PARDES coltiviamo il futuro con curiosità

PARDES coltiviamo il futuro con curiosità

By PardesianiSociety & Culture
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PARDES coltiviamo il futuro con curiosità episodes

  • PARDES 029 - e - dove ti vedi nel 2030
    Il tema della puntata è una domanda sfidante: dove ti vedi nel 2030?

    Dove e come ti vedi tra 11 lunghissimi anni? Se il futuro lo progettiamo nel presente, stiamo creando le condizioni perché sia come vogliamo? O forse la nostra strada è già tracciata e allora nemmeno ci pensiamo?

    Il primo ospite, nel 2030, si vede nei suoi luoghi che può chiamare ‘casa’. Vorrebbe essere felice e circondata da persone felici. Vorrebbe essere in salute, economicamente indipendente e utile. Vorrebbe soprattutto arrivarci con una “valigia piena” di esperienze, di studi e di persone conosciute.

    Il secondo ospite si immagina un 2030 in cui la tecnologia sarà “a portata di essere umano” e in cui non si parlerà più di digital detox perché le persone saranno tornate al contatto con la natura per necessità. Vede passaggi transgenerazionali di esperienze e competenze, dove le figure dei mediatori emotivi e comunicativi saranno imprescindibili (lui si vede tra questi).

    Priel non sa dove sarà nel 2030. Al momento pensa prima di tutto ai suoi figli e si fa domande in relazione a loro. Il suo scopo continua a essere la sua autonomia di sistema (in chiave imprenditoriale e non solo) e anche tra 11 anni si vede un connettore di economia e pace nelle comunità e tra le comunità.

    Federico, da padre, vorrebbe far provare tante cose diverse a suo figlio. Ma, nella difficoltà di immaginare un futuro positivo, si chiede come si fa a prepararsi a un mondo diverso. E facendo un gioco al contrario, si chiede se il Federico di dieci anni fa avrebbe mai immaginato dove si trova il Federico di adesso.

    Enrico tende a guardare oltre il mondo del lavoro e si chiede soprattutto quale sarà la comunità in cui vivrà e quale contributo darà a quella comunità. E si chiede se rimarrà dov’è ora o sarà invece un migrante del XXI secolo.

    E tu invece? Dove e come ti vedi nel 2030?

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    25 min
  • PARDES 028 - p - gli obiettivi
    Il tema della puntata sono gli obiettivi. Cosa sono gli obiettivi? Che rapporto abbiamo con i nostri obiettivi? Come facciamo a riconoscerli?



    Entrambi gli ospiti di oggi sono dei podcaster navigati.




    Il primo ospite, partendo da un ricordo del suo passato, oggi sa bene che gli obiettivi - per essere veramente tali - devono essere raggiungibili e misurabili. Altrimenti, non sono dei veri obiettivi. Quello che possiamo fare, nei nostri diversi progetti, è stabilire degli obiettivi ‘di processo’ (da scegliere e da valutare lungo il percorso) e non ‘di risultato’.   




    Il secondo ospite, nel determinare i propri obiettivi, sottolinea l’importanza di osservare la situazione esistente e i suoi fattori importanti. Una volta capiti, questi vanno sfruttati a proprio vantaggio. Altro dettaglio fondamentale è non fare piani perfetti, perché tanto già si sa che il mondo attorno a noi cambierà. Ecco la quindi l’estrema importanza di abbandonare il perfezionismo e puntare al coraggio del pragmatismo.




    Ma come si fa a fissare degli obiettivi e a non confonderli con gli scopi, che sono i ‘perché’ che stanno alla base delle nostre azioni?




    E se poi quegli obiettivi non li raggiungiamo? In questo caso, quel margine di ‘non completamente riuscito’ può tramutarsi in frustrazione. Ma può anche essere un carburante per migliorarci e ricercare nuove soddisfazioni personali.




    In sostanza, “i sogni per essere raggiunti, un po’ vanno uccisi”. Forse perché i sogni, per quanto stupendi, sono sempre pericolosi. Quando non li accompagniamo con l’azione concreta (come piace dice a Federico) diventano l’anticamera della frustrazione.




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    27 min
  • PARDES 027 - f - il ruolo del genitore
    Il tema della puntata è il delicato ruolo del genitore. Come si fa a essere oggi genitori? Come si fa a esserlo responsabilmente? Come si fa a sapere se si è pronti?

    La prima ospite, genitrice di due figli, racconta l’importanza fondamentale che hanno avuto i suoi genitori nell’aiutarla a crescere e a scegliere. Il suo compito oggi è riuscire ad educare i figli nel modo più giusto (istinto) e nel modo più libero (rispetto senza giudizio), assecondando quella che è la loro natura.

    Anche il secondo ospite, che sta per diventare padre, sottolinea l’importanza essenziale che hanno avuto i suoi genitori e, in loro assenza, sua nonna. Il suo intento verso i figli è partecipare attivamente alla loro vita tramite l’ascolto e insegnare a comprendere le loro emozioni, così che possano sentirsi felici e liberi di comunicare quello che sentono.

    Ma come si fa interpretare il ruolo del genitore quando non è possibile - per un motivo - guardare ai nostri genitori come degli esempi?

    Forse ricordandoci che gli insegnamenti possono essere trasmessi non solo in forma di frasi pronunciate, ma anche come esempi mostrati tramite i nostri comportamenti. I bambini infatti osservano e imitano i modi di agire e di reagire.

    Nel ruolo di genitore, comunque, ci sono dei momenti in cui non abbiamo bisogno di studiare perché sappiamo istintivamente cosa fare con i figli. La nostra parola, i gesti e i movimenti che usiamo sono delle bussole per loro. Il nostro tono di voce è capace di farli sentire protetti, ispirarli o lasciarli scoprire.

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    29 min
  • PARDES 026 - e - la formazione nel XXI secolo
    Il tema della puntata è la formazione nel XXI secolo e ne parliamo con 3 ospiti.

    Che cosa deve avere un professionista che oggi, in questo secolo, si occupa di formazione? Che cosa deve saper dare alle persone a cui trasmette conoscenza? Che cosa deve saper imparare da quelle stesse persone? In cosa deve differenziarsi dall’anacronistico binomio formato da trasmissione di nozioni e valutazione dei risultati?

    Il primo ospite sostiene che un formatore deve approcciare a quei “microcosmi” che sono le persone (che non sono dei “vasi da riempire”). Un formatore dovrebbe: a) essere appassionato dell’essenza del fare formazione; b) chiedersi sempre cos’è che resta alle persone; c) domandarsi quale sia il modo migliore per equilibrare teoria e pratica; d) avere un certo grado di intelligenza emotiva ed empatia.

    Il secondo ospite sottolinea l’importanza dell’empatia nel ruolo del formatore, facendo una provocazione: la formazione non dovrebbe diventare una materia di educazione della realtà scolastica? Le persone, cioè, non dovrebbero essere già educate a insegnare quello che imparano?

    Il terzo ospite sostiene l’importanza della consapevoelzza del formatore (ma anche del progettista) di produrre un cambiamento negli allievi di un corso. Il compito di chi fa formazione è quello di “saper leggere il mondo”: deve sapersi aggiornare di continuo, ascoltare gli allievi e mettersi dalla loro parte per offrire strumenti.

    In questo secolo, la formazione dev’essere diversa perché la necessità del mondo del lavoro oggi sono diverse. Una volta ci preparava per lavori che avevano meno necessità di creatività, problem solving e capacità di gestire relazioni interpersonali. Oggi deve allenare all’adattamento e alla capacità di saper fallire (termini spesso inesistenti in molti modelli educativi).

    Nel 2019 abbiamo un accesso alle informazioni mai visto in migliaia di anni. Una volta però le persone venivano formate e preparate per un mondo stabile e sicuro nei suoi contorni. Oggi le persone vanno invece allenate all’incertezza e alla capacità di offrire soluzioni al mondo.

     

    Hanno partecipato alla puntata:

    Irene Chiari, Luca De Rosa, Lorenzo Gant


    Come sempre, noi siamo:
    Priel Korenfeld, Federico Vitiello, Enrico Chiari

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    Sono stati citati:

    Il documentario “L’educazione proibita” (http://bit.ly/EducazioneProibita)
    Il libro “Fuori di testa” di Ken Robinson (http://bit.ly/FuoriDiTestaKenRobinson)
    Il TED Talk di Ken Robinson “Perché la scuola uccide la creatività” (http://bit.ly/TedTalkRobinson)
    30 min
  • PARDES 025 - p - la morte
    Nella nuova puntata di Pardes torniamo a registrare live, da tre postazioni differenti.

    _______

    Il tema della puntata, registrata nel venerdì santo pasquale, viene scelto da uno degli ospiti. Ed è la morte.

    Il timore della morte si può trasformare in una benzina per dare più forza a quello che facciamo?

    Il primo ospite sostiene che la morte sia l’ultimo scacco di una vita che tende all’infinito alla gioia e che incontra sistematicamente il male che gli si mette davanti. Accettare questa ombrosità della vita è un grande dono che possiamo fare a noi stessi.

    Ma noi riusciamo a immaginare come sarebbe la realtà se non ci fosse la morte? Lo scienziato Ray Kurzweil non solo ha provato a immaginarlo, ma sta cercando di architettare tecnologicamente la sua immortalità.

    La morte forse può alimentare una nostra vitalità interiore, che si manifesta nella curiosità e nelle nostre azioni. Ma può essere qualcosa che ci tiene vivi oltre l’aspetto biologico?

    Il secondo ospite ritiene che la paura della morte si trasformi in automatico in carburante verso i nostri progetti, quando questi hanno per noi un reale significato.

    A quel punto, come possiamo però dare significato a quello che facciamo? E se questo fosse il nostro ultimo anno di vita, a cosa andremmo a dedicare le nostre più intense energie?

    La paura della morte forse non è veramente la paura della morte. La paura della morte forse è la nostra paura di non vivere una vita - per noi - di significato.


    Il tema di oggi è proposto dal pardesiano Andrea Virgilio
    Rispondono gli ospiti:
    Don Fabrizio, ascolta il suo podcast!
    https://www.spreaker.com/show/babology
    e
    Angelo Ricci, ascolta il suo podcast!
    https://www.spreaker.com/show/sognatori-svegli-podcast
    Oltre ai soliti:
    Enrico Chiari, Priel Korenfeld, Federico Vitiello

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    33 min
  • PARDES 024 - costruire qualcosa che le persone vogliono
    Oggi nuovo esperimento in Pardes.
    Stavolta scegliamo un tema comune, ma non registriamo assieme. Ne esce una puntata con i nostri tre interventi che sono diversi ma soprattutto fatti ‘alla cieca’.

    _______

    Come si fa a costruire qualcosa che gli altri vogliono? Come si trovano le soluzioni nei processi che servono a dare al mondo delle soluzioni?
    Come si affrontano i dubbi e le frustrazioni per cercare di creare qualcosa che ci rappresenti e che, allo stesso tempo, sia utile o interessante per gli altri?

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    Link citati nella puntata:
    https://medium.com/the-happy-startup-school/beyond-mvp-10-steps-to-make-your-product-minimum-loveable-51800164ae0c
    24 min
  • PARDES 023 - best of 001-014
    Oggi torniamo indietro nel tempo!
    Rivisitiamo le puntate che avete apprezzato di più. Dalla prima alla quattordicesima.
    E vi proponiamo alcuni spezzoni tra i nostri preferiti.
    Buon ascolto :)

    Le puntate originali di questo viaggio indietro nel tempo sono:
    PARDES 001 - cos'è e per chi è Pardes
    https://www.spreaker.com/episode/16073518

    PARDES 002 - e - il potere della gentilezza
    https://www.spreaker.com/episode/16076359

    PARDES 003 - f - abitudine
    https://www.spreaker.com/episode/16189332

    PARDES 006 - e - far succedere le cose
    https://www.spreaker.com/episode/16362983

    PARDES 010 - f - esiste felicità senza lavoro?
    https://www.spreaker.com/episode/16591793

    PARDES 013 - f - la sindrome del luccio
    https://www.spreaker.com/episode/16759634

    PARDES 014 - p - misurare l'esperienza
    https://www.spreaker.com/episode/16852888
    24 min
  • PARDES 022 - f - perdere l'entusiasmo
    Nei nostri progetti, come si fa a non perdere l’entusiasmo a metà strada? Come si fa a tenere vivi i programmi e l’autodisciplina che hanno dato l’inizio a certe nostre attività? Come si fa, a un certo punto, a non rimandare quello che serve per andare avanti?

    I questi primi 5 mesi la forza di Pardes, per esempio, è quella di aver fissato un obiettivo fin dall’inizio (10 puntate da realizzare). Dopo averne fatte venti, le prime dieci sono state pubblicate, le altre dieci ci sono servite ‘solo’ da palestra.

    Dopodichè abbiamo condiviso delle valutazioni e abbiamo deciso di modificare il format delle puntate: aspetto che ha alimentato sia il nostro entusiasmo sia il nostro coinvolgimento creativo.

    Sui progetti personali, diventa spesso fondamentale creare e rispettare una propria disciplina.
    Nei progetti di gruppo invece, è essenziale tenere il fuoco acceso.
    Questo comporta tre tipi di capacità: “guardare indietro”, cioè saper celebrare quello che si fa. “Guardare avanti”, cioè avere chiari i propri obiettivi e step. E “guardare ai lati”, cioè saper “annusare” e ascoltare sia la propria frequenza che quella degli altri.

    Il secondo ospite ci confida che, per non perdere l’entusiasmo nei suoi progetti, non si focalizza solo sul lavoro ma anche su se stesso. Poi continua a confrontarsi con le persone, incontrandole agli eventi formativi. E inoltre scrive gli obiettivi a cui punta e festeggia quelli già raggiunti.

    La bugia che viene spesso diffusa è che tutti, in un progetto, possano dare sempre il 100%.
    No, non è possibile: non tutti possono dare sempre il 100%.
    A volte magari riusciamo a dare solo il 10%, ma per fortuna gli altri contribuiscono per il 90%. A volte invece siamo noi a essere la parte più forte che tiene in piedi i progetti.

    Ciò che rimane determinante è sapersi sorreggere. A volte, in aria.
    …

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    22 min
  • PARDES 021 - e - il lusso
    Che cos’è il lusso? Che rapporto abbiamo con il lusso? È di per sé positivo o negativo?

    Il nostro primo ospite associa il lusso alla disuguaglianza e all’ingiustizia sociale: se c’è qualcuno che accumula troppo denaro e non lo ripartisce, qualcuno ne ha per forza meno. Se guardiamo la natura, vediamo che lì il lusso non esiste: è qualcosa che si è inventato l’uomo.

    Il secondo ospite ci confida che sta vivendo il lusso proprio in questo momento. Il lusso per lui è essere padrone assoluto del proprio tempo. Padrone del tempo nel quale vivere, al di là delle incombenze, delle responsabilità e del lavoro da fare.

    Il terzo ospite ritiene che il lusso sia la capacità di aumentare il numero delle nostre possibilità di scelta, in qualsiasi condizione. Inizialmente, il denaro consente di aumentare le possibilità di scelta perché aumenta la possibilità di acquisto. Ma solo fino a un certo punto. Lo stesso vale per il sapere. E quindi? E quindi è il saper fare che sa generare, indefinitamente, nuove possibilità di scelta. Il saper fare è il vero lusso.

    Il lusso, nella sua etimologia, è quello che è in eccedenza. E quello che è in eccedenza è “troppo” per definizione, rispetto a quello che ci basta.

    Ma un conto è interpretarlo come gioco finito (“se io prendo di più, ne tolgo a te”). Se lo interpretiamo come gioco infinito, forse, il lusso è negli occhi di chi lo osserva. È un qualcosa di molto più soggettivo.

    Senza scomodare la piramide dei bisogni di Maslow, quello che rimane fuori da ciò che per noi è strettamente necessario, più che essere negativo…forse è inutile. Ma non sempre. Perché quando quel “di più” è alimentato dall’altruismo e dalla vera filantropia applicata al reale, la storia andrebbe letta con meno ideologie.

    …

    Hanno partecipato a questa puntata
    Marica Spagnesi
    Francesco Facchini
    Gabriele Bovina

    Oltre ai soliti
    Priel Korenfeld
    Federico Vitiello
    Enrico Chiari

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    21 min
  • PARDES 020 - p - collaborazioni
    Questa puntata è disponibile anche in formato video a 360°, seguendo questo link:
    https://youtu.be/pJIqfTrj0RU
    Stavolta registriamo dal Parco del Cormor, a Udine, con una novità assoluta: il primo ospite non fa semplicemente un commento, ma sceglie addirittura il tema della puntata stessa.

    _______

    Se uno dei tre grandi errori progettuali è “fare da soli”, sulla base di cosa scegliamo le persone con cui collaboriamo? Come priorità poniamo la competenza in un settore, l’esperienza e la capacità di trovare contatti? Oppure le doti umane delle persone, quali rispetto e flessibilità, hanno per noi un valore prevalente?

    Nella collaborazione, c’è chi cerca persone capaci di “andare a contrasto”, cioè di saper dire di no (ma non a prescindere).

    C’è chi ha esperienze negative di collaborazioni dove le fondamenta progettuali non erano state costruite in modo abbastanza robusto. Questo talvolta risulta determinante nella perdita di entusiasmo o nelle incomprensioni e sovrasta anche le capacità tecniche di saper fare “quello che siamo chiamati a fare”.

    Il secondo ospite dice che, per sua esperienza, per creare un team duraturo è fondamentale condividere i propri valori, essere allineati verso una direzione unica, creare le condizioni perché ci sia energia positiva e spinta propulsiva. Le competenze tecniche, per quanto necessarie, perdono molta efficacia se non si crea il giusto feeling tra le persone.

    Le aziende, invece, come scelgono con chi collaborare? Ce ne sono alcune che valutano quanta compatibilità c’è tra la propria cultura aziendale e il tipo di persone che vengono valutate per una posizione al loro interno. E anche se può risultare meno sexy, la cultura aziendale è più forte della strategia. Quindi accoglie più facilmente persone meno competenti, ma più capaci di inserirsi in un contesto.

    Nella procedura di recruiting, Google cerca dichiaratamente persone che non facciano “le prime donne”, ma siano invece pronte a imparare grazie alla collaborazione con gli altri.

    Curioso...anche perché poi, a dir la verità, le prime donne sono spesso uomini.

    Link:
    Le 5 caratteristiche che secondo Google contraddistinguono un team efficace:
    https://rework.withgoogle.com/blog/five-keys-to-a-successful-google-team/
    1 - Sicurezza psicologica: possiamo correre dei rischi in questa squadra senza sentirci insicuri o imbarazzati?
    2 - Affidabilità: possiamo contare l'uno sull'altro per svolgere lavori di alta qualità rispettando le scadenze?
    3 - Struttura e chiarezza: obiettivi, ruoli e piani di esecuzione sono chiari nel nostro team?
    4 - Significato del lavoro: stiamo lavorando su qualcosa che è personalmente importante per ciascuno di noi?
    5 - Impatto del lavoro: crediamo fondamentalmente che il lavoro che stiamo facendo sia importante?

    …

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    29 min

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Creato da: Enrico Chiari, Priel Korenfeld, Federico Vitiello

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