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OttolinaTV episodes

  • Pane e Volpi Ep.10: Gli USA mandano l'ITALIA sull'orlo del baratro ft. Volpi

    La guerra del capitalismo statunitense contro l’Iran sta già avendo effetti devastanti sull’economia italiana.


    Bollette, carenza di benzina, prospettiva di razionamenti e lockdown energetico.


    Ma potrebbe essere solo l’antipasto.


    Se, come sembra, dopo aver fallito il regime change Trump ha deciso di provare a distruggere tutta la “civiltà iraniana” pur di non accettare la sconfitta, gli effetti su di noi per i prossimi mesi e anni saranno tragici.


    Paralisi economica, inflazione incontenibile, licenziamenti, sotto-sviluppo.


    E tutto questo mentre fino a qualche settimana fa la nostra premier osannava Trump e parlava di “nazionalismo occidentale”.


    Cosa dovrebbe fare il nostro paese evitare che questa guerra ci condanni per sempre alla povertà e alla disperazione?


    Ne abbiamo parlato con il professor Alessandro Volpi.


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    26 min
  • Intervist8lina Ep.19: SánChezGuevara; Il governo spagnolo é davvero ribbelle?

    Negli ultimi giorni, il confronto tra Pedro Sánchez e Donald Trump sulla guerra in Iran è stato molto acceso.


    Madrid ha compiuto una serie di mosse concrete e senza precedenti: prima il veto all’uso delle basi militari di Rota e Morón per le operazioni statunitensi contro Teheran, poi la chiusura dello spazio aereo agli aerei USA coinvolti nel conflitto, costringendo Washington a riorganizzare le rotte militari . Una linea coerente con la posizione ufficiale del governo spagnolo, che ha definito la guerra “illegale” e ha escluso qualsiasi coinvolgimento diretto .


    Sul fronte politico, Sánchez ha resistito alle pressioni della Casa Bianca, respingendo le minacce di ritorsioni commerciali lanciate da Trump e ribadendo che la Spagna “non sarà complice” del conflitto . Parallelamente, ha lavorato in sede europea per consolidare una risposta comune e ha avviato misure interne per contenere l’impatto energetico della crisi, trasformando la linea anti-guerra in azione di governo.


    Dall’altra parte, Trump ha rilanciato, arrivando a minacciare lo stop agli scambi con Madrid e rivendicando la legittimità dell’operazione militare, mentre il conflitto continua ad incidere sugli equilibri globali.


    In questo quadro, quella di Sánchez non è solo una posizione politica ma una sequenza di atti concreti che rompono con l’allineamento tradizionale agli Stati Uniti.


    Ma alla fine, è davvero un ribelle?


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    19 min
  • Intervist8lina Ep.18: TRUMP si vendica sull'Europa: "USA fuori dalla NATO"

    La sconfitta in Iran potrebbe portare Trump a vendicarsi sull’Europa.


    Questo pomeriggio al Telegraph e poi alla Reuters ha dichiarato di star seriamante pensando di ritirare gli USA dalla NATO alla luce del rifiuto degli “alleati” di unirsi alla guerra a Teheran.


    Qualsiasi decisione di ritirare gli Stati Uniti dalla NATO richiederebbe l'approvazione del Congresso, ma il Presidente americano potrebbe decidere unilateralmente di ritirare le proprie truppe dal vecchio continente trasformato la NATO in un semplice foglio di carta.


    Potrebbe trattarsi

    semplicemente di uno dei suoi tanti deliri, ma nel frattempo c’è chi, anche in Europa e in particolare in Germania, non vedrebbe più questo scenario di cattivo occhio.


    Ne parliamo, insieme a tutti gli aggiornamenti sulla guerra, con il giornalista italo-tedesco Claudio Celani


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    41 min
  • Intervist8lina Ep.17: Hormuz sarà per Trump quello che Suez è stato per l’Inghilterra

    Come cambierà il mondo, sul lungo termine, la crisi di Hormuz?


    Eh, è una parola.


    Qualche indizio però lo possiamo cercare nella storia, perché una cosa del genere è già successa: nel 1956, la crisi di Suez.


    Che ha tante, tantissime analogie con quella che viviamo in questi mesi, compresa quella di essere stata un gran teatrino.


    Come oggi USA e Israele, anche allora Francia, Inghilterra e Israele si divisero scientificamente i compiti.


    Israele faceva la parte del cattivo, pronto a scatenare l’inferno.


    Francia e Inghilterra sarebbero intervenute in un secondo momento, recitando la parte dei pacieri.


    Avrebbero chiesto a entrambe le parti di ritirarsi.


    L’Egitto di Nasser avrebbe rifiutato.


    E così sarebbero passati alla guerra vera.


    E allora, come oggi, per dissimulare questo piano si inventavano un sacco di vaccate, una diversa a seconda del pubblico.


    Agli imprenditori dicevano di voler garantire la libertà di navigazione.


    Ai cattolici, di contenere l’influenza sovietica.


    Ai liberali, di stoppare un regime autoritario.


    Il bello delle ideologie è quello: a distanza di decenni puoi raccontare le stesse identiche puttanate, e ci credono sempre.


    Di come Suez ci può aiutare a capire cosa succederà nel prossimo futuro abbiamo parlato con Giuliano Garavini, storico delle relazioni internazionali e professore associato presso il Dipartimento di Studi Umanistici dell’Università degli Studi Roma Tre.




    45 min
  • Pane e Volpi Ep.9: Trump nel pantano in Iran Meloni lo consola, e regala i tuoi risparmi a BlackRock

    Trump è nel pantano. La Grande Recessione è in arrivo.


    E la nostra Giorgia Nazionale che fa?


    Investe nell’indipendenza energetica? Ma no.


    Apre nuove rotte commerciali? Ma ovvio che no.


    Per consolarlo, regala i risparmi degli italiani a BlackRock.


    Cosa mai potrebbe andare storto?



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    26 min
  • Desaparecinema Ep.12: “In time” di Andrew Niccol e David Graeber

    Cosa c’entra David Graber, uno dei più grandi intellettuali di sempre, con il film di fantascienza distopica di Andrew Niccol In Time? Che cos’è davvero il debito? Perché il mercato è un sottoprodotto della guerra? E quindi: cosa c’entra la guerra odierna in Iran con il mercato e la finanza? Un indizio: tutto.

    Come scrivono Salvatore D’Acunto e Valeria Nuzzo nel formidabile libro “Fotogrammi dal dominio della lotta”, dal sottotitolo “Rappresentazioni cinematografiche della società neoliberista”, soprattutto dopo la crisi finanziaria (che potremmo anche definire debitoria) del 2008 e il fallimento della Lehman Brothers, il cinema ha iniziato a occuparsi “dell’immenso potere acquisito dalla finanza nella società”.

    Ma con In Time, del 2011, Andrew Niccol riesce a trovare un equilibrio miracoloso tra cagat….HOLLYWOODIANATA e buon film di fantascienza, la cui premessa è: cosa succederebbe se fosse il tempo la valuta universale? E quindi se fossimo costretti a lavorare per guadagnare letteralmente tempo di vita, finito il quale moriremmo all’istante?

    20 min
  • Intervist8lina Ep.16: Quanto a lungo può resistere ancora l’economia dell’Iran?

    Nell’immaginario imposto a noi abitanti della periferia dell’impero dalla propaganda di regime, l’Iran è un regime autarchico.


    In realtà, una parte consistente dei problemi economici che attanagliano Teheran sono dovuti al fatto che, contro il volere della Guida Suprema, ha reagito a uno dei regimi sanzionatori più feroci di sempre con ricette sostanzialmente di stampo neoliberista.


    Questo ha esacerbato la crisi, ma oggi, paradossalmente, diventa una carta a favore, perché significa che l’Iran, prima di soccombere dal punto di vista economico, ha ancora da giocarsi la carta di una vera e propria economia di guerra, interamente pianificata e completamente dedicata a prolungare la resistenza contro l’aggressione imperialista.


    Se gli USA sperano, prolungando il conflitto, di ottenere via collasso economico interno quello che ad oggi non sono riusciti ad ottenere con la sola forza d’urto militare, potrebbero insomma trovarsi di fronte a un’altra sorpresina.


    E scoprire così che ad avere il fiato corto, anche da quel punto di vista, sono più i vassalli dell’Occidente collettivo che non il nemico persiano.


    Ne abbiamo parlato con i nostri due economisti di fiducia: Nadia Garbellini e Roberto Lampa, professori associati di economia rispettivamente all’Università di Modena e Reggio Emilia e di Macerata.


    BUONA VISIONE


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    43 min
  • Intervist8lina Ep.15: Il Piano fallito del Mossad per il Cambio di Regime in Iran

    Il piano del Mossad di dar vita a un cambio di regime in Iran è chiaramente fallito.


    E un’inchiesta del New York Times ci ha svelato la storia di questo fallimento: a metà gennaio il capo del Mossad David Barnea avrebbe convito Netanyahu che bombardamenti mirati e una “decapitazione” della leadership avrebbero scatenato sommosse e ribellioni tali da far crollare la Repubblica Islamica.


    Barnea espone il piano anche ai vertici dell’amministrazione Trump, convincendo infine il presidente americano nonostante i dubbi della CIA.


    Ma il piano fallisce..


    I giorni dopo l’attacco gli aggressori uccidono Khamenei e decine di leader iraniani,

    Trump nel primo discorso di guerra invita il popolo iraniano a ribellarsi,

    ma l’insurrezione promessa, non avviene.


    Anzi.


    Le piazze si riempiono di manifestazioni a difesa della sovranità del paese, gli oppositori rimasti temono repressioni più dure di prima, e il New York Times racconta di un Netanyahu furioso per il fallimento totale del piano.

    Oggi tutti gli obiettivi dell’attacco israelo-americano sembrano diventati irraggiungibili.


    E se l’Iran diventerà il nuovo Vietnam per gli Stati Uniti, o addirittura una nuova Stalingrado come dicono i più fiduciosi e appassionati,

    molto, conclude il New York Times, lo dovremmo a questo storico errore di valutazione dell’intelligence israeliana.


    Di questa inchiesta dirompente ci ha parlato il giornalista di InsideOver Roberto Vivaldelli.


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    20 min
  • Pane e Volpi Ep.8: Ecco perché la guerra in Iran scatenerà la RECESSIONE GLOBALE

    Prezzi alle stelle


    Inflazione destinata a esplodere


    E Banche Centrale sul piede di guerra


    Nonostante il debito pubblico sia ormai insostenibile, i sacerdoti delle Oligarchie Finanziarie si apprestano a varare un altro ciclo di corsa al rialzo dei tassi di interesse


    Siamo a un passo da una COLOSSALE RECESSIONE?


    Ne abbiamo parlato con il nostro Alessandro Volpi

    25 min
  • Desaparecinema Ep.11: I tre volti della rivoluzione. Una battaglia dopo l’altra di P.T.Anderson

    Chi vincerà la 98esima edizione degli Oscar questa notte?


    Non potrebbe fregarmene di meno, e spero sia così anche per voi. Gli Oscar, che Elio Petri riteneva una roba imbarazzante, sono un premio nato nel 1927 voluto dai fondatori delle prime major hollywoodiane per non pagare i giusti compensi ad attori e registi che si stavano sindacalizzando nella metà degli anni ’20.


    E fin dagli albori del cinema i dirigenti cinematografici hanno fatto tutto il possibile per tenere le loro battaglie sindacali lontane dalla stampa e dagli schermi.


    Perciò le ricordiamo noi.


    Ma allora perché oggi parliamo di Oscar? Perché stanotte tra i film con il maggior numero di nomination, 13, c’è Una battaglia dopo l’altra, di Paul Thomas Anderson con Leonardo Di Caprio e Benicio Del Toro. E con Sean Penn, che qui assomiglia terribilmente a Greg Bovino, comandante della Border Patrol: entrambi si occupano di operazioni di polizia sui confini degli Stati Uniti. Entrambi sono simbolo della lotta feroce agli immigrati.


    Un film, "Una battaglia dopo l’altra", in cui Anderson – oltre a molte altre cose – sceglie di mettere in scena tre modi di fare la rivoluzione. Di cui solo uno è quello giusto.


    E chi non vede il video intero è Greg Bovino.


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    21 min

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