Papale papale

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Papale papale episodes

  • Ep. 348 - Papale papale - "Fantasia"
    Francesco, discorso ai soci del Circolo San Pietro 25 settembre 2020
    Il nostro mondo, come osservava quarant’anni fa San Giovanni Paolo II, «sembra non lasci spazio alla misericordia» (Enc. Dives in misericordia, 2). Ciascuno di noi è chiamato a invertire la rotta. E questo è possibile se ci lasciamo toccare in prima persona dalla potenza della misericordia di Dio. Luogo privilegiato per fare questa esperienza è il sacramento della Riconciliazione. Nel presentare al Signore le nostre miserie, siamo avvolti dalla misericordia del Padre. Ed è questa misericordia che siamo chiamati a vivere e a donare. Sempre viene da Dio, per noi e per gli altri. Dopo aver visto le piaghe della città in cui viviamo, la misericordia ci invita ad avere “fantasia” nelle mani. È quanto avete fatto in questo tempo di pandemia, e tanto! Accettata la sfida di rispondere a una situazione concreta, avete saputo adeguare il vostro servizio alle nuove necessità imposte dal virus. Mi piace ricordare anche un piccolo-grande gesto che il gruppo giovani del Circolo ha compiuto verso i soci più anziani: un giro di telefonate per vedere se tutto andava bene e per fare loro un po’ di compagnia. Questa è la fantasia della misericordia.
    Giovanni Paolo II, incontro con i giovani a Palermo 21 novembre 1982
    Cristo è il Dio della speranza, della novità, del futuro. La più insidiosa tentazione dei nostri giorni, la più sottile, è proprio quella della rinuncia alla speranza, alla definitiva rinascita dell’umanità. Cristo, che ha vinto la morte, vi dà fede, fantasia, forza sufficiente per caricare di speranza la vostra Sicilia!
    (...) Sconfiggete il grigio disfattismo, l’individualismo egoista. Siate annunciatori di un progetto globale di salvezza, della liberazione di tutti gli uomini e di tutto l’uomo dalla schiavitù del peccato e non solo dalle strutture ingiuste... Ed infine, vivete e costruite questa speranza con la Chiesa!
    Paolo VI, Angelus 8 dicembre 1975
    Prima di ripetere la nostra benedizione fuori della Basilica, sulla Piazza, cioè anche su lo spazio profano in cui si svolge la nostra vita comune e sociale, vi faremo la confidenza d'una fantasia, che ci ha invaso il cervello durante la sacra funzione. Noi sognavamo, forse pensando che oggi, nel pomeriggio, dopo aver reso omaggio alla statua della Madonna su la colonna a Piazza di Spagna, come ogni anno a questa data benedetta, saliremo a S. Maria Maggiore per pregare un momento in consonanza spirituale con le comunità religiose di clausura; e sarà come un coro di voci angeliche che salirà nel cielo di tutto il mondo; e ricordando che quella Madonna, onorata col titolo di «Salute del Popolo Romano», si chiama anche, per una storia che ora non diciamo, «Madonna della neve», noi sognavamo ad occhi aperti: come sarebbe bello che l'Immacolata stendesse su Roma e anche su tutta la terra un candido, stupendo manto purissimo, della sua neve, cioè della sua purezza, della sua innocenza, della sua bellezza; e noi tutti avessimo, uscendo da S. Pietro, una trasfigurata visione del mondo, come fosse tutto coperto di bianchissima, soffice, angelica neve spirituale! 
    Benedetto XVI, Angelus 1 novembre 2008
    Visitando un vivaio botanico, si rimane stupefatti dinanzi alla varietà di piante e di fiori, e viene spontaneo pensare alla fantasia del Creatore che ha reso la terra un meraviglioso giardino. Analogo sentimento ci coglie quando consideriamo lo spettacolo della santità: il mondo ci appare come un "giardino", dove lo Spirito di Dio ha suscitato con mirabile fantasia una moltitudine di santi e sante, di ogni età e condizione sociale, di ogni lingua, popolo e cultura. Ognuno è diverso dall’altro, con la singolarità della propria personalità umana e del proprio carisma spirituale. Tutti però recano impresso il "sigillo" di Gesù (cfr Ap 7,3), cioè l’impronta del suo amore, testimoniato attraverso la Croce.
    10 min
  • Ep. 347 - Papale papale - "Politica"
    Francesco, discorso ai membri di “Cammino nuovo” 16 maggio 2022
    La politica è anzitutto arte dell’incontro. Certamente, questo incontro si vive accogliendo l’altro e accettando la sua differenza, in un dialogo rispettoso. Come cristiani, tuttavia, c’è di più: poiché il Vangelo ci chiede di amare i nostri nemici (cfr Mt 5,44), non posso accontentarmi di un dialogo superficiale e formale, come quei negoziati spesso ostili tra partiti politici. Siamo chiamati a vivere l’incontro politico come un incontro fraterno, soprattutto con coloro che sono meno d’accordo con noi; e ciò significa vedere in colui con cui dialoghiamo un vero fratello, un figlio amato di Dio. Questa arte dell’incontro comincia dunque con un cambiamento di sguardo sull’altro, con un accogliere e rispettare senza condizioni la sua persona. Se tale cambiamento del cuore non avviene, la politica rischia di trasformarsi in un confronto spesso violento per far trionfare le proprie idee, in una ricerca di interessi particolari piuttosto che del bene comune, contro il principio che “l’unità prevale sul conflitto” (cfr Evangelii gaudium, 226-230).
    Pio XII, radiomessaggio ai governanti e ai popoli, 24 agosto 1939
    Oggi che, nonostante le Nostre ripetute esortazioni e il Nostro particolare interessamento, più assillanti si fanno i timori di un sanguinoso conflitto internazionale; oggi che la tensione degli spiriti sembra giunta a tal segno da far giudicare imminente lo scatenarsi del tremendo turbine della guerra, rivolgiamo con animo paterno un nuovo e più caldo appello ai Governanti e ai popoli: a quelli, perché, deposte le accuse, le minacce, le cause della reciproca diffidenza, tentino di risolvere le attuali divergenze coll’unico mezzo a ciò adatto, cioè con comuni e leali intese: a questi, perché, nella calma e nella serenità, senza incomposte agitazioni, incoraggino i tentativi pacifici di chi li governa.
    È con la forza della ragione, non con quella delle armi, che la Giustizia si fa strada. E gl’imperi non fondati sulla Giustizia non sono benedetti da Dio. La politica emancipata dalla morale tradisce quelli stessi che così la vogliono.
    Benedetto XVI, discorso ai partecipanti all’assemblea plenaria del Pontificio Consiglio per i Laici (21 maggio 2010)
    La Chiesa si concentra particolarmente nell’educare i discepoli di Cristo, affinché siano sempre più testimoni della sua Presenza, ovunque. Spetta ai fedeli laici mostrare concretamente nella vita personale e familiare, nella vita sociale, culturale e politica, che la fede permette di leggere in modo nuovo e profondo la realtà e di trasformarla; che la speranza cristiana allarga l’orizzonte limitato dell’uomo e lo proietta verso la vera altezza del suo essere, verso Dio; che la carità nella verità è la forza più efficace in grado di cambiare il mondo; che il Vangelo è garanzia di libertà e messaggio di liberazione; che i principi fondamentali della Dottrina sociale della Chiesa - quali la dignità della persona umana, la sussidiarietà e la solidarietà - sono di grande attualità e valore per la promozione di nuove vie di sviluppo al servizio di tutto l’uomo e di tutti gli uomini. (...) I cristiani non cercano l’egemonia politica o culturale, ma, ovunque si impegnano, sono mossi dalla certezza che Cristo è la pietra angolare di ogni costruzione umana (cfr Congr. per la Dottrina della Fede, Nota Dottrinale su alcune questioni relative all’impegno e al comportamento dei cattolici nella vita politica, 24 nov. 2002).
    Giovanni Paolo II, udienza generale 28 luglio 1993
    Nel Catechismo leggiamo: “Non spetta ai Pastori della Chiesa intervenire direttamente nell’azione politica e nell’organizzazione sociale. Questo compito fa parte della vocazione dei fedeli laici, i quali operano di propria iniziativa insieme con i loro concittadini”.
    Il laico cristiano è chiamato a impegnarsi direttamente in questa azione, per contribuire a far sì che nella società regnino sempre di più i principi del Vangelo. Il Sacerdote è più direttamente impegnato, al seguito di Cristo, allo sviluppo del Regno di Dio. Come Gesù, egli deve rinunciare ad impegnarsi in forme di politica attiva, specialmente quando essa è di parte, come quasi inevitabilmente avviene, per rimanere l’uomo di tutti in chiave di fraternità e – per quanto è accettato – di paternità spirituale.
    10 min
  • Ep. 346 - Papale papale - "Democrazia"
    Pio XII, radiomessaggio natalizio 24 dicembre 1944
    Premesso che la democrazia, intesa in senso largo, ammette varie forme e può attuarsi così nelle monarchie come nelle repubbliche, due questioni si presentano al Nostro esame: l° Quali caratteri debbono contraddistinguere gli uomini, che vivono nella democrazia e sotto il regime democratico? 2° Quali caratteri debbono contraddistinguere gli uomini, che nella democrazia tengono il pubblico potere?
    Esprimere il proprio parere sui doveri e i sacrifici, che gli vengono imposti; non essere costretto ad ubbidire senza essere stato ascoltato: ecco due diritti del cittadino, che trovano nella democrazia, come indica il suo nome stesso, la loro espressione. Dalla solidità, dall'armonia, dai buoni frutti di questo contatto tra i cittadini e il governo dello Stato, si può riconoscere se una democrazia è veramente sana ed equilibrata, e quale sia la sua forza di vita e di sviluppo. Per quello poi che tocca l'estensione e la natura dei sacrifici richiesti a tutti i cittadini, — al tempo nostro in cui così vasta e decisiva è l'attività dello Stato, la forma democratica di governo apparisce a molti come un postulato naturale imposto dalla stessa ragione. Quando però si reclama « più democrazia e migliore democrazia », una tale esigenza non può avere altro significato che di mettere il cittadino sempre più in condizione di avere la propria opinione personale, e di esprimerla e farla valere in una maniera confacente al bene comune.
    Paolo VI, Santa Messa per la IV Giornata mondiale della pace, 1 gennaio 1971
    Cosa vuol dire democrazia? Democrazia vuol dire che è il popolo a dirigere, che il potere nasce dal numero, dalla quantità, dalla popolazione qual è. 
    Se noi siamo coscienti di questo progresso sociale che il nostro tempo ha maturato e che va diffondendosi per tutta la terra, noi dobbiamo dare alla democrazia questa voce prevalente che si impone. La democrazia "non" vuole la guerra, il popolo" non" vuole che le masse si abbiano a misurare le une contro le altre per uccidere. Deve nascere quindi da questa formazione, da questa mentalità politica di popolo, della massa, della generalità della popolazione l'idea, un'idea dominante: non deve esserci più la guerra nel mondo. 
    Giovanni Paolo II, discorso ai partecipanti alle celebrazioni per il centenario della nascita di Alcide De Gasperi 2 aprile 1981
    De Gasperi intese l’autorità come un servizio per il bene comune e l’accettò come croce e sofferenza, e non come traguardo e strumento di personale interesse. Avvertiva fino allo spasimo la limitatezza dei piani e delle risorse per giungere in aiuto a tutti i cittadini, per realizzare un’autentica giustizia sociale, per salvaguardare la democrazia e la libertà, senza decadere nell’arbitrio e nel relativismo morale.
    (...) Giustamente perciò Robert Schuman disse di lui: “La vita religiosa, la democrazia, l’Italia, l’Europa erano per Lui dei postulati di una fede profonda e indefettibile. Egli aveva l’anima di un apostolo; De Gasperi è stato per tutta la vita, un esempio della fedeltà che sopravvive alle prove più dure. Restiamo fedeli alla sua memoria e al suo grande esempio”.
    Francesco, visita pastorale a Tieste, discorso in occasione della Settimana sociale dei cattolici in Italia, 7 luglio 2024
    Una democrazia dal cuore risanato continua a coltivare sogni per il futuro, mette in gioco, chiama al coinvolgimento personale e comunitario. Sognare il futuro. Non avere paura.
    Non lasciamoci ingannare dalle soluzioni facili. Appassioniamoci invece al bene comune. Ci spetta il compito di non manipolare la parola democrazia né di deformarla con titoli vuoti di contenuto, capaci di giustificare qualsiasi azione. La democrazia non è una scatola vuota, ma è legata ai valori della persona, della fraternità e anche dell’ecologia integrale.
    Come cattolici, in questo orizzonte, non possiamo accontentarci di una fede marginale, o privata. Ciò significa non tanto di essere ascoltati, ma soprattutto avere il coraggio di fare proposte di giustizia e di pace nel dibattito pubblico. Abbiamo qualcosa da dire, ma non per difendere privilegi. No. Dobbiamo essere voce, voce che denuncia e che propone in una società spesso afona e dove troppi non hanno voce.
    10 min
  • Ep. 345 - Papale papale - "Laici"
    Francesco, discorso ai partecipanti al Convegno promosso dal Dicastero per i laici la famiglia e la vita, 18 febbraio 2023
    I fedeli laici non sono “ospiti” nella Chiesa, sono a casa loro, perciò sono chiamati a prendersi cura della propria casa. I laici, e soprattutto le donne, vanno maggiormente valorizzati nelle loro competenze e nei loro doni umani e spirituali per la vita delle parrocchie e delle diocesi. Possono portare, con il loro linguaggio “quotidiano”, l’annuncio del Vangelo, impegnandosi in varie forme di predicazione. Possono collaborare con i sacerdoti per formare i bambini e i giovani, per aiutare i fidanzati nella preparazione al matrimonio e per accompagnare gli sposi nella vita coniugale e familiare. Vanno sempre consultati quando si preparano nuove iniziative pastorali ad ogni livello, locale, nazionale e universale. Si deve dare loro voce nei consigli pastorali delle Chiese particolari. Devono essere presenti negli uffici delle Diocesi. Possono aiutare nell’accompagnamento spirituale di altri laici e dare il loro contributo anche nella formazione dei seminaristi e dei religiosi. (...) E, insieme con i pastori, devono portare la testimonianza cristiana negli ambienti secolari: il mondo del lavoro, della cultura, della politica, dell’arte, della comunicazione sociale.
    Benedetto XVI, Angelus 13 novembre 2005
    Per i laici, inoltre, sono di grande importanza la competenza professionale, il senso della famiglia, il senso civico e le virtù sociali. Se è vero che essi sono chiamati individualmente a rendere la loro testimonianza personale, particolarmente preziosa là dove la libertà della Chiesa incontra impedimenti, tuttavia il Concilio insiste sull’importanza dell’apostolato organizzato, necessario per incidere sulla mentalità generale, sulle condizioni sociali e sulle istituzioni (cfr ivi, 18). A questo proposito, i Padri hanno incoraggiato le molteplici associazioni dei laici, insistendo pure sulla loro formazione all’apostolato.
    Giovanni Paolo II, discorso ai partecipanti al capitolo generale dei pallottini 17 novembre 1983
    I laici, infatti, se stimolati e resi consapevoli del loro ruolo imprescindibile, possono svolgere in seno alla Chiesa una preziosa opera, la quale non si giustifica solo dalla necessità di arrivare là dove il sacerdote non riesce a giungere, ma anche e direi soprattutto dal fatto che essi, come cristiani, hanno il dovere di confessare la propria fede e di annunciare la propria speranza. In questo il vostro indirizzo è in perfetta consonanza con le indicazioni del Concilio, il quale nel Decreto sull’apostolato dei laici afferma testualmente: “I fedeli esercitano il loro apostolato in spirito di unità. Siano apostoli tanto nelle proprie comunità familiari, quanto in quelle parrocchiali e diocesane, che già sono esse stesse espressione dell’indole comunitaria dell’apostolato, e in quelle libere istituzioni nelle quali si vorranno riunire” (Apostolicam Actuositatem, 18). Ma perché i laici possano adempiere fruttuosamente questa missione, occorre che abbiano una solida formazione umana e cristiana e imparino a vedere, giudicare e agire alla luce della fede.
    Pio XII, radiomessaggio ai popoli del mondo intero 24 dicembre 1943
    Noi vi lodiamo e ringraziamo, Sacerdoti e laici, uomini e donne, che non di rado, sprezzando ogni pericolo della vostra vita, avete ricoverato e custodito in luogo sicuro il Signore e Salvatore eucaristico. Il vostro zelo non voleva che si avverasse ancora una volta ciò che fu detto di Cristo: «È venuto nei suoi possessi e i suoi non l'hanno accolto » (Io. I, II). Così il Signore non ha rifiutato di venire in mezzo alla vostra povertà: Egli che già preferì Betlemme a Gerusalemme, la stalla e il presepe al grandioso tempio del Padre suo. Povertà e miseria sono amare, ma diventano dolci se si conserva in sé Iddio, il Figlio di Dio, Gesù Cristo, e la sua grazia e verità. Egli rimane con voi, finché nel vostro cuore vivono la vostra fede, la vostra speranza, il vostro amore, la vostra obbedienza e devozione.
    10 min
  • Ep. 344 - Papale papale - "Suore"
    Paolo VI, Angelus 22 giugno 1969  
    Voi sapete: abbiamo, in questa mattina di sole, canonizzato, ammessa all’onore e al culto della santità, una donna, una vergine, madre nello spirito di innumerevoli altre vergini, perché fondatrice d’un istituto molto fiorente, le Suore di Nostra Signora di Namur, tutte consacrate all’unico e sommo amore del regno di Dio e tutte dedite al servizio del prossimo più povero e bisognoso, ad un umile, gratuito, perpetuo, affettuoso servizio, quello della istruzione popolare della gioventù femminile, e poi di altre opere di carattere sociale.
    Bisogna rendere omaggio a questo fenomeno evangelico, caratteristico nella Chiesa di Dio, un fenomeno che si estende alle tante e tante famiglie religiose, le quali raccolgono ancora schiere numerose di donne, privilegiate soltanto nell’amore sconfinato a Cristo e nel sacrificio totale di sé; donne che tutto danno in silenzio, nome, gioventù, bellezza, ogni sogno, ogni diritto, solo contente di pregare e di servire.
    Giovanni Paolo II, visita pastorale in Puglia, discorso alle Suore redentoriste di clausura 24 maggio 1987
    Sono nascoste, come il cuore e nascosto nell’organismo umano, non si vede ma tutto dipende dal suo funzionamento; quando non funziona più il cuore muore l’organismo.
    Così voi siete nel cuore della Chiesa. Bisogna ricorrere a questo esempio per avere una esatta conoscenza della vostra importanza: quante cose dipendono da voi.
    Molti ora penseranno: ma non sarà che il Papa conosceva già queste suore redentoriste che vede per la prima volta? Molti pensano così, ma esse sono nascoste! Anche tutti quelli che attaccano il Papa, non attaccano voi perché pensano che il Papa è molto forte e così pensano che il Papa è il nemico numero uno. Ma voi siete il “nemico” numero uno! non lo sanno! Grazie a Dio che non lo sanno! Ma lo sappiamo noi. Dovete allora costituire sempre quel cuore forte, sano che dà la vita a tutto l’organismo della Chiesa, della Chiesa locale e della Chiesa universale, perché la Chiesa è dovunque la stessa.
    Francesco, Messa nella Festa della presentazione del Signore 1 febbraio 2020
    Ma la vita consacrata, quando non ruota più attorno alla grazia di Dio, si ripiega sull’io. Perde slancio, si adagia, ristagna. E sappiamo che cosa succede: si reclamano i propri spazi e i propri diritti, ci si lascia trascinare da pettegolezzi e malignità, ci si sdegna per ogni piccola cosa che non va e si intonano le litanie del lamento – le lamentele, “padre lamentele”, “suor lamentele” -: sui fratelli, sulle sorelle, sulla comunità, sulla Chiesa, sulla società. Non si vede più il Signore in ogni cosa, ma solo il mondo con le sue dinamiche, e il cuore si rattrappisce. Così si diventa abitudinari e pragmatici, mentre dentro aumentano tristezza e sfiducia, che degenerano in rassegnazione. Ecco a che cosa porta lo sguardo mondano. La grande Teresa diceva alle sue suore: “Guai la suora che ripete ‘mi hanno fatto un’ingiustizia’, guai!”.
    Benedetto XVI, visita alla Casa dono di Maria delle missionarie della Carità in Vaticano 4 gennaio 2008
    Saluto la nuova Superiora che assume la responsabilità della Casa, con quello stile di docile disponibilità, tipico delle figlie spirituali di Madre Tersa di Calcutta. Quando nacque questa casa, la Beata Madre Teresa volle chiamarla “Dono di Maria”, quasi auspicando che qui si possa sperimentare sempre l’amore della Santa Vergine. Per chiunque  venga a bussare alla porta, è infatti un dono di Maria sentirsi accolto dalle braccia amorevoli delle Suore e dei volontari. È  ancora un dono di Maria la presenza di chi si ferma ad ascoltare le persone in difficoltà e a servirle con quella stessa attitudine che sospinse prontamente la Madre del Signore verso Santa Elisabetta. Che questo stile di amore evangelico suggelli e contraddistingua sempre la vostra vocazione perché, oltre all’aiuto materiale, possiate comunicare a quanti quotidianamente incontrate quella stessa passione per Cristo e quel luminoso “sorriso di Dio” che hanno animato l’esistenza di Madre Teresa.
    10 min
  • Ep. 343 - Papale papale - "Sacerdoti"
    Paolo VI, Regina Caeli 2 maggio 1971
    La Chiesa ha bisogno di Sacerdoti, di Religiosi e di Religiose, di uomini e di donne che si consacrano completamente alla gloria di Dio e di Cristo e al multiforme servizio religioso, educativo, caritativo della comunità cristiana. Ne ha bisogno anche la società moderna, ancor più che quella di ieri. Ne ha bisogno, grande bisogno questa nostra Roma cattolica, se vuole essere degna della sua missione e della sua storia. Per questo oggi si celebra la «giornata delle vocazioni».
    Le vocazioni! Nulla di più personale, nulla di più libero, nulla di più impegnativo, che una vocazione, quale ora intendiamo. E nello stesso tempo quanto essa è misteriosa, se davvero è una chiamata che viene da Dio, e che si fa sentire al di dentro di un’anima!
    Giovanni Paolo I, discorso al clero romano 7 settembre 1978
    I sacerdoti, in un certo grado, sono tutti guide e pastori, ma hanno poi tutti la giusta idea di quello che comporta veramente essere pastore di una Chiesa particolare, ossia Vescovo? Gesù, pastore supremo, di sé, da una parte, ha detto: « Mi è stato dato ogni potere in cielo e in terra »(3), dall'altra ha soggiunto: « Son venuto per servire »(4) ed ha lavato i piedi ai suoi Apostoli. In lui andavano dunque insieme potere e servizio. Qualcosa di simile va detto degli Apostoli e dei Vescovi. « Praesumus - diceva Agostino - si prosumus »(5); noi Vescovi presiediamo, se serviamo: è giusta la nostra presidenza se si risolve in servizio o si svolge a scopo di servizio, con spirito e stile di servizio.
    Giovanni Paolo II, visita pastorale nella diocesi di Terni discorso ai sacerdoti 19 marzo 1981
    Ho desiderato trascorrere qualche momento in mezzo a voi, cari sacerdoti, per dirvi il mio speciale affetto, e perché possiate sentirvi sempre più forti e lieti nella fede, che auspico cresca sempre più in Cristo, anche a motivo di questa mia visita (cf. Fil 1,25-26).
    La realtà tanto sublime che recate in voi stessi – segnati da uno speciale carattere che vi configura a Cristo Sacerdote, in modo da poter agire in suo nome (cf. Presbyterorum Ordinis, 2) – comporta la coscienza della grandezza della missione ricevuta e della necessità di adeguarsi sempre più ad essa. È necessario di fronte al dono del Signore avere una chiara e radicata convinzione circa il proprio essere sacerdoti di Cristo, depositari ed amministratori dei misteri di Dio, strumenti di salvezza per gli uomini. Tali certezze di fede non consentono di dubitare della propria identità, di essere titubanti circa il valore della propria vita, di esitare in faccia al cammino intrapreso.
    Benedetto XVI, udienza generale 12 agosto 2009
    Il Concilio Vaticano II invita i sacerdoti a guardare a Maria come al modello perfetto della propria esistenza, invocandola “Madre del sommo ed eterno Sacerdote, Regina degli Apostoli, Ausilio dei presbiteri nel loro ministero”. E i presbiteri – prosegue il Concilio – “devono quindi venerarla ed amarla con devozione e culto filiale” (cfr. Presbyterorum ordinis, 18). Il Santo Curato d'Ars, al quale pensiamo particolarmente in quest’anno, amava ripetere: «Gesù Cristo, dopo averci dato tutto quello che ci poteva dare, vuole ancora farci eredi di quanto egli ha di più prezioso, vale a dire la sua Santa Madre» (B. Nodet, Il pensiero e l’anima del Curato d’Ars, Torino 1967, p. 305). Questo vale per ogni cristiano, per tutti noi, ma in modo speciale per i sacerdoti. Cari fratelli e sorelle, preghiamo perché Maria renda tutti i sacerdoti, in tutti i problemi del mondo d’oggi, conformi all’immagine del suo Figlio Gesù, dispensatori del tesoro inestimabile del suo amore di Pastore buono. Maria, Madre dei sacerdoti, prega per noi!
    9 min
  • Ep. 342 - Papale papale - "Comunità"
    Giovanni Paolo II, udienza generale 22 settembre 1993
    Nella comunità cristiana le relazioni sono essenzialmente fraterne, come ha chiesto Gesù nel “suo” mandato rievocato con tanta insistenza dall’apostolo san Giovanni nel Vangelo e nelle Lettere (cf. Gv 13, 14; 15, 12. 17; 1 Gv 4, 11. 21). Gesù stesso dice ai suoi discepoli: “Voi siete tutti fratelli” (Mt 23, 8).
    Secondo l’insegnamento di Gesù, presiedere la comunità non significa dominarla, ma servirla. Egli stesso ci ha dato l’esempio del Pastore che pasce e serve il suo gregge, e ha proclamato di essere venuto non per essere servito ma per servire (cf. Mc 10, 45; Mt 20, 28). Alla luce di Gesù, buon Pastore e unico Signore e Maestro (cf. Mt 23, 8), il Presbitero capisce che non può ricercare il proprio onore né il proprio interesse, ma soltanto ciò che ha voluto Gesù Cristo, mettendosi a servizio del suo Regno nel mondo. Egli dunque sa – e il Concilio glielo rammenta – che deve comportarsi come servitore di tutti, con sincera e generosa donazione di se stesso, accettando tutti i sacrifici richiesti dal servizio e ricordando sempre che Gesù Cristo, unico Signore e Maestro, venuto per servire, lo ha fatto fino a dare “la propria vita in riscatto per molti”.
    Paolo VI, Angelus 17 febbraio 1974
    Oggi preghiamo per Roma, la nostra, la vostra Diocesi, per la sua comunità ecclesiale, e per quante altre chiese locali si trovano in analoghe condizioni.
    (...) E allora preghiamo, fratelli, innanzi tutto per sentirci e per essere fratelli. Sì, per sentirci e per essere fratelli. La residenza d’una popolazione eterogenea e enormemente accresciuta in pochi anni e affluita in una città impreparata ad ospitarla degnamente e priva di mezzi per una adeguata accoglienza, non basta a infondere negli abitanti, antichi e nuovi, unità, solidarietà, coscienza storica comune, lavoro, assistenza, benessere, ordinata compagine civile. La triste diagnosi, resa talora da alcune voci anche più amara del giusto, fatta in questi giorni circa i malanni e i bisogni di tanti quartieri, ha accresciuto e anche crudelmente inasprito la sofferenza umana e cristiana, che già tanti di noi portavano nel cuore; abbiamo sentito con pena acuta la necessità, anzi il dovere d’un nuovo spirito comunitario. Offriamo ora al Signore questa sofferenza, affinché Egli la converta in nuovi propositi di vera e operante socialità.
    Benedetto XVI, discorso alle comunità del cammino neocatecumenale 20 gennaio 2012
    La celebrazione nelle piccole comunità, regolata dai Libri liturgici, che vanno seguiti fedelmente, e con le particolarità approvate negli Statuti del Cammino, ha il compito di aiutare quanti percorrono l’itinerario neocatecumenale a percepire la grazia dell’essere inseriti nel mistero salvifico di Cristo, che rende possibile una testimonianza cristiana capace di assumere anche i tratti della radicalità. Al tempo stesso, la progressiva maturazione nella fede del singolo e della piccola comunità deve favorire il loro inserimento nella vita della grande comunità ecclesiale, che trova nella celebrazione liturgica della parrocchia, nella quale e per la quale si attua il Neocatecumenato (cfr Statuti, art. 6), la sua forma ordinaria. Ma anche durante il cammino è importante non separarsi dalla comunità parrocchiale, proprio nella celebrazione dell’Eucaristia che è il vero luogo dell’unità di tutti, dove il Signore ci abbraccia nei diversi stati della nostra maturità spirituale e ci unisce nell’unico pane che ci rende un unico corpo.
    Giovanni XXIII, radiomessaggio in occasione del Natale 23 dicembre 1959
    I turbamenti che scuotono la pace interna delle nazioni traggono origine principalmente proprio da questo, che l'uomo è stato trattato quasi esclusivamente da strumento, da merce, da miserevole ruota di ingranaggi di una grande macchina, semplice unità produttiva. Solo quando si prenderà come criterio di valutazione dell'uomo e della sua attività la sua dignità personale, si avrà il mezzo per placare le discordie civili e le divergenze, spesso profonde, fra datori di lavoro, per esempio, e lavoratori, e soprattutto per assicurare all'lstituto familiare quelle condizioni di vita, di lavoro e di assistenza, atte a fargli meglio svolgere la sua funzione di cellula della società e prima comunità da Dio stesso costituita per lo sviluppo della persona umana.
    10 min
  • Ep. 341 - Papale papale - "Salmi"
    Francesco, udienza generale 14 ottobre 2020
    Leggendo la Bibbia ci imbattiamo continuamente in preghiere di vario genere. Ma troviamo anche un libro composto di sole preghiere, libro che è diventato patria, palestra e casa di innumerevoli oranti. Si tratta del Libro dei Salmi. Sono 150 Salmi per pregare.
    Esso fa parte dei libri sapienziali, perché comunica il “saper pregare” attraverso l’esperienza del dialogo con Dio. Nei salmi troviamo tutti i sentimenti umani: le gioie, i dolori, i dubbi, le speranze, le amarezze che colorano la nostra vita. Il Catechismo afferma che ogni salmo «è di una sobrietà tale da poter essere pregato in verità dagli uomini di ogni condizione e di ogni tempo» (CCC, 2588). Leggendo e rileggendo i salmi, noi impariamo il linguaggio della preghiera. Dio Padre, infatti, con il suo Spirito li ha ispirati nel cuore del re Davide e di altri oranti, per insegnare ad ogni uomo e donna come lodarlo, come ringraziarlo e supplicarlo, come invocarlo nella gioia e nel dolore, come raccontare le meraviglie delle sue opere e della sua Legge. In sintesi, i salmi sono la parola di Dio che noi umani usiamo per parlare con Lui.
    Paolo VI, Angelus 7 febbraio 1971
    L’uomo vede in sé rispecchiato il suo invisibile mistero, lo spirito immortale, e sperimenta il suo premente destino naturale: progredire. Non è infatuazione ambiziosa; è risposta alla vocazione dell’essere suo, che nello stesso tempo impara a leggere nel cosmo l’esigenza d’un principio creatore pensante ed attivo, misterioso, silenzioso, eterno ed onnipotente: lo stesso squallore desolato, e pieno di realtà e di leggi, del satellite esplorato, la suggerisce. Quale meditazione! Il canto trova nel salmo il suo verbo sublime: «I cieli narrano la gloria di Dio, e il firmamento annuncia le opere delle sue mani» (Ps. 18, 2).
    Giovanni XXIII, radiomessaggio in occasione del Natale 22 dicembre 1960
    Riprendendo la parola dell'Evangelista S. Giovanni, si rivela interessante il tratto di Gesù con coloro, che era pur riuscito a convertire: « Se voi resterete nella verità, veramente voi sarete miei discepoli: e voi conoscerete la verità, e la verità vi farà liberi: cognoscetis veritatem, et veritas liberabit vos.
    Ma quella conversazione da interessante diventa terribile, quando Gesù conduce i suoi interlocutori a conclusioni sconfortanti per ogni negatore della verità conosciuta.
     Voi vi professate figli di Abramo. Fate dunque le opere di Abramo. Io so invece che voi studiate di ammazzare me, uomo che vi ha detto la verità, la verità che io conosco da Dio stesso. Se Dio fosse vostro padre, voi amereste anche me, perchè io stesso vengo da Dio che mi ha mandato. Voi invece siete figli del diavolo e volete compiere i desideri di lui che è padre vostro.
    Al sentire queste parole, S. Giovanni dice che quei poveretti presero delle pietre per lanciarle contro Gesù. Ma Egli si nascose e uscì dal tempio]. Si verificava quanto era scritto nel Salmo: « Amate il Signore, quanti gli siete fedeli, perchè il Signore ricerca la fedeltà, e ripaga con abbondanza quelli che agiscono con superbia »
    Benedetto XVI, udienza generale 22 giugno 2011
    I Salmi sono dati al credente proprio come testo di preghiera, che ha come unico fine quello di diventare la preghiera di chi li assume e con essi si rivolge a Dio. Poiché sono Parola di Dio, chi prega i Salmi parla a Dio con le parole stesse che Dio ci ha donato, si rivolge a Lui con le parole che Egli stesso ci dona. Così, pregando i Salmi si impara a pregare. Sono una scuola della preghiera.
    Qualcosa di analogo avviene quando il bambino inizia a parlare, impara cioè ad esprimere le proprie sensazioni, emozioni, necessità con parole che non gli appartengono in modo innato, ma che egli apprende dai suoi genitori e da coloro che vivono intorno a lui. Ciò che il bambino vuole esprimere è il suo proprio vissuto, ma il mezzo espressivo è di altri; ed egli piano piano se ne appropria, le parole ricevute dai genitori diventano le sue parole e attraverso quelle parole impara anche un modo di pensare e di sentire, accede ad un intero mondo di concetti, e in esso cresce, si relaziona con la realtà, con gli uomini e con Dio. La lingua dei suoi genitori è infine diventata la sua lingua, egli parla con parole ricevute da altri che sono ormai divenute le sue parole. Così avviene con la preghiera dei Salmi.
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  • Ep. 340 - Papale papale - "Chiamata"
    Paolo VI, Giornata per le vocazioni 20 aprile 1975
    Che cosa significa vocazione se non chiamata? Annuncio, dialogo quindi, inizio di conversazione, invito ad una coincidenza nella verità, provocazione ad una comunione, ad un amore. Chiamata: chi chiama?
    Fratelli e figli! Cerchiamo di comprendere. La vita, la nostra vita stessa è vocazione. La ragione del nostro essere, razionale e libero, è vocazione. L'antico catechismo nulla ha perduto della sapienza filosofica e teologica: noi abbiamo avuto il dono dell'esistenza per conoscere ed amare Dio; sì, Dio. Che ha voluto suscitare davanti a Sé l'homo sapiens; un essere votato alla ricerca, all'ascoltazione delle voci dell'essere, del cosmo, della scienza. Possiamo applicare a questo rapporto della nostra vita una frase di S. Paolo: nihil sine voce. Niente è senza voce. Tutto parla per chi sa ascoltare.
    Pio XII, discorso ai fedeli di Roma, 10 febbraio 1952
    Accogliete con nobile impeto di dedizione, riconoscendola come chiamata di Dio e degna ragione di vita, la santa consegna, che il vostro Pastore e Padre oggi vi affida: dare inizio a un potente risveglio di pensiero e di opere. Risveglio che impegni tutti, senza evasioni di sorta, il clero ed il popolo, le autorità, le famiglie, i gruppi, ogni singola anima, sul fronte del rinnovamento totale della vita cristiana, sulla linea della difesa dei valori morali, nell'attuazione della giustizia sociale, nella ricostruzione dell'ordine cristiano, cosicchè anche il volto esterno dell'Urbe, dai tempi apostolici centro della Chiesa, appaia in breve tempo fulgido di santità e di bellezza.
    Benedetto XVI, Angelus 10 febbraio 2013
    L’esperienza di Pietro, certamente singolare, è anche rappresentativa della chiamata di ogni apostolo del Vangelo, che non deve mai scoraggiarsi nell’annunciare Cristo a tutti gli uomini, fino ai confini del mondo. Tuttavia, il testo odierno fa riflettere sulla vocazione al sacerdozio e alla vita consacrata. Essa è opera di Dio. L’uomo non è autore della propria vocazione, ma dà risposta alla proposta divina; e la debolezza umana non deve far paura se Dio chiama. Bisogna avere fiducia nella sua forza che agisce proprio nella nostra povertà; bisogna confidare sempre più nella potenza della sua misericordia, che trasforma e rinnova.
    Cari fratelli e sorelle, questa Parola di Dio ravvivi anche in noi e nelle nostre comunità cristiane il coraggio, la fiducia e lo slancio nell’annunciare e testimoniare il Vangelo. Gli insuccessi e le difficoltà non inducano allo scoraggiamento: a noi spetta gettare le reti con fede, il Signore fa il resto.
    Francesco, Angelus 2 giugno 2024
    Ecco, fratelli e sorelle, a cosa siamo chiamati: a diventare ciò che mangiamo, a diventare “eucaristici”, cioè persone che non vivono più per sé stesse (cfr Rm 14,7), nella logica del possesso e del consumo, ma che sanno fare della propria vita un dono per gli altri. Così, grazie all’Eucaristia, diventiamo profeti e costruttori di un mondo nuovo: quando superiamo l’egoismo e ci apriamo all’amore, quando coltiviamo legami di fraternità, quando partecipiamo alle sofferenze dei fratelli e condividiamo il pane e le risorse con chi è nel bisogno, quando mettiamo a disposizione di tutti i nostri talenti, allora stiamo spezzando il pane della nostra vita come Gesù.
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  • Ep. 339 - Papale papale - "Ricordi"
    Paolo VI, Messa degli artisti 7 maggio 1964
    Ci premerebbe, prima di questo breve colloquio, di sgombrare il vostro animo da certa apprensione, da qualche turbamento, che può facilmente sorprendere chi si trova, in una occasione come questa, nella Cappella Sistina. Non c’è forse luogo che faccia più pensare e più trepidare, che incuta più timidezza e nello stesso tempo ecciti maggiormente i sentimenti dell’anima. Ebbene, proprio voi, artisti, dovete essere i primi a togliere dall’anima la istintiva titubanza, che nasce nell’entrare in questo cenacolo di storia, di arte, di religione, di destini umani, di ricordi, di presagi. Perché? Ma perché è proprio, se mai altro c’è, un cenacolo per gli artisti, degli artisti. E quindi dovreste in questo momento lasciare che il grande respiro delle emozioni, dei ricordi, dell’esultazione, - che un tempio come questo può provocare nell’anima - invada liberamente i vostri spiriti.
    Giovanni Paolo I, udienza generale 20 settembre 1978
    Quand'ero ragazzo, ho letto qualcosa su Andrea Carnegie scozzese, passato coi genitori in America e diventato un po' alla volta uno dei più ricchi uomini del mondo. Egli non era cattolico, ma mi colpì il fatto che ritornasse con insistenza sulle gioie schiette ed autentiche della sua vita. «Sono nato in miseria - diceva - ma non cambierei i ricordi della mia fanciullezza con quelli dei figli dei milionari. Che ne sanno essi delle gioie familiari, della dolce figura di madre che combina in sé le mansioni di bambinaia, di lavandaia, di cuoca, di maestra, di angelo e di santa?».
    Giovanni Paolo II, discorso alla comunità della diocesi di Albano 23 settembre 1984
    Quella di stasera (...) è innanzitutto un’udienza di ricordi. Ricordi ormai lontani nel tempo, ma pur vicini psicologicamente; ricordi tristi e insieme consolanti: ricordi dei giorni della seconda guerra mondiale, che ebbe lungo il litorale e sui colli di Albano uno speciale “teatro” e provocò non pochi lutti e rovine; ricordi della successiva ripresa e della presto conclusa ricostruzione. E chi potrà cancellarli? Forse il tempo, nel fatale avvicendamento delle generazioni (cf. Qo 1, 4), attenuerà o sfumerà certi particolari; ma sempre viva, io penso, resterà la memoria o l’immagine di quanto, dopo il noto sbarco, avvenne non soltanto ad Anzio e a Nettuno, ma in tutta la zona circostante nel crudo inverno del gennaio 1944 e nei mesi seguenti.
    Francesco, Messa nella Solennità del Santissimo Corpo e Sangue di Cristo 14 giugno 2020
    È essenziale ricordare il bene ricevuto: senza farne memoria diventiamo estranei a noi stessi, “passanti” dell’esistenza; senza memoria ci sradichiamo dal terreno che ci nutre e ci lasciamo portare via come foglie dal vento. Fare memoria invece è riannodarsi ai legami più forti, è sentirsi parte di una storia, è respirare con un popolo. La memoria non è una cosa privata, è la via che ci unisce a Dio e agli altri. Per questo nella Bibbia il ricordo del Signore va trasmesso di generazione in generazione, va raccontato di padre in figlio, come dice un bel passaggio: «Quando in avvenire tuo figlio ti domanderà: “Che cosa significano queste istruzioni […] che il Signore, nostro Dio, vi ha dato?”, tu risponderai a tuo figlio: “Eravamo schiavi […] - tutta la storia della schiavitù - e il Signore operò sotto i nostri occhi segni e prodigi”» (Dt 6,20-22). Tu darai la memoria a tuo figlio.
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