Penisolabella viaggi nell'Italia sconosciuta

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Penisolabella viaggi nell'Italia sconosciuta episodes

  • Quattro variazioni su donne da «Un treno nel Sud» di Corrado Alvaro
    Donne di Chiaravalle

    Sì, tutto si muove in Calabria, tutto fugge, tutto cerca; tutto bussa energicamente alla porta di una vita più clemente; ma c'è un personaggio che aspetta, e a dire del quale bisognerebbe intingere la penna nel colore dei più freschi fiori, fiori popolari, fiori suoi, di lei, della donna.
    Da piccina, chi nasce qui donna del popolo, è abituata ad andare a piedi nudi.
    Da piccina, e quasi per gioco, le si impone un peso da portare sulla testa, e senza l'aiuto delle mani; il canestrino piccolo, il paniere, l'orcetto per l'acqua da 3 a 5 litri.
    E’ l'iniziazione a quella che sarà la sua vita; portare al torrente la cesta della biancheria da lavare, a una o due ore dall'abitato, al mulino il sacco dei 50 kg di grano da macinare, dalla fonte la giara di 50 litri d'acqua, dal bosco il fascio della legna, dal prato l’enorme carico di fieno sotto cui non si vede il viso trafelato, ma le braccia che reggono, il busto che si torce.L'umile vita quotidiana della Calabria ha il suo modello nel presepe.

    Le donne di Bagnara

    A chi, straniero italiano, mi domanda itinerari meridionali, consiglio spesso d’imbarcarsi a Villa San Giovanni per Messina, andata e ritorno, per vedere le donne di Bagnara che fino a ieri eravamo pochi a conoscere, ad aspettare affacciati al treno come ci si affaccia a vedere il Battistero e la Torre di Pisa dal treno in corsa.
    Ed ecco l'immagine di quel tipo di donna che va prendendo un posto nel più rinomato matriarcato di alcune regioni italiane.
    Lo capirete anche voi che quello è un regno chiuso, che diffida di tutto, in sciame solidale come le api, come i più costruttivi animali della creazione, che così errabondo ha un'intimità, un'individualità in quello indistinto.
    E state attenti, perché spesso per la loro difesa portano uno stiletto nel seno.
    Il loro vestito è quello comune dei paesi marini di Calabria, una blusa che ricade sotto la cintura, una veste chiara sulle gambe e ai piedi nudi, piuttosto corta, quasi al ginocchio, larga e con molte pieghe, che può ricordare una blusa orientale; la gonna a molte pieghe è greco-romana.
    È curioso che tornino certi richiami culturali per una donna che farebbe pena se non avesse quel contegno, quel segreto, quella fierezza, vestita come è con due poveri panni di cotonata, inverno ed estate, giusto per coprirsi; e chi lo conosce, sa di quel corpo che non avverte più la temperatura esterna, una statua appena intiepidita dal soffio della vita in una fatica interminabile.
    Guardate le donne di Bagnara che escono da tutte le parti del ponte sul traghetto con le loro ceste o i loro sacchi vuoti sul capo; e poi al ritorno cariche della piccola merce che trafficheranno.
    Lo sanno anche i doganieri che esse fanno contrabbando di sale della Sicilia, dove il sale non è genere di monopolio.
    Senza invidia e senza rancore, vi guardano appena, affacciati al finestrino di prima classe sul treno che traghetta sul ferribotto, esse che speculano sulla differenza di prezzo di una dozzina di scope tra Messina e Bagnara, e che servono da corrieri tra bottega e bottega per rifornimento di merci. Pellegrine e intime, vagabonde e riservate, le riconoscerei in capo al mondo.
    E con la lingua pronta e tagliente.
    Perché se l’uomo è destino che a volte pieghi il capo, sopporti, la donna ha in Calabria diritto di parola, è la bocca della verità, può inveire e gridare senza che per questo gli uomini menino le mani.

    La Capitana

    La Capitana aveva 25 anni; era sposata; ma il marito glielo avevano ucciso i francesi.
    Per vendicarlo era divenuta capomassa, aveva trovato l'uccisore e lo aveva voluto uccidere di pugno suo, a freddo.La sciabola che porta, appartenne, appunto, al suo nemico, che avrebbe voluto essere il suo amante.

    Donne perdute

    Era una tribù di donne che abitava presso una fonte abbandonata dove non...
    52 min
  • Il Calabrese «vuole essere parlato» da «Un treno nel Sud» di Corrado Alvaro
    La dignità è al sommo di tutti i pensieri, ed è il lato positivo dei calabresi.
    Proprio per una ragione di dignità, in un paese della provincia di Reggio, San Luca, gl’ingegneri del Genio Civile che andarono a accertare i danni dell'alluvione, si videro impedita l'entrata alle abitazioni. Non si volevano visite, e la risposta fu che «non si sapeva che cosa andassero a fare la gente del Governo in giro per le case».
    O forse diffidenza dei poteri costituiti, che è un altro lato del carattere dei calabresi.
    Il Governo è per essi o un nemico o un improvviso benefattore non molto chiaroveggente.
    Si possono misurare in ciò secoli di cattiva esperienza politica e di mancanza di classe dirigente.
    Bisognerà che racconti l'esperienza di un industriale lombardo a Giffoni che doveva impiantare una ferrovia a scartamento ridotto per il trasporto dei tronchi di faggio e di castagno d'uno dei grandi boschi della contrada.
    Questo industriale dunque doveva ottenere il passaggio della sua ferrovia dai diversi proprietari delle terre, lungo 28 km.
    Per molto tempo non riuscì ad avere un solo consenso, a nessun patto.
    Se ne lagnò con un vecchio del luogo.
    Il vecchio gli disse: «voi non avete capito un fatto: che il calabrese “vuole essere parlato".
    Bisogna parlargli come a un uomo che ha sentimenti, doveri, bisogni, affetti: insomma, come a un uomo».
    E il lombardo applicò il consiglio; parlò da uomo a uomo.
    Oggi la sua ferrovia passa per 28 km tra boschi di faggi e di castagneti, per le fredde fonti di cui i calabresi hanno la religione, e non ce n'è una che non sia provveduta della sua rustica vasca e del suo canaletto di legno scavato.
    17 min
  • Paciano tra silenzio e natura (Umbria - Borghi più Belli d'Italia)
    Paciano, piccolo comune umbro della provincia di Perugia, sorge sul monte Petrarvella, a 391 metri sul livello del mare.
    Classificato tra i borghi medievali più belli d’Italia fa parte dell'Associazione Borghi più Belli d'Italia, fonda il proprio concetto di valorizzazione sull’amore, il rispetto e la cura del proprio paesaggio olivicolo, sulla partecipazione attiva dei suoi nemmeno mille abitanti, consapevoli dell’importanza della sua tutela, l’attivazione di progetti virtuosi di forme di sviluppo economico nel rispetto delle tradizioni e delle tipicità, del paesaggio e delle sue peculiarità.
    Un paesaggio che è insieme naturale e fortemente umano, che conserva ancora una sua connotazione rurale, espressione delle relazioni tra il presente e le forme ereditate del passato; ricco di memorie, di beni artistici e peculiari caratteristiche paesaggistiche.

    Paciano: https://maps.app.goo.gl/83hFNFNMvd1ep2AW9
    5 min
  • Norcia tra sacro e profano (Umbria - Borghi più Belli d'Italia)
    Norcia è un comune umbro della provincia di Perugia, comune più alto della regione, i cui abitanti son detti Nursini e il patrono è San Benedetto.
    Norcia è un luogo dalla doppia anima, dove sacro e profano si uniscono sapientemente (una sapienza tutta italica, di lunga tradizione) per dare piacere allo spirito e alla carne.
    Oltre che per le bellezze artistiche, sopravvissute quasi per miracolo ai numerosi terremoti, a Norcia si viene sia per conoscere la profonda spiritualità benedettina, oggi rinvigorita dal ritorno di una giovane comunità di monaci americani, sia attratti dalla sua fama gastronomica.
    Con profusione barocca, degna di una natura morta fiamminga o di una macelleria carraccesca, le botteghe espongono insaccati, pecorini, ricotte, tartufi, teste di cinghiale, cosce di maiale e tutte le forme e i colori della trionfale arte locale della “norcineria”.
    Accanto alle specialità del tagliere, magari sulla stessa piazza, stanno una chiesa soffusa di spiritualità, un oratorio di tempi lontani, un fremito di aldilà.
    Dalle chiese affiorano le gesta di San Benedetto, il viso dolce di Santa Scolastica, umili Madonne umbre sedute sui troni o impegnate in ascensioni, Santi tra gli infermi: un mondo di chiostri, di parole sussurrate, di carne addormentata nell’estasi della beatitudine.
    Come direbbe Cristina Campo [scrittrice, poetessa e traduttrice]: “Grazie per il silenzio, l’astensione, la santa gnosi della distanza, il digiuno degli occhi, il veto dei veli…”.
    Fa parte dell'Associazione Borghi più Belli d'Italia.

    Norcia: https://maps.app.goo.gl/8Qfrq6RDg7ehVTQy8
    5 min
  • Nocera Umbra la nuova creazione (Umbria - Borghi più Belli d'Italia)
    Nocera Umbra è un comune della provincia di Perugia, comune più alto della regione, i cui abitanti son detti Nocerini e il patrono è San Rinaldo.
    Con il suo aspetto arroccato, la città mostra segni evidenti del suo passato di struttura difensiva, a partire dalle possenti mura castellane di epoca medievale.
    Nocera Umbra ha un’antica tradizione di stazione termale: a Bagni di Nocera sgorgano le acque della sorgente Angelica.
    La fama curativa dell’acqua esplose nel 1500, il primo a scriverne fu Magister Bernardinus da Spoleto. Fa parte dell'Associazione Borghi più Belli d'Italia.

    Nocera Umbra: https://maps.app.goo.gl/ZFuRcFJa4qU42ZMM6
    5 min
  • Montone patria di Andrea Braccio Fortebracci (Umbria - Borghi più Belli d'Italia)
    Montone è un comune umbro della provincia di Perugia, comune più alto della regione, i cui abitanti son detti Montonesi o Arietani e il patrono è Papa Gregorio I.
    La capacità dell’Umbria di sorprendere e catturare il viaggiatore è pressoché infinita.
    E anche quando si pensa di conoscerla tutta, dopo che si è stati nei luoghi più noti, rimane sempre ancora un angolo da scoprire.
    Un po’ defilata rispetto al baricentro di regione, Montone guarda già verso l’Appennino umbro-marchigiano, verso i rilievi boscosi, superati i quali, come un miraggio, si distende, lontano, il mare.
    Fa parte dell'Associazione Borghi più Belli d'Italia.

    Montone: https://maps.app.goo.gl/3dYDy8QmZ2hXv5pk6
    5 min
  • Monteleone di Spoleto il leone degli Appennini (Umbria - Borghi più Belli d'Italia)
    Monteleone di Spoleto è un comune umbro della provincia di Perugia, comune più alto della regione, i cui abitanti son detti Monteleonesi e il patrono è San Teodoro e San Nicola.
    Sul promontorio dove sorge l’attuale castello, i duchi longobardi di Spoleto posero il centro del Gastaldato Equano.
    Il borgo di Monteleone di Spoleto sorge su un poggio che domina la valle del fiume Corno, in un’ampia conca collinare coronata da insediamenti sparsi.
    Qui le siepi delimitano piccoli appezzamenti coltivati a farro.
    Fa parte dell'Associazione Borghi più Belli d'Italia

    Monteleone di Spoleto: https://maps.app.goo.gl/Q67rA179KSBz7BYz7
    5 min
  • Monteleone d’Orvieto un’isola di mattone in un mare di verde (Umbria - Borghi più Belli d'Italia)
    Monteleone d'Orvieto è un comune umbro della provincia di Terni, i cui abitanti son detti Monteleonesi e i patroni sono San Teodoro e Santi Apostoli Pietro e Paolo.
    Scorci mozzafiato, natura incontaminata, tradizioni antiche e sapori autentici.
    Un piccolo angolo di paradiso lontano dal turismo di massa, da scoprire e amare. Immerso nel verde delle dolci colline umbre, adagiato su un colle a un’altezza di 500 m s.l.m., Monteleone d’Orvieto offre al visitatore una delle vedute più suggestive dell’Italia centrale.
    Una natura autentica e selvaggia, ricca di boschi rigogliosi e vivaci ruscelli, fa da cornice a una morbida campagna domata dalla sapiente mano dell’uomo, fatta di olivi secolari e floridi vigneti.
    Fa parte dell'Associazione Borghi più Belli d'Italia

    Monteleone d’Orvieto: https://maps.app.goo.gl/BaERhTiYMNkuJ1vK8
    5 min
  • Montefalco tra ebbrezza e santità (Umbria - Borghi più Belli d'Italia)
    Montefalco è un comune umbro della provincia di Perugia, i cui abitanti son detti Montefalchesi e il patrono è San Fortunato di Spoleto.
    Le uve di Sagrantino quasi si aggrappano coi loro profumi di more di rovo, di bosco e di selvatico, alle vecchie mura e alla torre merlata di accesso alla città.
    Chiamata “la ringhiera dell’Umbria” perché dal Belvedere lo sguardo spazia su azzurrità lontane, stilla quasi dalle sue antiche pietre i nettari rossi e gialli del vino e dell’olio e quelli multicolori delle pitture di Benozzo Gozzoli.
    Montefalco sta tutta dentro questo bouquet di colori, di sensazioni, di aromi spirituali, di sapori terreni, è parte dell’elegia umbra che trascorre dal virginale al bacchico, dal silente al liberatorio, e che per questo non cessa di incantarci.
    Fa parte dell'Associazione Borghi più Belli d'Italia.

    Montefalco: https://maps.app.goo.gl/uK9N9KHne6Xc7Dw79
    4 min
  • Montecchio un castello tra i boschi (Umbria - Borghi più Belli d'Italia)
    Montecchio è un comune umbro della provincia di Terni, i cui abitanti son detti Montecchiesi e il patrono è San Bernardino da Siena.
    Situato su un’altura che domina la valle del Tevere, Montecchio conserva intatto il fascino del Medioevo con i suoi vicoletti, le piazzette, la tonalità chiara della pietra e le poderose mura di cinta con le torri di difesa.
    Di forma vagamente ellittica, il borgo è tra i meglio conservati della vallata.
    Morbide colline di ulivi disegnano il suo territorio.
    Fa parte dell'Associazione Borghi più Belli d'Italia.

    Montecchio: https://maps.app.goo.gl/7iJqwf6Xa5sr1sP56
    5 min

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