PARDES coltiviamo il futuro con curiosità

PARDES coltiviamo il futuro con curiosità

By PardesianiSociety & Culture
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PARDES coltiviamo il futuro con curiosità episodes

  • PARDES 049 - f - arroganza o assertività
    L’argomento di oggi, proposto da Federico, ha a che fare con la presa di responsabilità delle persone di prendere decisioni all’interno dei gruppi. Nella necessità di dover nascondere dei dubbi, fino a dove c’è assertività? E quando inizia invece l’arroganza? _________________ Enrico racconta un’esperienza di gruppo che ha vissuto personalmente, dove chi aveva la leadership dimostrava una buona capacità di assertività sia nel comunicare sia nel decidere. Questa abilità però sconfinava in un ‘territorio’ diverso quando entrava in ballo la capacità di gestire il gruppo e di saperlo ascoltare davvero. Lì, l’assertività lasciava spazio all’autorità e gli effetti non erano sempre positivi. Priel confida che per lui l’essere assertivi è connesso alla comunicazione, non tanto alla sicurezza. L’arroganza, più che concettualmente, gli fa venire in mente nel concreto due persone che conosce di persona: una deve parlare per forza, anche se non sa granché dell’argomento di cui si discute. L’altra persona è decisionista senza essere arrogante, ma spesso non sa comunicare né ascoltare. Federico aggiunge un altro dettaglio. Ci sono tanti contesti in cui c’è un leader che decide per il gruppo, senza spiegare il perché. Se questo viene diffusamente accettato, è perché c’è uno status quo? O un merito obiettivo? O un bisogno umano? C’è un costante bisogno di seguire, dice Priel. Siamo dei follower. Confida che, nel suo quotidiano, fa fatica a seguire o addirittura si allontana proprio da quelle persone che, quando decidono, sembra che lo facciano più per il proprio ego che non per il benessere del gruppo. _________________ Allora, cosa avresti aggiunto a quel leader? E cosa gli avresti tolto? chiede Federico. Avrei aggiunto la capacità di narrare le visioni, dice Enrico. Perché la stella polare delle organizzazioni i leader non devono solo riconoscerle, ma devono saperle raccontare al gruppo. Avrei tolto la percezione del “decisionismo a tutti i costi”. Il decisionismo è essenziale nella leadership, ma deve includere l’attitudine costante di ascolto dei singoli. _________________ Continuiamo insieme la conversazione nel gruppo dei Pardesiani su Facebook a questo indirizzo: www.facebook.com/groups/pardesiani
    29 min
  • PARDES 048 - e - come aiuti il mondo
    L’argomento di oggi, proposto da Enrico, si rifà al concetto dell’Ikigai (che in giapponese significa “ragione di vita”). L’ikigai si basa sull’intersezione di quattro risposte a quattro domande potenti.

    La prima è “Ti piace quello che fai?”.
    La seconda è “Sei bravo a fare ciò che fai?”.
    La terza è “Ti pagano per fare ciò che fai?”.
    La quarta domanda, su cui si basa la puntata di oggi, è “Quello che che fai, serve al mondo?”.
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    Nella nostra mente, la quarta domanda ha a che fare prima di tutto con il lavoro che facciamo. Allora forse dovremmo partire dalla forma del lavoro che facciamo.

    Priel afferma che il suo concetto di ‘lavoro’ è cambiato molto negli ultimi anni, forse perché non lo vede più come un ‘posto’. Si focalizza sul contributo che riesce a generare con l’insieme delle sue attività.

    Federico reputa pericolosa la domanda, perché porsela rischia di aprire porte verso frustrazione. Ritiene inoltre che potersela porre sia un autentico lusso, quindi per pochi.
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    Ma oltre al nostro lavoro e alla nostra famiglia, facciamo delle attività all’esterno che per noi servono e per le quali non abbiamo la certezza di avere un qualcosa in cambio?

    Federico dà primaria rilevanza alla prima domanda, cioè se “amiamo quello che facciamo”. Ma più che riflettere sulle azioni, si concentra sull’amore verso le persone con cui entriamo in relazione.

    Priel ricorda che lo scopo del diagramma dell’Ikigai non pretende che tutte le risposte coincidano. Ma fa in modo che abbiamo maggior consapevolezza sul piacere personale, sulla qualità obiettiva, sul valore economico e sul contributo esterno di ciò che facciamo.
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    L’unico ospite della puntata, che ha dato vita ad un’associazione che lavora nelle scuole in tutta Italia, racconta di aver chiaro il contributo che sta offrendo al mondo: riuscire a far sì che gli strumenti digitali vengano intesi come ‘finestre’ capaci di aiutare le persone a trarne vantaggi consapevoli.
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    27 min
  • PARDES 047 - p - come dire di no?
    L’argomento di oggi, proposto da Priel, riguarda la capacità di dire di ‘no’ alle proposte collaborative e commerciali che riceviamo.
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    Federico condivide un ricordo doloroso. Quando, un po’ di anni fa, ha accettato di lavorare come digital strategist in una start up: una proposta che non poteva non accettare. Dopo un anno di esperienza piena di difficoltà, però, ha scelto di chiudere il rapporto. La motivazione che si dà ancora oggi è che “non era pronto”.

    Enrico condivide un’esperienza dell’anno scorso: un proposta collaborativa di un professionista per creare contenuti con una finalità di convergenza collaborativa in ambito formativo. Con entusiasmo e con la fiducia verso quella persona, Enrico ha accettato. Dopo pochi mesi, però, ha deciso di interrompere il rapporto.
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    “Ma come si fa a dire di no?” chiede Priel.

    Federico sostiene che la percezione dell’abbondanza di opportunità aiuta a sviluppare una capacità di dire di no. Pensare invece che siano pochissimi i treni che passano, ci porta a dire di sì anche se quando siamo convinti della proposta.
    Ricorda poi che, dopo aver chiuso l’esperienza digitale, ha deciso di rimettersi in carreggiata cambiando totalmente mestiere: facendo per un breve periodo il fioraio.

    Enrico ricorda di avere una tendenza ad “aprire più porte”, ma di aver anche cambiato negli ultimi anni la sua personale capacità di fare domande alle persone che gli propongono di collaborare all’interno di progetti o di offrire dei servizi. Questo segna un cambiamento di pensiero e di atteggiamento.
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    “C’è un momento, invece, in cui è bene dire di sì?” chiede poi Priel.

    Federico sostiene che il momento giusto è quando abbiamo voglia di fare qualcosa di nuovo e abbiamo paura di farlo.

    Enrico sostiene che il momento giusto per dire di sì è quando intravediamo un margine di errore (cioè di sbagliare) e abbiamo tempo da dedicare.

    Priel aggiunge che, quel tempo, dobbiamo decidere di dedicarcelo. Perché non esiste a priori. Esiste soltanto nel momento in cui lo creiamo noi stessi.
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    29 min
  • PARDES 046 - privilegi
    Qual è un risultato ottenuto di cui siamo particolarmente orgogliosi?
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    Enrico ricorda della soddisfazione profonda nel saper oggi aiutare le persone ad esprimersi in modo efficace e congruente, quando fino a 15 anni fa aveva lui stesso problemi evidenti di comunicazione nel suo quotidiano.

    Cristiana racconta di come la parte spirituale delle religioni l’abbia sempre attratta e, nello specifico, la pratica della meditazione. Dopo diversi tentativi in questa dimensione (e dopo diversi abbandoni), ha trovato una strada e un gruppo di persone con cui praticarla. E oggi fa parte della sua vita.

    Priel ricorda di come, una volta arrivato in Italia, nelle università abbia trovato molta burocrazia e poca digitalizzazione. Collaborando con un’altra persona, ha pensato a una soluzione orizzontale: costruire una piattaforma digitale, con un forum, dove gli studenti hanno iniziato ad accedere, a caricare file e a condividere info.
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    Ma in quello che otteniamo, quanto conta la fortuna?

    Enrico sente che la fortuna conta per il 10%, il lavoro e la dedizione per il 70%. E il restante se lo prende 20% l’intuito geniale.

    Le percentuali di Cristiana sono: 40% fortuna, 60% lavoro.

    Priel dice che senza la progettazione, la fortuna non conta nulla.
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    E in quello che otteniamo, quanto contano invece i privilegi che ereditiamo senza merito?

    Enrico ricorda l’importanza di uno dei grandi problemi che abbiamo: la costante mancanza di gratitudine. Il suo personale privilegio è avere avuto persone attorno a lui che non gli hanno mai messo i bastoni tra le ruote.

    Cristiana dice che la fortuna aiuta chi sale sui treni (privilegi) che ci passano davanti. E nel suo caso, il treno (gruppo di meditazione) era letteralmente dietro casa sua.

    Priel ricorda che noi non possiamo cambiare la nostra fortuna e i nostri privilegi. Possiamo impegnarci da adesso in avanti a guardare un nostro traguardo personale, che è motivante e non competitivo.

    Federico sostiene che un errore gigantesco che facciamo è auto-attribuirci dei meriti (e dei risultati) che in realtà non sono nostri, ma derivano da cause esterne o da soggetti che ci aiutano a nostra insaputa.
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    Il video a cui ci riferiamo durante la puntata: https://www.youtube.com/watch?v=4K5fbQ1-zps

    L'immagine della puntata è opera di Uğur Gallenkuş https://www.instagram.com/ugurgallen/

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    26 min
  • PARDES 045 - e - imprevisti
    Cosa succede quando le nostre situazioni non vanno come le avevamo pianificate? Cosa succede quando qualche evento si intromette nella nostra sfera di controllo? Entriamo nel panico? O ci buttiamo su sentieri di improvvisazione? Sostanzialmente, qual è il nostro rapporto con gli imprevisti?
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    Priel racconta alcuni eventi imprevedibili della sua vita: venire in Italia da Israele, conoscere la sua futura moglie, creare una famiglia e rimanere. Per lui l’imprevisto è diventato il “regalo di essere nel presente” che lo costringe a prendere delle decisioni, anche di una certa importanza e anche di una certa urgenza.

    Federico racconta un suo viaggio in solitaria che fatto in Europa fatto qualche anno fa. In autostop. E con un piano di viaggio che aveva troppe condizioni da incastrare perché non ci fossero anche degli imprevisti.

    Enrico fa riferimento alla sua esperienza di teatro amatoriale, nella quale ha imparato che l’apprendimento mnemonico delle battute e dei movimenti non esclude in automatico l’errore di chi recita e quindi deve includere anche la capacità di saper improvvisare quando si è in scena davanti a un pubblico.

    Enrico ricorda poi che la passione che abbiamo per certe competizioni sportive dipende proprio dai loro imprevisti dinamici, che ne determinano spesso gli esiti.

    Federico sostiene che una delle capacità che gli umani devono acquisire nella realtà e nel mondo del lavoro nel 21° secolo è proprio la capacità di gestire gli imprevisti.

    Priel ritiene che dovremmo - forse - abituarci a non poter controllare tutto quello vogliamo progettare. E chiude con una domanda leggera leggera leggera: la vita che vogliamo pianificare ha un suo copione?
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    21 min
  • PARDES 044 - p - salviamo l'ambiente
    Dopo tre puntate speciali, torniamo a registrare live tutti e tre, dallo stesso posto.

    Non avevamo ancora parlato di ambiente, forse perché nessuno di noi tre ne è esperto. In questa puntata invece lo facciamo, prendendo spunto da Giovanna, una pardesiana che ha a cuore le tematiche ambientali ed ecologiche.
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    L’ambiente è un tema di fortissima attualità, anche perché cominciamo ad avere informazioni da tante parti del mondo, che non possiamo più far finta di non comprendere. Noi come persone però, nel nostro piccolo, che cosa possiamo fare? Che cosa stiamo già facendo? Che cosa stiamo generando o proteggendo?

    Federico fin da giovane ha avuto un’attenzione maniacale per la raccolta dei rifiuti, con cui ha condizionato anche altri. Ricorda che, nel quotidiano, a volte è il senso di colpa a bloccarci nel cambiare abitudini, mentre altre volte è proprio quella la spinta per attuare azioni virtuose.

    Enrico si è appassionato di ambiente durante il periodo universitario e una forte riconnessione con la natura l’ha avuta negli anni successivi, avvicinandosi concretamente a pratiche di permacultura. Un collegamento immediato che fa oggi è quello col cibo e con l’inconsapevolezza che ci accompagna quando acquistiamo i prodotti che mangiamo.

    Priel sostiene che, per cominciare a fare qualcosa a livello di attivismo ambientale, nel nostro piccolo dobbiamo sentire un’autentica voglia: altrimenti o non si fa nulla oppure si comincia per poi mollare ben presto. Rispetto all’ambiente, un buon punto di partenza è focalizzarci sul nostro contributo peggiore, cioè l’impatto peggiore che produciamo. E poi, da quel momento, possiamo concentrarci sul versante attivamente positivo delle nostre scelte etiche.
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    23 min
  • PARDES 043 - enrico - maggioranza minoranza
    Tutti noi ci troviamo costantemente in maggioranza e in minoranza, vero? Molto spesso però, in questo, facciamo due grandi errori di disattenzione.

    Il primo è non renderci conto delle ‘maggioranze e minoranze invisibili’ nelle quali ci troviamo. Il secondo è pensare che, appartenere all’una o all’altra, determini delle conseguenze immodificabili nel nostro quotidiano (quando invece dipende dalla nostra consapevolezza e dal nostro agire).

    La maggioranza è solo statisticamente diversa dalla minoranza. Tra l’altro in una determinata situazione, spesso mutevole anche in tempi rapidi.

    La maggioranza non per forza è sbagliata. E la minoranza non è per forza debole. Ma la maggioranza non è in automatico migliore della minoranza. Talvolta, infatti, i componenti della maggioranza godono semplicemente di privilegi scontati (di cui sono inconsapevoli) che a lungo andare la fossilizzano nel non accorgersi degli altri, di sé e delle proprie necessità di cambiamento.

    Essere in minoranza, invece, a volte è paradossalmente comodo. Soprattutto a livello politico. Perché dispensa dalla responsabilità di prendere decisioni per la totalità e di doverne quindi rendere conto.

    Enrico cita l’esperienza di maggioranze e minoranze percepite da tre persone a lui care: la sua ragazza, sua sorella e un suo caro amico. E soprattutto confessa di sentirsi in maggioranza in una data situazione (che non richiede praticamente mai delle spiegazioni) e di sentirsi faticosamente in minoranza in un’altra (che viene ancora spesso sottovalutata o incompresa).

    E tu, come ti senti nelle tue maggioranze e/o minoranze?
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    RISORSE CITATE NELLA PUNTATA

    Il sito di Arnold Mindell http://www.aamindell.net/process-work

    Il sito di Process Work Italia https://www.processworkitalia.com

    La comunicazione in cerchio del Way of Council http://www.ilcambiamento.it/articoli/the-way-of-council-la-via-verso-l-ascolto-e-il-benessere

    L’imitazione fatta da Neri Marcorè https://www.dailymotion.com/video/x4x1gw5

    L’imitazione fatta da Corrado Guzzanti https://www.youtube.com/watch?v=SySzs6wdLCc
    20 min
  • PARDES 042 - federico - storytelling
    C'è un dramma che si consuma ogni giorno.
    Idee, buone idee non vengono ascoltate, ricordate, non contagiano e non si tramutano in azione.

    Chi è il responsabile di questo dramma?
    TU!
    Tu che stai proponendo la tua idea e non ti rendi conto che ogni idea necessita di essere raccontata e valorizzata tramite una storia che la incornicia.

    In questa puntata percorriamo insieme alcune regole base dello storytelling prendendo spunto dai film che piacciono di più ai Pardesiani.

    E scopriamo come applicarle alla nostra vita di ogni giorno.
    Buon ascolto!

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    link alle risorse citate nella puntata:

    Story. Robert McKee - https://amzn.to/33JcMsD
    La Vita è Bella - https://youtu.be/SRT9eJptuXc
    18 min
  • PARDES 041 - priel - cosa sono i podcast?
    Ecco la prima delle tre puntate speciali di Pardes! In questa, a differenza del solito, parla solo uno di noi. In solitaria, senza essere ‘disturbato’ dagli altri due.

    Comincia Priel, che fa una panoramica generale sul mondo dei podcast e poi, più nello specifico, racconta com’è e perché è nato Pardes.
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    C’è chi i podcast li ama e chi no. Ma c’è anche chi i podcast praticamente non li conosce per niente.

    Negli Stati Uniti e in Inghilterra il podcasting è un’industria a sé, assolutamente non paragonabile al sistema esistente in Italia, che si sta sviluppando solo negli ultimi tempi.

    Priel confida che gli piacciono i podcast perché gli permettono di fare altro mentre ascolta i contenuti (un po’ come la vecchia radio). Il podcasting per Priel è un po’ come “leggere e curiosare” temi che gli permettono di apprendere, dandogli il tempo di fare altro.

    La voglia di podcast, per Priel, a un certo punto si è trasformata da passiva ad attiva. E a quel punto, è nata la scintilla per far nascere Pardes.

    Ma sai com’è nato tecnicamente?

    Da un chat WhatsApp. Una chat che abbiamo creato tra noi tre, nella quale abbiamo iniziato a scambiarci domande e risposte tramite messaggi vocali. E in poco tempo ci siamo resi conto che...avevamo già dei contenuti per poter creare un podcast.

    Pardes è nato a fine ottobre 2018, per qualcosa che interessava essenzialmente a noi tre. Ma la sua ragione di esistere oggi è quella di essere utile a chi l’ascolta: cioè quelli che chiamiamo “pardesiani e pardesiane”, che alimentano di continuo questa realtà con commenti, opinioni e nuove domande.

    Nel febbraio 2019, poi, Priel ha deciso di creare un suo podcast personale (Inventarsi un lavoro), nel quale approfondisce la bellezza, la fatica e le opportunità dell’essere freelancer e del convivere con una necessaria autoimprenditorialità.
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    17 min
  • PARDES 040 - p - autopromozione
    Il tema di oggi, proposto direttamente da una nostra ospite sulla base di una sua esperienza personale, è quello dell’autopromozione.

    Ilaria, la nostra ospite, si trova in una situazione professionale nuova nella quale deve promuovere dei servizi. Così facendo, però, ha la sensazione di dover promuovere anche se stessa e questa attività non la mette a proprio agio. Chiede così cosa ne pensiamo in Pardes.

    Per il secondo ospite, Alessandro, l’autopromozione è la capacità di creare un proprio brand personale e quindi la capacità di sapersi vendere. Per lui il fuoco essenziale sta nel piacere di mostrare agli altri cosa si è capaci di fare e questo nasce innanzitutto dall’apprezzarsi e dall’amare ciò che si fa.

    Federico ricorda quanto sia difficile farsi ascoltare dagli altri, perché l’attenzione è un bene in via d’estinzione. Inoltre, per chi fa marketing, esiste una sorta di sdoppiamento di personalità: allo stesso tempo noi siamo noi e noi siamo il nostro miglior strumento di branding.
    Il blocco di autopromuoverci è dato dal fatto che spesso non vediamo il valore che diamo agli altri. Siamo distratti dalle nostre paure e non ci alleniamo a focalizzarci verso i bisogni delle persone per le quali possiamo essere utili.

    Enrico ricorda che la difficoltà di narrazione spesso parte da una infrequente abitudine a osservarsi e a farsi domande nuove, giuste e utili. C’è un ponte spezzato tra quello che l’educazione scolastica non aiuta a sviluppare (espressione di opinioni, spirito critico e quindi anche autopromozione) e quello che la realtà richiede come competenze fondamentali per creare connessioni.

    Priel sottolinea l’importanza costante dei fattori sociali, culturali e religiosi che influenzano la nostra (buona o meno buona) capacità di autopromuoverci. Ricorda inoltra che il termine “vendersi” è spesso concepito come negativo, forse in modo inconsapevolmente pregiudizioso. La promozione a volte andrebbe staccata da noi stessi e andrebbe focalizzata su quello che sappiamo fare e che può servire all’ambiente in cui ci troviamo.
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    25 min

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Creato da: Enrico Chiari, Priel Korenfeld, Federico Vitiello

Coltivi il futuro con curiosità e fiducia?
Come noi, forse anche tu hai un’attitudine propositiva verso il futuro.
Non…