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Dal Coordinamento Palestina di Brescia:
“Tutte-i in piazza per la Palestina. Tutte.i al fianco della Flottilla. La Freedom Flotilla Coalition afferma che “a circa 120 miglia nautiche da Gaza, Israele ha attaccato” la spedizione. Le barche attaccate sono 8 a vela, oltre alla Coscience, che trasportano professionisti del settore medico e dei media, politici e attivisti internazionali”.
Per la Palestina e l’autodeterminazione del suo popolo, per le Flotilla, contro occupazione e genocidio: Brescia torna in piazza già oggi, mercoledì; ore 18.00 in Piazza Rovetta!”.
Su Radio Onda d’Urto Alfredo Barcella, del Coordinamento Palestina di Brescia Ascolta o scarica
Prosegue intanto l’occupazione di Aula 2 alla facoltà di Giurisprudenza dell’Università degli studi di Brescia. Collegamento con Wade di Studenti per-Udu Ascolta o scarica
150 attivisti da trenta Paesi. Fanno parte della Freedom Flotilla Coalition e della Thousand Madleens to Gaza, un’alleanza internazionale di navi civili che da anni sfidano il blocco illegale imposto da Israele alla Striscia di Gaza. Tra quelle navi c’è la Conscience, la nave ammiraglia. È salpata da Otranto il 30 settembre, carica di medicinali e forniture sanitarie. A bordo ci sono anche sei italiani: Riccardo Corradini, Francesco Prinetti, Vincenzo Fullone, Stefano Argenio, Claudio Torrero ed Elisabeth Di Luca. Sulla Conscience viaggiano persone provenienti da mezzo mondo. I più vulnerabili sono tre medici palestinesi, parte di una delegazione sanitaria composta da circa sessanta professionisti, tra medici e paramedici: la grande maggioranza dell’equipaggio. Ci sono convenzioni internazionali vincolanti che tutelano il personale medico e umanitario nelle zone di guerra: la IV Convenzione di Ginevra (1949), il Protocollo aggiuntivo del 1977, lo Statuto di Roma della Corte Penale Internazionale. Tutti affermano con chiarezza che medici e operatori sanitari devono essere protetti, mai ostacolati, mai assimilati a combattenti. Attaccarli, impedirne la missione, sequestrare le forniture mediche significa violare il diritto umanitario internazionale, significa commettere un crimine di guerra.
La chitarrra e il potere. Storie e autori delle canzoni politiche di protesta in Italia e nel mondo. Puntata dedicata a Fausto Amodei.
Il nome di Fausto Amodei è legato indissolubilmente a quello del gruppo dei Cantacronache, da lui fondato a Torino nel 1958 assieme a Michele Straniero, Giorgio De Maria, Margot, Emilio Jona, Sergio Liberovici, e al quale contribuirono e collaborarono anche letterati e poeti del calibro di Italo Calvino, Umberto Eco, Gianni Rodari e Franco Fortini. Dopo la fine del Cantacronache Amodei registra diverse canzoni popolari e comincia a collaborare con il Nuovo Canzoniere Italiano. Furono loro a interpretare per primi “Per i morti di Reggio Emilia”, che Amodei scrisse per ricordare le vittime della strage in cui morirono cinque operai durante una protesta sindacale contro il governo Tambroni, il primo nella storia repubblicana ad avere l’appoggio del partito post-fascista Movimento Sociale Italiano. La canzone cominciava con il verso “Compagno cittadino, fratello partigiano”, che diede il nome al secondo EP della band punk dei CCCP.
In questa trasmissione ascoltiamo anche la poco nota “La canzone del popolo algerino”. Per la nostra generazione dissero i Cantacronache “la guerra d’Algeria ha avuto il valore che ebbe per i nostri padri la guerra di Spagna, e per i più giovani quella del Vietnam: ci fece scoprire l’oppressione e la tortura, ci diede la certezza morale e l’entusiasmo di essere dalla parte giusta, ci aiutò a capire la dinamica della storia, fu quella che si dice una “presa di coscienza” che ci aiutò a diventare adulti”. Proprio come accade oggi per la Generazione Palestina.
In questa puntata anche “La canzone della marcia della pace”, “La badoglieide”, “Se non li conoscete” e tanti altri brani antifascisti e anticapitalisti Ascolta o scarica
A Strasburgo, la Plenaria dell’Europarlamento ha respinto a scrutinio segreto e per un solo voto la revoca dell’immunità dell’europarlamentare AVS, Ilaria Salis, che resta quindi in carica e soprattutto libera, anzichè finire – come voleva Orban – nelle galere ungheresi per la mobilitazione antifascista durante il cosiddetto Giorno (neonazista) dell’onore, nel febbraio 2023.
L’eurodeputata Ilaria Salis ha ottenuto il sì della plenaria dell’Eurocamera alla sua immunità per una sola preferenza: 306 favorevoli e 305 contrari, 17 gli astenuti, un centinaio gli assenti. “Una vittoria per la democrazia, lo stato di diritto, l’antifascismo. Questo voto dimostra che la resistenza funziona. Ma la lotta non è finita”, scrive in una nota l’esponente di Avs che rischiava di finire nuovamente in carcere.
L’eurodeputata e antifascista monzese è stata in carcere in Ungheria dal 15 febbraio 2023 e poi ai domiciliari fino a giugno 2024, tornando in Italia il 17 giugno, giorno del suo 40esimo compleanno. Nel carcere ungherese resta Maja, antifascista detenuta con l’accusa di terrorismo e in attesa di un processo che potrebbe condannarla a 24 anni di carcere.
A fine settembre 2025, la Commissione giuridica del Parlamento europeo aveva già respinto la richiesta ungherese di revoca dell’immunità all’eurodeputata con 13 no e 12 sì.
Scontro interno alla destra di governo italiana: Salvini va all’attacco dei franchi tiratori del centrodestra: ‘Con il trucchetto del voto segreto, qualcuno che si dice di centrodestra ha votato per salvare la signora Salis dal processo. Vergogna!’. ‘Le calunnie non le accettiamo, gli insulti non li accettiamo. Non c’è nessuno che tradisce, nessuno che fa giochi strani’, la replica di Tajani.
Il commento di Ilaria Salis ai microfoni di Radio Onda d’Urto Ascolta o scarica
Le prime parole di Ilaria Salis alla stampa dopo il voto dell’Eurocamera. Ascolta o scarica.
Solidarietà con la Palestina. Nuove occupazioni nelle scuole superiori. All’elenco di ieri, lunedì 6 ottobre, con Osa a comunicare iniziative di lotta in diversi istituti di Torino, Genova, Roma, Firenze, Pisa, Napoli: decine di scuole occupano in una sola giornata, è partito lo Tsunami delle occupazioni studentesche… blocchiamo tutto!”, si aggiungono nella mattinata di martedì 7 ottobre altre due scuole di Roma, il Plauto e l’Augusto.
Da Torino Omar del KSA dal Liceo Gioberti occupato Ascolta o scarica
A Milano invece occupata la facoltà di Scienze Politiche in Statale. A farlo sapere il Collettivo Rebelot, che ha organizzato diverse iniziative nella sede di via Conservatorio “proseguendo così la mobilitazione permanente contro il genocidio palestinese e contro Israele”.
Da Milano Chiara Martinelli del Collettivo Rebelot Ascolta o scarica
Sempre dalla Lombardia; dal pomeriggio di lunedì 6 ottobre è occupata l’Aula 2 di Giurisprudenza, in via San Faustino a Brescia. A farlo sapere la lista Studenti Per – Udu, che in una nota spiega: “abbiamo occupato perché non accettiamo che la nostra università resti complice del genocidio in Palestina. La nostra università non può essere un luogo neutrale perché la neutralità uccide: girarsi dall’altra parte di fronte al genocidio significa essere complici. Chiediamo al nostro ateneo di prendere posizioni chiare e nette. Blocchiamo tutto, perché il silenzio istituzionale e accademico di Brescia è complicità.
Chiediamo la rottura immediata di ogni accordo con aziende belliche e realtà coinvolte nei crimini di guerra. Chiediamo anche che l’università prenda una posizione chiara contro il genocidio perpetrato da Israele nei confronti del popolo palestinese. Questa occupazione è un atto di solidarietà, di lotta e di resistenza. Vi invitiamo a raggiungerci in Aula 2 per partecipare alle assemblee, ai momenti di confronto, di studio e di solidarietà attiva. La lotta entra in università e da qui non uscirà finché non saranno rispettati i diritti del popolo palestinese”.
Nell’Aula 2 occupata in calendario diverse iniziative di confronto sulla Palestina, a partire già da oggi, martedì 7 ottobre; alle ore 15, incontro con i Sanitari Per Gaza.
Dall’occupazione di Giurisprudenza a Brescia Ayesha, studentessa universitaria. Ascolta o scarica
Sempre dall’occupazione Mariam, studentessa e dei Giovani Palestinesi di Brescia. Ascolta o scarica
Terza intervista, su Radio Onda d’Urto, dall’occupazione per la Palestina di Giurisprudenza; ai nostri microfoni Wade. Ascolta o scarica
“Noi contiamo soltanto sulla forza del movimento popolare per risolvere questa situazione, perchè di fronte si stanno preparando i fascisti, una tale crisi favorisce il partito di Marine Le Pen.” Questa è la posizione de La France Insoumise espressa da Vladimir Nieddu, del Movimento popolare per la salute e LFI in merito alla nuova crisi esplosa con le dimissioni del primo ministro Lecornu. La sinistra che si era coalizzata nel NFP, Nouveau Front Populaire, si è divisa con LFI che chiede le dimissioni del presidente Macron e nuove elezioni anticipate. “Noi cerchiamo di fare un fronte il più largo possibile contro il fascismo; questa è la battaglia che cerchiamo di condurre in questo momento, un fronte politico, sociale, sindacale contro il fascismo per farne una forza nelle strade, nelle associazioni, nei sindacati e allargare questa proposta di mobilitazione sociale ” prosegue il militante de LFI che fa una valutazione anche dello sciopero generale dello scorso 2 ottobre (“c’è una sfiducia dei lavoratori francesi verso i capi sindacali, c’è una volontà di unità alla base”) e delle mobilitazioni per Gaza anche europee: “pensiamo che c’è un risveglio in tutta Europa sulla questione di Gaza, bisogna tradurla anche sulle mobilitazioni sociali.“
Intervista a Vladimir Nieddu, del Movimento popolare per la salute e La France Insoumise Ascolta o scarica
Da oltre un mese, tutte le sere, centinaia di persone si incontrano davanti al Comune di Bergamo (piazza Matteotti) per sostenere la Global Sumud Flotilla e per ribadire un fermo “no” al genocidio in corso a Gaza e in Palestina. L’iniziativa è nata in concomitanza della partenza della Flotilla e, fino a oggi, ha visto una partecipazione crescente da parte del territorio, come racconta ai nostri microfoni Simona Forlini, parte di Mesa Popular, tra le realtà promotrici del presidio Ascolta o scarica
Oggi, martedì 7 ottobre, alle 18.30 sarà presente al presidio e porterà la sua testimonianza Dario Crippa, l’attivista bergamasco appena rientrato da Israele, dopo il viaggio in mare su una delle imbarcazioni della Flotilla, l’abbordaggio, l’arresto da parte dell’esercito israeliano e la successiva detenzione in carcere. Lo abbiamo intervistato.
Ai microfoni di Radio Onda d’Urto, Dario Crippa attivista della GSF Ascolta o scarica
Le delegazioni di Hamas e Israele, insieme ai mediatori, sono giunte oggi lunedi 4 ottobre 2025 in Egitto per i colloqui sul Piano di Trump proposto per Gaza. Hamas afferma che la sua delegazione è guidata da Khalil al-Hayya, il capo del team negoziale del gruppo che è stato preso di mira in un tentativo di assassinio da Israele in Qatar il mese scorso. Presenti al tavolo anche il genero di Trump, Jared Kushner, l’inviato speciale Steve Witkoff.
Il piano, composto da 20 punti, intima il rilascio entro 72 ore, dei 48 israeliani, 20 dei quali vivi. In cambio, sulla carta, Israele inizierà un graduale ritiro delle truppe di occupazione dall’enclave. Nella Striscia, poi, saranno introdotti aiuti umanitari, distribuiti da Nazioni Unite e Mezzaluna Rossa, ma c’è una certa vaghezza per un possibile ruolo della famigerata Gaza Humanitarian Foundation (Ghf), gestita da Israele e Usa. Per Hamas, invece, disarmo totale e nessun futuro nel governo della Striscia, in cambio dell’amnistia per i militanti e dell’esilio per i leader.
Il commento di Michele Giorgio, corrispondente de “Il Manifesto” da Gerusalemme e direttore di Pagine Esteri. Ascolta o scarica
Il giornalista ed editorialista de “Il Manifesto” Alberto Negri Ascolta o scarica
Il tutto mentre, alla vigilia del 7 ottobre, il genocidio in Palestina prosegue senza sosta.
La testimonianza di Sami Abu Omar, cooperante di tante realtà solidali italiane, in particolare del Centro “Vik – Vittorio Arrigoni” e di ACS, oltre che nostro collaboratore. Ascolta o scarica.
Sullo sfondo, la Global Sumud Flotilla e il suo equipaggio, sequestrato nella serata di mercoledì scorso dall’esercizio israeliano.
La dichiarazione di Lubna Tuma, consulente legale di Adalah Ascolta o scarica
La testimonianza di Josè Nivoi, portuale dei Calp Ascolta o scarica
La testimonianza del giornalista Lorenzo D’Agostino Ascolta o scarica
La testimonianza di Yassine Lafram, Presidente dell’Unione delle comunità islamiche italiane, al suo arrivo a Malpensa Ascolta o scarica
A un mese dalla nomina del nuovo primo ministro, e a poche ore dalla nascita nel nuovo esecutivo, il governo di Sebastien Lecornu è già finito. Nominato il 9 settembre, Lecornu era stato oggetto di critiche da parte dell’opposizione e della destra dopo aver svelato domenica sera parte della composizione del suo governo. Martedì avrebbe dovuto pronunciare la sua dichiarazione di politica generale all’Assemblea. Lunedì mattina, Lecornu ha presentato le sue dimissioni, accettate dal presidente Macron. La France Insoumise chiede ora l'”esame immediato” della mozione di destituzione del presidente Macron. Lasciando Matignon (la sede del governo) 27 giorni dopo la sua nomina, Lecornu diventa il primo ministro con il mandato più breve della storia. Si tratta di dimissioni inaspettate, e quali ne sono state le cause? Quali sono i possibili scenari che si aprono? Lo abbiamo chiesto ad Andrea Di Gesu, ricercatore italiano che vive in Francia e nostro collaboratore da Parigi. Ascolta o scarica.
L’oceanica manifestazione di Roma di sabato 4 ottobre a sostegno del popolo palestinese e della sua resistenza, contro genocidio e sionismo impone ora la necessità di riflettere su quanto accaduto e quali prospettive di lotta si aprano all’orizzonte.
Roma è diventata l’epicentro di una delle manifestazioni più imponenti mai viste negli ultimi decenni in Italia, con un milione di persone in piazza, dopo settimane che hanno visto due scioperi generali e manifestazioni diffuse in tutto il territorio nazionale.
Un appuntamento lanciato inizialmente dal Movimento degli studenti palestinesi e dall’Unione Democratica Arabo Palestinese e raccolto nel corso del tempo da numerose altre organizzazioni della comunità palestinese, come Giovani Palestinesi d’Italia e Api, allargatasi con il passare delle settimane a centinaia di realtà politiche e sociali, nonostante l’imponente dispositivo di polizia e continue provocazioni, iniziate sin dal mattino con blocchi indiscriminati ai caselli autostradali della Capitale.
Le valutazioni e riflessioni ai microfoni di Radio Onda d’Urto di:
Khaled Al Qaisi, dell’UDAP di Roma. Ascolta o scarica
Vincenzo Miliucci, esecutivo nazionale della Confederazione Cobas Ascolta o scarica
Giuliano Granato, coportavoce nazionale di Potere Al Popolo. Ascolta o scarica
POST CORTEO – Nella serata di sabato 4 ottobre cariche e manganellate di polizia dopo il corteo nazionale per la Palestina a Roma, con alcune centinaia di manifestanti accerchiati, fermati, identificati e in molti casi denunciati. Scontri in mezzo Esquilino (compresa la zona in cui c’è la sede dei fascisti di Casapound), realizzati almeno due arresti. In solidarietà con le persone arrestate, fuori dal tribunale di Roma, stamattina presidio in occasione del processo per direttissima. Arresto convalidato nel primo pomeriggio, ma le 2 persone sono tornate entrambe in libertà, senza misure cautelari, con processo fissato per il maggio 2025.
L’aggiornamento con l’avvocata Laura Bevere, legale di una delle persone arrestate a Roma la sera del 4 ottobre. Ascolta o scarica
CURAMI – Prima di tutto la salute è la trasmissione in onda il sabato mattina, dalle ore 12.00 alle 12.30, con Donatella Albini, medica del centro studi e informazione sulla medicina di genere, già delegata alla sanità del Comune di Brescia e Antonino Cimino, medico e referente di Medicina Democratica di Brescia. La trasmissione viene replicata il mercoledì alle ore 12.30.
Il tema della puntata di sabato 4 ottobre è stato ” la sanita che vogliamo, quella che risponde ai bisogni di salute e offe cura , non solo prestazioni”. Ne parliamo con Nadia Lazzaroni della Cgil e Emilio Del Bono del PD. Ascolta o scarica
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