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  • Intervist8lina Ep.29: La Russia si avvicina a Kostjantynivka e punta alla conquista del Donetsk

    Negli ultimi 2 giorni, proprio in contemporanea al vertice USA-Cina, in la Russia ha sferrato gli attacchi aerei più pesanti dall’inizio della guerra.


    E sul fronte la realtà sembra essere un tantino diversa da come la propaganda occidentale la racconta.


    Mosca si sta avvicinando a Kostjantynivka e nei prossimi mesi potrebbe puntare a prendersi tutto il Donetsk prima di riaprire il tavolo delle trattative.


    Non perdetevi tutti gli aggiornamenti sul fronte con Davide Montingelli.


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    33 min
  • Intervist8lina Ep.28: Perché i SUPER RICCHI pagano sempre meno tasse?

    Nel 1995 il 50% più povero del Paese deteneva l’11% della ricchezza complessiva.


    Oggi è sceso sotto il 3%.

    Nello stesso periodo l’1% più ricco è passato dal 16% al 24% della ricchezza nazionale.


    Non è successo per caso: è il risultato di decenni di scelte politiche condivise da governi di ogni colore.


    L’IRPEF sui redditi più alti è passata dal 72% degli anni ’70 al 43% di oggi.


    E se i soldi li fai con attività finanziarie, paghi appena il 26%.


    Nel 2001 è stata abolita la tassa di successione: una scelta che, rispetto a Paesi come la Francia, vale ogni anno tra i 15 e i 20 miliardi sottratti alla collettività e concentrati nelle mani dei più ricchi.


    Anche l’IRES, la tassa sui profitti delle imprese, è stata ridotta dal 37% al 24%.

    Nel frattempo salari bassi, inflazione e fiscal drag hanno impoverito milioni di lavoratori, facendo crollare i consumi e indebolendo l’intera economia italiana.


    Per questo economisti critici e rappresentanti della società civile hanno lanciato la proposta di legge popolare “1% Equo”, rivolta esclusivamente all’1% più ricco del Paese.


    Come ricorda la campagna: “Ogni giorno senza questa legge perdiamo oltre 71 milioni di euro”.


    Ma quando si parla di diritti sociali, continuano a ripeterci che “non ci sono i soldi”.


    Ne abbiamo parlato con Andrea Fumagalli e Nadia Garbellini. Buona visione.



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    33 min
  • Pane e Volpi Ep.13: perché le GRANDI BANCHE fanno soldi mentre l’Economia Italiana collassa?

    Nei primi tre mesi del 2024 le cinque principali banche italiane avevano registrato oltre 6 miliardi di profitti.


    Nel 2025, quasi 7.


    Visto che tutto il resto dell’economia va male e che il governo continua a tagliare la spesa sociale, si era pensato di tassarle.


    E invece sono esplose: nei primi tre mesi del 2026 hanno registrato un altro bel +10% abbondante.


    7,5 miliardi.


    Mezza finanziaria.


    E non è tutto.


    L’80% di questi utili, infatti, è concentrato in soli due istituti: Intesa Sanpaolo e UniCredit.

    Dal marzo 2022 — l’inizio della “Guerra Mondiale a Pezzi” contro il nuovo ordine multipolare — hanno guadagnato in Borsa rispettivamente il 200% e addirittura poco meno del 700%.


    E indovinate un po’ chi ci ha guadagnato di più.


    I principali azionisti di UniCredit sono BlackRock e Capital Group.


    Il primo azionista non istituzionale di Intesa — escluse quindi Fondazione San Paolo e Cariplo — è BlackRock.


    Sommando aumento del valore delle azioni e dividendi, fatto 100 l’investimento di BlackRock in queste due banche nel 2022, oggi — al netto dell’inflazione — se ne ritrova 555.


    Tradotto in termini reali: dai 3 miliardi investiti nel 2022, oggi se ne ritrova 15,8.


    Che, depurati dall’inflazione, diventano poco meno di 14.

    Insomma: investendo 3 miliardi, in poco più di quattro anni hanno incassato poco meno di 11 miliardi.


    Per fare un confronto, nel 2023 lo Stato italiano per il reddito di cittadinanza ha speso meno di 7 miliardi.


    Ne abbiamo parlato con il nostro Alessandro Volpi


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    26 min
  • Intervist8lina Ep.27: Pino Arlacchi: “Libererò l’ONU dall’imperialismo USA”

    Potremmo presto avere un italiano, e soprattutto un rappresentante del Sud globale, alla Segreteria generale dell’ONU.


    Alla fine di quest’anno scade il mandato di António Guterres e Pino Arlacchi — già senatore, europarlamentare e sottosegretario generale delle Nazioni Unite — potrebbe succedergli.


    Sarebbe un’occasione storica per rifondare le Nazioni Unite e far uscire il diritto internazionale dalla sorta di morte cerebrale in cui è entrato negli ultimi anni.


    Un’occasione per non ripetere le tragedie del Novecento, quando alla crisi della Società delle Nazioni seguì la Seconda guerra mondiale, e per ridare vita ai principi fondamentali della democrazia tra le nazioni e dell’autodeterminazione dei popoli: l’unica via per evitare una nuova grande guerra e garantire una nuova fase di pace.


    Arlacchi si propone come il candidato ideale di quella maggioranza di Paesi che chiede riforme sostanziali dell’Organizzazione, a partire dall’eliminazione dei privilegi dei membri permanenti del Consiglio di Sicurezza.


    L’obiettivo è impedire che l’Occidente continui a tenere in ostaggio l’istituzione, ostacolando la realizzazione del suo spirito originario: una governance globale capace di prevenire i conflitti tra Stati e di intervenire in caso di violazioni del diritto internazionale.


    Quali siano concretamente le proposte di riforma di Arlacchi lo sentirete tra pochissimo: si tratta, secondo i suoi sostenitori, di riforme che avrebbero potuto evitare il genocidio di Gaza, la guerra in Ucraina e l’aggressione all’Iran, solo per citare le crisi più eclatanti degli ultimi anni.


    Arlacchi avrebbe importanti possibilità di essere eletto.


    Come sentirete, molto dipenderà dalla Cina.


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    33 min
  • Desaparecinema Ep.15: Gli sceneggiatori e i registi occidentali al servizio della NATO

    Dobbiamo aggiornare Carpenter e il suo Essi vivono.


    Oggi se inforchi gli occhiali da sole non vedi più solo i padroni del mondo, ma anche i loro agenti: i registi e gli attori cinematografici occidentali statunitensi ed europei, e le grandi major.


    Inforco gli occhiali


    Lo diciamo da sempre: ormai per vincere una guerra non bastano più le bombe. Servono storie. Bisogna costruire narrazioni.


    Si dice che se aveste chiesto a David Lynch quale messaggio nascosto ci fosse nei suoi film, lui avrebbe risposto, infastidito: “Se volevo mandare un messaggio non facevo un film, usavo il fax”.


    Ma se il messaggio riguarda la sicurezza globale, il riarmo e la geopolitica del terrore, forse è meglio usare uno sceneggiatore della Writers Guild, cioè la Gilda degli sceneggiatori, il loro sindacato.


    Qualche giorno fa il Guardian ha scoperchiato il vaso di Pandora: la NATO sta portando avanti una serie di incontri "informali" con l'élite creativa dell'audiovisivo. Lo ha già fatto a Los Angeles, Bruxelles, Parigi. Prossima fermata: Londra. E nella writing room, come è chiamata la riunione di sceneggiatura di un film o una serie, ci sono le gilde degli sceneggiatori occidentali.


    Funzionari come James Appathurai siedono al tavolo con chi scrive i prossimi blockbuster o le serie Netflix che divorerete stasera.


    Appathurai è l’uomo che si occupa di minacce ibride e cyber-warfare: attualmente infatti ricopre la carica di Vice Segretario Generale Aggiunto della NATO per l'Innovazione, l'Ibrido e la Cibernetica, ed è stato uno dei tre rappresentanti della NATO alla Conferenza Bilderberg del 2024, l’incontro annuale esclusivo dell'élite politica e imprenditoriale europea e nordamericana.


    Loro dicono che sono i registi a voler capire "come funziona la NATO". Ma tra le righe delle cronache internazionali, si legge un’altra sceneggiatura.


    Perché la NATO ha bisogno del cinema?


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    22 min
  • Lo Spuntino Ep.37: 9 MAGGIO: quando il Popolo sconfisse il nazifascismo

    9 maggio


    Per ogni sincero democratico europeo, dovrebbe essere in assoluto la ricorrenza per eccellenza.


    Il giorno della sconfitta definitiva del nazifascismo.


    Nell’Europa dominata dal revisionismo, è diventata al contrario la giornata dell’imbarazzo.


    Quello che le élite europee vogliono a tutti i costi che venga rimosso è il ricordo di chi è stato il vero protagonista di quella epocale, fondamentale vittoria.


    Da circa 40 anni tutta la propaganda occidentale, e le istituzioni “democratiche” europee, fanno di tutto per imporre ai popoli europei un’amnesia di massa sul ruolo dell’unione sovietica e sui 27 milioni di cittadini sovietici che hanno sacrificato la loro vita per salvare l’Europa.


    Un lavaggio del cervello di dimensioni colossali, particolarmente importante proprio oggi, mentre l’occidente collettivo si riarma fino ai denti proprio per ribaltare l’esito di quella vittoria, e distruggere l’embrione di ordine internazionale che ne era emerso.


    E lo fanno a partire dal riarmo in particolare di Germania e Giappone, i due grandi sconfitti, che oggi sono assetati di vendetta come non mai.


    Rimuovere il 9 maggio poi ha un altro obiettivo.


    A vincere la Guerra infatti fu l’URSS. vale a dire il primo tentativo su grande scala di un popolo di prendere il potere e organizzarsi in modo autonomo dopo aver tagliato la testa a quelle oligarchie che oggi dominano in modo così incontrastato tutto l’Occidente.


    Esattamente quella possibilità che le élite vogliono in ogni modo venga rimossa.


    Ed esattamente il motivo per il quale dovremmo trasformare questa data nella vera grande festa della liberazione dei popoli europei dal nazifascismo.


    Per ricostruire insieme il significato di questa giornata, vi riproponiamo un video leggendario del collettivo di ottosofia dedicato a questo tema.


    Buona visione




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    19 min
  • Intervist8lina Ep.26: Anche negli USA sempre più persone vogliono FUGGIRE DAL CAPITALISMO

    Di fronte a tutti gli indizi che abbiamo sotto gli occhi, per parafrasare un capolavoro della cultura italiana moderna, anche al ragionier Fantozzi probabilmente comincerebbe a venire qualche piccolo dubbio.


    E qualche dubbio è venuto anche alla nostra Clara Mattei, docente di Economia prima a New York e ora a Tulsa, in Oklahoma, astro nascente del pensiero critico italiano.


    I suoi dubbi li ha messi in fila in un nuovo libro. E ha anche dato la sua risposta.


    E cioè, appunto, che tutte le atrocità che abbiamo di fronte hanno una radice comune.

    E quella radice comune si chiama, molto banalmente, capitalismo.


    Tutte le condanne morali di questo mondo rischiano di ridursi a un innocuo — e a tratti anche fastidioso — brontolio, se non cominciamo a metterci in testa che, alla fine, l’unica via d’uscita è proprio fuggire dal capitalismo.


    Una prospettiva che, per chiunque legga il libro, smetterà non solo di apparire massimalista e velleitaria, ma finirà anzi per sembrare l’unica cosa razionale e possibile.


    Ne abbiamo parlato direttamente con Clara, che è venuta a trovarci di persona nei prestigiosi studi di OttolinaTV.


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    37 min
  • Intervist8lina Ep.25: Come l’Iran ha UMILIATO gli USA anche nella PROPAGANDA

    Secondo il Reuters Institute for the Study of Journalism, la Terza Guerra del Golfo sarebbe stata la prima “in cui l’intelligenza artificiale generativa ha giocato un ruolo chiave nella guerra dell’informazione”.


    L’Iran ha giocato la sua partita al meglio: ha blindato Internet all’interno del Paese e, attraverso le piattaforme social del nemico, ha invaso l’ecosistema digitale dei Paesi aggressori con una propaganda di qualità ed efficacia mai viste.


    A partire, appunto, dagli ormai leggendari “video della Lego”.


    A produrli è un team che si dichiara indipendente: si chiama Akhbar Enfejari, “Notizie Esplosive”.


    Come sottolinea il Brookings Institution, “gli americani non erano abituati a ricevere messaggi diretti da un Paese che gli Stati Uniti stanno bombardando”.


    Questa volta, invece, hanno ricevuto un video di due minuti — con una qualità paragonabile a quella di un blockbuster hollywoodiano — in media ogni trenta ore circa.


    YouTube ha ovviamente bloccato il canale, ma è come svuotare l’oceano con un cucchiaio.


    I video sono diventati virali su ogni tipo di piattaforma, ottenendo decine di milioni di visualizzazioni e trasformando il team di Akhbar Enfejari in una delle più importanti avanguardie della resistenza antimperialista del pianeta.


    Ne abbiamo parlato con Lorenzo Maria Pacini, professore di Filosofia Politica all’Unidolomiti di Belluno.


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    30 min
  • Intervist8lina Ep.24: L’Europa ricompra il gas russo: la guerra in Iran fa finire quella in Ucraina?

    Mentre la Commissione ribadisce l’obiettivo di azzerare le importazioni del gas di Mosca entro il 2027, i dati dei primi quattro mesi del 2026 raccontano una realtà esattamente opposta.


    Le esportazioni di gas naturale liquefatto (Gnl) dalla Russia verso l’Unione Europea sono aumentate del 20,8% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, raggiungendo i 6,4 milioni di tonnellate.


    Circa il 49% delle esportazioni mondiali di Gnl russo finisce proprio nei porti europei: una quota doppia rispetto a quella che arriva in Cina.


    C’è poi la sempre più chiara riorganizzazione generale a cui il fronte occidentale, in maniera caotica, è costretto in questi mesi a causa delle ultime sconfitte militari.


    Gli Stati Uniti ritireranno alcune truppe dal vecchio continente e Paesi come la Germania si stanno riarmando pesantemente con l’obiettivo di avere un ruolo da protagonisti nelle prossime fasi della grande guerra.


    Anche sul campo di battaglia, contrariamente a quanto dice la propaganda, le cose non stanno andando benissimo.


    Nel mese di aprile i russi hanno occupato altri 212 chilometri quadrati di territorio ucraino, il che ha portato il totale del 2026 a circa 1.260 chilometri quadrati.


    E siamo solo ai primi di maggio.

    Nel 2025, in tutto l’anno, la Russia aveva occupato 5.600 chilometri quadrati di Ucraina (più del 2023 e del 2024 messi insieme).


    Insomma, tra sconfitte militari, crisi energetica, riorganizzazione delle forze e dialettica interna sempre più feroce, il fronte imperialista potrebbe davvero, prima della fine dell’anno, optare per una ritirata tattica in Ucraina?


    Ne abbiamo parlato con il direttore di Analisi Difesa, Gianandrea Gaiani


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    33 min
  • I Pipponi del Marru Ep.24: Iran e Sauditi vogliono “SCHIACCIARE” gli Emirati?

    L’Iran ha detto ai sauditi che ha intenzione di schiacciare gli Emirati Arabi Uniti.


    Secondo quanto riportato dalla stampa, Teheran si sarebbe vantata con l’Arabia Saudita e l’Oman degli attacchi lanciati contro gli Emirati, e vorrebbe tentare di sfruttare la spaccatura tra i paesi del golfo.


    Ma di quale spaccatura parlano?


    Per quanto la reazione iraniana all’aggressione di USA e Israele abbia coinvolto un po’ tutti i paesi del Golfo, a non tutti è stato riservato lo stesso trattamento.


    Gli Emirati sono stati di gran lunga i più bersagliati.


    egraziarcazzo.


    Come riporta Middle East Eye “fonti iraniane ritengono che l’intelligence di Teheran abbia accertato che il ruolo degli emirati negli attacchi sia andato ben oltre l’ospitare basi statunitensi”.


    L’ipotesi è che gli Emirati abbiano messo a disposizione di USA e Israele alcune infrastrutture aeree

    e che abbiano anche effettuate operazioni false flag, in particolare contro l’Oman, cercando di attribuirle all’Iran

    in cambio, avrebbe ricevuto da Israele alcuni intercettori dell’Iron Dome e anche personale militare israeliano in grado di usarli al meglio

    e, secondo il Financial Times, anche un bel sistema di difesa laser ultra avanzato.


    Ma il trattamento speciale riservato da Teheran agli Emirati non avrebbe a che fare solo con l’escalation degli ultimi mesi. In realtà avrebbe radici ben più profonde.


    E per capirle bisogna indagare a fondo nella Bromance più intricata del Medio Oriente: quella tra il principe saudita Mohammed Bin Salman e il presidente emiratino Mohammed Bin Zayed


    MBS vs MBZ


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    14 min

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