Penisolabella viaggi nell'Italia sconosciuta

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Penisolabella viaggi nell'Italia sconosciuta episodes

  • Scilla e Bagnara - Ia Tappa: Da Reggio Calabria a Mileto da «Cicloturisti in Calabria» di Luigi Vittorio Bertarelli
    Luigi Vittorio Bertarelli: Diario di un cicloturista di fine Ottocento - Da Reggio Calabria ad Eboli
    Ia Tappa: Da Reggio Calabria a Mileto 

    È passando sotto una di queste alte torricelle, che da un pogetto sbocco dinanzi a Scilla. 
    La cittadina di 7.000 abitanti è ai piedi dello scoglio che l'Odissea rese celebre, simboleggiandolo in un mostro divoratore.
    Nel 1783 il terremoto distrusse quasi tutte le case mentre gli abitanti si erano rifugiati in mare; la sera, un'altra scossa gettò il mare sulla terra, e 1.500 persone vi perirono.
    L’alta roccia fu quasi distrutta, e oggi solo i suoi ruderi dominano ancora in modo pauroso la marina.    

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    Due viaggi paralleli in bicicletta e due diari di viaggiAutori: il primo realizzato nella primavera del 1897, il secondo dal 17 al 21 giugno del 2006.
    Grande sportivo ed esperto viaggiatore, Bertarelli racconta la sua incredibile impresa: percorrere in bicicletta 500 km in soli 5 giorni, da Reggio Calabria ad Eboli, con l'intenzione di far conoscere la Calabria agli italiani.
    Dopo più di un secolo, Roberto Giannì, urbanista napoletano e appassionato cicloturista, letto il diario di Bertarelli e osservate le splendide planimetrie ciclistiche di quel viaggio, ripercorre e racconta lo stesso itinerario.

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    4 min
  • Il pesce spada Ia Tappa: Da Reggio Calabria a Mileto da «Cicloturisti in Calabria» di Luigi Vittorio Bertarelli
    Luigi Vittorio Bertarelli: Diario di un cicloturista di fine Ottocento - Da Reggio Calabria ad Eboli
    Ia Tappa: Da Reggio Calabria a Mileto 

    Di mezzo in mezzo chilometro, davanti alla spiaggia, a quattro o cinquecento metri da terra sta ferma una barca, come avamposto di vedetta. 
    Nella barca due o tre rematori pronti a vogare, sulla prua, ritto, un fiociniere in attitudine di gladiatore che lancia il giavellotto; nel mezzo della barca è infitto un palo alto tre metri, alla cui estremità poggiando i piedi su due denti di legno sta attaccato un uomo che spia.    

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    Due viaggi paralleli in bicicletta e due diari di viaggiAutori: il primo realizzato nella primavera del 1897, il secondo dal 17 al 21 giugno del 2006.
    Grande sportivo ed esperto viaggiatore, Bertarelli racconta la sua incredibile impresa: percorrere in bicicletta 500 km in soli 5 giorni, da Reggio Calabria ad Eboli, con l'intenzione di far conoscere la Calabria agli italiani.
    Dopo più di un secolo, Roberto Giannì, urbanista napoletano e appassionato cicloturista, letto il diario di Bertarelli e osservate le splendide planimetrie ciclistiche di quel viaggio, ripercorre e racconta lo stesso itinerario.

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    2 min
  • I primi venti chilometri - Ia Tappa: Da Reggio Calabria a Mileto da «Cicloturisti in Calabria» di Luigi Vittorio Bertarelli
    Luigi Vittorio Bertarelli: Diario di un cicloturista di fine Ottocento - Da Reggio Calabria ad Eboli
    Ia Tappa: Da Reggio Calabria a Mileto 

    Trentasei ore di diretto mi conducono in un fiato da Milano a Reggio Calabria; disimballo la bicicletta che avevo difesa per precauzione di quei 1.400 km di ferrovia, e riparto immediatamente. 
    Sono le nove del mattino.
    I primi 20 km corrono presso a poco piani lungo il mare, costeggiando lo stretto di Messina.
    Lungo la spiaggia innumerevoli imbarcazioni da pesca e di piccolo cabotaggio, reti, argani per trarre le barche in secco, piccoli cantieri per calafati, lavanderie, qualche rudimentale stabilimento di bagni, casotti finanzieri, frotte di ragazzi e ragazze a gambe nude che fanno il chiasso, pescano con la lenza o raccolgono frutti di mare: una spiaggia formicolante di vita come quella ligure.  
      
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    Due viaggi paralleli in bicicletta e due diari di viaggiAutori: il primo realizzato nella primavera del 1897, il secondo dal 17 al 21 giugno del 2006.
    Grande sportivo ed esperto viaggiatore, Bertarelli racconta la sua incredibile impresa: percorrere in bicicletta 500 km in soli 5 giorni, da Reggio Calabria ad Eboli, con l'intenzione di far conoscere la Calabria agli italiani.
    Dopo più di un secolo, Roberto Giannì, urbanista napoletano e appassionato cicloturista, letto il diario di Bertarelli e osservate le splendide planimetrie ciclistiche di quel viaggio, ripercorre e racconta lo stesso itinerario.

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    5 min
  • Introduzione «Sulla Tiburtina reportage di un cammino» di Pino Cornacchia
    Una grande strada consolare è molto di più di una via di comunicazione tra luoghi distanti tra loro, è insieme generatore e simbolo di territori. 
    Risalire una strada consolare è anche percorrere il tempo, riscoprire i segni lasciati dalle generazioni e percepire l'attuale stato delle cose e delle relazioni tra le persone che ora la utilizzano.
    Le grandi strade consolari sono diventate in Italia strade statali e sono state, almeno fino alla costruzione delle autostrade, le principali vie di comunicazione del nostro Paese.
    Spesso per loro si è usato il termine di arterie stradali.
    Arteria è per definizione una connessione viva.
    Ma le autostrade sono costruite per muoversi rapidamente nelle distanze, non attraversano città e borghi, spesso sorvolano dall'alto le valli o traforano sotto terra le alture.
    Le strade consolari, invece, hanno modellato i paesaggi, ne seguono le linee di connessione ed hanno direttamente contribuito a generare le città e i borghi che attraversano.

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    5 min
  • Prefazione «Sulla Tiburtina reportage di un cammino» di Pino Cornacchia
    Questo libro è un diario di viaggio, scritto da Pino Cornacchia al ritorno da una camminata da Chieti a Roma, lungo il tracciato dell'antica Tiburtina-Valeria.
    Pino Cornacchia era un uomo di ingegno versatile, capace di volgere in diverse direzioni la mente e, come si diceva, i piedi.
    Affrontava ogni cammino, intellettuale o fisico che fosse, con impegno, serietà, spirito di servizio e una robusta dose di autoironia.
    Di questo territorio all'attività pubblica, che da economista agrario lo aveva portato a ricoprire prestigiosi incarichi nella Confederazione Italiana Agricoltori, affiancava più riposte inopinato e attività. Itinerari biblici, con la stesura di un dotto e partecipato commento al libro della Genesi o una strada celestiniana particolarmente impegnativa, organizzata in modo impeccabile per alcuni attempatissimi amici romani, tutti rientrati indenni nella capitale.
    Conclusa l'esperienza celestiniana, Pino Cornacchia cominciò a progettare un cammino che dall’Abruzzo raggiungesse Roma sull'antica strada consolare Tiburtina-Valeria.
    Alla scelta di quest’itinerario erano sottese diverse motivazioni: la possibilità di attraversare i territori divenuti eccentrici rispetto agli odierni collegamenti tra l'Abruzzo e Lazio; l'opportunità di passare in rassegna i diversi paesaggi agricoli delle aree poste lungo la Tiburtina e di esaminarne le emergenze archeologiche ed artistiche; il desiderio di riproporre il percorso della colonizzazione romana ed emulare i pellegrini teatini recatisi a Roma per l'anno santo del 1650.

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    6 min
  • Dovremmo fare come la Sardegna ... da «Il mondo dei vinti» di Nuto Revelli
    Il dialogo con la gente contadina di Revelli incomincia con la primavera del 1941.
    Testimonianze di cultura contadina, la pianura, la collina, la montagna, le Langhe: la fame, il lavoro infantile, l'immigrazione, la convivenza tra partigiani e nazi fascisti.
    E poi l'abbandono delle montagne, l'avvento di un nuovo mondo: l'industria, i grandi allevamenti, il turismo che figura il paesaggio, nei racconti dei 270 intervistati da Revelli. 

    La Collina: Testimonianze di vita contadina

    Celeste Goletto, detto Celeste Ciapin, nato a Roccasparvera, Tetto Ciapin, classe 1937, contadino, poi operaio, e dal 1974 di nuovo contadino. 

    La nostra terra è sempre stata poca. 
    Avevo appena imparato ad abbottonarmi pantaloni e facevo già il boscaiolo a guadagnarmi la pagnotta, a buttare giù piante, i castagni.
    Poi il servizio militare, una perdita di tempo, un danno e basta.
    Ritorno a casa e vedo che le rendite diminuiscono.
    Ci prendono anche in giro, scrivono che non ci devono più essere case rurali senza luce elettrica e senza strade.
    Ma almeno non le dicano queste cose.
    Non si accontentano di farci tribolare, ci prendono anche in giro.
    Siamo troppo rassegnati. Scioperi non ne facciamo, ribellarci non ci ribelliamo.
    E il governo non prende provvedimenti.
    Dovremmo fare come Sardegna, dovrebbe mettersi qualcuno a fare il brigante, qui dovrebbe uscire qualche elemento così, da cominciare ad accendere qualche focolaio per fargliela capire.     

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    4 min
  • Quando leggo che il governo di Pinochet è al potere scoppio di rabbia! da «Il mondo dei vinti» di Nuto Revelli
    Il dialogo con la gente contadina di Revelli incomincia con la primavera del 1941.
    Testimonianze di cultura contadina, la pianura, la collina, la montagna, le Langhe: la fame, il lavoro infantile, l'immigrazione, la convivenza tra partigiani e nazi fascisti.
    E poi l'abbandono delle montagne, l'avvento di un nuovo mondo: l'industria, i grandi allevamenti, il turismo che figura il paesaggio, nei racconti dei 270 intervistati da Revelli. 

    La Collina: Testimonianze di vita contadina

    Mattio Rasetto, nato a Barge, frazione Gabbiola, classe 1912, contadino. 

    Che cosa ricordo del fascismo? 
    Ricordo che nel 1922 mio padre e la gente dicevano: «Ma guarda! Hanno tirato fuori Mussolini ... Andiamo male, porco cane, andiamo male».
    Io ero un bambino, sentivo che si lamentavano del fascio, sentivo che si chiedevano: «Ma come avrà fatto quel Mussolini? Poi solo un sergente. Avrà salvato qualche generale in guerra ....»
    Ma nei nostri posti non si parlava poi mica tanto di politica, mio padre non era in grado di leggere tutto un giornale.
    Poi il fascismo è diventato la guerra ... Prima l'Etiopia, poi l’Egeo, poi la Francia, poi l'Albania, la Grecia, la Russia ...
    Ma cosa voleva fare Mussolini? Gli Stati Uniti d'Europa? Ma fosse stato a casa sua!
    Avesse piuttosto concesso i passaporti a chi voleva andare all'estero, invece di mandare la povera gente a morire in quelle guerre sbagliate.
    Lascia vivere la gente, che vada a guadagnarsi il pane per il mondo ...
    Quando leggo che il governo di Pinochet è al potere mi indigna, scoppio di rabbia.
    Mi dico: «Gli stati che sostengono Pinochet vogliono mantenere la guerra».
    Sì, sono iscritto al PCI.
    Oggi anche tra «Coltivatori diretti» dice che le leggi per l'agricoltura vanno male.
    La campagna va male, ma temo che anche le fabbriche un giorno o l'altro si troveranno in difficoltà. La nostra terra, la terra di noi piccoli, vale poco o niente.
    Ma la gente della città viene qui a comprare baite.
    Non si sa mai, domani che capiti qualche bisbiglio magari una guerra civile ...
    È per questo motivo che la gente di città compra le baite di montagna.    

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    12 min
  • Il fascismo di oggi è solo il risveglio della morte da «Il mondo dei vinti» di Nuto Revelli
    Il dialogo con la gente contadina di Revelli incomincia con la primavera del 1941.
    Testimonianze di cultura contadina, la pianura, la collina, la montagna, le Langhe: la fame, il lavoro infantile, l'immigrazione, la convivenza tra partigiani e nazi fascisti.
    E poi l'abbandono delle montagne, l'avvento di un nuovo mondo: l'industria, i grandi allevamenti, il turismo che figura il paesaggio, nei racconti dei 270 intervistati da Revelli. 

    La Collina: Testimonianze di vita contadina

    Lorenzo Falco, nato a Vignolo, classe 1923, contadino e operaio. 

    All'alba del 27 mi prendono prigioniero assieme a Michele Bruno di Bernezzo e a Giorgio Viale di Cuneo. 
    Ci portano a Pradleves, dove vedo anche molti tedeschi.
    Danno fuoco a un albergo.
    Poi ci mettono al muro, noi tre e altri prigionieri. Fingono di fucilarci.
    Infine ci portano alla Castiglia di Saluzzo.
    Dopo alcuni giorni i tedeschi riuniscono una quarantina di noi prigionieri, ci trasferiscono a Torino, alle "Nuove".
    Non sappiamo se vogliono fucilarci o deportarci in Germania.
    Un fascista mi interroga, in presenza dei tedeschi.
    Mi chiede perché all'atto della cattura ero armato.
    Gli rispondo: «Piuttosto di farmi prendere dalle camicie nere ...»
    Mi dà un pugno, vado a terra lungo e disteso.
    Il fascista parla il piemontese come lo parlo io, e si comporta duramente per farsi bello di fronte ai tedeschi.
    Arriviamo a Bolzano dove il nostro campo di concentramento è circondato da un muro alto.
    Non ci danno niente né da mangiare né da bere, tre giorni e tre notti al freddo, siamo tutti girati, «Qui moriamo tutti», ci diciamo.
    Infine ci caricano su una tradotta, siamo come le bestie, uno sull'altro nei vagoni, i bisogni li facciamo lì ...
    Quattro giorni di viaggio, e arriviamo a Mauthausen.
    Lì ci prendono pochi bagagli, ci obbligano a svestirci, buttiamo i pantaloni qua e la camicia là.
    Non ci danno nemmeno una coperta, ci consegnano soltanto una camicia e un paio di pantaloni dei loro.
    I forni crematori fumavano giorno e notte.
    Molti li facevano morire con i gas, oppure con la mitraglia, mai i più li facevano morire di deperimento.
    Eravamo così deperiti che non pensavamo più a niente.
    Poi sono arrivati gli americani a liberarci. Le SS erano già scappate.
    Ci siamo buttati sui mucchi delle immondizie a cercare le bucce di patate e se nel magazzino trovavamo ancora una pagnotta di pane, si buttavano in cinquanta a tuffo!
    Ho incominciato a mangiare dieci volte al giorno, poco per volta se no scoppiavo.
    Ero come un bamboccio, ero ebete. L'emozione mi rendeva come un rimbambito.
    Venivano a trovarmi gli amici, io li guardavo per ore e ore, in silenzio, senza parlare.
    Mi sono occorsi due anni perché mi riprendessi un po'.
    Che cosa ne penso del fascismo di oggi?
    Non trionferà più, almeno qui da noi. Nel meridione non so.
    Qui da noi il fascismo ha procurato troppi danni, troppe sventure.
    Il fascismo di oggi è solo il risveglio della morte.    

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    16 min
  • Sono mica cattivi i cileni. Ma non stimano i soldi da «Il mondo dei vinti» di Nuto Revelli
    Il dialogo con la gente contadina di Revelli incomincia con la primavera del 1941.
    Testimonianze di cultura contadina, la pianura, la collina, la montagna, le Langhe: la fame, il lavoro infantile, l'immigrazione, la convivenza tra partigiani e nazi fascisti.
    E poi l'abbandono delle montagne, l'avvento di un nuovo mondo: l'industria, i grandi allevamenti, il turismo che figura il paesaggio, nei racconti dei 270 intervistati da Revelli. 

    La Collina: Testimonianze di vita contadina

    Enrico Draj, nato a Ceva, classe 1884, contadino. 

    Perché mi sono deciso ad andare in America? Là avevo già un fratello, e a casa eravamo troppi. 
    Un mio amico ha detto: «Ah, io vado in America», anche lui aveva già un fratello là.
    E un altro: «vado anch'io». Così siamo partiti in quattro assieme.
    Pensavamo di andare in Argentina a guadagnare qualche soldo, non a fare fortuna.
    Mio padre mi aveva dato 200 lire: 165 le avevo spese per il viaggio, 15 lire le avevo spese alla bottega del bastimento, con 20 lire che cosa potevo fare, fare fortuna con niente?
    Noi siamo andati in Argentina, ma altri di qui andavano negli Stati Uniti, in California e nelle miniere di zolfo.
    Arrivato a Buenos Aires sono andato nella pampa.
    Eh, il cileno lo chiamano los roto cileno perché è sempre a pezzi, stracciato, lavora ma beve fin che ha dei soldi.
    Sono mica cattivi i cileni, ma non sono interessati, non stimano i soldi.
    Sono tornato a Ceva nel 1911, mi sono sposato, sono ripartito subito con mia moglie.
    Sempre facendo il carradore siamo rimasti in Argentina fino al 1921.    

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    12 min
  • Preludio Diario di un cicloturista di fine Ottocento da «Cicloturisti in Calabria» di Luigi Vittorio Bertarelli
    Luigi Vittorio Bertarelli: Diario di un cicloturista di fine Ottocento - Da Reggio Calabria ad Eboli

    Cinematografare 5 giorni di escursioni in un paese nuovo è impresa ardita.
    Sullo sfondo sempre rinnovato del paese tratteggiare le persone e le cose che vi si muovono, e l'essere mio stesso, che è protagonista - per me - nella scena, e dare così non più la fotografia fredda e immobile, ma il quadro animato che scorre davanti all'occhio, è cosa che forse non mi riuscirà, e che certo alla fine vi darà l'impressione opprimente del cinematografo. 
    Ma forse qui direte infine: come è vero!
    E dunque a qualche cosa può servire anche il turismo ciclistico?
    Or dunque accendo la lampada, proietto sullo schermo il disco di luce, l'apparecchio comincia a girare ... e attacco.

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    Due viaggi paralleli in bicicletta e due diari di viaggiAutori: il primo realizzato nella primavera del 1897, il secondo dal 17 al 21 giugno del 2006.
    Grande sportivo ed esperto viaggiatore, Bertarelli racconta la sua incredibile impresa: percorrere in bicicletta 500 km in soli 5 giorni, da Reggio Calabria ad Eboli, con l'intenzione di far conoscere la Calabria agli italiani.
    Dopo più di un secolo, Roberto Giannì, urbanista napoletano e appassionato cicloturista, letto il diario di Bertarelli e osservate le splendide planimetrie ciclistiche di quel viaggio, ripercorre e racconta lo stesso itinerario.

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    5 min

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