminalizzare la cooperazione umanitaria. Israele mostra ancora una volta di non temere alcuna conseguenza, protetto dall’inerzia complice dei governi occidentali, che tacciono di fronte a crimini evidenti, violazioni sistematiche del diritto internazionale e atti di guerra contro civili disarmati.
Israele continua ad agire nell’impunità più assoluta, violando: le ordinanze vincolanti della Corte Internazionale di Giustizia (ICJ) che impongono il libero accesso degli aiuti umanitari; le Convenzioni di Ginevra, che tutelano civili e operatori umanitari; il diritto del mare, che garantisce la libertà di navigazione in acque internazionali; e ogni principio etico e umano alla base del diritto internazionale.
La Freedom Flotilla Coalition e Thousand Madleens to Gaza denunciano con forza questo ennesimo crimine di guerra e chiedono a tutti i governi, alle Nazioni Unite, alla Corte Penale Internazionale e alla società civile mondiale di agire immediatamente per fermare l’escalation e imporre la fine dell’assedio genocida contro Gaza.
Chiediamo:
La fine immediata del blocco illegale e mortale imposto alla Striscia di Gaza;
La cessazione del genocidio israeliano contro la popolazione civile;
Il rilascio immediato e incondizionato di tutti i volontari rapiti;
La consegna diretta e immediata degli aiuti umanitari ai palestinesi, senza alcun controllo israeliano;
L’apertura di un’inchiesta internazionale indipendente sui crimini commessi contro la Flotilla e i suoi membri;
La piena responsabilità e condanna ufficiale per gli attacchi militari israeliani contro imbarcazioni civili umanitarie in acque internazionali.
La comunità internazionale ha il dovere morale e giuridico di reagire.
Le nostre navi non portavano armi, ma coscienza, solidarietà e umanità.
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Stamani, a Udine, presidio organizzato dal Comitato per la Palestina di Udine davanti alla Prefettura. L’iniziativa ha chiesto l’annullamento della partita Italia-Israele in programma il 14 ottobre allo stadio Friuli, definendo l’evento “inopportuno nel contesto del genocidio in corso a Gaza”. In particolare, secondo notizie apparse su La Gazzetta dello Sport e poi riprese da diversi media, il governo italiano avrebbe autorizzato la presenza di agenti del Mossad per “scortare” la nazionale israeliana, in coordinamento con le forze dell’ordine italiane.
Martedi 14 ottobre è in programma la manifestazione nazionale a Udine “Show Israel the Red Card” che ha già avuto 300 adesioni. Appuntamento alle 17.30 in Piazza Repubblica a Udine. Oggi pomeriggio manifestazioni in oltre 60 citta’ contro il nuovo attacco di Israele alla FFC e il genocidio in corso a Gaza.
Ieri sera, invece, nonostante i divieti delle questure, manifestazioni a Torino e Bologna. A Torino in corteo oltre 6000 persone: oggi si replica alle 18 con un’assemblea pubblica alle 18 in Piazza Castello da dove partirà un nuovo corteo alle 20.
Sentiamo Omar del KSA Ascolta o scarica
Cariche e manganelli di polizia nel capoluogo emiliano-romagnolo, contro i manifestanti radunatisi in Piazza del Nettuno. Il bilancio è di una ragazza arrestata e quattro giornalisti rimasti contusi nel corso delle cariche.
Da qui sentiamo Sofia del Plat, presente in piazza Ascolta o scarica
A Livorno, invece, due arresti, un attivista in carcere e uno ai domiciliari: è il bilancio delle proteste che sin dal mattino hanno caratterizzato la città toscana contro la presenza di ben 5 ministri, tra cui il vicepremier Salvini, per un evento organizzato dalla Lega al centro congressi Bagni Pancaldi. Completamente militarizzata la città livornese per la kermesse leghista.
Da Livorno Giovanni USB Ascolta o scarica
Dopo Piemonte, Toscana e Lazio le occupazioni delle scuole partono anche in Campania. Siamo stati al Liceo Classico Statale “Gian Battista Vico” occupato di Napoli . Sentiamo la voce di studenti e studentesse in occupazione Ascolta o scarica
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