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Dalle centrali a carbone in Bosnia, all’estrazione del gas nell’Artico russo. Altro che banca sostenibile e che aiuta i territori! Intesa Sanpaolo, il più grande istituto di credito italiano, è nemica del clima, come dimostra il sostegno a progetti così controversi.
La più importante compagnia di assicurazioni italiana non riesce proprio a tagliare il suo malsano legame con il più inquinante dei combustibili fossili, il carbone. Nonostante dei passi nella giusta direzione per la tutela del clima fatti nel 2018, Generali mantiene in essere contratti milionari con società polacche e ceche che vanno ancora a tutto carbone.
Il mondo della finanza foraggia il settore dei combustibili fossili con centinaia di miliardi di euro. Ma grazie alle campagne di pressione qualcosa sta cambiando. Grandi banche e compagnie di assicurazioni stanno iniziando a “mollare il colpo”, ovvero a disinvestire e a smettere di erogare prestiti sporchi. Ma la strada da fare è ancora tanta.
La SACE è un'agenzia statale che maneggia decine di miliardi di euro, ma di cui si parla pochissimo. Eppure si dovrebbe, dal momento che finanzia alcuni dei progetti fossili più inquinanti al mondo.
Che cosa abbiamo imparato dall'affaire OPL245? La vicenda che vede coinvolte Eni e Shell non è solo un caso di corruzione internazionale, ma ci offre uno spaccato inquietante sull'operato delle multinazionali petroliferi in contesti complessi come la Nigeria.
Il rapporto realizzato da Source International e da Re:Common sulla qualità dell'aria della Val d'Agri, a ridosso dell'impianto dell'Eni. Ma anche l'attualità, con la sentenza di condanna all'Eni e ai suoi manager per smaltimento illecito di rifiuti. Benvenuti in Basilicata, la regione italiana più ricca di petrolio, dove però troppo spesso l'oro nero diventa una vera e propria maledizione.
Un protocollo del 2008, finora tenuto segreto, tra l'Eni e il ministero degli Affari Esteri permette alla multinazionale petrolifera italiana di stanziare i propri uomini presso la Farnesina per un periodo illimitato di tempo. Una mossa studiata ad arte per creare un “raccordo” tra l’azione diplomatica italiana e gli interessi dell’azienda che dimostra l'intreccio ormai sempre più indissolubile tra lo Stato e il cane a sei zampe.
La centrale a carbone di Punta Catalina è una cicatrice inferta al paradiso caraibico della Repubblica Dominicana e il simbolo di un sistema corrotto fino al midollo. Non mancano gli interessi italiani e un'inchiesta ancora in corso da parte della nostra magistratura. Ma soprattutto un'intera comunità che scende in piazza per protestare contro un'opera inutile, dannosa e “sporca”.
Le compagnie estrattive ce la descrivono come la panacea di tutti i mali, ma l'idrogeno per ora non ha praticamente nulla di pulito, serve solo a dare nuova linfa a una vecchia conoscenza fossile, il gas. In Europa proprio la lobby del gas, con l'italiana Snam in prima fila, è quella più attiva a promuovere l'idrogeno. Chissà perché.
Chi esce vincitore dalla Pandemia? Di sicuro il comparto dello shipping, in particolare il trasporto via mare, dove spicca l'italo-svizzera MSC. Una potenza mondiale, che in un sistema di oligopolio di fatto nel 2020 ha incrementato in maniera molto sensibile il suo fatturato.
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Il nuovo podcast di ReCommon: Omissis. Quello che tanti grandi media non vi vogliono raccontare.