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Consueto appuntamento del venerdì mattina con l’Analisi critica dei fatti economici della settimana con l’economista e collaboratore di Radio Onda d’Urto Andrea Fumagalli.
Fino a fine aprile 2025 la trasmissione economica sarà anticipata il venerdì mattina di una mezz’ora, per dare spazio alle ore 12 alle trasmissioni in occasione del 80esimo anniversario della Liberazione e verso il 25 di aprile.
Nella puntata di venerdì 11 aprile abbiamo affrontato la guerra economica imposta da Trump attraverso i dazi, ora sospesi per tre mesi nei confronti di mezzo mondo, tranne che per la Cina a cui sono stati imposti dazi al 145%; inoltre, un aggiornamento sul Def – documento di economia e finanza presentato nella gioranta di giovedì 10 aprile dal ministro Giorgetti, unitamente ai dati sulla produzione in Italia, che secondo l’Istat ha subito il 25esimo calo consecutivo su base tendenziale. Ascolta o scarica.
Il gruppo per la difesa climatica Ultima Generazione, a seguito del via libera del decreto Sicurezza varato dal Consiglio dei Ministri la scorsa settimana, ha messo in campo una serie di iniziative per protestare contro la sua promulgazione. Sono già state raccolte 100mila firme nella petizione lanciata da UG per chiedere al Presidente della Repubblica Mattarella di “non firmare” il decreto.
Benchè il gruppo concentri la sua attività con iniziative non-violente volte a sensibilizzare l’opinione pubblica su temi che riguardano il cambiamento climatico e la messa in sicurezza dei territori da eventi atmosferici sempre più estremi, Ultima Generazione ha deciso di portare avanti una battaglia di senso contro il dl Sicurezza alla luce del fatto che gli stessi attivisti e attiviste sono al centro della criminalizzazione all’interno del decreto.
Si prevede infatti che l’ammenda nei confronti di chi “distrugge, disperde, deteriora o rende in tutto o in parte inservibili o, ove previsto, non fruibili beni culturali o paesaggistici propri o altrui” sia tra i 20.000 e i 60.000 euro. Per chi “deturpa o imbratta beni culturali o paesaggistici propri o altrui, ovvero destina i beni culturali a un uso pregiudizievole per la loro conservazione o integrità ovvero a un uso incompatibile con il loro carattere storico o artistico” l’ammenda potrà raggiungere i 40.000 euro.
Oltre alla raccolta firme, un attivista di Ultima Generazione ha messo in atto uno sciopero della fame per chiedere un incontro con Mattarella e consegnare le firme raccolte. A mettere in campo lo sciopero della fame è Michele Giuli di Ultima Generazione, intervistato a Roma dal nostro collaboratore Stefano Bertoldi. Ascolta o scarica.
Il testo di convocazione di Non Una di Meno
Sciopero generale indetto dal sindacato di classe Si Cobas. Diverse le iniziative in corso dalla serata di giovedì e che proseguono fin dagli albori di questa mattina, contro la logistica di guerra e a fianco della resistenza palestinese.
Aggiornamento delle 16: collegamento dal porto di Genova con Martino del coordinamento provinciale Si Cobas Ascolta o scarica
Collegamenti del mattino:
Bloccato l’interporto di Bologna, blocchi anche all’Aldi di Lanciano e alla Brt di Genova, oltre che alla Sda di Vimodrone e Milano. Da Bologna abbiamo raggiunto Dawood dei Giovani Palestinesi d’Italia e Luca Simoni di PLAT Ascolta o scarica
Dalle 7 di stamane oltre un centinaio di lavoratori Si Cobas e solidali in occasione dello sciopero generale che hanno bloccato il varco Bausan, principale via d’accesso al Porto di Napoli. “Questa è la nostra risposta all’infame DL sicurezza che si propone esplicitamente l’obiettivo di reprimere pesantemente le lotte dei lavoratori. In presidio anche i disoccupati 7 novembre e i Giovani Palestinesi, con i quali domani il SI Cobas sarà in piazza a Milano”. Esposto uno striscione a sostegno di Anan, Ali e Mansour sotto processo in Italia.
Da Napoli Edoardo dei Si-Cobas e del Laboratorio Iskra Ascolta o scarica
Sabato 12 aprile con concentramento in piazza duca d’Aosta a Milano alle ore 14:30 ci sara’ la manifestazione nazionale per la Palestina e contro il genocidio.Per questo tante iniziative oggi hanno nel mirino la produzione e la logistica di guerra.
Da Modena sentiamo Tiziano dei Si-Cobas Ascolta o scarica
Venerdì 11 aprile sarà sciopero globale per il clima. A chiamarlo Fridays For Future che, in Italia, torna in numerose città per manifestare per la giustizia climatica e sociale “in solidarietà con la resistenza palestinese, contro il riarmo, la guerra, la repressione e lo sfruttamento di corpi e territori”.
Siamo entrati nel merito di questa giornata di mobilitazione con Antonio, parte di Fridays For Future Milano Ascolta o scarica
Le piazze che si mobiliteranno per lo sciopero globale del clima di venerdì 11 aprile
Terzo sciopero generale indetto dalla Cgt, il maggior sindacato del Paese, contro le politiche ultraliberiste del governo di estrema destra di Javier Milei. “Di fronte all’intollerabile disuguaglianza sociale e a un governo che ignora tutti gli appelli che richiedono salari migliori e un tenore di vita dignitoso per tutti, i lavoratori stanno scioperando”, hanno detto gli organizzatori della CGT in una dichiarazione. A Buenos Aires la piazza dove ha sede il Congresso è blindata con recinzioni e un massiccio schieramento di polizia.
Dall’Argentina il servizio con Alberta Bottini docente universitaria Ascolta o scarica
Venerdi 11 aprile 2025 sara’ sciopero generale di tutti i settori pubblici e privati proclamato dalla sigla sindacale Si-Cobas. Dalla scuola alla sanità ai trasporti fino al settore rifiuti. Lo sciopero è stato organizzato per protestare contro i piani di riarmo, il taglio alle spese sociali, le guerre e contro licenziamenti, delocalizzazioni e cassa integrazione. Si-Cobas chiede anche un adeguamento salariale relativo all’aumento dell’inflazione e al calo del potere di acquisto, e un generale miglioramento delle condizioni lavorative.
A Genova è stato indetto un corteo nei pressi del porto a partire dalle 14.00. Da Genova Martino dei Si Cobas Ascolta o scarica
Dazi: dove sta andando l’economia globale? Roberto Romano, editorialista de Il Domani e ricercatore scientifico di Està – economia e sostenibilità, ha chiarito ai microfoni di Radio Onda d’Urto alcune traiettorie della nuova fase storica della globalizzazione.
Con la nuova guerra economica imposta con i dazi dal presidente statunitense Trump emerge come stia cambiando “la divisione dei poteri internazionali, dove non c’è più un solo attore che dirime le controversie internazionali, perchè gli Stati Uniti si sono nel tempo indeboliti”, fa sapere Romano. Il dollaro, progressivamente, è divenuta sempre meno la moneta di riferimento: “i Brics (le economie mondiali emergenti ndr.) con a capo la Cina, non compongono solo la popolazione maggioritaria nel mondo, ma sono anche la componente più importante e potente del commercio internazionale”.
La globalizzazione, per come la sconosciamo, “che parte nel 1992 e sembrava essersi arrestata con la crisi del 2008 è continuata, ma con il Covid è implosa definitivamente”. In questo contesto, negli ultimi anni abbiamo visto il fenomeno del reshoring, fenomeno economico che consiste nel rientro a “casa” delle aziende che in precedenza avevano delocalizzato in Paesi asiatici come Cina o Vietnam o in Paesi dell’Est Europa come Romania o Serbia.
“Le grandi aree economiche, compresa Cina e Stati Uniti, stanno accorciando le catene del valore per rendere più resislienti le proprie economie a grandi eventi straordinari”. Roberto Romano ricorda infatti come “dopo il 2021 c’è stata una progressiva regionalizzazione dei sistemi economici e una progressiva regionalizzazione del commercio internazionale, financo dei servizi”.
E’ in questo contesto che Donald Trump ha imposto la nuova linea economica della grande potenza occidentale. “Oggi non solo stiamo riscrivendo la storia di una geografia economica internazionale”, fa sapere Romano “ma anche un nuovo rapporto tra capitale, lavoro e Stato”. Un equilibrio che si sta ridefinendo attraverso le richieste degli Usa: “a mio parere gli Stati Uniti stanno chiedendo a Cina ed Europa di condividere questa nuova geografica pretendendo di essere il perno”.
Chi si sta arricchendo in questa ristrutturazione economica? “Ci aspetta un periodo in cui davanti a noi c’è il caos”, ammette Romano. “Quando è messo in discussione il paradigma della globalizzazione durato 40 anni sia per la Cina che per l’Europa e Stati Uniti devono cambiare le politiche interne“. Politiche per lungo tempo fondate sull’esportazione, abassando i livelli salariali e i costi delle materie prime che secondo Romano “non stanno più in piedi”.
L’intervista all’economista Roberto Romano, editorialista de Il Domani e ricercatore scientifico di Està – economia e sostenibilità, ha chiarito ai microfoni di Radio Onda d’Urto alcune traiettorie della nuova fase storica della globalizzazione. Ascolta o scarica.
Rexhino “Gino” Abazaj è libero. Nel pomeriggio di mercoledì 9 aprile 2025 la Corte d’Appello di Parigi ha deciso di negare l’estradizione in Ungheria richiesta dalle autorità di Budapest. Gino era stato arrestato in Francia nel novembre 2024 nell’ambito della caccia aperta dal governo magiaro di Orban contro antifasciste e antifascisti di mezza Europa che avevano manifestato a Budapest nel febbraio 2023 contro il raduno neonazista della “giornata dell’onore”. Tra loro anche l’eurodeputata Ilaria Salis e Maja T., che si trova ancora nelle carceri ungheresi dopo l’estradizione accordata dai giudici tedeschi.
Poche ore dopo la decisione del Tibunale francese, il nostro collaboratore da Parigi Cesare Piccolo ha incontrato e intervistato Gino che ha espresso la propria soddisfiazione per la decisione dei giudici di non procedere all’estradizione in Ungheria: “è una decisione forte perché riconosce che io, in quanto antifascista, possa essere in pericolo nelle prigioni ungheresi”.
Gino, inoltre, sottolinea come sia stato “pienamente riconosciuto che il processo in Ungheria non può essere equo” e auspica che questo possa rafforzare la lotta e “influenzare i casi degli altri compagni e compagne detenute” altrove, o ricercate dal governo autoritario di Orbán.
“Oggi è stata una vittoria quindi festeggiamo – ha detto Gino nella breve intervista a caldo – ma domani torneremo a lottare e a ricordare ancora tutte le altre compagne. Speriamo di continuare così perché c’è ancora tanta strada da fare, tanto lavoro da fare, in particolare in questo momento in cui il fascismo continua ad avanzare in tutta Europa, come in altre parti del mondo”.
“Ringrazio i compagni e le compagne parigine, il Comitato per la mia liberazione che ha fatto un grandissimo lavoro”, mobilitando l’opinione pubblica, il mondo politico e i media che “si sono sinceramente interessati al mio e al nostro caso”, conclude Gino.
Su Radio Onda d’Urto il commento di Rexhino “Gino” Abazaj a poche ore dalla decisione della Corte di Parigi. Ascolta o scarica
Aggiornamento pomeriggio: la Corte francese ha negato l’estradizione in Ungheria di Gino, finalmente libero. Come spiega il quotidiano L’Humanite, “nel primo pomeriggio di mercoledì 9 aprile, la Corte d’appello di Parigi ha emesso la sentenza, rifiutando di eseguire il mandato d’arresto europeo emesso dall’Ungheria contro Rexhino “Gino” Abazaj. Mentre l’accusa, durante le udienze successive all’arresto dell’antifascista nella regione parigina a novembre 2024, si era dichiarata favorevole alla sua consegna in nome della “fiducia reciproca all’interno dell’Unione europea”, il tribunale l’ha respinta, in seguito alle argomentazioni sviluppate dai suoi avvocati difensori, Laurent Pasquet-Marinacce e Youri Krassoulia: i rischi di violazione dei diritti fondamentali, sia per quanto riguarda le condizioni di detenzione sia per la garanzia di un giusto processo, sono troppo elevati per accettare di consegnare Gino” al regime di Viktor Orbán.
La corrispondenza da Parigi su Radio Onda d’Urto di una compagna del comitato milanese Free Gino. Ascolta o scarica.
Aggiornamento alle 18: collegamento dal presidio al consolato francese di Milano con Luca, compagno antifascista dal capoluogo lombardo. Ascolta o scarica
Aggiornamento mattino: mercoledì 12 marzo al Tribunale di Parigi si è tenuta la quinta udienza del processo a Gino compagno antifascista. È stata discussa approfonditamente la documentazione inviata dall’Ungheria e in quella occasione Gino ha rilasciato una dichiarazione sul contesto politico dell’Ungheria e del giorno dell’onore, scenario dei fatti imputati. Alcuni punti del dossier ungherese non convincono la Corte francese: intanto la pena massima di 24 anni in caso di condanna, che nel mandato d’arresto per Gino non erano specificati, appaiono chiaramente sproporzionati rispetto alle accuse. Inoltre la scarsa precisione della corte ungherese nell’indicare il carcere di detenzione preventiva in caso di sua estradizione.
Il 26 marzo Gino è uscito dal carcere senza pero’ poter lasciare iol territorio francese. La risposta, si pensa definitiva ma non c’è certezza su questo , alla domanda di estradizione potrebbe arrivare nell’udienza fissata per il 9 aprile. Come nelle precedenti occasioni è in programma un presidio di solidarieta’a Parigi. Sempre oggi, mercoledì, previsto un presidio a Milano davanti al consolato francese di via Privata Cesare Mangili 1 alle ore 17.30.
Su Radio Onda d’Urto Nic, compagno del collettivo milanese di solidarietà con Gino. Ascolta o scarica
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