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Parliamo di mega-corridoi, parliamo della nuova via della Seta che attraverserà l'Asia e l'Europa e su cui la Cina sta investendo non meno di 800 milioni di dollari. Per la gioia delle cancellerie europee. Il nostro viaggio nella Belt and Road Initiative passa da Trieste, dove il porto sta trovando nuova linfa, ma la destrutturazione del lavoro e gli impatti ambientali insiti nei grandi corridoi rischiano di avere un impatto nefasto.
Le zone economiche speciali sono una benedizione, con opportunità economiche e di sviluppo da cogliere al volo, o un minaccia per l'ambiente e i diritti dei lavoratori? Proviamo a spiegarlo partendo da Taranto, dalle sue mille complessità e da un futuro ancora pieno di incognite. Una di queste è proprio la possibile creazione di una zona economica speciale.
Il 2020 pandemico si chiude - ha stravolto le nostre vite - ma Re:Common è riuscita ad adattarsi alla situazione senza fermare le campagne, le inchieste e le denunce.
Una crisi sanitaria globale, l’attenzione planetaria è concentrata sulla pandemia: il lockdown, i lutti, i decreti per cercare di risollevare l’economia in crisi, gli stanziamenti europei. Il difficile equilibrismo, che lascia fuori gli emarginati, ha dei risvolti che hanno a volte dell’incredibile. L’industria dei combustibili fossili sta sfruttando la pandemia di COVID-19 per consolidare il proprio potere, accaparrarsi il denaro pubblico destinato alla ripresa e promuovere false soluzioni alla crisi climatica, che non fanno altro che aggravarla.
Non potevano mancare i complotti, o presunti tali, nell'infinita vicenda del caso OPL 245. Tra agenti segreti dall'incerta identità e avvocati con qualche scheletro nell'armadio, siamo arrivati alla quarta e ultima puntata della saga del “processo del secolo”.
Dove e soprattutto a chi è andata a finire l'immensa mole di denaro pagata per la licenza petrolifera OPL 245? Si è divisa in mille rivoli, ma di certo non è andata nelle casse di un Paese segnato da mille difficoltà come la Nigeria. Lo raccontiamo nella terza puntata di Omissis, spiegando anche perché si è andati a processo e quali sono le imputazioni per società, manager e intermediari.
Il racconto dell'infinito negoziato per la ricchissima licenza petrolifera OPL 245. Multinazionali da una parte, prima solo Shell, poi anche Eni, governo nigeriano e l'oscura Malabu dall'altra, con in mezzo faccendieri, intermediari ed ex spie. Sullo sfondo aleggia il fantasma della corruzione, su cui verterà il processo tutt'ora in corso presso il tribunale di Milano.
Quella del blocco petrolifero OPL245 è una storia che parte nel 1998 e che ha come protagonisti la Nigeria, la sua povertà e il disastro ambientale causato dall’estrazione di greggio, la corruzione, due multinazionali, agenti segreti, faccendieri.
E tre organizzazioni, fra cui le britanniche Corner House, Global Witness e noi di Re:Common, capaci nel 2013 di portare sul banco degli imputati, con i nostri esposti, un ingranaggio internazionale di corruzione.
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Il nuovo podcast di ReCommon: Omissis. Quello che tanti grandi media non vi vogliono raccontare.