Russia e Stati Uniti hanno segretamente negoziato su un piano di pace in 28 punti per porre fine alla guerra in ucraina e rilanciare i rapporti tra le 2 super potenze.
A rivelarlo sono state fonti americane e russe al sito Axios, in uno scoop a cui hanno aggiunto alcuni importanti dettagli anche il Wall street journal e il Financial times.
Ecco alcuni dei punti fondamentali:
cessione de facto all’amministrazione russa dell’intero Donbass, compresa la parte ancora controllata da Kiev, (circa il 14-15%) in cambio di garanzie di sicurezza americane contro future guerre.
Kiev direbbe addio alla Nato almeno per diversi anni e non sarebbe prevista alcuna forza di peacekeeping internazionale sul terreno ucraino.
Massiccia riduzione delle forze armate ucraine intorno al 50% del totale e il divieto per Kiev di possedere o ricevere armi a lungo raggio in grado di colpire obiettivi profondi in Russia.
Infine, ci sarebbero le condizioni sui diritti della minoranza russa e russofona nel paese, tra i quali spicca l’obbligo cui proclamare il russo come seconda lingua ufficiale dell’Ucraina.
È chiaro che se il piano fosse così implementato saremmo di fronte a una una capitolazione di fatto:
ma non tanto dell’ucraina come vorrebbero venderla i guerrafondai nostrani, ma della classe dirigente ucraina che la guerra la ha cercata, alimentata, e oggi punta tutto sull’escalation per salvarsi la pelle.
Ma finirà quindi come le scorse volte nelle quali Russia e Stati uniti erano d’accordo ma Zelensky ed europei facevano saltare il tavolo?
Questa volta le cose potrebbero andare diversamente:
le sempre più gravi sconfitte al fronte e lo scandalo corruzione che ha investito Zelensky e la sua cerchia rendono la posizione del presidente ucraino molto più fragile rispetto a prima.
Il suo potere negoziale è forse ai minimi storici, e questo potrebbe costringerlo ad accettare almeno nella sostanza il piano russo-americano.
In questa edizione parleremo anche della Crisi Nexperia con l’Olanda che fa marcia indietro e i chip che tornano a scorrere, ma l’Europa scopre quanto basta un singolo fornitore per far tremare l’intera industria auto.
È il segnale che la filiera è molto più fragile di quanto si pensasse. Pausa o no, il campanello d’allarme resta acceso.
Di tutto questo abbiamo parlato con Roberto Vivaldelli e Davide Dazibao
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