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Il piano di tregua presentato da Joe Biden per Gaza ha suscitato molte domande e perplessità. Venerdì, Biden ha annunciato dalla Casa Bianca l’urgenza di porre fine alla guerra, ma la reazione di Israele è stata tiepida e ambigua. Netanyahu, svegliato dalla notizia, ha confermato una proposta che permetterebbe a Israele di continuare la guerra finché non raggiunge i suoi obiettivi. Successivamente, ha ribadito che ogni piano che non garantisse la distruzione delle capacità militari di Hamas sarebbe un fallimento.
Il piano di Biden prevede tre fasi:
1. Cessate il fuoco di 6 settimane: ritiro delle forze israeliane da Gaza, liberazione di alcuni ostaggi in cambio di prigionieri palestinesi, ritorno dei civili alle loro case e ingresso di 600 camion di aiuti umanitari al giorno. Durante questo periodo, Hamas e Israele negozierebbero un cessate il fuoco permanente.
2. Scambio di tutti gli ostaggi e ritiro completo delle forze israeliane, con l'avvio di un cessate il fuoco permanente.
3. Piano di ricostruzione per Gaza e restituzione dei corpi degli ostaggi morti.
Tuttavia, il piano non affronta chi e come governerà Gaza, perpetuando uno status quo insostenibile. Nel frattempo, Netanyahu ha ribadito che le condizioni per un cessate il fuoco includono la distruzione delle capacità di Hamas e la liberazione di tutti gli ostaggi.
Gli attacchi su Gaza continuano senza sosta. I mezzi militari israeliani sono entrati a Khan Younis e Shujaiya, mentre le immagini satellitari mostrano che il 55% degli edifici di Gaza è stato distrutto o danneggiato. L’Egitto ha dichiarato che il varco di Rafah potrà riaprire solo se Israele cederà il controllo ai palestinesi.
In Libano, Israele ha intensificato gli attacchi, colpendo villaggi e città, con 16 bambini feriti a Tiro e bombardamenti su Bint Jbeil. Hezbollah ha risposto con droni esplosivi contro le posizioni israeliane. Questa escalation potrebbe essere legata alla visita del ministro degli Esteri iraniano ad interim, Ali Bagheri, in Libano. L’instabilità continua a crescere nell’assenza di una soluzione politica, causando danni significativi al Libano del Sud.
Almeno 16 persone sono state uccise e 30 ferite negli attacchi aerei lanciati ieri sera da Stati Uniti e Regno Unito su diverse province yemenite, inclusa la capitale Sana’a. Il Ministero della Sanità yemenita prevede un aumento del bilancio delle vittime a causa delle gravi condizioni dei feriti. Gli attacchi seguono l'abbattimento di un drone USA MQ9 Reaper da parte degli Houthi, il sesto da novembre, e hanno scatenato una risposta degli Houthi contro la portaerei americana Eisenhower nel Mar Rosso, senza causare danni.
Nel frattempo, l'esercito israeliano ha iniziato l'invasione del centro di Rafah, colpendo il campo profughi di Shaboura e altre aree. Nonostante ciò, i governi occidentali non considerano superata la “linea rossa” dell’invasione. Gli USA stanno pianificando un incontro con funzionari egiziani e israeliani per discutere la riapertura del varco di Rafah, fondamentale per gli aiuti umanitari, chiuso da Israele il 6 maggio. Tuttavia, il Dipartimento di Stato USA è accusato di aver falsificato un rapporto per scagionare Israele dall’ostacolare gli aiuti, nonostante evidenze contrarie.
Il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu, intervistato dal canale francese LCI, ha definito le accuse contro Israele come "calunnie antisemite" e ha sostenuto che la percentuale di vittime civili è "la più bassa mai vista in una guerra urbana", una dichiarazione contestata dalle stime di Gaza.
In Libano, Israele ha attaccato il villaggio di Houla, uccidendo due combattenti di Hezbollah. Hezbollah ha risposto attaccando caserme israeliane, colpendo postazioni di lancio dei missili di Iron Dome.
Il direttore di UNHCR, Filippo Grandi, ha evidenziato che il numero di persone in fuga a causa di guerre, violenze e persecuzioni ha raggiunto i 114 milioni. Grandi ha criticato il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite per non aver risolto i conflitti in corso, causando un aumento delle violazioni del diritto internazionale umanitario e colpendo sempre più civili e infrastrutture essenziali. Grandi ha concluso che è ancora possibile cambiare rotta, nonostante l'incapacità del Consiglio di Sicurezza di agire.
Israele ha giustificato l'occupazione del corridoio di Filadelfia, tra Gaza e l'Egitto, sostenendo che Hamas vi trasportava armi attraverso una rete di tunnel.
Tuttavia, il presidente egiziano al-Sisi ha negato l'esistenza di tali tunnel, affermando che Israele cerca soltanto un pretesto per la sua offensiva.
Durante il Forum sino-arabo di Pechino, la Cina ha ribadito la necessità di una soluzione a due Stati per la stabilizzazione della regione e ha proposto una conferenza di pace, ma è improbabile che gli Stati Uniti partecipino a un'iniziativa cinese.
Intanto, a Rafah, i bombardamenti israeliani continuano, con 53 morti nelle ultime 24 ore.
La Mezzaluna Rossa Palestinese ha denunciato la morte di due paramedici in un attacco a un'ambulanza.
UNRWA ha riferito che una scuola a Deir el-Balah ospita ora 16.000 persone, con gravi carenze igieniche e alimentari.
In Libano, la situazione è relativamente tranquilla, con pochi scontri segnalati al confine, ma gli analisti temono una possibile invasione israeliana a settembre.
Nel frattempo, gli aiuti umanitari a Gaza sono ancora bloccati a causa del malfunzionamento del molo temporaneo costruito dagli Stati Uniti, ma le navi continuano a partire da Cipro.
Il New York Times ha rivelato che le bombe usate nell'attacco israeliano a Rafah, che ha ucciso almeno 45 sfollati palestinesi, sono state prodotte negli USA. Il NYT ha identificato le bombe come GBU-39, con 900 kg di esplosivo, suggerite dagli USA a Israele per "ridurre le vittime civili". Tuttavia, l'uso di queste bombe contrasta con le rassicurazioni israeliane date al Dipartimento di Stato USA riguardo il loro utilizzo.
Nonostante le dichiarazioni di Biden secondo cui gli attacchi a Rafah non oltrepassano le "linee rosse" USA, i carri armati israeliani sono arrivati alla moschea al-Awda nel centro di Rafah. Il portavoce John Kirby ha descritto l'operazione come "mirata" e non una grande invasione.
Nel frattempo, Israele continua l'assedio, colpendo Tel al-Sultan e uccidendo altre 21 persone, principalmente donne. Oggi, gli attacchi a Rafah sono stati confermati, con carri armati visti in vari settori della città.
La Mezzaluna Rossa palestinese ha evacuato un ospedale da campo vicino a Rafah. Si stima che 75 persone siano state uccise nelle ultime 24 ore. Il consigliere israeliano per la sicurezza nazionale, Tzachi Hanegbi, prevede che l'assedio durerà almeno altri 7 mesi.
Secondo il ministro palestinese della Sanità, Majed Abu Ramadan, il valico di Rafah non riaprirà presto, aggravando la crisi umanitaria. Il membro del gabinetto di guerra, Gadi Eisenkot, ha detto che stabilizzare Gaza richiederà tra i 3 e i 5 anni, con molti altri necessari per un nuovo assetto di governo.
L'Algeria sta promuovendo una risoluzione al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite per un cessate il fuoco immediato a Gaza e l'ordine a Israele di fermare l'offensiva a Rafah. Tuttavia, è probabile il veto degli USA.
Gli aiuti umanitari non stanno più arrivando a Gaza via mare, poiché il molo temporaneo costruito dall'esercito USA è inutilizzabile a causa di forti mareggiate. Questo molo, sebbene operativo da poco più di 10 giorni, non era molto efficiente. Gli aiuti da Cipro arrivavano su grandi navi, poi trasferiti su navi più piccole e infine su camion per la distribuzione, ma le forniture sono state scarse rispetto alle necessità di Gaza.
La puntata di oggi è dedicata in gran parte al m4ss4cr0 di Rafah, avvenuto questa notte. Israele ha bombardato un centro per sfollati vicino a Rafah, gestito da UNRWA, uccidendo almeno 45 persone e ferendone almeno 230. La Mezzaluna Rossa palestinese riferisce che le persone nelle tende sono state bruciate vive. Le strutture sanitarie di Gaza sono in gran parte distrutte o non più attive per mancanza di medicinali e benzina, rendendo impossibile accogliere tutti i feriti.
L'esercito israeliano ha dichiarato che l’attacco è stato effettuato “contro obiettivi legittimi”, rivendicando l’uccisione di due importanti membri di H4m4s su 45 vittime. Israele ha riconosciuto che diversi civili sono rimasti feriti e ha affermato che “l'incidente è sotto esame”. La presidenza palestinese accusa Israele di aver deliberatamente preso di mira il campo profughi, sfidando tutte le risoluzioni internazionali.
L'area colpita era stata designata come “zona sicura” dall’esercito israeliano quattro giorni fa. Secondo i media israeliani, il m4ss4cr0 di Rafah è stata una risposta al lancio di otto razzi contro Tel Aviv, che non hanno superato le difese antiaeree.
Dure le parole di governi e organizzazioni internazionali, mentre il governo italiano si è diviso: il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha accusato H4m4s di usare Rafah per creare problemi, mentre il ministro della Difesa Guido Crosetto ha criticato Israele per non distinguere tra H4m4s e il popolo palestinese.
Questo avviene due giorni dopo l’ordine della ICJ a Israele di fermare l’assedio su Rafah, ordine che Israele ha ignorato. Il Qatar avverte che il m4ss4cr0 potrebbe far crollare i negoziati di pace.
Domani Spagna, Irlanda e Norvegia riconosceranno ufficialmente lo Stato di Palestina, segnando un possibile cambio di atteggiamento nell'UE.
In Libano, bombardamenti israeliani hanno ucciso sette persone. In risposta, Hezbollah ha lanciato razzi contro caserme israeliane. Israele ha usato bombe al fosforo bianco, contrario al diritto internazionale, e ha effettuato esercitazioni per un possibile attacco terrestre in Libano.
La Corte Internazionale di Giustizia (ICJ) ha ordinato a Israele di fermare l'offensiva su Rafah, Gaza, con 13 voti a favore e 2 contrari, in risposta alla richiesta del Sudafrica di misure urgenti per prevenire un genocidio a Gaza. Il presidente della Corte, Nawaf Salam, ha sottolineato che le precedenti misure provvisorie non sono più sufficienti, e ha ordinato anche la riapertura del varco di Rafah per gli aiuti umanitari e l'accesso del personale internazionale per investigare sulla situazione. Israele ha dichiarato che continuerà a proteggere i suoi cittadini e a combattere Hamas, nonostante le sentenze della Corte siano vincolanti ma prive di potere esecutivo per farle rispettare.
L'ospedale al-Aqsa di Deir el-Balah a Gaza rischia di chiudere per mancanza di carburante, mettendo in pericolo la vita di 20 neonati.
La Corte Penale Internazionale (CPI) ha emesso mandati di arresto contro il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu, il quale parlerà al Congresso USA, suscitando critiche da parte della diplomazia europea e un appello al rispetto della CPI. Josep Borrell ha difeso il riconoscimento della Palestina, criticando Israele per averlo definito un "regalo per Hamas".
In risposta al riconoscimento della Palestina da parte della Spagna, Israele ha interrotto i servizi del consolato spagnolo ai palestinesi e accusato la vicepremier spagnola di antisemitismo.
I tentativi di negoziati per una tregua continuano, con il capo della CIA William Burns a Parigi per incontrare il capo del Mossad e il primo ministro del Qatar, sebbene la posizione israeliana non sembri favorevole a un cessate il fuoco.
L'esercito israeliano ha recuperato i corpi di tre ostaggi detenuti a Gaza dal 7 ottobre.
Infine, i 27 membri della Media Freedom Coalition hanno criticato la chiusura delle attività di Al Jazeera in Israele, sottolineando l'importanza della libertà di stampa per una copertura trasparente e basata sui fatti.
Dopo aver dedicato due giorni all'Iran in seguito alla morte del presidente Ebrahim Raisi, oggi torno al formato tradizionale, sebbene con molte notizie da coprire.
La Corte Internazionale di Giustizia (ICJ) si pronuncerà domani sulla richiesta del Sudafrica di fermare l'offensiva israeliana a Rafah, Gaza, nell'ambito di un caso che accusa Israele di genocidio contro i palestinesi.
Irlanda, Spagna e Norvegia riconosceranno formalmente lo Stato palestinese il 28 maggio. Israele ha reagito richiamando i propri ambasciatori e convocando quelli di Irlanda, Norvegia e Spagna. Il ministro delle Finanze israeliano, Bezalel Smotrich, ha imposto misure punitive contro l'Autorità Nazionale Palestinese (ANP) e ha congelato i fondi destinati a Gaza.
Gli USA hanno criticato il riconoscimento unilaterale della Palestina, con il presidente Biden che ribadisce la necessità di negoziati. La Colombia ha annunciato l'apertura di un'ambasciata a Ramallah, aumentando l'isolamento diplomatico di Israele.
Il gabinetto di guerra israeliano ha ripreso i negoziati, ma l'Egitto potrebbe rinunciare al ruolo di mediatore dopo accuse di modificare i termini del cessate il fuoco. La crisi umanitaria a Gaza peggiora, con le UN che sospendono la distribuzione di aiuti e i varchi di Kerem Shalom e Rafah bloccati.
I bombardamenti israeliani hanno ucciso 26 persone a Gaza City e 9 a Rafah, con ospedali assediati. In Cisgiordania, l'esercito israeliano ha lasciato Jenin dopo un assalto di due giorni che ha ucciso 12 palestinesi. Almeno 518 palestinesi sono stati uccisi in Cisgiordania dal 7 ottobre.
Nel Sud del Libano, un drone israeliano ha colpito un'auto, uccidendo un membro di Hezbollah e ferendo tre studenti. Hezbollah ha risposto lanciando 30 razzi contro una base israeliana.
Insieme a Lorenzo Forlani, giornalista e collaboratore di testate italiane e internazionali (Il Fatto Quotidiano, Middle East Eye, Radiotelevisione Svizzera Italiana) facciamo il punto su alcuni dei temi principali per l'Iran e la regione dopo la morte del presidente iraniano Ebrahim Raisi.
Abbiamo letto su diverse testate italiane, diciamo non proprio testate specializzate nel raccontare questa regione in modo molto approfondito, che dopo la morte di Raisi si apre una “lotta per la successione”. Cosa c’è di vero?
Ieri con Pegah Moshir Pour parlavamo di quanto a livello di assetto interno della Repubblica Iraniana non ci si debba aspettare nessun particolare cambiamento. Ma sappiamo che in politica estera, anche per via di una “proiezione” comunicativa piuttosto differente, c’era invece stata una grossa discontinuità tra Mahmoud Ahmadinejad, Hassan Rouani e poi Ebrahim Raisi. Ora è possibile fare qualche previsione?
Uscendo un po’ dalla cronaca, vale la pena dare uno sguardo più ampio. Ci sono pochi Paesi che polarizzano quanto l’Iran, che spazia da “male assoluto” a “baluardo dell’antimperialismo” con una semplificazione davvero eccessiva. Credo che molto sia legato ancora all’immaginario che proiettiamo sulla Persia come luogo “altro”, come “inizio dell’Oriente”. E poi sicuramente c’è una componente di dualismo politico. Esiste il modo di rompere questa narrazione così semplificata?
La morte del presidente iraniano Ebrahim Raisi e quella del ministro degli Esteri Hossein Amir-Abdollahian si sono innestate su un contesto di crisi regionale in larga parte senza precedenti. Oggi però, più che dedicarci all’analisi delle conseguenze politiche su larga scala di questo avvenimento, ci concentriamo proprio sull’Iran. Pegah racconta la figura di Ebrahim Raisi, le reazioni nel Paese e nella diaspora e le speranze o timori di cambiamento.
La notizia che ha fatto il giro del mondo oggi è la morte del presidente iraniano Ebrahim Raisi e del ministro degli Esteri Hossein Amir-Abdollahian in un incidente in elicottero sulle montagne iraniane vicino al confine con l’Azerbaijan.
L’incidente è avvenuto ieri pomeriggio, mentre i resti dell’elicottero e delle persone che ci viaggiavano sono state ritrovate questa mattina, dopo una ricerca notturna in mezzo a una bufera di neve.
I media statali iraniani hanno attribuito la colpa dell’incidente al maltempo e hanno affermato che stava complicando gli sforzi di salvataggio, che hanno richiesto più di 70 squadre di ricerca e la collaborazione di droni turchi. L’agenzia Tasnim racconta che gli altri due elicotteri che volavano insieme a quello di Raisi sono invece arrivati a destinazione.
L’Iran ha diversi elicotteri, ma le sanzioni internazionali rendono difficile ottenerne i pezzi, ela maggior parte della sua flotta aerea militare è precedente alla Rivoluzione islamica del 1979.
È troppo presto per fare ipotesi su cosa sia successo, per cui mi concentro sulle conseguenze.
Il leader supremo dell’Iran, l’Ayatollah Ali Khamenei, che è il vero detentore del potere e decide sulla politica estera e sul programma nucleare iraniano, ha annunciato 5 giorni di lutto pubblico e ha nominato presidente ad interim Mohammad Mokhber, primo vocepresidente del Paese, mentre il viceministro degli Esteri, Ali Bagheri Kani, è stato nominato ministro degli Esteri ad interim.
Secondo la costituzione iraniana, entro 50 giorni si devono tenere nuove elezioni presidenziali.
E mentre sul terreno si registrano 106 persone uccise dagli attacchi israeliani nelle ultime 24 ore, dalla CPI arriva una notizia che si attendeva da settimane.
Karim Khan, procuratore capo della CPI, ha infatti annunciato la preparazione di mandati di arresto per, tra gli altri, il leader di Hamas Yahya Sinwar e il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu, con l’accusa di crimini di guerra e crimini contro l’umanità.
Una giuria di giudici della CPI esaminerà la richiesta e deciderà se emettere o meno questi mandati.
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