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Dazi: dove sta andando l’economia globale? Roberto Romano, editorialista de Il Domani e ricercatore scientifico di Està – economia e sostenibilità, ha chiarito ai microfoni di Radio Onda d’Urto alcune traiettorie della nuova fase storica della globalizzazione.
Con la nuova guerra economica imposta con i dazi dal presidente statunitense Trump emerge come stia cambiando “la divisione dei poteri internazionali, dove non c’è più un solo attore che dirime le controversie internazionali, perchè gli Stati Uniti si sono nel tempo indeboliti”, fa sapere Romano. Il dollaro, progressivamente, è divenuta sempre meno la moneta di riferimento: “i Brics (le economie mondiali emergenti ndr.) con a capo la Cina, non compongono solo la popolazione maggioritaria nel mondo, ma sono anche la componente più importante e potente del commercio internazionale”.
La globalizzazione, per come la sconosciamo, “che parte nel 1992 e sembrava essersi arrestata con la crisi del 2008 è continuata, ma con il Covid è implosa definitivamente”. In questo contesto, negli ultimi anni abbiamo visto il fenomeno del reshoring, fenomeno economico che consiste nel rientro a “casa” delle aziende che in precedenza avevano delocalizzato in Paesi asiatici come Cina o Vietnam o in Paesi dell’Est Europa come Romania o Serbia.
“Le grandi aree economiche, compresa Cina e Stati Uniti, stanno accorciando le catene del valore per rendere più resislienti le proprie economie a grandi eventi straordinari”. Roberto Romano ricorda infatti come “dopo il 2021 c’è stata una progressiva regionalizzazione dei sistemi economici e una progressiva regionalizzazione del commercio internazionale, financo dei servizi”.
E’ in questo contesto che Donald Trump ha imposto la nuova linea economica della grande potenza occidentale. “Oggi non solo stiamo riscrivendo la storia di una geografia economica internazionale”, fa sapere Romano “ma anche un nuovo rapporto tra capitale, lavoro e Stato”. Un equilibrio che si sta ridefinendo attraverso le richieste degli Usa: “a mio parere gli Stati Uniti stanno chiedendo a Cina ed Europa di condividere questa nuova geografica pretendendo di essere il perno”.
Chi si sta arricchendo in questa ristrutturazione economica? “Ci aspetta un periodo in cui davanti a noi c’è il caos”, ammette Romano. “Quando è messo in discussione il paradigma della globalizzazione durato 40 anni sia per la Cina che per l’Europa e Stati Uniti devono cambiare le politiche interne“. Politiche per lungo tempo fondate sull’esportazione, abassando i livelli salariali e i costi delle materie prime che secondo Romano “non stanno più in piedi”.
L’intervista all’economista Roberto Romano, editorialista de Il Domani e ricercatore scientifico di Està – economia e sostenibilità, ha chiarito ai microfoni di Radio Onda d’Urto alcune traiettorie della nuova fase storica della globalizzazione. Ascolta o scarica.
Rexhino “Gino” Abazaj è libero. Nel pomeriggio di mercoledì 9 aprile 2025 la Corte d’Appello di Parigi ha deciso di negare l’estradizione in Ungheria richiesta dalle autorità di Budapest. Gino era stato arrestato in Francia nel novembre 2024 nell’ambito della caccia aperta dal governo magiaro di Orban contro antifasciste e antifascisti di mezza Europa che avevano manifestato a Budapest nel febbraio 2023 contro il raduno neonazista della “giornata dell’onore”. Tra loro anche l’eurodeputata Ilaria Salis e Maja T., che si trova ancora nelle carceri ungheresi dopo l’estradizione accordata dai giudici tedeschi.
Poche ore dopo la decisione del Tibunale francese, il nostro collaboratore da Parigi Cesare Piccolo ha incontrato e intervistato Gino che ha espresso la propria soddisfiazione per la decisione dei giudici di non procedere all’estradizione in Ungheria: “è una decisione forte perché riconosce che io, in quanto antifascista, possa essere in pericolo nelle prigioni ungheresi”.
Gino, inoltre, sottolinea come sia stato “pienamente riconosciuto che il processo in Ungheria non può essere equo” e auspica che questo possa rafforzare la lotta e “influenzare i casi degli altri compagni e compagne detenute” altrove, o ricercate dal governo autoritario di Orbán.
“Oggi è stata una vittoria quindi festeggiamo – ha detto Gino nella breve intervista a caldo – ma domani torneremo a lottare e a ricordare ancora tutte le altre compagne. Speriamo di continuare così perché c’è ancora tanta strada da fare, tanto lavoro da fare, in particolare in questo momento in cui il fascismo continua ad avanzare in tutta Europa, come in altre parti del mondo”.
“Ringrazio i compagni e le compagne parigine, il Comitato per la mia liberazione che ha fatto un grandissimo lavoro”, mobilitando l’opinione pubblica, il mondo politico e i media che “si sono sinceramente interessati al mio e al nostro caso”, conclude Gino.
Su Radio Onda d’Urto il commento di Rexhino “Gino” Abazaj a poche ore dalla decisione della Corte di Parigi. Ascolta o scarica
Aggiornamento pomeriggio: la Corte francese ha negato l’estradizione in Ungheria di Gino, finalmente libero. Come spiega il quotidiano L’Humanite, “nel primo pomeriggio di mercoledì 9 aprile, la Corte d’appello di Parigi ha emesso la sentenza, rifiutando di eseguire il mandato d’arresto europeo emesso dall’Ungheria contro Rexhino “Gino” Abazaj. Mentre l’accusa, durante le udienze successive all’arresto dell’antifascista nella regione parigina a novembre 2024, si era dichiarata favorevole alla sua consegna in nome della “fiducia reciproca all’interno dell’Unione europea”, il tribunale l’ha respinta, in seguito alle argomentazioni sviluppate dai suoi avvocati difensori, Laurent Pasquet-Marinacce e Youri Krassoulia: i rischi di violazione dei diritti fondamentali, sia per quanto riguarda le condizioni di detenzione sia per la garanzia di un giusto processo, sono troppo elevati per accettare di consegnare Gino” al regime di Viktor Orbán.
La corrispondenza da Parigi su Radio Onda d’Urto di una compagna del comitato milanese Free Gino. Ascolta o scarica.
Aggiornamento alle 18: collegamento dal presidio al consolato francese di Milano con Luca, compagno antifascista dal capoluogo lombardo. Ascolta o scarica
Aggiornamento mattino: mercoledì 12 marzo al Tribunale di Parigi si è tenuta la quinta udienza del processo a Gino compagno antifascista. È stata discussa approfonditamente la documentazione inviata dall’Ungheria e in quella occasione Gino ha rilasciato una dichiarazione sul contesto politico dell’Ungheria e del giorno dell’onore, scenario dei fatti imputati. Alcuni punti del dossier ungherese non convincono la Corte francese: intanto la pena massima di 24 anni in caso di condanna, che nel mandato d’arresto per Gino non erano specificati, appaiono chiaramente sproporzionati rispetto alle accuse. Inoltre la scarsa precisione della corte ungherese nell’indicare il carcere di detenzione preventiva in caso di sua estradizione.
Il 26 marzo Gino è uscito dal carcere senza pero’ poter lasciare iol territorio francese. La risposta, si pensa definitiva ma non c’è certezza su questo , alla domanda di estradizione potrebbe arrivare nell’udienza fissata per il 9 aprile. Come nelle precedenti occasioni è in programma un presidio di solidarieta’a Parigi. Sempre oggi, mercoledì, previsto un presidio a Milano davanti al consolato francese di via Privata Cesare Mangili 1 alle ore 17.30.
Su Radio Onda d’Urto Nic, compagno del collettivo milanese di solidarietà con Gino. Ascolta o scarica
Aggiornamento mercoledì 9 aprile – sera: Trump cambia ancora le carte in tavola, saltano per 90 giorni tutti i dazi, tranne che per Pechino. “Al contrario della Cina – scrive su Truth – più di 75 Paesi hanno contattato i rappresentanti degli Stati Uniti per negoziare una soluzione….questi Paesi, su mia forte raccomandazione, non hanno in alcun modo reagito contro gli Stati Uniti. Ho quindi autorizzato una pausa di 90 giorni e una tariffa reciproca ridotta, al 10%, anch’essa con effetto immediato”. Per Pechino, invece, i dazi salgono al 125%.
Aggiornamento mercoledì 9 aprile – mattino: Guerra commerciale. Al via i dazi statunitensi contro 60 Paesi, che sostituiscono quelli di base entrati in vigore sabato. Da stamattina i nuovi livelli variano dall’11 al 50%, con la rappresaglia diretta soprattutto contro Pechino che porterà l’aliquota al tetto del 104%.
“Vi dico che ci stanno chiamando per baciarmi il culo” ha detto Donald Trump durante una cena dei Repubblicani a Washington, sostenendo che i Paesi colpiti dalle tariffe “muoiono dalla voglia” di fare un accordo ed anche la Cina “ad un certo punto lo farà”, annunciando quindi che non intende fermarsi, anzi: gli Usa “annunceranno presto dazi sul settore farmaceutico“.
Pechino replica: “gli Stati Uniti sono dei prepotenti, lotteremo fino all’ultimo” e promette di adottare tutte le misure “ferme e incisive” per proteggere i propri interessi. Stamani Xi Jinping, dopo una settimana di silezio stampa, ha detto che la Cina rafforzerà “i legami strategici con i Paesi vicini” al fine di gestire “in modo appropriato” le divergenze e “di rafforzare le catene di approvvigionamento”.
Sul fronte mercati finanziari, dopo il parziale rimbalzo di ieri, le Borse tornano in rosso in tutto il mondo, tranne che in Cina dove c’è fiducia rispetto alle promesse di intervento annunciate dal governo.
Quali contro-misure potrebbe mettere in atto la Cina e quali gli scenari? L’intervista a Gabriele Battaglia, giornalista, che fino al 2022 ha vissuto e lavorato per anni in Cina collabora oggi con diversi media, curatore del blog Eterocromia, oltre a essere autore di diversi libri sulla Cina, come l’ultimo Massa per velocità (Prospero Editore, 2021) e il libro di prossima uscita Gobi express che verrà pubblicato ad agosto per Mimesis edizioni. Ascolta o scarica.
In occasione della giornata di mobilitazione “La montagna non si arrende” le sezioni dell’alveare apeino hanno conosciuto un gruppo di persone in area fiorentina, interessate a costituirsi in sezione. Il primo passo questo venerdì 11 aprile, ospiti della Casa del Popolo di Grassina per una serata con cena sociale e la presentazione del libro “Sentieri proletari – storia dell’Associazione Proletari Escursionisti” e concerto a seguire.
Alla serata partecipa Alberto “Abo” Di Monte autore del libro Sentieri Proletari Ascolta o scarica
“Ora ci sono altri sistemi che irrigano risparmiando notevolmente la risorsa – illustra Bordiga – comincino a investire quel denaro che sarebbe destinato alle opere sul Lago d’Idro, 92 milioni di euro, per ammodernare i sistemi di irrigazione, diversificando la produzione agricola che oggi è tutta banalizzata su una monocoltura del mais da trinciato destinato ad alimentare le vacche frisone che producono il latte per il Grana padano.” Il presidente della Federazione del Chiese invita le amministrazioni e la popolazione del Lago d’Idro a prendere consapevolezza e a mobilitarsi per elaborare un diverso progetto per nuove opere di regolazione, concepite sul fatto che va regolato un lago naturale e non un serbatoio per le attività produttive.
L’intervista a Gianluca Bordiga, presidente della Federazione del fiume Chiese e degli Amici della terra-Lago d’Idro Ascolta o scarica
La nave rigassificatrice di Snam al largo di Ravenna entrera’ in funzione a inizio maggio e ha ricevuto il primo carico di Gnl proveniente dagli Sati Uniti. Ieri la BW Singapore ha ricevuto una sorta di inaugurazione con la visita al terminale del Ministro dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica Gilberto Pichetto Fratin. La nave ormeggiata a 8,5 chilometri al largo di Punta Marina, è pronta a entrare in esercizio.
Con l’avvio del rigassificatore di Ravenna, l’Italia raggiungerà quindi la quota di 28 miliardi di metri cubi, che equivale al gas importato dalla Russia prima dello scoppio della guerra in Ucraina. A delineare questi elementi durante il tour in mare attorno alla gigantesca opera è il presidente di Fsru Italia, Elio Ruggeri. Tra aprile e giugno del 2023 infatti Snam ha portato a termine l’acquisto di due navi rigassificatrici, la prima già operativa a Piombino, e la seconda che è appunto la BW Singapore.
Presente a Ravennna anche l’ad di Eni Claudio Descalzi che ha dichiarato che la sicurezza energetica si raggiunge con un mix tra gas ed energia nucleare e che in attesa di questo bisogna rimettere in funzione le centrali a carbone. Potrebbe essere quindi ritardata la chiusura di queste inizialmente prevista per la fine del 2025.
Nessuna parola sulla decisione della Procura di Prato che ha emesso nuovi avvisi di garanzia per reati ambientali nei confronti di quattro dirigenti della società Eni nell’ambito delle indagini sull’esplosione avvenuta nel deposito di carburanti Eni di via Erbosa a Calenzano (Firenze) il 9 dicembre 2024, dove morirono cinque operai e rimasero ferite 27 persone.
Nessuna parola neanche in ricordo della strage di Suviana avvenuta un anno fa (9 aprile 2024) alla centrale idroelettrica nell’impianto Enel Green Power di Bargi, nel Bolognese, nel pomeriggio del 9 aprile 2024, quando persero la vita sette lavoratori, altri otto rimasero feriti.
Proseguono intanto i preparativi per la manifestazione nazionale in programmma a Ravenna sabato 12 aprile dal titolo “Usciamo dalla Camera a Gas”. Ritrovo in piazzale Aldo Moro, a partire dalle 14. Un evento col quale non si vuole protestare unicamente contro il progetto realizzato da SNAM, ma contro l’intero sistema ancorato all’energia fossile, che ha portato a Ravenna, nel giro di pochi anni, un nuovo gasdotto, il deposito di GNL, il sistema di cattura e stoccaggio della CO2 e potrebbe vedere riattivate le trivellazioni in mare.
Le considerazione di Vincenzo Miliucci della Confederazione Cobas che ha aderito all’iniziativa Ascolta o scarica
La Rete Mamme da Nord a Sud lancia un appello all’adesione e alla mobilitazione contro la nuova fabbrica di esplosivi nel Lazio e contro la militarizzazione dell’Europa.
Le fabbriche di morte finanziate con fondi pubblici dalla Commissione europea rischiano di diventare presto realtà: apprendiamo con sgomento che la ex Simmel Difesa, oggi Knds (gruppo franco-tedesco, con una capacità produttiva unica nel mercato europeo ed un fatturato superiore ai 3 miliardi di €), ha presentato un progetto per produrre nitro gelatina e polveri di lancio per proiettili ad uso militare nello stabilimento ex Winchester di Anagni (dove paradossalmente oggi si provvede al disinnesco dei proiettili scaduti).
Nel SIN valle del Sacco, zona altamente inquinata dai veleni del passato, mai bonificata e senza adeguate strutture ospedaliere pubbliche, si progetta l’ampliamento di un impianto insalubre con l’installazione di 11 edifici per potenziare la filiera delle armi, aumentando il rischio di incidenti rilevanti e raddoppiando i punti emissivi.
Knds dispone a Colleferro di uno dei più importanti stabilimenti per il caricamento, per la produzione e per i test di munizioni e bombe. Con la nuova linea produttiva della vicina sede di Anagni la società arriverà a fabbricare fino a 3 tonnellate di esplosivo ogni giorno, con una produzione stimata di 150 kg di nitro gelatina l’ora.
Dopo il varo dei programmi europei e la visita allo stabilimento di Colleferro del Commissario Thierry Breton nel 2023 al gruppo è stato letteralmente chiesto di pianificate l’incremento della sua produzione per missili e proiettili di artiglieria con cui riempire gli arsenali.
Il progetto per la nitro gelatina ad Anagni è funzionale a questo scopo e sta rispettando i tempi del cronoprogramma anche grazie a un finanziamento comunitario di 41 milioni di €. Anche se varato nel 2023, il programma di rilancio della produzione di proiettili d’artiglieria fa parte integrante del processo più generale di riarmo promosso negli ultimi mesi dalla Commissione EU.
La corsa agli armamenti è il male del secolo e l’UE vuole rilanciare l’industria e il commercio bellico a discapito delle spese sociali: quante strutture, beni e servizi sanitari si possono dare ai cittadini con 41 milioni di €? “Una fregata multiruolo europea vale lo stipendio di 10.662 medici all’anno; un caccia F-35 equivale a 3.244 posti letto di terapia intensiva; un sottomarino nucleare Virginia costa quanto 9.180 ambulanze.”
Dopo un lungo insistente martellamento mediatico il 4 marzo 2025 la Presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, ha annunciato il ReArm Europe, un investimento militare da 800 miliardi di €, indebitando i Paesi, invece di promuovere azioni per interrompere l’invio di armi nei diversi teatri di guerra e per contrastare le drammatiche sfide sociali e climatiche del nostro tempo.
A quali vere esigenze risponde il ReArm, se ogni grande conflitto nella storia è stato sempre preceduto da ingenti investimenti bellici? Di continuare le stragi a Gaza e Cisgiordania, in tutto il Medio Oriente, in Sudan, Congo, Ucraina, Yemen e in nuovi futuri scenari?
Come mamme da nord a sud diciamo con forza che non vogliamo più fabbriche di morte! Non ad Anagni ed a Colleferro, né altrove.
Denunciamo e non accettiamo le ingerenze di militari e propaganda di guerra nelle scuole per preparare i nostri figli a diventare cinici soldati domani: vogliamo scuole e università che insegnino pace, collaborazione e convivenza in questo mondo devastato. Le politiche di riarmo sono un fatto nazionale: facciamo appello ai parlamentari, alla Regione Lazio, all’Amministrazione Provinciale di Frosinone e ai Comuni di Anagni e Colleferro per fermare il progetto.
Lanciamo un appello di adesione e di mobilitazione a tutte le organizzazioni pacifiste: basta fabbriche di armi! Se non fermiamo questo progetto, lasceremo spazio ad un paese sempre più militarizzato, che sperpera soldi, sacrifica ogni forma di vita e devasta l’unico mondo che abbiamo.
La presentazione dell’appello con Ina della Rete Mamme da Nord a Sud Ascolta o scarica
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Il decreto legge approvato dal governo Meloni il 28 marzo 2025 ha modificato l’uso del lager per migranti fatto costruire dalle autorità italiane a Gjader, in Albania, in accordo con il governo di Tirana. Secondo la nuova norma a essere deportati in territorio albanese non saranno più i migranti intercettati nel Mediterrano, ma le persone fermate senza documenti in Italia e destinatarie di un provvedimento di espulsione. Il centro di Gjader, di fatto, diventa un vero e proprio Cpr “offshore”.
La destra al governo vorrebbe procedere con le prime deportazioni di migranti entro pochi giorni. Secondo la normativa italiana, i migranti possono essere trattenuti in un CPR per al massimo 18 mesi. A Gjader resta poi chiusa l’area “trattenimenti”, nella quale potrebbero essere bloccate fino a 800 persone in attesa di risposta sull’asilo tramite le procedure accelerate.
Nei mesi scorsi per tre volte erano stati deportati in Albania gruppi di richiedenti asilo, ma tutti erano poi stati riportati in Italia in seguito alla mancata convalida dei trattenimenti da parte dei giudici italiani. Da qui la nuova misura messa a punto dal governo Meloni, approvata da Bruxelles: un portavoce della Commissione Ue ha definito il decreto “in linea con la legge Ue”.
Ai microfoni di Radio Onda d’Urto il commento di Francesco Ferri di ActionAid. Ascolta o scarica
Extinction Rebellion (XR) è un movimento internazionale, basato sulla scienza, nato “dal basso” in risposta alla devastazione ecologica causata dalle attività umane. Il movimento chiama alla disobbedienza civile nonviolenta di massa per forzare i governi a invertire la rotta che ci sta portando verso il disastro climatico e ecologico.
Dal 25 aprile al primo maggio centinaia di attivisti e attiviste si sono dati appuntamento a Roma per una settimana di iniziative.
“Il mondo brucia, la terra affonda: il caos climatico sta stravolgendo il nostro presente. Siamo entrati nella sesta estinzione di massa della storia e questa volta siamo noi l’asteroide. Mentre aumenta il costo della vita ed esplodono le diseguaglianze lavorative, economiche e sociali, la democrazia vacilla e il fascismo avanza.
Presentiamo l’evento con due attivisti/e del Movimento Ascolta o scarica
https://extinctionrebellion.it/
XR è entrata in azione oggi a Ravenna negli spazi del Pala De Andrè dove è in corso la nuova edizione dell’Omc Med Energy Conference, grande evento del settore energetico e delle multinazionali del fossile.
Proprio questa sera il coordinamento “Uscire dalla camera a Gas” presenta un nuovo appuntamento alla Sala Ragazzini di Ravenna. Nell’occasione si affronterà il tema economico, con una discussione sui costi della transizione ecologica. I protagonisti saranno Ugo Biggeri (Università La Sapienza di Roma, Stanford University) e Simone D’Alessandro (Università di Pisa) e l’incontro sarà coordinato da Arianna Valenti (sindacalista, portavoce di Cgil-Radici del Sindacato). La serata prevede un ampio spazio di dibattito con il pubblico. Sabato 12 la manifestazione.
Pippo Tadolini portavoce coordinamento ravennate per il clima fuori dal fossile Ascolta o scarica
In conclusione ci colleghiamo con Padova. Stamattina, dodici persone aderenti ad Ultima Generazione hanno attraversato le porte del Tribunale di Padova, imputate per aver partecipato e promosso azioni di disobbedienza civile nonviolenta nel corso del 2022. L’udienza è stata rinviata al 27 maggio alle ore 9.Durante l’udienza si è svolto un presidio di solidarieta’.
Leonardo UG Padova uno degli imputati Ascolta o scarica
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