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Centinaia di migliaia di persone sono scese in strada attraverso il Niger tra l'8 e il 20 novembre per salutare il loro presidente, il Generale Abdourahamane Tchiani, che per 12 giorni ha viaggiato per tutte e sette le regioni del paese.
“L’ultima volta c è stato negli anni ’80" ha detto Abdullahi Salifou, vice segretario della Convergenza per la Sovranità Nazionale del Sahel.
“Fermandosi in ogni villaggio sulla rotta”, ha incontrato i capi tradizionali, le organizzazioni femminili, gli agricoltori e i gruppi della società civile come COSNAS e M62 che avevano guidato le manifestazioni che avevno partecipato alla cacciata di francesi”, ha continuato Salifou.
Sulle macerie lasciate dal colonialismo l’Africa combatte ogni giorno una guerra di sopravvivenza per raggiungere una qualche forma di pace e sovranità.
E come accade in Palestina, nel Sudan e nel Sahel i nemici sono Stati o gruppi terroristici collusi direttamente finanziati e armati dall’occidente.
Ma come dimostra il caso del Niger, non sempre ce la fanno, e nell’epoca del “there is alternative” anche i popoli africani hanno finalmente la forza di reagire.
Ne parliamo con enrico tomaselli
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“Witkoff dovrebbe essere processato per alto tradimento, e Trump per incapacità di intendere e di volere”
da ieri notte gli hooligan del giardino fiorito sono in fiamme
Bloomberg infatti ieri sera ha lanciato lo scoop dell’anno
è l’intercettazione di una telefonata di oltre un mese fa tra l’inviato USA Steve Witkoff e il consigliere di Putin Yuri Ushakov
dove però, invece che prendersi a maleparole, parlano in modo amichevole e informale di come arrivare a un piano di pace “simile a quello in 20 punti per Gaza”
tanto è bastato a mandare su tutte le furie i tifosi della guerra senza fine, che ormai sono sull’orlo di una crisi di nervi
e che, presi dall’entusiasmo per la nuova occasione per far saltare di nuovo tutti i negoziati, si sono dimenticati di farsi la domanda più importante
ma chi è che si è permesso di intercettare uno dei più alti funzionari USA mentre svolgeva un compito così delicato? e chi è che poi ha deciso di passare l’intercettazione alla stampa manco fosse un Fabrizio Corona qualsiasi?
Di sicuro c’è solo, come ribadiamo da mesi, che la sconfitta inflitta sul campo dalla Russia in Ucraina è una delle più gigantesche disfatte che l’Occidente collettivo abbia mai subìto
e che uscirne NON SARÀ UN PRANZO DI GALA
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“Penso che siamo molto vicini a un accordo, vedremo”.
Ha detto Donald Trump ieri pomeriggio alla Casa Bianca rimandando a un futuro indeterminato una possibile pace con Mosca e di fatto rimangiandosi l’ultimatum dato a Kiev domenica di firmare un accordo entro domani.
Per il momento quindi, il sabotaggio sembra essere riuscito.
Come dopo Anchorage quella rete di potere e interessi economici rappresentato da Volenterosi Europei, Neoconservatori usa e la cerchia di Zelensky, e un bel pezzo di "deep state" e capitalismo occidentale, si sta dimostrando abbastanza forte da imporsi sul tavolo dei negoziati rimandando ancora la fine della guerra.
Almeno così sembra dalla cronaca di questi ultimi giorni.
Ieri la delegazione militare Usa e quella ucraina hanno confermato ad Abu Dhabi il raggiungimento di un accordo di massima sul nuovo piano di pace in 19 punti, che però, come vi raccontavamo ieri, rimanda ad un indefinito futuro negoziato la soluzione di tutti i nodi fondamentatali, dall’entrata dell’Ucraina nella Nato, alle questioni territoriali, alla presenza di truppe straniere nel paese, all’uso degli asset russi.
Su questa base, il presidente ucraino tutto ringalluzzito ha confermato che l’Ucraina è pronta ad andare avanti con il piano e ha dichiarato di voler incontrare Trump “il prima possibile”, idealmente questa settimana, per
finalizzare l’accordo.
Già.
Ma accordo con Chi?
Perché nel frattempo il ministro degli esteri russo Sergej Lavrov ha ribadito ieri che se si discosta dalle intese che il presidente Putin ritiene di aver raggiunto con Trump in Alaska lo scorso agosto, la Russia non lo accetterà.
Al di là del bon ton diplomatico il messaggio è chiaro:
la Russia ha oggi tutte le capacità di andarsi a prendere manu militari quello che questo teatrino occidentale non gli concederà sul piano diplomatico.
E quindi, come Scrive l’ex Generale della Nato Maurizio Boni in questo lucidissimo articolo pubblicato oggi sul Fatto Quotidiani, e come ha spiegato in questa intervista, più l’impero americano in declino continua a perdersi nei propri giochi di potere interni più aumentano la possibilità che l’operazione militare speciale ottenga quello che vuole sul campo di battaglia.
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10 miliardi: è quanto, secondo alcune stime, in dieci anni avrebbe fruttato GTA V, probabilmente uno dei videogiochi più importanti di tutti i tempi.
Contro investimenti che non supererebbero i 500 milioni: una delle più grandi galline dalle uova d’oro della storia del settore.
Eppure ha arricchito solo i grandi azionisti di Rockstar, la casa di sviluppo.
D’altronde siamo nel mondo dei videogiochi, mica a Hollywood: qui non ci sono star ultrapagate, solo umili creativi, sfruttati fino all’osso e spesso pagati una miseria.
E quando provano ad alzare la testa, finiscono male.
È quello che è successo a una trentina di dipendenti di Rockstar, licenziati in blocco per “cattiva condotta”. Secondo l’azienda diffondevano informazioni riservate; secondo i loro colleghi, invece, la causa sarebbe un’altra:
stavano provando a organizzare un sindacato.
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Come risultato delle riunioni non-stop tenute a Ginevra tra la delegazione americana guidata da Marco Rubio e quella ucraina, il piano americano originario tanto insultato dai guerrafondai nostrani è stato ridotto da 28 a 19 punti.
Ma più che un vero piano sembra semplicemente un’operazione di sabotaggio alle trattative, visto che sono stati “messi tra parentesi” i punti cruciali di possibile accordo, tra cui l’entrata dell’Ucraina nella NATO, le questioni territoriali, e l’inizio della tregua.
In ogni caso, la base sulla quale il nuovo documento è stato stilato resta quello statunitense e non la versione europea, destinato a rimanere lettera morta: tanto che a BRUXELLES cresce il timore di essere completamente esclusi da qualsiasi decisione, e che questo canale diretto tra Washington e Kiev, oltre che quello tra Washington e Mosca, lì condannerà definitivamente a prenderlo figurativamente nelle terga.
Gianandrea Gaiani, nell’intervista che vedrete tra pochissimo,ha poi sollevato un altro aspetto MOLTO interessante:
I militari sono gli unici ad avere un quadro realistico di come stanno andando le cose al fronte, dove la Russia continua ad avanzare, le reclute scappano dai centri di addestramento, e la linea di difesa è vicina al collasso.
Pertanto, se i negoziatori di Kiev per salvarsi la poltrona e salvaguardare interessi opposti a quelli del paese rimanderanno ancora il momento della fine dei combattimenti, ci potrebbe essere il rischio di un golpe militare contro i WC d’oro di Zelensky e compagni.
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L’Unione europea ha consegnato un contro-piano di pace per l’ucraina in 28 punti ai funzionari americani.
La proposta, la cui bozza è stata pubblicata ieri sera da Reuters, è frutto del lavoro delle delegazioni ucraine ed europee riunitesi ieri a Ginevra insieme al sempre più falco Neocon Marco Rubio, e modifica nella sostanza il piano russo-trumpiano rendendolo di fatto irricevibile per MOSCA.
Ecco i punti fondamentali divergenza tra i 2 piani:
In primis il cessate fuoco: nel piano di trump Putin il cessate il fuoco sarebbe il risultato della buona riuscita del negoziato, nel contro piano ucraino ed europeo la precondizione per cominciare a trattare.
Non c’è da stupirsi: Kiev ha infatti bisogno assoluto di una TREGUA visto l’avanzata russa sul campo di battaglia, e vorrebbe che tale tregua fosse garantita dai suoi stessi alleati a mo di forza di interposizione lungo la linea del fronte.
Ipotesi naturalmente irricevibile per mosca, che non ha alcun interesse al momento a fermare i combattimenti prima di aver portato a casa le garanzie per la pace duratura che chiede da anni.
Nel contro piano figurano poi garanzie di sicurezza più rigorose da parte della nato in caso di cessate il fuoco, e scompare il divieto alla presenza di truppe straniere sul suolo ucraino.
Gli europei alzano anche il tetto al numero di militari di Kiev, non 600 ma 800 mila, e soprattutto, aprono all’entrata ucraina nella Nato nel caso in cui tutti i membri dell’alleanza fossero d’accordo.
Le questioni territoriali verrebbe discusse dopo il cessate il fuoco in un negoziato separato, e le sanzioni occidentali alla russia verrebbero semplicemente allentate gradualmente nel caso in venisse rispettato l’accordo.
Cosa succederà adesso?
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Questa volta forse ci siamo per davvero.
La pace in Ucraina non è mai stata così vicina.
Secondo il Financial Times Trump ha ufficialmente a chiesto a Zelensky di accettare nella sostanza il piano di pace russo-statunitense entro il 27 novembre.
Ecco tutti i punti fondamentali del piano:
1-L’ucraina cede Donbass e crimea alla russia e a Kherson e Zaporizhzhia il fronte verrebbe congelato lungo la linea di contatto attuale
2 -Kiev dovrà dire addio alla Nato ma potrà entrare nell’Unione Europea
3-le forze armate ucraine non potranno superare i 600 mila uomini il paese potrà ospitare basi occidentali sul suo territorio
4- Stati Uniti e alleati europei a considereanno un futuro attacco all’Ucraina come un attacco all’intera “comunità transatlantica”, sul modello dell’articolo 5 nella Nato.
5- Il governo ucraino dovrà indire nuove elezioni entro 100 giorni.
Ma poi ci sono anche gli aspetti economici, con la russia che dovrà in parte partecipare alla ricostruzione del paese in cambio della revoca revoca graduale delle sanzioni occidentali, del suo rientro nel G8, e di un partenariato con gli Stati Uniti, miniere, energia.
Il piano prevede anche un “Consiglio di Pace” presieduto personalmente da Donald Trump per vigilare sull’attuazione del piano con reintroduzione automatica delle sanzioni in caso di violazioni.
Si tratterebbe di una resa di fatto dell’ucraina, che però questa volta Zelensky a potrebbe essere costretto ad accettare ( nonostante verrano sicuramente limati i dettagli) a causa delle ultime vittorie russe sul fronte e dallo scandalo di corruzione che ha colpito lui e la sua cerchia.
Così come inutili potrebbero essere i tentativi di queste ore degli stati europei, alleati con i neocon americani, di proporre un contro piano.
E sabotare come in passato una pace che li vedrebbe clamorosamente sconfitti senza più scuse per riarmarsi.
Ne abbiamo parlato con Elena Basile
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“il popolo messicano si sta svegliando”, e “oggi ha preso d’assalto le strade di città del Messico perché il presidente e il partito al governo sono controllati dai cartelli”
di fronte alle manifestazioni dello scorso Week End in Messico, l’internazionale trumpiana è andata in brodo di giuggiole
saranno in grado di architettare Rivoluzioni Colorate come i neocon che l’hanno preceduti?
purtroppo per loro, come esordio, hanno scelto il posto sbagliato
Nonostante la delirante macchina del fango dei sovranelli per Trump (“la marionetta del World Economic Forum”, “il pupazzo dei narcotrafficanti”, “l’ashkenazita sinistrata”), la Sheinbaum, che la sovranità popolare del Messico la difende sul serio, continua a essere probabilmente la Capo di Stato in assoluto più popolare del pianeta, e in particolare proprio dai giovanissimi
che infatti hanno disertato in massa le piazze, lasciandole in balia dei vecchi marpioni al soldo delle oligarchie USA come Vicente Fox & co
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Russia e Stati Uniti hanno segretamente negoziato su un piano di pace in 28 punti per porre fine alla guerra in ucraina e rilanciare i rapporti tra le 2 super potenze.
A rivelarlo sono state fonti americane e russe al sito Axios, in uno scoop a cui hanno aggiunto alcuni importanti dettagli anche il Wall street journal e il Financial times.
Ecco alcuni dei punti fondamentali:
cessione de facto all’amministrazione russa dell’intero Donbass, compresa la parte ancora controllata da Kiev, (circa il 14-15%) in cambio di garanzie di sicurezza americane contro future guerre.
Kiev direbbe addio alla Nato almeno per diversi anni e non sarebbe prevista alcuna forza di peacekeeping internazionale sul terreno ucraino.
Massiccia riduzione delle forze armate ucraine intorno al 50% del totale e il divieto per Kiev di possedere o ricevere armi a lungo raggio in grado di colpire obiettivi profondi in Russia.
Infine, ci sarebbero le condizioni sui diritti della minoranza russa e russofona nel paese, tra i quali spicca l’obbligo cui proclamare il russo come seconda lingua ufficiale dell’Ucraina.
È chiaro che se il piano fosse così implementato saremmo di fronte a una una capitolazione di fatto:
ma non tanto dell’ucraina come vorrebbero venderla i guerrafondai nostrani, ma della classe dirigente ucraina che la guerra la ha cercata, alimentata, e oggi punta tutto sull’escalation per salvarsi la pelle.
Ma finirà quindi come le scorse volte nelle quali Russia e Stati uniti erano d’accordo ma Zelensky ed europei facevano saltare il tavolo?
Questa volta le cose potrebbero andare diversamente:
le sempre più gravi sconfitte al fronte e lo scandalo corruzione che ha investito Zelensky e la sua cerchia rendono la posizione del presidente ucraino molto più fragile rispetto a prima.
Il suo potere negoziale è forse ai minimi storici, e questo potrebbe costringerlo ad accettare almeno nella sostanza il piano russo-americano.
In questa edizione parleremo anche della Crisi Nexperia con l’Olanda che fa marcia indietro e i chip che tornano a scorrere, ma l’Europa scopre quanto basta un singolo fornitore per far tremare l’intera industria auto.
È il segnale che la filiera è molto più fragile di quanto si pensasse. Pausa o no, il campanello d’allarme resta acceso.
Di tutto questo abbiamo parlato con Roberto Vivaldelli e Davide Dazibao
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Michael Burry è l’investitore un po’ eccentrico ritratto in The Big Shorty
Nel 2005 s’era convinto che il mercato dei subprime sarebbe crollato, e ha iniziato a scommetterci contro
E quando è arrivata la crisi nel 2008, mentre gli altri si leccavano le ferite e chiedevano a Washington di salvarli con i soldi pubblici, lui guadagnava 100 milioni per se, e altri 700 per gli altri investitori che gli avevano dato credito
Ora, da qualche settimana, Burry sta scommettendo sullo scoppio della Bolla dell’AI
Che, per le dimensioni che ha raggiunto, significherebbe nientepopodimeno che il collasso del Capitalismo USA
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