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Ciao a tutti e tutte. Ricominciano le trasmissioni di OTNOL con alcune piccole novità e con la voglia di pubblicare sempre meglio.Oggi mi andava di parlare delle parole di Adam Mosseri CEO di Instagram il quale in un recente reel ha parlato di come la piattaforma intende dare la possibilità di inserire fotografie in formato 9:16 quindi in grado di riempire totalmente lo schermo della maggior parte dei telefoni in circolazione.Ma non è tanto questo quello che mi interessa discutere con voi, quando ad una frase che Mosseri lancia in mezzo al discorso che mi ha molto colpito ed incuriosito… e anche un po’ preoccupato.Secondo Mosseri (quindi secondo Instagram: il player più grande e importante nella storia della fotografia fino ad oggi) la fotografia sarà sempre più “Mobile First, Immersiva e 9:16“
Una frase che fa pensare e in questa puntata ne discuto cercando di trovare il bene il male in un ipotetico futuro del genere.Un AbbraccioHaku
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La puntata numero 50, la puntata di Luigi
Ho pensato a lungo su come parlare di Luigi Ghirri, ma più ci pensavo e più mi rendevo conto che già in tantissimi ne hanno parlato prima di me e meglio di quanto potrei fare io.
Cosí in occasione della puntata numero 50 del podcast ho pensato di dirvi come io vedo e mi approccio al più importante fotografo italiano del 900.
Se ti interessa trovi il libro "Lezioni di fotografia" qui https://amzn.to/3p0Orek
Buon Ascolto
Haku
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Come aiutare il progetto
Se ti piace On The Nature Of Light e non sei ancora iscritto alla mailing list ti consiglio di farlo perchè ne leggerai delle belle.
Inoltre puoi aiutare tantissimo la crescita del progetto condividendolo con qualcuno che potrebbe essere interessato. A te costa ben poco, per me significherebbe molto.
Grazie!
On The Nature of Light è un progetto di Alessio Bottiroli, realizzato con le migliori intenzioni e senza fini di lucro nella speranza che la fotografia, anche in Italia, possa diventare un giorno argomento di discussione, e non semplicemente un’attività meccanica e tecnica.
Parliamo dell'importanza dei margini nella fotografia e nelle arti visive contemporanee e cerchiamo di immaginare come sarà l'arte del futuro quando buona parte della vita umana si svolgerà (forse, non so, spero di no) in ambienti virtuali.
Qui trovate il video di Star Guitar dei Chemical Brothers. C’entra. Stacce.
Ti consiglio fortemente questo libro di Riccardo Falcinelli perché è super interessante https://amzn.to/3HnpYqO
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Le immagini di "Days of night - Nights of day": il primo grande lavoro di Elena Chernyshova mi parlano di un'umanità che è esattamente come io penso che sia. Con tutte le differenze del caso, con tutte le peculiarità del luogo, nonostante il clima non solo naturale, ma anche politico e sociale che si respira in quella città a 400 chilometri dal polo nord, gli esseri umani sono tutti uguali a me.
In questa puntata del podcast parliamo del metodo rigoroso di e del freddo patito da Elena Chernyshova durante i due anni trascorsi a Norilsk: una delle città più inospitali del pianeta.Puoi vedere le immagini della serie di Elena Chernyshova a questo linkhttps://www.lensculture.com/articles/elena-chernyshova-days-of-night-nights-of-day
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"Semel in anno licet insanire" diceva Seneca e quindi: visto che è il primo episodio del podcast per questo nuovissimo 2022 e soprattutto visto che è un sacco di tempo che non parlavo dentro questo microfono (colpa mia) ho pensato: “tanto vale insanire subito e concederci una puntata forse meno densa, ma anche interessante.
In questo episodio infatti mi cimento nel classico gioco anglosassone del "Would You Rather", ma declinato in ambito fotografico.
Il gioco, traducibile con un “preferiresti questo o piuttosto…”, consiste in una serie di domande piuttosto strane, ma anche scomode, che pongono un dilemma binario al giocatore: Si può sceglie una sola strada e non si può tornare indietro.
A prima vista sembrerebbe un giochino banale, ma molte di queste domande hanno portato alla luce il mio modo di pensare e di fotografare ed in alcuni caso le mie risposte mi hanno sorpreso.
Magari chissà potreste provare a rispondere nei commenti e scoprire qualcosa di voi stessi. Quindi... buon divertimento!
Un Abbraccio!Haku
Le domande sono state prese da questi articoli di Fstoppers, Photofocus e Reddit
* https://fstoppers.com/originals/most-excruciating-game-youll-ever-play-photography-would-you-rather-488256
* https://photofocus.com/inspiration/would-you-rather/
* https://www.reddit.com/r/photography/comments/382roy/would_you_rather_upgrade_your_glass_or_your/
* https://www.reddit.com/r/photography/comments/fjmji3/would_you_rather_loose_all_pictures_you_have/
* https://www.reddit.com/r/photography/comments/3gtgm7/would_you_rather_buy_first_prime_or_zoom/
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Puoi ascoltare questa puntata anche su Spotify oppure guardare il video su Youtube
Ho avuto il piacere e l'onore di intrattenere una chiacchierata di circa quaranta minuti con Giancarlo Rado, autore trevigiano, che concentra la sua fotografia nella ricerca e nella raccolta di volti e storie di persone dalle malghe di montagna alle spiagge.
Il suo lavoro "Italians" prosegue da 15 anni ed è ormai diventato un corpus straordinario, così come, straordinario, ne è l'autore.
Avevo già parlato di Giancarlo Rado in una delle prime puntate del podcast, se non l’avete mai ascoltata qui trovate il link per sopperire a questa grave mancanza :)
Buon Ascolto.
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Buon lunedì a tutti.Iniziamo la settimana parlando di uno dei superpoteri più straordinari delle arti visive ed in particolare della fotografia: la capacità di fissare un concetto nella testa delle persone.Quante volte abbiamo sentito dire che un’immagine vale più di mille parole? Quante volte quando siamo esasperati dal fatto che il nostro interlocutore sembri non capire cosa vogliamo dire gli abbiamo chiesto “Vuoi che ti faccia un disegno”?Ecco. La fotografia ha questo potere e se la fotografia riesce a fissare i concetti nella testa delle persone significa che la fotografia ha il potere, se usata correttamente, di cambiare gli status quo.Uno statu quo infatti, non è altro che un insieme specifico di idee e convenzioni che vengono accettate semplicemente per consuetudine, vantaggio, comodità, pigrizia o coercizione. Uno status quo è un sistema statico che si poggia su basamenti più o meno fragili.Zanele Muholi ha intenzione, con la sua fotografia, di erodere il piedistallo dello status quo nel suo paese, il Sudafrica, e di cambiare il modo in cui viene vista, accolta e trattata la comunità LGBTQ+ sudafricana di cui fa parte.Parlare di questi temi è difficile di per se. Farlo in Sudafrica lo è ancora di più a causa delle numerosissime aggressioni, molte delle quali sfociano in veri e propri omicidi, alle quali sono sottoposte le persone che si dichiarano apertamente appartenenti alla comunità LGBTQ+Zanele Muholi ha una agenda politica da potare avanti: fare in modo che le persone comprendano ed accettino l’esistenza stessa della sua comunità.Il modo in cui porta avanti questa sua agenda è a dir poco straordinario e con la puntata di oggi del podcast vedremo in che modo la fotografia di Muholi sia davvero in grado di iniziare un cambiamento.È fresca l’uscita in streaming del film “il caso Minamata” che è la storia del reportage di Smith di cui ho già parlato in una precedente puntata del podcast e quella serie fotografica rappresenta un altro esempio, forse uno dei più famosi, di come le immagini se oneste ed riprese in un contesto nel quale l’autore è realmente inserito e del quale è realmente interessato possano essere il motore di un cambiamento.Nel bene e nel male.Un grande abbraccio Haku
Ciao a tutti e buon lunedì!
Stavo ragionando su cosa scrivere in questa Non Newsletter per introdurre la puntata odierna del podcast senza spoilerare troppo i concetti che ho cercato di esprimere nella puntata vera e propria.
Il fatto è che qui piove, cadono fulmini, i miei cani sono atterriti, la corrente va e viene e già rimpiango le lunghe afose giornate dell’estate appena finita, quindi appena dopo aver registrato le mie povere parole su un’autrice davvero interessante e contemporanea nel senso esatto del termine, è come se avessi le pile scariche e poca voglia di ragionare.Eppure Giorgia Bellotti, l’autrice di cui sopra e di cui nel podcast, ha pubblicato negli ultimi anni un corpus di opere che anche in giornate come queste riescono a spiccare e a stimolare la mia indomita curiosità.Come diceva il Mutandari la grande arte del nascondismo ci insegna che lo sparire alla vista, il celare, il nascondere, appunto, è uno dei principali strumenti per costringere uno spettatore a scatenare la propria curiosità e come ben sappiamo la curiosità è il motore primario di ogni evoluzione e di ogni miglioramento personale.Giorgia Bellotti quindi ci fa un grandissimo regalo servendoci su un piatto d’argento svariate occasioni per essere curiosi e per farci domande.Le sue immagini, specialmente quelle del progetto “Autoritratti della mia terra“ fondono due percezioni completamente diverse.
La prima, legata alla natura e all’essenza di un paesaggio o di un’ambientazione.La seconda associata alla presenza estranea di una figura che per scelta ci nasconde il suo vero volto e ci porta a contestualizzare solo ed unicamente grazie alla nostra fantasia.Insomma, un bellissimo percorso.Buon AscoltoHakuP.S.Se preferite la versione video la trovate quiSe invece preferiste ascoltare i podcast su Spotify, lo trovate qui
DOVE SEGUIRE IL PROGETTOVisita il sito del podcast: http://bit.ly/otnolCanale Youtube: http://bit.ly/hk-subscribeCanale Telegram: https://t.me/otnolSubstack: http://bit.ly/otnol-substackMIEI CONTATTITelegram ➡️ @alessiobottiroliSito Web ➡️ http://bit.ly/hkbwportInstagram ➡️ http://bit.ly/hakuigEmail ➡️ [email protected]
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Ciao a tutti e buon giovedí!
Questo nuovo episodio nella non newsletter di Haku vi arriva leggermente in anticipo, perché domenica sarò in viaggio e non penso che avrei potuto programmare l’uscita di queste righe, quindi eccoci qui: in differita dall’Isola d’Elba :)
Il primo giorno della quarta ginnasio, nell’ormai lontano 1991, successe una cosa che non dimenticherò mai. A metà della prima lezione di greco, mentre la professoressa si stava ancora presentando e facendo l’appello, irruppe in aula il preside.
Era un omone alto e canuto, dinoccolato.Era preside, ma anche professore di filosofia.Entra in classe e dal nulla chiede ad una mia compagna “Cos’è per te la bellezza?“.Silenzio totale. Imbarazzo. Nessuno aveva una risposta. Di certo non io.”Tra cinque anni ripasserò e vedremo se avrete una risposta, nel frattempo divertitevi e buon lavoro” disse il preside uscendo dalla classe così com’era entrato: all’improvviso.
Non dimenticherò mai quella domanda a bruciapelo.
Purtroppo dopo pochi mesi morì, così nessuno di noi ha mai avuto la fortuna o l’onere di riferirgli che nemmeno dopo cinque anni eravamo giunti ad una risposta.La bellezza è un concetto sfuggente, forse troppo personale.
Quindi oggi, non senza sforzo, ho il piacere di parlarvi di uno degli articoli di Robert Adams contenuti nella sua raccolta “La Bellezza in fotografia”, edito da Bollati Boringhieri nel 2012.
Nello specifico l’articolo in questione è quello che assegna il titolo al libro e contiene i ragionamenti che Adams ha fatto intorno al concetto di bellezza applicato all’arte e naturalmente nello specifico alla fotografia.
Si tratta, come dice lo stesso autore, di considerazioni personali che quindi vanno prese come tali; ciò non pertanto li ritengo spunti di riflessione molto interessanti e stimolanti e mi hanno dato la possibilità di raccontarvi un po’ anche come la vedo io.
Chiunque abbia mai provato a definire cosa fosse una bella fotografia sicuramente avrà avuto difficoltà nell’associare questo concetto estetico alla nostra arte.
Forse, dopo l’ascolto di questo episodio, non dico che ne sapremo di più o che risolveremo il mistero, ma sicuramente avremo un punto di vista in più nel carniere delle idee.
Cosa sempre molto importante.
Chi di voi dovesse preferire la versione video del podcast la trova qui
Fatemi sapere cosa ne pensate! Cos’è per voi la bellezza in fotografia?Ditemelo subito che non posso aspettare altri cinque anni!un grande abbraccioHaku
Ciao a tutti e buona domenica!
Spero di trovarvi bene e in forma per questa terza edizione della non newsletter di Haku, perché oggi ho deciso di togliermi un sassolino dalla scarpa.Dopo che Yotobi, su Youtube, ha pubblicato un video in cui ha provato a scattare per la strada per una settimana se ne sono sentite di tutti i colori, più che altro per sfruttare la popolarità di Karim, ma se da una parte l’opportunismo a suo modo è una tattica che posso anche accettare (noi esseri umani siamo diventati quello che siamo anche grazie al nostro opportunismo) dall’atra parte l’idea di fare la paternale partendo da presupposti inesistenti mi lascia davvero perplesso. Amareggiato. Deluso. Triste solitario y final.Il problema è questo: non sopporto la fotografia burocratica. Per me non ha senso di esistere e davvero vado ai matti quando qualcuno cerca di porsi come depositario di regole mai scritte, mai discusse, mai votate da nessuno e mai entrate in vigore in merito a questo o quel genere.Lasciamo che l’espressione personale (se non vogliamo chiamarla artistica) sia libera! Almeno questo!Dire “questa foto sì, questa no, questa è utile, questa è inutile. questa è street, questa è road” a qualcuno che semplicemente ha deciso di provarci è davvero fastidioso e controproducente.
È un comportamento nocivo per la fotografia stessa e il meno che può fare è fare irritare me, ma il rischio è che ragionando così si facciano danni ben peggiori.Specialmente poi quando si parla di street photography che, per sua natura, può e deve comprendere una miriade di stili e contenuti diversi, diventa davvero ridicolo impuntarsi su formalismi del tutto arbitrari.In questo mio sfogo vi spiego perchè.un abbraccio Haku
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