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Per il crollo del ponte Morandi è stata chiesta, dalla Procura di Genova, una condanna a 18 anni e sei mesi per l’ex amministratore delegato di Autostrade Giovanni Castellucci.
“Un’enciclopedia di elementi negativi per Castellucci, tutti uno più grave dell’altro. Qua siamo al massimo livello di colpa possibile. Perché si è comportato così Castellucci? Per profitto, prestigio personale, benefit vari, carriera. Perché gli piaceva garantire agli azionisti dividendi enormi.” I pm l’hanno quindi paragonato a Lord Voldemort di Harry Potter “Non si può nemmeno nominare. Aveva creato un clima tale che quando scrivevano di lui mettevano i puntini”.
L’accusa ha dedicato una intera udienza alla figura di Castellucci sottolineando fosse a conoscenza delle condizioni del viadotto dal 2009, ma avesse rinviato gli interventi per seguire la logica di garantire il massimo profitto all’azienda riducendo i costi, facendo scelte strategiche che hanno portato al disastro.
Il commento di Franco Ravera, dell’Associazione “Quelli del Ponte Morandi”. Ascolta o scarica.
Oggi, martedì 14 ottobre, è sciopero generale in Belgio. Blocchi e proteste si sono registrati fin dalle prime ore del mattino, con un’adesione e partecipazione altissima, aumentata ulteriormente nel corso del primo pomeriggio in concomitanza della manifestazione nazionale a Bruxelles.
Organizzata dalle sigle sindacali di tutti i principali settori economici del Paese, la mobilitazione punta il dito contro le riforme del governo federale guidato da Bart De Wever, in particolare quella delle pensioni, oltre alle modifiche peggiorative al lavoro notturno e alle misure di contenimento dei costi pubblici. “Uno sciopero sindacale in piena regola – conferma ai nostri microfoni Germano Mascitelli, compagno del Parti du Travail de Belgique (Partito del Lavoro del Belgio) in collegamento da Bruxelles – che ha visto lavoratrici e lavoratori incrociare le braccia contro le riforme messe in campo da uno delle coalizioni di governo più a destra di sempre.” L’obiettivo è paralizzare il Paese per far pressione su quest’ultima, come già avvenuto a seguito dello sciopero dello scorso aprile.
Chiusi per l’intero giorno i due aeroporti gli Bruxelles, bloccata in mattinata la tangenziale interna della Capitale, in cui si sono verificati anche scontri e momenti di tensione con le forze di polizia. Diverse le persone arrestate durante questa giornata di mobilitazione contro quella che i sindacati chiamano la “distruzione sociale portata avanti dall’Arizona”, nome con cui è stata ribattezzata la coalizione di governo, complici i colori dei partiti membri che richiamano quelli della bandiera dell’omonimo Stato degli USA.
Abbiamo tracciato i contorni di questa giornata di lotta con Germano Mascitelli, compagno del PTB – Parti du Travail de Belgique (Partito del Lavoro del Belgio) in collegamento da Bruxelles Ascolta o scarica
Udine si prepara ad ospitare oggi, martedi 14 ottobre 2025, la manifestazione contro la partita della vergogna, Italia-Israele. Un appuntamento di piazza lanciato lo scorso luglio dal Comitato per la Palestina Udine, Comunità Palestinese FVG e Veneto, Salaam Ragazzi dell’Olivo, BDS Italia e Calcio e Rivoluzione e raccolto da 358 realtà italiane che hanno aderito all’appello per il boicottaggio di questa partita. La città e militarizzata, con una zona rossa allestita attorno allo stadio e militari a protezione dell’albergo dove alloggia la nazionale israeliana.
Dentro lo stadio Friuli, che può ospitare oltre 40.000 spettatori, ci saranno – comunica la Figc – circa 9.200 persone. I promotori della manifestazione per la Palestina si attendono invece una partecipazione di circa 15mila persone, con manifestanti che arriveranno da diverse parti d’Italia. Il concentramento per la manifestazione è alle 17.30 in Piazza della Repubblica.
L’iniziativa, che si inserisce nel contesto della campagna internazionale “Show Israel the red card”, si tiene per la seconda volta a Udine nel giro di un anno esatto. L’anno scorso le realtà friulane solidali con la Palestina avevano organizzato un corteo contro un’altra partita analoga e almeno 3.000 persone avevano manifestato contro il genocidio in Palestina, contro l’occupazione ed il progetto di sportwashing messo in atto da Israele.
Anche per questo si chiede nuovamente che Tel Aviv venga esclusa dalle competizioni ufficiali internazionali.
Su Radio Onda d’Urto l’aggiornamento a poche dalla manifestazione con Davide, del comitato per la Palestina di Udine. Ascolta o scarica
PALESTINA – Nelle stesse ore della partita di calcio della vergogna, Israele spara e uccide nella Striscia, nonostante il cessate il fuoco. Palestina. 9 i morti a Gaza. Un quadricottero israeliano ha ucciso 5 persone a Shejiaya, est di Gaza City, mentre cercavano di tornare a quel che resta delle loro case. Stessa dinamica per la morte di altri 2 palestinesi a Khan Younis, dove in ospedale sono decedute altre 2 persone, per ferite dei giorni scorsi. Più a nord, 3 feriti negli spari su Jabalia.
Le vittime ufficiali nel genocidio sono ormai 68mila, anche se mancano all’appello almeno 10mila persone, sotto le macerie; dall’inizio del cessate il fuoco, le squadre di soccorso hanno recuperato 250 cadaveri. I sopravvissuti si ritrovano, per ora, senza bombe sulla testa, ma con bisogni materiali e psicologici immensi; ospedali, scuole e servizi azzerati; cibo e farmaci, dai camion di aiuti, entrano con gravi limitazioni, imposte dagli stessi occupanti israeliani. Per questo oggi Onu e Croce Rossa Internazionale hanno chiesto formalmente l’apertura immediata di tutti i valichi.
Intanto 1.968 i prigionieri politici palestinesi rilasciati, tra cui 55 operatori sanitari, anche se ne restano dentro le galere dell’occupante israeliano circa 10mila, tra cui 360 minori. Non ci sono invece più prigionieri israeliani a Gaza; rilasciati, in buone condizioni, la ventina ancora in vita. Trump, accolto come una star in Israele, ha parlato alla Knesset, azzardandosi a ipotizzare “un’alba storica di un nuovo Medio Oriente”. Poi a Sharm, dove ha firmato il presunto accordo di pace insieme anche a leader europei e arabi; assenti però i diretti interessati, Netanyahu e tutte le fazioni palestinesi.
Frustrata per lo stop temporaneo al genocidio portato avanti nella Striscia di Gaza, Tel Aviv accelera le violenze nella Cisgiordania Occupata; decine qui gli intossicati per i lacrimogeni sparati a Beit Kahil, dentro una tenda funebre, che erroneamente credevano fosse stata allestita per accogliere i prigionieri appena rilasciati; 3 i feriti gravi, ricoverati in ospedale. Almeno una trentina, tra cui bambini, meno gravi. Sempre in Cisgiordania, i coloni continuano a tagliare alberi di ulivi, aggredendo i palestinesi impegnati nella raccolta delle olive, fondamentale per l’economia locale. L’ultimo episodio a Beitin, all’alba; qui i coloni hanno anche dato fuoco ad alcune auto palestinesi.
La puntata di questa settimana di Working Class Heroes, la trasmissione quindicinale di Radio Onda d’Urto che approfondisce i temi del lavoro, ci parla di due vertenze importanti del territorio bresciano delle ultime settimane.
Nella prima parte della trasmissione approfondiamo la vertenza Sicpa, che a fine settembre ha visto lo sgombero violento di un picchetto di lavoratori e lavoratrici del sindacato Si Cobas, terminato con feriti e anche una persona arrestata, con un presidio il giorno dopo al tribunale di Brescia in occasione del processo per direttissima per il lavoratore arrestato (. Sentiremo Arafat, dei Si Cobas di Piacenza che sta seguendo la vertenza, e voci raccolte al presidio.
Nella seconda parte parliamo invece della cooperativa Il Melograno, che da 40 anni si occupa di inserimento lavorativo alla struttura di sanità privata del Fatebenefratelli di via Pilastroni a Brescia. A fine ottobre sarà costretta a chiudere perché il Fatebenefratelli ha optato per una soluzione “profit” e non ha rinnovato il contratto. Insieme a Nadia Lazzaroni, segretaria della FP Cgil di Brescia, cerchiamo di capire anche che cosa è questa cooperativa, che ha un pezzo di storia importante della nostra città perché nasce come conseguenza della Legge Basaglia che chiuse i manicomi e si è occupata di un reinserimento di persone fragili permettendo anche percorsi realmente riabilitativi.
Ascolta o scarica.
“I bombardamenti si sono fermati e c’è una tregua fragile che è l’unico risultato tangibile. Ma l’accordo ha una impostazione fortemente neocoloniale, è calato dall’alto e si cerca la pace senza i palestinesi, senza tener conto del loro diritto all’autodeterminazione.” Nella giornata in cui si è concluso lo scambio dei prigionieri, con il rilascio dei cosiddetti 20 ostaggi israeliani e dei quasi 2000 detenuti palestinesi (non c’è però l’autorevole leader Marwan Bargouthi), la professoressa Rosita Di Peri analizza i 20 punti del “piano di pace ” Trump sottolineando come “non sia di tutela per i palestinesi, non si citino elezioni, si indichi una partecipazione apolitica e non ci sia da nessuna parte la menzione alla creazione di uno stato palestinese.”
Inoltre, prosegue la docente di Storia del Medio Oriente all’Università di Torino, ci sono molti altri punti deboli (l’accordo prevede anche che una porzione non minima della Striscia rimanga sotto il controllo di Israele e queste zone corrispondono con le terre coltivabili) e non sarà l’alba di un nuovo Medio Oriente o la strada che porterà ad una pace regionale universale come pomposamente annunciato da Trump, anzi: “le accuse interne contro Netanyahu possono creare una situazione in cui si apre un nuovo fronte, quasi quotidianamente ci sono attacchi nel Sud del Libano e sullo sfondo cìè l’Iran.” La studiosa si interroga sulle necessità di Netanyahu di “mantenere attivo il suo mandato attraverso la guerra, fatto che ha caratterizzato il suo premierato.”
L’intervista alla professoressa Rosita Di Peri, docente di Storia del Medio Oriente all’Università di Torino Ascolta o scarica
Sullo scambio di prigionieri la corrispondenza di Michele Giorgio del Manifesto e direttore di Pagine esteri Ascolta o scarica
Il nome ufficiale è Child Sexual Abuse Regulament (Csar), ma è meglio noto come “Chat Control”. Parliamo della controversa proposta di regolamento europeo finalizzata ufficialmente “al contrasto della pedopornografia online”.
Una proposta che tuttavia continua a sollevare dubbi e preoccupazioni inerenti soprattutto il tema della privacy.
Il contrasto alla pedopornografia rischia di diventare un pretesto che porterebbe questo regolamento, qualora entrasse in vigore, a introdurre una serie di vincoli nei confronti dei fornitori di servizi digitali – tra cui WhatsApp, Telegram, Signal, Gmail, Messenger.. – obbligandoli a monitorare e tracciare le chat di milioni di cittadini e cittadine europee.
L’impianto normativo mirerebbe, insomma, a una sorta di scansione di massa preventiva delle comunicazioni private.
La Germania ha già detto no a questa proposta di regolamento stilata nel 2022 (Regolamento 2022/0155), affermando che «il monitoraggio ingiustificato delle chat deve essere un tabù in uno Stato di diritto» e contribuendo, di fatto, a far saltare il voto al Consiglio d’Europa inizialmente previsto per martedì 14 ottobre.
Tuttavia la partita è aperta e l’esito tutt’altro che scontato, come dimostrano le parole di oggi, lunedì 13 ottobre, del ministro danese della Giustizia, Peter Hummelgaard, a nome della presidenza di turno del Consiglio Ue: “I negoziati sono complessi, ma occorre trovare degli equilibri per ottenere il necessario accordo in Consiglio, ma anche con il Parlamento europeo, sia su come regolamentare efficacemente le aziende tech in modo che si assumano la responsabilità di ciò che viene distribuito sulle loro piattaforme, sia su come continuare a garantire le tutele private fornite da questi servizi”.
Ai microfoni di Radio Onda d’Urto Claudio Agosti, esperto di tecnologia e vicedirettore di Hermes Center, associazione che “si batte per la tutela dei diritti umani digitali”. Ascolta o scarica
Nel CPR di Corso Brunelleschi a Torino, la violenza quotidiana verso le persone recluse continua senza sosta. Nonostante la riapertura parziale della struttura nel marzo 2024 — dopo le rivolte che avevano portato alla sua chiusura — le condizioni all’interno restano disumane.
Proprio in quell’area, a fronte di condizioni insostenibili e isolamento punitivo, alcune persone hanno messo in atto gesti estremi di protesta: due persone tra martedì 7 e mercoledì ‘8 ottobre sono salite sul tetto lanciandosi nel vuoto e riportando gravi ferite. Una terza persona ha attuato questa forma di protesta domenica 12 ottobre.
Un gesto fatto con il corpo come unico strumento per reclamare libertà e denunciare l’ingiustizia di essere rinchiusi per il solo fatto di non avere documenti.
L’intervista di Radio Onda d’Urto a uno dei compagni dell’assemblea No CPR di Torino. Ascolta o scarica.
Reset Against the War – la Rete per lo sciopero sociale transfemminista contro la guerra – si è data appuntamento a Bologna per una nuova giornata di discussione alla luce degli eventi e delle mobilitazioni delle ultime settimane in Italia. Sabato 11 ottobre, a Porta Pratello, per tutta la giornata si sono confrontati collettivi, organizzazioni e realtà sociali, di movimento e sindacali. “Abbiamo lanciato prima dell’estate una giornata di discussione”, scrive la Rete per lo sciopero Sociale Transfemminista contro la guerra – Reset Against the War – “a partire dall’evocazione della parola d’ordine dello sciopero sociale europeo contro la guerra e il riarmo. A distanza di mesi, la giornata si colloca oggi in una fase molto diversa: il movimento dello sciopero contro la guerra si è manifestato in Italia trovando nel rifiuto del genocidio a Gaza il suo innesco. Questo movimento ha mostrato la sua forza con le grandi giornate di blocco del 22 settembre e 3 ottobre e le decine di manifestazioni di massa che hanno attraversato numerose città, non solo in Italia, fino all’immenso corteo del 4 ottobre a Roma. Di fronte a questi eventi e alle possibilità impreviste che aprono, abbiamo ritenuto necessario ripensare il programma dell’11 ottobre. Mettiamo a disposizione la giornata per un momento di discussione/assemblea pubblica e aperta, per ragionare insieme su composizione, impatto e prospettive del movimento contro il genocidio e la guerra”.
La plenaria mattutina ha affrontato la questione dello sciopero come prospettiva politica e come processo, alla luce delle giornate del 22 settembre e del 3 ottobre. Dopo gli interventi introduttivi, da segnalare, tra gli altri interventi di movimento, la presa di parola delle realtà sindacali che hanno animato le recenti giornate di sciopero, Cgil, Usb, Cobas, Cub, Clap. Tutti hanno sottolineato il fatto che lo sciopero ha superato tutte le organizzazioni sindacali che lo hanno chiamato, ora si tratta di “dare gambe a questo movimento” e mantenere la sua forza di opposizione sociale al governo Meloni, soprattutto alla luce della “finanziaria di guerra” che l’esecutivo si appresta a varare. Nel pomeriggio, la discussione è ripresa con una nuova assemblea plenaria intitolata “Percorsi di lotta e sciopero sociale europeo contro la guerra”.
Da Bologna Elia, della redazione di Radio Onda d’Urto. Ascolta o scarica
A Firenze chiude oggi, venerdì 10 ottobre, la campagna elettorale delle prossime elezioni regionali (si vota domenica 12 ottobre dalle 7 alle 23 e lunedì 13 ottobre dalle 7 alle 15).
La premier Meloni è attesa alle 18 di venerdì 10 ottobre in piazza San Lorenzo dove si svolgerà il comizio finale del candidato Alessandro Tomasi; nelle stesse ore annunciata una manifestazione antifascista in piazza Indipendenza con l’Assemblea fiorentina per lo sciopero, composta da tutte quelle realtà nelle strade già da settimane in sostegno ai diritti della Palestina, contro le complicità del governo italiano e contro il riarmo sulle spalle delle classi popolari. Sabato 11 già fissato con altro appuntamento alle ore 15 sotto la sede RAI di Firenze per raggiungere in corteo la Caserma Predieri, dove da luglio è operativo il Comando Nato.
Alla manifestazione di piazza Indipendenza presente anche “Toscana Rossa” con Antonella Bundu, la lista messa insieme da Rifondazione Comunista, Potere al Popolo e Possibile. “Alle 18 – spiegano in una nota – saremo in piazza Santissima Annunziata per un’ultima conferenza stampa, dopo che ci hanno impedito di manifestare sotto il Consiglio regionale. Questa tra le tante è anche una delle ragioni per cui esiste Toscana Rossa, preservare e ampliare gli spazi di democrazia che le destre di governo e il centrosinistra comprimono, zona rossa dopo zona rossa. Alle 18,30 parteciperemo al corteo cittadino di Firenze convocato per contestare il Governo Meloni, per la complicità con Israele e le politiche che militarizzano i territori” e infine dalle 19,15 al Circolo Arci Rinascita di Campi Bisenzio (Firenze), “anche per ringraziare le tante persone che hanno distribuito decine di migliaia di volantini e attaccato i manifesti nei vari spazi”.
Domenica 12 e lunedì 13 ottobre a contendersi la presidenza sono in tre: il presidente uscente Eugenio Giani, che corre con la coalizione di centrosinistra (Pd, Avs, M5S, Lista civica Casa riformista e altri), Alessandro Tomasi per la coalizione di destra e Antonella Bundu per la lista di sinistra Toscana Rossa.
Su Radio Onda d’Urto l’intervista a Dimitrij Palagi consigliere comunale di Sinistra Progetto Comune che appoggia Toscana Rossa Ascolta o scarica
La giornata mondiale contro la pena di morte è una ricorrenza, che cade il 10 ottobre di ogni anno, volta a sensibilizzare l’opinione pubblica sull’abolizione della pena capitale. Si tratta di una ricorrenza particolarmente sentita in Iran dove le autorita’ hanno eseguito oltre 1000 condanne a morte nel solo 2025, il numero annuo più alto registrato da Amnesty International in Iran negli ultimi 15 anni. In meno di nove mesi il numero delle persone messe a morte dalle autorità iraniane ha già superato il totale terrificante dello scorso anno, pari a 972 esecuzioni. Dalla rivolta “Donna Vita Libertà” del 2022 le autorità iraniane hanno intensificato l’uso della pena di morte come strumento di repressione di stato per soffocare il dissenso. I detenuti nei bracci della morte iraniani ogni martedì, da 88 settimane, conducono uno sciopero della fame, che si è esteso a 56 carceri del paese, per dire basta alla pena di morte.
Il punto della situazione con Ghazal dei Giovani Iraniani Residenti in Italia Ascolta o scarica
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