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Il decreto legge cosiddetto “sicurezza” è “incostituzionale” per “mancanza delle ragioni di necessaria e straordinaria urgenza per la decretazione governativa”. È l’eccezione sollevata, con richiesta di invio degli atti alla Consulta e una delle prime di questo genere proposte subito dopo l’approvazione dai legali Eugenio Losco e Mauro Straini.
La questione è stata sollevata in un processo per direttissima a carico di due arrestati a Milano per resistenza a pubblico ufficiale. Il nuovo decreto legge prevede infatti nuove aggravanti che aumentano la pena per resistenza nei casi in cui il reato venga commesso contro appartenenti alle forze dell’ordine. La giudice si è riservata e dovrebbe decidere nell’udienza fissata per il 26 maggio.
Inoltre contro il decreto sicurezza la Giunta dell’Unione delle Camere Penali italiane ha deliberato “l’astensione dalle udienze e da tutte le attività giudiziarie per i giorni 5, 6 e 7 maggio 2025”. Gli avvocati quindi sciopereranno quei giorni contro il pacchetto di norme ultrarepressive volute dal governo, denuncinado come sia un provvedimento che esprime “politiche securitarie e carcerocentriche inutili e inique, impone sproporzionati aumenti di pena, aggravanti prive di fondamento razionale” andando ad aumentare il sovraffollamento delle carceri.
Ai microfoni di Radio Onda d’Urto, l’avvocato Eugenio Losco. Ascolta o scarica
Non si ferma l’offensiva russa in Ucraina. Dopo la strage di domenica 13 aprile a Sumy – che ha causato almeno 34 morti e oltre 120 feriti – oggi, lunedì 14 aprile, è stata attaccata anche la città di Odessa, dove i droni hanno colpito anche un ospedale. La capitale Kiev e altre zone del Paese sono in allerta. All’alba colpito un villaggio nella regione di Zaporizhzhia: un attacco che, al momento, sembra non aver mietuto vittime.
“Solo un bastardo può fare una cosa simile”, ha tuonato Zelensky, che ha poi invitato Trump a “visitare la devastazione” e a dare subito il via a un piano concreto per fermare la guerra. Il presidente degli Stati Uniti ha definito l’attacco “una cosa orribile” e “un errore”, mentre il Consiglio di sicurezza Onu ha parlato apertamente di “duro promemoria” della necessità di negoziare. Diverso l’atteggiamento del governo francese di Macron, che ha già chiesto a Usa e Ue che approvino “sanzioni dure” per fiaccare l’economia russa. In questo quadro, i negoziati che secondo Trump avrebbero dovuto portare a un accordo di pace in Ucraina in poco tempo sembrano allontanarsi.
Ai microfoni di Radio Onda d’Urto, l’aggiornamento e l’analisi di Fulvio Scaglione, giornalista, esperto di Russia ed Est Europa, nonché direttore di Inside-Over Ascolta o scarica
Gli eurodeputati Ilaria Salis e Leoluca Orlando hanno effettuato un’ispezione a sorpresa al cpr di Milo, a Trapani, nella giornata di domenica 13 aprile.
“La situazione riscontrata è di estrema gravità: violazioni sistematiche dei diritti fondamentali, condizioni di insicurezza, abusi di potere e un generale stato di abbandono – spiega Ilaria Salis – Le persone stanno molto male, sia psicologicamente che fisicamente. Abbiamo riscontrato numerosi episodi di autolesionismo e diversi tentativi di suicidio, frutto della disperazione generata da questa condizione disumana”.
Stamattina a Palermo la conferenza stampa. Sentiamo un estratto dell’intervento di Ilaria Salis. Ascolta o scarica
Sentiamo un estratto dell’Avv. Riccardo Campochiari Ascolta o scarica
Tre compagni milanesi del progetto West Climbing Bank sono stati fermati lungo il confine tra Giordania e Israele diretti al campo profughi di Deishesh. Interrogati uno alla volta per diverse ore dalla polizia militare israeliana sono poi stati espulsi con un divieto di rientro per 5 anni. Altre persone sono riuscite a proseguire nel viaggio.
Da Amman sentiamo Elio Catania compagno del progetto West Climbing Bank e nostro collaboratore Ascolta o scarica
Da qualche anno, dal 2017, alcuni compagni e compagne dell’area dei centri sociali milanesi hanno attivato il progetto “west climbing bank” in Palestina con Laylac, Associazione giovanile situata nel campo profughi di Deishesh, vicino a Betlemme, per sviluppare l’arrampicata nelle belle e tante falesie che si trovano in zona.
“Arrampicare in Palestina non è un’attività così scontata, come abbiamo più volte ribadito nei nostri post e nel nostro diario di bordo; conoscere da vicino le difficoltà di chi vive un vero e proprio regime di apartheid, rende questo sport ancora più attrattivo e liberatorio che mai. Aprire delle vie (in gergo climber) nelle falesie di Battir, zona naturalistica ancora incontaminata vicino a Betlemme, vuol dire creare un’infrastruttura permanente che sia anche presidio politico contro l’occupazione israeliana. Siamo andati alla scoperta non solo della storia della Palestina, ma anche dei luoghi naturali dove si potrebbe arrampicare e dove, da qualche anno, qualcun’altro ha già iniziato vari progetti di chiodatura”. Cosi’ attivisti e attiviste dopo i primi viaggi.
https://www.facebook.com/westclimbingbank/
Dopo diversi anni di presenza solidale lungo la rotta balcanica, dal 2023 il Collettivo Rotte Balcaniche è attivo sul confine tra Bulgaria e Turchia. È su questa estrema frontiera d’Europa che nasce il progetto Border Memory: una piattaforma digitale per segnalare e tracciare la scomparsa o la morte di un amico o un familiare, ma soprattutto per costruire alleanze solidali contro la violenza delle frontiere.
Border Memory nasce dall’incontro con le famiglie i cui cari sono scomparsi sul confine tra Bulgaria e Turchia, famiglie che spesso sono bloccate nei paesi d’origine senza possibilità di spostarsi per le ricerche. Border Memory nasce per mettere in comune dolore e rabbia e pretendere collettivamente il diritto alla verità. Nasce per costruire una contro-memoria pubblica del confine, delle sue sofferenze e delle sue resistenze. Questa memoria è una promessa di lotta contro i responsabili di queste politiche di morte.
In particolare, nel sito sono presenti due formulari – disponibili in inglese, arabo, pashto e farsi – per segnalare una persona scomparsa o una persona deceduta. Le informazioni raccolte saranno utilizzate per portare avanti le ricerche, ma anche per costruire una mappatura dei dispersi e dei morti in Bulgaria e lungo la rotta balcanica.
Tuttavia, la piattaforma non vuole essere una mera collezione di dati. Nelle ultime settimane, un gruppo di madri e sorelle di persone scomparse in Bulgaria si è mobilitato a Damasco. Durante l’ultimo presidio, il 26 gennaio, il gruppo di donne ha bloccato l’ingresso dell’ambasciata bulgara e portato le loro richieste all’ambasciatore. È proprio di queste mobilitazioni ed alleanze – di qua e di là del confine – che Border Memory vuole essere strumento e amplificatore.
La presentazione del progetto Border Memory con Giuseppe del Collettivo Rotte Balcaniche. Ascolta o scarica
Verso la fine dell’intervista con Giuseppe, abbiamo ricordato il caso di Abdulrahman Al-Kalidi, attivista saudita per i diritti umani recluso dalle autorità bulgare che non danno seguito alla sua domanda di asilo; rischia la deportazione nel suo paese d’origine. Anche Al-Kalidi era presente da remoto durante la conferenza stampa di lancio del progetto Border Memory.
Vi riportiamo l’appello lanciato da Human Rights Watch insieme a venti organizzazioni per i diritti umani che chiedono il rilascio immediato di Abdulrahman Al-Kalidi.
“Le autorità bulgare dovrebbero sospendere i piani di deportazione in Arabia Saudita dell’attivista saudita per i diritti umani Abdulrahman al-Khalidi e consentire il suo reinsediamento in un Paese terzo, hanno dichiarato oggi venti organizzazioni. Le autorità bulgare violerebbero l’obbligo di non respingimento previsto dal diritto bulgaro, europeo e internazionale, che impedisce il rimpatrio di una persona in un Paese dove rischierebbe di subire torture o maltrattamenti, se deportassero questo noto dissidente del governo saudita.
L’Agenzia per la sicurezza nazionale della Bulgaria ha emesso un ordine di espulsione contro al-Khalidi nel febbraio 2024. Il 21 ottobre 2024, la sentenza del Tribunale amministrativo di Sofia ha confermato l’ordine di espulsione, imponendo l’espulsione obbligatoria in Arabia Saudita, secondo l’avvocato di al-Khalidi. Al-Khalidi ha un’altra causa di asilo in corso e il suo avvocato in Bulgaria ha dichiarato a Human Rights Watch che l’ordine di espulsione non può essere eseguito a meno che i suoi appelli per l’asilo non vengano esauriti e respinti.
“La Bulgaria violerà i suoi obblighi di non respingimento e diventerà complice della repressione saudita se deporterà Abdulrahman al-Khalidi in Arabia Saudita prima dell’esito del suo procedimento di asilo”, ha dichiarato Joey Shea, ricercatore sull’Arabia Saudita di Human Rights Watch. “Le autorità bulgare e dell’Unione Europea dovrebbero impedire una palese violazione del diritto internazionale e dell’UE e fermare la deportazione di al-Khalidi e consentire immediatamente il suo reinsediamento in un Paese terzo”.
Molte organizzazioni per i diritti umani hanno documentato che le autorità saudite hanno preso di mira i difensori dei diritti umani e gli attivisti per le loro espressioni pacifiche, punendoli con pene decennali e con abusi sistematici del sistema giudiziario dell’Arabia Saudita.
Al-Khalidi è stato un difensore dei diritti umani per oltre un decennio, sostenendo i diritti dei prigionieri e partecipando a numerose manifestazioni a sostegno dei detenuti sauditi.
È fuggito dall’Arabia Saudita nel 2013, temendo per la sua sicurezza. Al-Khalidi ha continuato il suo attivismo all’estero scrivendo articoli che criticano il governo saudita e partecipando al movimento online Bees Army del famoso giornalista saudita Jamal Khashoggi, che cerca di contrastare la propaganda e i troll online a favore del governo saudita. Ha vissuto in esilio per quasi un decennio in Egitto, Qatar e Turchia, ma dopo l’omicidio di Khashoggi nel consolato saudita di Istanbul, al-Khalidi ha attraversato a piedi la Bulgaria per chiedere asilo.
Nel maggio 2022, l’Agenzia di Stato bulgara per i rifugiati ha respinto la domanda di asilo di al-Khalidi perché non riteneva che fosse a rischio di persecuzione in Arabia Saudita, sostenendo che l’Arabia Saudita aveva “preso misure per democratizzare la società”. Al-Khalidi ha presentato due volte ricorso alla Corte amministrativa suprema della Bulgaria ed è in attesa di una decisione in merito, ha dichiarato l’avvocato di al-Khalidi in Bulgaria a Human Rights Watch. La decisione può essere ulteriormente impugnata presso la Corte d’appello e la Corte suprema.
Le organizzazioni per i diritti hanno documentato le scarse condizioni di vita e di igiene, le percosse degli agenti e altri maltrattamenti subiti durante la sua detenzione al Centro di detenzione Busmantsi a Sofia. Nell’aprile del 2024, Human Rights Watch ha documentato le accuse di abusi da parte di agenti di polizia nel centro di permanenza per migranti Busmantsi in Bulgaria nei confronti di al-Khalidi. Una fonte informata ha riferito a Human Rights Watch che ad al-Khalidi sono state negate le cure mediche. Le autorità bulgare dovrebbero indagare sulle presunte aggressioni e abusi.
La Bulgaria ha l’obbligo di astenersi dal rimpatriare persone in un altro Stato in cui “vi siano fondati motivi di ritenere che esse rischiano di essere sottoposte a tortura”, ai sensi dell’articolo 3 della Convenzione internazionale contro la tortura e altre pene o trattamenti crudeli, inumani o degradanti e dell’articolo 3 della Convenzione europea dei diritti dell’uomo. Questa protezione si applica anche in base alla Carta dei diritti fondamentali dell’UE e al diritto internazionale consuetudinario.
La deportazione di Al-Khalidi potrebbe anche violare l’articolo 33 della Convenzione sullo status dei rifugiati, che vieta “il ritorno di un rifugiato, in qualsiasi modo, alle frontiere o nei territori in cui la sua vita o la sua libertà sarebbero minacciate a causa della sua razza, della sua religione, della sua nazionalità, della sua appartenenza a un determinato gruppo sociale o delle sue opinioni politiche”.
“La potenziale violazione del diritto europeo e internazionale da parte della Bulgaria è profondamente preoccupante, soprattutto perché potrebbe esporre al-Khalidi alla tortura e ad altri gravi abusi in Arabia Saudita”, ha dichiarato Abdullah Alaoudh, direttore senior del Middle East Democracy Center. L’Agenzia di Stato per i Rifugiati della Bulgaria ha sbagliato a concludere che le “misure” adottate dall’Arabia Saudita “per democratizzare la società” fossero sufficienti a squalificare la richiesta di asilo di al-Khalidi, dato il continuo riscontro di persecuzioni di dissidenti politici nel Paese”.
Firme:
ALQST for Human Rights
CURAMI – Prima di tutto la salute è la trasmissione in onda il sabato mattina, dalle ore 12.00 alle 12.30, con Donatella Albini, medica del centro studi e informazione sulla medicina di genere, già delegata alla sanità del Comune di Brescia e Antonino Cimino, medico e referente di Medicina Democratica di Brescia. La trasmissione viene replicata il mercoledi alle ore 12.30.
Il tema della puntata di sabato 12 aprile è la “salute fragile delle donne vittime di violenza”. Conduce la trasmissione Donatella Albini. In collegamento telefonico Francesca Badiglioni, psicologa e psicoterapeuta presso la casa delle donne, centro antiviolenza di Brescia e Barbara Giussi, responsabile soccorso violenza sessuale e domestica presso la Clinica Mangiagalli, fondazione IRCSS policlinico di Milano. Ascolta o scarica
40 migranti deportati in Albania, ammanettati e scortati dalle forze dell’ordine in assetto antisommossa. E’ quanto andato in scena nella giornata di venerdì 11 aprile nel porto di Shëngjin. I migranti erano stati prelevati dai CPR di Bari, Torino, Trapani, Gorizia e Milano: sono stati fatti scendere dalla nave militare Libra con le fascette ai polsi, un agente davanti, uno accanto e uno dietro. La nave era partita dal porto di Brindisi.
I 40, di nazionalità tunisina, egiziana, bengalese, pachistana, algerina, georgiana, nigeriana e moldava, sono stati poi trasferiti nelle strutture di Gjadër, a una ventina di km dal porto. I tempi di trattenimento possono essere lunghi fino a 18 mesi, anche per questo si temono fughe e rivolte, così come succede nei CPR in territorio italiano.
Ci siamo collegati con Francesco Ferri che era presente durante lo sbarco in qualità di osservatore per l’ONG ActionAid, nell’ambito del Tavolo Asilo e Migrazione. Ascolta o scarica
Mercoledì 9 aprile si è tenuta l’udienza preliminare del processo a carico dell’infermiere rinviato a giudizio per omicidio colposo nell’esercizio della professione sanitaria e falso in atto pubblico a seguito della morte di Wissem Ben Abdel Latif.
Il giovane di nazionalità tunisina è morto il 28 novembre 2021, a 26 anni, dopo aver subito oltre 100 ore complessive di contenzione, legato ad un letto soprannumerario nel corridoio dell’ospedale San Camillo di Roma. I genitori Kamal e Henda si sono costituiti parte civile.
Giovedì 10 aprile alla Casa della Solidarietà, il Comitato Verità e Giustizia per Wissem in collaborazione con Baobab Experience, Rete dei Numeri Pari, Mem.Med – Memoria Mediterranea, si è tenuto un incontro pubblico per ribadire che la sua morte non può restare senza verità.
Sentiamo dall’incontro Lam Magok tradotta da Alice di Baobab, audio raccolto dal nostro collaboratore Stefano Bertoldi Ascolta o scarica
Sentiamo anche Yasmine Accardo del comitato Verità e giustizia per Wissem Ascolta o scarica
Il ritorno di Trump sul “piano immobiliare per la Striscia di Gaza” – cioè la deportazione coatta di oltre due milioni di palestinesi – insieme alla recente visita di Netanyahu – teoricamente ricercato dalla Corte Penale Internazionale per svariati crimini di guerra – in Ungheria da Orbán “offrono uno spaccato delle dinamiche politiche internazionali attuali e non solo episodi isolati: si collocano in una più ampia tendenza neofascista e neocolonialismo che accomuna diverse forze politiche a livello globale”
Così su Radio Onda d’Urto inizia l’intervista all’attivista politico palestinese, scrittore e ricercatore di Gaza, Majed Abusalama, ospite in presenza nel 2024 sia del centro sociale Magazzino 47 che della Festa di Radio Onda d’Urto, a Brescia.
Durante l’intervista, Abusalama sottolinea inoltre “come la mentalità suprematista bianca di alcune forze politiche occidentali, in particolare negli Stati Uniti, consideri il Sud del mondo e la Palestina con un approccio colonialista, mirando allo sfruttamento delle risorse e dei diritti altrui.
In questo scenario, la Palestina assume quindi un ruolo centrale come simbolo di resistenza contro il fascismo e colonialismo a livello globale”.
L’intervista di Radio Onda d’Urto a Majed Abusalama, attivista politico, scrittore e ricercatore di Gaza. Ascolta o scarica.
Fridays For Future, in occasione della Giornata mondiale di sciopero per il clima, è tornata oggi in piazza in diverse città italiane.
Tra i temi al centro della protesta il clima: contro “l’instaurazione di una economia di guerra dove le industrie dannose si convertono in industria bellica, spostando risorse economiche dalla riconversione ecologica e aumentando non solo gli impatti ambientali e sociali, ma anche rendendo irreversibile nel breve futuro la variazione di temperatura media globale”.
Le richieste di Fridays For Future sono quindi chiare: “una riconversione ecologica, con posti di lavoro socialmente e ambientalmente utili, una pianificazione dal basso che risponda ai bisogni reali delle comunità e la fine della repressione contro chi lotta per la vita.”
Tra le città mobilitate, Torino, Trento, Genova, Firenze, Roma e Milano, da quì Radio Onda d’Urto si è collegata con Antonio Iodice, di Fridays For Future per un bilancio della giornata. Ascolta o scarica.
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