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Or


Sul Campo la Guerra degli USA contro l’Iran sembra una vera e propria disfatta.
Eppure in questi 2 mesi la Finanza USA è andata come un treno, attirando capitali da tutto il pianeta.
Non è la prima volta.
Anche in Ucraina l’”Occidente Collettivo” guidato da Washington non è che abbia fatto esattamente un figurone.
Eppure dal 2023 al 2025 i mercati finanziari USA hanno bruciato ogni record. L’unica inversione di tendenza si è registrata tra il gennaio 2025 e l’inizio dell’Operazione Epic Fury.
E cioè quando il mondo era col fiato sospeso perché temeva che Trump fosse un corpo estraneo e avesse davvero intenzione di mettere fine alla Guerra Mondiale a Pezzi contro il Nuovo Ordine Multipolare.
In quei 14 mesi, sostanzialmente per la prima volta dal 2008, mercati azionari emergneti, e anche mercati maturi, ma diversi dagli USA, hanno performato incredibilmente meglio dei primi della classe.
Per far ritrovare a Wall Street il suo vecchio smalto, è servito che Trump si infilasse in un’altra avventura bellica, nonostante l’avesse fatto probabilmente nel peggiore dei modi possibili, e con i pegiori esiti possibili. Perché la Grande Finanza per riconoscere il primato USA vuole che Washington faccia la guerra, anche a costo di perderla?
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Una domanda che ci siamo fatti tutti: se Hollywood è parte integrante del comparto militare industriale statunitense, perché certe volte i suoi film sembrano davvero dirci cose scomode?
Risposta: perché nove volte su dieci è solo una sensazione.
Quando lo fanno, per esempio come in quasi tutti i film contro la guerra che affrontiamo oggi, lo fanno senza mettere in discussione il paradigma.
Come dice il mio amico Salvatore D’Acunto, non allargano mai il campo, lo sguardo, per mostrarci lo schifo del macrosistema all'interno del quale si svolgono le vicende dei personaggi.
Un film, di cui abbiamo parlato qualche settimana fa, lo fa: Essi vivono. Non a caso di John Carpenter, cioè di un filmmaker e dunque indipendente. Qui il campo “viene allargato” attraverso l’idea ingegnosa degli occhiali da sole che, una volta inforcati, mostrano l’orribile verità del capitalismo – il macrosistema appunto – dietro la mano di vernice dorata della propaganda. Mostrare la cornice del sistema è addirittura il tema stesso del film.
Oggi analizziamo 3 film che mostrano l’assurdità e il ribrezzo della guerra e cerchiamo di capire se allargano lo sguardo, se mostrano la cornice del quadro o sono intrappolati nella tela: Redacted di Brian De Palma, Nella valle di Elah di Paul Haggis, W. di Oliver Stone.
E chi non vede il video intero è la tela del quadro.
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29 gennaio. Forrest Trump emana un ordine esecutivo che definisce Cuba una minaccia “inusuale e straordinaria”.
All’inizio del mese con l’operazione lampo in Venezuela che aveva portato al rapimento di Maduro e della primera combatiente Cilia Flores, Trump aveva interrotto i rapporti di Cuba con il suo principale fornitore.
Secondo molti osservatori, dopo oltre 60 anni di bloqueo, l’embargo illegale di Washington contro l’isola ribelle, potremmo essere di fronte a un uno due in grado di mettere definitivamente in ginocchio uno dei più importanti esempi di lotta anticolonialista del pianeta.
Detto fatto. a metà marzo il sistema elettrico nazionale collassa, lasciando senza corrente milioni di persone. da allora i blackout sono diventati la normalità, e in alcune aree durano intere giornate
La vittima più immediata è il sistema sanitario, il fiore all’occhiello del socialismo cubano.
In meno di 3 mesi sono stati rinviati poco meno di 100 mila interventi chirurgici. oltre 10 mila riguardano bambini.
Il prestigioso programma nazionale di vaccinazione è stato rimandato per migliaia di neonati.
Mentre le condizioni igieniche e sanitarie del paese si avviavano al collasso.
Oltre 1 milione di abitanti dell’isola, per l'approvvigionamento idrico, è totalmente dipendente dalle consegne delle autocisterne. che però sono ferme nei depositi per la mancanza di gasolio.
Fermi nei depositi ci sono anche i mezzi adibiti all’igiene urbana. la monnezza si accumula ovunque. il caldo tropicale fa il resto. una devastante epidemia di dengue è dietro l’angolo.
Il collasso sembrava inevitabile.
ma purtroppo per Washington e i suoi complici in questo ennesimo tentato genocidio, come sottolinea Carlos Martinez su Morning Star, “la risposta del popolo cubano a questo assedio non è stata la resa. è stata la trasformazione. e uno degli atti di solidarietà internazionale più significativi nella storia della transizione verde globale”.
Secondo la testata brasiliana clik petroleo e gas, “la Cina ha appena realizzato una delle transizioni energetiche più rapide mai registrate al mondo, e lo ha fatto sul territorio cubano. In soli 12 mesi, il governo di Xi Jinping ha costruito 75 dei 90 parchi solari previsti per l’isola, aggiungendo oltre 1.000 megawatt di capacità alla rete elettrica cubana con finanziamenti interamente cinesi”.
In questo modo, in appena un anno, il peso del solare nel mix energetico totale dell’isola è passato dal 5,8 a oltre il 20%.
“la velocità del progetto”, insiste l’articolo, “è impressionante anche per i leggendari standard cinesi”, con “alcuni impianti che sono entrati in funzione in soli 35 giorni dall’arrivo delle apparecchiature”.
"Ciò che sta prendendo forma a Cuba”, scrive Carlos Martinez su Morning Star, “è una dimostrazione, in termini concreti, di come deve funzionare nella pratica la cooperazione Sud-Sud”. “La Cina fornisce tecnologia, finanziamenti, competenze e formazione a un paese sotto assedio, e lo fa senza condizionalità, e senza richiedere aggiustamenti strutturali e liberalizzazioni”. E così, dimostra concretamente “il suo impegno costante per la pace, il diritto internazionale e la prosperità globale”.
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Nuovi documenti e verifiche mettono in crisi il racconto della redenzione di Nicole Minetti: l’adozione in Uruguay appare diversa da quanto dichiarato, emergono dubbi sulle cure mediche usate per giustificarla, il volontariato risulta limitato nel tempo e si allargano le indagini tra Italia e Uruguay. Intanto la Procura vuole capire se al Quirinale sia stata presentata una versione incompleta o costruita dei fatti. Un quadro che si fa sempre più denso, tra contraddizioni, coincidenze e nodi irrisolti: entriamo dentro tutte le novità del caso Minetti.
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Un sistema di intelligenza artificiale progettato per individuare falle nei programmi informatici più diffusi del pianeta.
Un circolo ristretto di grandi corporation incaricato di regolarne l’utilizzo.
Washington che osserva questa innovazione come una risorsa di valore strategico. E, sullo sfondo, una questione politica enorme: a chi spetta il controllo di strumenti in grado di anticipare e intercettare le fragilità dell’intera architettura digitale globale?
È da qui che parte il caso Claude Mythos, il modello sviluppato da Anthropic e presentato come un punto di svolta nel campo della sicurezza informatica.
Tra promesse di protezione, potenziali applicazioni offensive, critiche sull’enfasi mediatica, interessi legati alla difesa, reazioni finanziarie e interrogativi sulla gestione del potere tecnologico, emerge un dato netto: l’intelligenza artificiale non è più soltanto innovazione.
È leva di potere. E la vera partita riguarda, ancora una volta, chi ne detiene il controllo.
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Il 74% degli italiani non si fida più della politica. Ma allora perché, di fronte a una sfiducia così profonda, non nasce nulla di nuovo? Non è vero che mancano le ribellioni: ce ne sono tante, ma frammentate, incapaci di durare e di costruire un progetto comune.
Per capire questa impasse bisogna guardare alla storia: dalla modernità in poi, individuo e politica hanno sempre convissuto in equilibrio.
Oggi però quell’equilibrio si è spezzato. Al posto del “noi” è emerso il “singolarismo”: un io assoluto, senza mediazioni, che rifiuta ogni legame stabile e ogni visione collettiva.
Il risultato è sotto gli occhi di tutti: mobilitazioni brevi, community chiuse, rivendicazioni isolate. Rabbia senza futuro.
Un lusso che, mentre lo scoppio della Guerra Mondiale a Pezzi comincia a chiedere un conto sempre più salato, non ci possiamo più permettere.
Che fare allora? Proviamo a capirlo insieme in questo attesissimo ritorno della nostra Lety e di Ottosofia, il Format di OttolinaTV dedicato alla divulgazione storica e filosofica.
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A pensarla MOLTO male è andata così: per sfuggire a 4 anni di servizi sociali Nicole Minetti condannata nel 2012 e nel 2021 ai processi “Ruby Bis” e “Rimborsopoli” ha appositamente strappato ai suoi genitori biologici un bambino povero e malato in Uruguay, ha finto che fosse un orfano, e ha chiesto la grazia a Mattarella con la scusa di doversi occupare delle cure del bambino.
Non solo.
Perché per non lasciare testimoni di come sarebbero andate veramente le cose, insieme al suo compagno Giuseppe Cipriani, citato più volte negli Epstein files, avrebbe fatto sparire la vera madre – scomparsa dallo scorso febbraio (da quando Mattarella ha concesso la Grazia) – e fatto fuori pure l’avvocata uruguaiana che rappresentava legalmente il bambino, trovata morta carbonizzata insieme al marito il 20 giugno 2024.
Ma se è vero che a pensar male spesso ci si azzecca, questa sembra più la trama di un film horror o di una tragedia greca.
E allora prima di paragonare l’ex consigliera regionale preferita di Berlusconi a una regina del male al pari di Clitemnestra o di Lady Macbeth, oggi abbiamo ricostruito l’inchiesta del Fatto Quotidiano e mostrato tutto quello che non torna nella sua domanda di Grazia presentata al Colle.
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L’Iran si è dimostrato un osso più duro del previsto.
Forse conviene concentrarsi un po’ di più su qualche teatro più fragile, per cercare di portare a casa almeno una vittoria.
Ed ecco così che la Guerra del Golfo arriva fino al Sahel.
Il 25 aprile la giunta patriottica del Mali si è trovata sotto assedio. Miliziani separatisti Touareg e jihadisti legati ad Al Qaeda, dopo essersi menati come fabbri per anni, hanno deciso di fare comunella, e attaccare contemporaneamente in almeno 6 posti diversi. Compresa la base militare di Kati, a 15 chilometri dalla capitale. Il cuore pulsante del governo anticolonialista di Bamako.
Il Ministro della Difesa Sadio Camara, icona della svolta “Multipolare” del Mali, ha perso la vita in un attentato di un kamikaze con un pick up carico di esplosivo. L’Africa Corps è stato costretto a lasciare l’avamposto di Kidal, verso il confine orientale del paese, che aveva così faticosamente riconquistato nel 2023 insieme alle forze regolari maliane. E continuano ad arrivare notizie di altri piccoli insediamenti che le milizie russe alleate del governo di Bamako stanno lasciando in mano ai terroristi.
Nei principali centri urbani e nella capitale sembra essere stata ristabilita rapidamente la normalità, mentre l’alleanza dei governi patriottici del Sahel sembra pronta a rispondere compatta. Hanno annunciato un incremento delle forze congiunte da 6 a 15 mila uomini, e ribadito il patto di mutua difesa contro ogni tentativo di ostacolare la comune lotta anticoloniale.
Ma il rischio che l’occidente democratico e liberale sia sempre più tentato ad esportare la democrazia in Africa dopo aver fallito in Russia e in Iran, si fa sempre più concreto.
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Nel 2020 Kim Jong Un piangeva in pubblico.
Nel 2025 sorrideva a Pechino tra Xi Jinping e Putin.
La storia del regime che tutti davano per spacciato e che invece ha riscritto le regole del gioco. Missili capaci di colpire gli Stati Uniti, soldati in giro per il mondo, miliardi sottratti in criptovalute: la Corea del Nord non è più il "regno eremita". È un attore globale. Gli analisti di Foreign Affairs lo ammettono senza mezzi termini: la strategia americana è fallita.
Adesso cosa succede?
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Due agenti CIA muoiono in Messico in un incidente d’auto dopo un raid anti-metanfetamine a Chihuahua. La versione ufficiale è “incidente”, ma l’episodio fa esplodere le tensioni: Sheinbaum chiede spiegazioni immediate agli USA, annuncia un’inchiesta e ribadisce che nessuna operazione di sicurezza straniera può bypassare la sovranità federale messicana.
L’accaduto diventa simbolo di un momento più ampio. Mentre la presidente consolida la “Quarta Trasformazione” con il Plan México, riforme sul welfare, taglio alle pensioni dorate degli ex funzionari e riorganizzazione interna di Morena, Washington continua operazioni dirette sul territorio.
Sheinbaum risponde con un messaggio chiaro: il Messico del 2026 non accetta più ingerenze e punta all’autonomia economica e politica. L’incidente, legato anche alla recente eliminazione di “El Mancho”, rischia di diventare il primo vero scontro frontale tra la trasformazione interna messicana e la linea dura di Trump sulla sicurezza regionale.
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