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Il Consiglio per i diritti umani delle Nazioni Unite esaminerà venerdì un progetto di risoluzione che chiede un embargo sulle armi a Israele, citando il "plausibile rischio di genocidio a Gaza".
E a seguito dell’uccisione di 7 lavoratori di World Central Kitchen avvenuta ieri a Deir el-Balah, altre ONG internazionali hanno deciso di sospendere le operazioni a Gaza. Tra queste, anche Anera, che aiuta i rifugiati in Medio Oriente, e l’americana Project Hope, che si concentra sull’assistenza sanitaria.
Il sito statunitense Politico ha intervistato funzionari dell’amministrazione Biden, che parlando in forma anonima hanno espresso scetticismo nei confronti delle affermazioni israeliane secondo cui le uccisioni degli operatori umanitari erano “non intenzionali”.
Anche perché il convoglio si muoveva su un percorso concordato con l’IDF.
Oltretutto, l’indagine condotta da Al Jazeera spiega che dopo che la prima auto era stata colpita, i lavoratori della seconda auto hanno comunicato con l’IDF per segnalare l’attacco, un attimo prima di essere colpiti a loro volta e poco prima che venisse colpita anche la terza auto 1,5km più a sud.
Ma questa strage ci deve far riflettere anche sul doppio standard che applichiamo a Gaza: di questi 7 lavoratori conosciamo nome, nazionalità e storie, mentre delle oltre 33.000 persone palestinesi uccise da Israele in questi mesi conosciamo poco o nulla.
Anche noi facciamo parte del processo di disumanizzazione dei palestinesi, anche se ci piacerebbe poter dire che non è vero.
In Libano, di cui ho parlato davvero poco ultimamente, continuano gli scambi quotidiani di attacchi tra Hezbollah e Israele, sempre in larga parte concentrati lungo il confine.
Dopo l’attacco israeliano su Damasco di lunedì pomeriggio, ci si chiede quale sarà la risposta iraniana.
Tutti gli analisti sono abbastanza concordi nel ritenere che l’Iran non intende allargare il conflitto, e questo significa anche che non ci sarà un grande attacco di Hezbollah contro Israele.
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Nei giorni scorsi, le forze israeliane si sono ritirate dall'ospedale al-Shifa di Gaza City dopo un’occupazione durata 2 settimane.
Le riprese di ieri mostrano gli edifici principali della struttura ridotti a gusci bruciati, mentre nella struttura restano più di 100 pazienti senza cure, di cui almeno 28 in condizioni critiche.
Ieri pomeriggio, un attacco aereo israeliano ha raso al suolo il consolato iraniano a Damasco, uccidendo almeno 13 persone.
Tra le persone uccise, il generale di brigata Mohammad Reza Zahedi, un comandante della forza d'élite al-Quds delle Guardie della Rivoluzione e il suo vice, il generale Mohammad Hadi Hajriahimi.
Quindi obiettivi di alto livello.
Il tutto nel quartiere Mezzeh di Damasco, che è anche quello in cui vivono numerosi lavoratori di ONG internazionali e dove ha sede anche Armadilla, l’organizzazione per cui lavoro.
E oggi, 7 persone che lavorano per l’ONG World Central Kitchen, che si occupa di distribuire aiuti alimentari a Gaza, sono stati uccisi in un attacco aereo israeliano a Deir al-Balah.
I lavoratori viaggiavano su due veicoli blindati contrassegnati con il logo dell’organizzazione, e tra le persone uccise ci sono persone provenienti da Regno Unito, Australia, Polonia e Palestina, o con doppia USA-Canada.
L’ONG ha immediatamente sospeso le proprie operazioni.
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Ieri la Corte Internazionale di Giustizia ha emesso un nuovo ordine di misure provvisorie e urgenti per Gaza.
Il più importante tribunale delle Nazioni Unite ha infatti ordinato a Israele di adottare due nuove “misure provvisorie” nell’ambito della causa presentata a dicembre dal Sudafrica, secondo cui l’assedio israeliano su Gaza costituisce un atto di genocidio contro il popolo palestinese.
La Corte ha ordinato a Israele di “garantire senza indugi” l’apertura di nuovi varchi per consentire l’accesso a Gaza dei mezzi che trasportano carburante e aiuti umanitari, e di assicurarsi che le azioni del suo esercito non ledano i diritti della popolazione palestinese stabiliti dalla Convenzione sul genocidio del 1948, a cui aderisce anche Israele.
Intanto, il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha accettato di inviare di nuovo delegazioni in Egitto e Qatar, dove i negoziatori stanno cercando di garantire il rilascio degli ostaggi israeliani come parte di un possibile accordo di cessate il fuoco a Gaza.
Nella notte tra ieri e oggi, 42 tra soldati siriani e combattenti di Hezbollah sono stati uccisi in attacchi israeliani ad Aleppo, nel nord della Siria.
L’esercito israeliano ha dichiarato di aver ucciso Ali Abed Akhsan Naim, vice comandante dell’unità missilistica di Hezbollah, in un attacco aereo nella zona di Bazouriye, vicino alla città di Tiro.
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Ricordate la visita diplomatica israeliana negli Stati Uniti, pianificata per questa settimana e poi annullata lunedì dal PM Netanyahu?
Ecco, adesso è di nuovo in programma.
Infatti ieri sera la Casa Bianca ha comunicato di essere al lavoro per riorganizzare la visita, dopo che lunedì era stata bruscamente cancellata da Israele a causa della decisione USA di non porre il veto alla risoluzione del Consiglio di sicurezza dell’Onu che chiedeva un cessate il fuoco immediato a Gaza.
Si tratta di un segnale di importante isolamento interno di Netanyahu, che è stato molto criticato in Israele per la sua gestione delle relazioni con gli USA, il più importante alleato militare e diplomatico di Israele.
Ma anche oggi Gaza è segnata da bombardamenti israeliani nonostante l’approvazione della risoluzione vincolante del Consiglio di Sicurezza, che richiedeva un “cessate il fuoco immediato” e il rilascio degli ostaggi detenuti da Hamas.
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Il Libano torna al centro della scena sul piano militare.
Questa notte, un attacco aereo israeliano ha colpito un ufficio dell’associazione di paramedici Corpo islamico di emergenza e soccorso a Hebbariyeh, vicino al confine nella zona delle fattorie occupate di Chebaa, uccidendo 7 paramedici in uno degli attentati più mortali sul fronte libanese dal 7 otobre.
Tre ore dopo, Hezbollah ha reagito all'attacco aereo lanciando 30 razzi sulla città settentrionale israeliana di Kiryat Shmona e su una base militare nella zona.
Uno dei razzi ha colpito un capannone industriale e ha ucciso un civile israeliano di 25 anni.
A piena intensità è invece l’assedio israeliano su Gaza.
Per ora, la risoluzione ONU di lunedì per un cessate il fuoco immediato fino alla fine di Ramadan non impedisce a Israele di continuare la sua offensiva militare.
La risoluzione è un risultato positivo sulla carta, ma non cambia nulla sul terreno.
Secondo il ministero della Sanità di Gaza, sono 76 le persone uccise nelle ultime 24 ore, di cui 38 a Gaza City, nel nord, dove continua anche l’assedio all’ospedale al-Shifa, arrivato ormai al nono giorno.
Nelle ultime 24 ore si sono intensificati anche gli attacchi israeliani su Rafah, con 24 persone uccise in città, dove le strutture sanitarie sono completamente inadeguate, al punto che sempre più spesso i soccorsi sono parziali e arrivano ore dopo gli attacchi.
In tutto questo disastro, cosa succede al negoziato per un cessate il fuoco?
Niente di buono.
Ieri Israele ha richiamato i suoi negoziatori da Doha, in Qatar, perché i colloqui sono "in un vicolo cieco", secondo Israele a causa delle richieste di Hamas, definite “deliranti” dal PM Israeliano Benjamin Netanyahu.
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Torno sulla notizia principale di ieri, ovvero l’approvazione al Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite di una risoluzione che chiede il cessate il fuoco immediato a Gaza fino al termine del Ramadan.
È la prima volta dal 7 ottobre che il Consiglio approva una risoluzione di questo tipo, che ha carattere vincolante ma che ha una durata inadeguata per affrontare la tragedia umanitaria in corso.
Ma il vero nodo è ancora un altro: la risoluzione è vincolante. Ma Israele intende rispettarla?
La risposta in estrema sintesi è no.
Ieri è stato pubblicato anche il rapporto curato da F. Albanese, la relatrice speciale ONU sui territori palestinesi occupati, dal titolo “Anatomia di un genocidio”.
Secondo Albanese, “ci sono ragionevoli motivi” per ritenere che Israele abbia commesso diversi atti di genocidio e pulizia etnica.
La relatrice ha presentato il suo rapporto oggi pomeriggio davanti al forum delle Nazioni Unite a Ginevra.
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Il Consiglio di Sicurezza ONU ha approvato oggi una risoluzione che chiede il cessate il fuoco immediato a Gaza.
14 voti a favore su 15 e l’astensione degli Stati Uniti, che non hanno posto il veto.
È la prima volta che si arriva a questa approvazione dopo mesi di tentativi falliti.
Ora bisognerà riuscire a metterla in pratica, nonostante Israele non sembri disponibile.
Nel mentre, le forze israeliane hanno circondato gli ospedali al-Amal e Nasser nel sud di Gaza, mentre continuavano l’assedio dell’ospedale al-Shifa di Gaza City, il più grande complesso medico della Striscia.
Qui emergono testimonianze sempre più drammatiche.
Ieri UNRWA, l'agenzia ONU per i rifugiati palestinesi, ha dichiarato domenica che Israele le ha definitivamente impedito di effettuare consegne di aiuti nel nord di Gaza.
Proprio dove il rischio di carestia è più alto.
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Mentre l’esercito israeliano continua ad assediare l’ospedale al-Shifa a Gaza City e sono decine le vittime dei bombardamenti su tutta la Striscia, gli Stati Uniti hanno presentato al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite una risoluzione che chiede un cessate il fuoco immediato a Gaza.
Dopo aver posto il veto tre volte tra ottobre e febbraio, ora l’amministrazione Biden ritiene che la condotta israeliana sia andata troppo oltre, al punto da spingere verso questa scelta.
I dettagli della risoluzione, che chiede “un cessate il fuoco immediato legato al rilascio degli ostaggi” a Gaza, sono stati divulgati dal segretario di stato americano, Antony Blinken, durante la sua visita in Egitto e l’incontro con il dittatore egiziano Abdel Fattah Al Sisi.
Tralasciando l’evidente ipocrisia di questa proposta, questa risoluzione rende finalmente evidente la crescente frustrazione dell'amministrazione Biden per la continuazione dell’assedio, ed è il primo atto concreto da ottobre per fermarlo.
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In una data carica di simbologia come il 20 marzo, che ci riporta al 2003 e all’invasione occidentale dell’Iraq con prove inventate, mi concentro sulle trattative in corso tra Stati Uniti e Iran per evitare che la regionalizzazione del conflitto raggiunga intensità mai toccate finora.
Secondo il quotidiano libanese l’OLJ, il relativo calo dell’intensità delle operazioni di Hezbollah in questi giorni si colloca proprio qui, perché l’Iran vuole sia evitare di essere trascinato in una guerra regionale a piena intensità, sia di trascinare Hezbollah nello stesso scenario mettendo il partito davanti al fatto compiuto.
Intanto a Gaza l’esercito israeliano ha affermato di aver ucciso “circa 90 terroristi” nell’ospedale al-Shifa, ma secondo le autorità sanitarie si trattava di pazienti feriti e sfollati all’interno dell’ospedale.
Al tempo stesso, l’OMS afferma di aver documentato 410 attacchi contro strutture sanitarie a Gaza dal 7 ottobre, che hanno provocato 685 morti, 902 feriti, danni a 99 strutture e colpito 104 ambulanze.
Infine, il Canada fermerà le future vendite di armi a Israele a seguito di un voto non vincolante avvenuto ieri alla Camera dei Comuni.
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