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La Turchia ha annunciato ieri l’interruzione di tutti i rapporti commerciali con Israele finché non sarà garantito un cessate il fuoco permanente a Gaza e un flusso senza ostacoli di aiuti umanitari nella Striscia.
Alla fine della prossima settimana l’Assemblea Generale UN si esprimerà su una proposta di risoluzione per chiedere al Consiglio di Sicurezza di “riconsiderare” il voto dello scorso aprile, quando una proposta per far ammettere la Palestina come Stato membro effettivo era stata sostenuta da 12 Paesi su 15, ma bloccata dagli USA che avevano utilizzato il loro potere di veto.
Hamas ha confermato che una delegazione tornerà in Egitto per ulteriori colloqui per il cessate il fuoco a Gaza e lo scambio di ostaggi.
Al confine meridionale del Libano continuano gli scontri tra Hezbollah e Israele, come praticamente ogni giorno dall’8 ottobre.
Ieri sera, Israele ha di nuovo attaccato l’area rurale fuori dalla capitale siriana Damasco, ferendo 8 soldati siriani.
La Corte Penale Internazionale ha rilasciato una dichiarazione denunciando i tentativi di minare l'indipendenza e l'imparzialità della Corte e chiedendo che i tentativi di “ostacolo, intimidazione o influenza indebita sui suoi funzionari” cessino immediatamente.
Ieri UNESCO ha assegnato il Premio Mondiale per la Libertà di Stampa a tutti i giornalisti palestinesi di Gaza. Nelle motivazioni del premio si legge che “In questi tempi di oscurità e disordine… l’umanità ha un debito immenso nei loro confronti, per il loro coraggio e il loro impegno a favore della libertà di espressione”.
Martedì i mediatori, Qatar, Egitto e USA, avevano detto di attendere la risposta di Hamas all'ultima proposta di condizioni.
Si ritiene che lo schema del programma di rilascio degli ostaggi proposto sia una pausa di 40 giorni nei combattimenti, con il rilascio di tre ostaggi ogni 3 giorni, fino ad arrivare a 33 persone, in cambio di un numero di detenuti palestinesi che non è stato comunicato.
Hamas, da parte sua, ha assicurato ieri che la risposta arriverà “in tempi brevissimi”, ma un alto funzionario del partito, Osama Hamdane, ha detto a AFP che la posizione di Hamas sulla proposta è per il momento “negativa”, aggiungendo però che ma le discussioni sono ancora in corso e definendo la situazione “delicata”.
Intanto a Gaza l’attacco israeliano continua senza pause, mentre ha riapert il varco di Erez, che dovrebbe consentire l’accesso diretto degli aiuti umanitari nel nord di Gaza.
L’OMS ha pubblicato un nuovo rapporto nel quale si parla degli attacchi israeliani contro il sistema sanitario di Gaza: 443 attacchi, 723 operatori uccisi, 101 strutture danneggiate o distrutte.
Si attende nelle prossime ore la risposta di Hamas all’offerta di tregua di 40 giorni a Gaza, frutto dei negoziati delle ultime settimane al Cairo mediati da Egitto, Qatar e USA.
Anche se si dovesse arrivare a una tregua, siamo davanti a un risultato davvero misero a fronte di mesi di trattative e quasi 35.000 morti accertati.
Ma oggi il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha annunciato che Israele entrerà nella città di Rafah, nel sud di Gaza, per eliminare Hamas, con o senza un cessate il fuoco e un accordo sulla liberazione degli ostaggi.
Sempre oggi, il quotidiano Middle East Eye racconta che Israele sta allestendo un complesso sistema di posti di blocco che impediranno agli uomini in “età militare” di fuggire da Rafah.
Intanto Israele, gli Stati Uniti e i Paesi del G7 stanno cercando di bloccare la Corte Penale Internazionale, che a breve potrebbe emettere mandati d’arresto contro Netanyahu e altri esponenti di vertice della politica egiziana.
In Libano invece si manifesta nelle università, unendosi alle crescenti proteste in tutto il mondo.
A Gaza questa notte si è consumata una nuova strage, con un bombardamento israeliano su Rafah che ha ucciso decine di persone.
I bombardamenti israeliani sono stati compiuti poche ore prima di un incontro al Cairo, in Egitto, tra una delegazione di Hamas e i mediatori di Egitto e Qatar per discutere un possibile accordo con Israele per un cessate il fuoco nella Striscia.
Un funzionario di Hamas ha detto ad AFP che “in fase di osservazioni non sono state sollevate questioni di peso alle richieste che Hamas ha presentato” e che l’Egitto ha sottoposto a Israele, e oggi si attende una risposta.
Qualcosa sembra essere cambiato nel clima dei negoziati rispetto alla scorsa settimana, al punto che il ministro degli Esteri israeliano, Israel Katz, ha dichiarato al canale israeliano N12 che “se ci sarà un accordo sospenderemo l’operazione a Rafah”, aggiungendo poi che “la liberazione degli ostaggi è una priorità fondamentale”.
In parallelo, il capo della politica estera dell’UE, Josep Borrell, sempre dal WEF di Riad, ha dichiarato che si prevede che diversi Stati europei riconosceranno lo Stato palestinese entro la fine di maggio.
Dopo settimane di costante sensazione di una rottura dell’equilibrio, oggi la situazione sembra tornata simile a quella che abbiamo conosciuto per mesi sul confine tra Libano e Israele.
Tutto questo avviene il giorno dopo la visita in Libano del ministro degli Esteri francese, Stéphane Séjourné, con l’obiettivo di frenare l’escalation e avviare un percorso politico.
La Francia sta sviluppando una proposta congiunta con gli Stati Uniti che ha già un gradimento preliminare a Beirut, condizionato però a un cessate il fuoco a Gaza.
Nel sud del Libano, la notte è stata caratterizzata da scontri ancora più duri del solito.
L’uccisione di un civile israeliano nella notte a causa di un attacco da parte di Hezbollah sul confine ha provocato una rappresaglia violentissima nelle aree di Chebaa e Kfarchouba, bombardate per quasi 4 ore dall’aviazione israeliana.
Nessuna vittima, ma gli abitanti hanno dovuto abbandonare i villaggi.
Questo episodio è soltanto l’ultimo di una sequenza che da settimane vede alzare i picchi di tensione, e da cui è possibile purtroppo aspettarci qualunque scenario, da una prosecuzione a oltranza dello status quo fino a un cessate il fuoco a Gaza, fino al concretizzarsi della minacciata invasione israeliana a fine primavera.
A proposito di invasioni, ieri il governo israeliano ha annunciato che il gabinetto di guerra si è riunito “per discutere le modalità per distruggere gli ultimi battaglioni di Hamas”, definendo quindi ulteriori dettagli dell’invasione di Rafah, l’ultima città nel sud della Striscia.
Nel mentre, a Gaza gli attacchi israeliani sono continui e si stima siano 51 i palestinesi uccisi da Israele nelle ultime 24 ore.
Una bambina palestinese prematura, che era salvata dal grembo materno con un taglio cesareo d’urgenza poco dopo che la donna era stata uccisa da un attacco aereo israeliano, è morta ieri in una struttura sanitaria di Gaza.
Lunedì in Arabia Saudita si svolgerà un incontro sul futuro di Gaza, alla presenza di diversi funzionari da Stati Uniti, Unione europea, Regno Unito, Giordania, Egitto, Qatar e Autorità Palestinese.
Non ci saranno rappresentanti di Hamas o di Israele, con cui l’Arabia Saudita non ha relazioni diplomatiche.
Secondo un funzionario citato da Bloomberg, non ci si deve aspettare nessun risultato concreto.
Buon 25 aprile, la festa più bella, preziosa e attuale che abbiamo, anche da Beirut.
Ieri pomeriggio, proprio nel momento in cui premevo “pubblica” della puntata, l’esercito israeliano ha condotto un’azione molto pesante nel sud del Libano, annunciando di aver colpito 40 obiettivi di Hezbollah.
Gallant ha anche affermato che Israele sta valutando “diverse soluzioni” per “creare una diversa situazione di sicurezza”, frasi che ci riportano alle numerose minacce israeliane di invadere il Libano a fine primavera.
A Khan Younis. Sono saliti a 392 i corpi recuperati dalle fosse comuni nei due ospedali distrutti dall’assedio israeliano, il più grande dei quali è, o meglio era, il Nasser.
Ma soltanto 65 persone sono state identificate finora, e il resto dei corpi rimane non identificato a causa della decomposizione avanzata o della mutilazione.
Gli USA hanno dichiarato oggi di volere “risposte”.
Ma intanto Israele prepara l’invasione di Rafah, e secondo l’esercito israeliano è tutto pronto, in attesa di una decisione politica.
Oggi il gabinetto di guerra israeliano si riunisce oggi per discutere la ripresa dei negoziati per il rilascio degli ostaggi israeliani detenuti a Gaza.
I negoziati sono in stallo da due settimane, con Israele che accusa Hamas di aver inasprito la propria posizione.
A questo proposito, Hamas ha detto ad Associated Press che il suo gruppo è pronto ad accettare una tregua di almeno 5 anni con Israele e che deporrà le armi e si convertirà in un partito esclusivamente politico se verrà fondato uno Stato palestinese indipendente lungo i confini pre-1967.
L'Unione europea ha chiesto questa mattina un'indagine indipendente dopo la scoperta di fosse comuni nei due principali ospedali della Striscia di Gaza.
E intanto, secondo il quotidiano israeliano Israel Hayom, l’invasione israeliana di Rafah comincerà “molto presto”.
Il Wall Street Journal riferisce invece che Israele si sta coordinando con l’Egitto e gli Emirati Arabi Uniti per l’evacuazione degli sfollati da Rafah, sottolineando che potrebbero volerci dalle 2 alle 3 settimane.
Su questo è intevenuto il direttore della Croce Rossa Internazionale, Fabrizio Carboni, che ha evidenziato che per il momento non esiste nessun vero piano di evacuazione, e che comunque spostare 1,5m di sfollati non è un’opzione plausibile nelle condizioni attuali.
Al Jazeera oggi racconta che i civili palestinesi stanno nuovamente fuggendo dalle loro case nel nord di Gaza a causa dei bombardamenti israeliani.
Tutto questo in una città che non ha più ospedali.
Il Senato degli Stati Uniti ha approvato un pacchetto da 13 miliardi di dollari di aiuti militari a Israele. Il pacchetto vale 95 miliardi di dollari diretti anche a Ucraina e Taiwan.
Lì dentro si trova anche una quota, 9 miliardi in tutto, destinata ad aiuti umanitari a Gaza, in Sudan e in altre aree del mondo.
Un’ipocrisia insopportabile.
A proposito di aiuti, la Germania ha annunciato che riattiverà i fondi a Gaza per UNRWA, l'agenzia UN per i rifugiati palestinesi.
In Libano, ieri Israele ha distrutto una casa a Hanine, nella zona centrale del confine, uccidendo due donne e ferendo diversi membri della famiglia.
Di lì, Hezbollah ha lanciato diverse rappresaglie e il confine si è di nuovo surriscaldato.
Sono passati 200 giorni dal 7 ottobre, 200 giorni in cui tutte e tutti noi abbiamo finito per disumanizzarci e considerare quasi normale qualcosa che supera la nostra capacità di accettare, un assedio e un massacro di cui non si vede la fine.
The Guardian ha pubblicato i risultati dell’indagine condotta dall’ex Ministra degi Esteri francese, Catherine Colonna, e da tre istituti di ricerca, sulle accuse che Israele aveva mosso a UNRWA, l’agenzia UN per i rifugiati palestinesi.
Israele non ha prodotto nessuna prova che supporti l’accusa che 12 dipendenti di Unrwa, su 13.000 che lavorano a Gaza, abbiano legami con Hamas o con il gruppo Jihad islamico.
Per il caporedattore Esteri del Guardian, Julian Borger, il problema è politico.
Ieri negli Stati Uniti sono esplose le tensioni tra gli studenti che manifestano per la Palestina e gli amministratori scolastici in diverse università.
La protesta, che nel frattempo si è diffusa a moltissime università e ha visto la polizia arrestare oltre 150 studenti, chiede di interrompere i legami delle università con la ricerca militare e con le aziende israeliane.
Associated Press oggi parla di un nuovo complesso di tende in costruzione vicino alla città di Khan Younis, nel sud di Gaza.
Tutto questo fa crescere i sospetti che manchi poco all’invasione israeliana di Rafah.
In Libano, la giornata è cominciata con un drone israeliano che ha distrutto un’auto nella zona di Aadloun, a nord di Tiro e a 35km dal confine.
Secondo il rapporto sulla spesa militare pubblicato oggi dallo Stockholm International Peace Research Institute (Sipri), nel 2023 la spesa militare globale ha raggiunto il livello record di 2.440 miliardi di dollari, il più grande aumento annuale della spesa pubblica per gli armamenti in oltre un decennio.
Non abbiamo mai speso così tanto per gli armamenti negli ultimi 60 anni.
Gli Stati Uniti pesano per il 37% della spesa militare globale, la Cina per il 12%.
La spesa militare di Israele è cresciuta del 24% fino a raggiungere i 27,5 miliardi di dollari. Un aumento guidato principalmente dall’assedio su Gaza.
Ieri la Camera degli Stati Uniti ha approvato un nuovo piano di aiuto militare per Israele di 26 miliardi di dollari per Israele, con una quota destinata agli aiuti umanitari per i civili a Gaza e in Cisgiordania.
Ma si discute anche di possibili sanzioni contro il battaglione israeliano Netzah Yehuda, composto in gran parte di estremisti e coloni e responsabile di violenze contro i palestinesi.
A Gaza non si fermano gli attacchi israeliani in tutta la Striscia, con una nuova strage da registrare nella città di Rafah, sul confine con l’Egitto.
A proposito di Rafah, ieri Netanyahu ha parlato alla vigilia della Pasqua ebraica, dichiarando che nei prossimi giorni Israele aumenterà la pressione militare e politica su Hamas.
Restano molto complessi anche il fronte libanese, con nuovi attacchi israeliani in profondità, e tutta la regione, dove si registra un attacco a una base statunitense in Siria da parte di un gruppo armato iracheno.
Ieri raccontavo dell’accordo tra Israele e USA per consentire a Israele di invadere Rafah astenendosì però da una contro-rappresaglia nei confronti dell’Iran.
Ma come spesso succede in questi mesi, questi accordi non valgono nulla.
E infatti questa notte abbiamo assistito a un attacco israeliano sul territorio iraniano, oltre a diversi attacchi su Siria e Iraq.
Ciò che colpisce è la reazione dell’Iran, che si è immediatamente affrettato a minimizzare quanto accaduto, affermando anche di non avere alcun piano per una ritorsione immediata contro Israele.
Nel mentre, gli Stati Uniti hanno posto il veto al Consiglio di Sicurezza ONU sulla richiesta palestinese di diventare Stato membro delle Nazioni Unite a pieno titolo.
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