Penisolabella viaggi nell'Italia sconosciuta

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Penisolabella viaggi nell'Italia sconosciuta episodes

  • Glorenza - Glurns, settecento anni ben portati (Trentino Alto Adige - Borghi Autentici d'Italia)
    Glorenza (Glurns in tedesco, Gluorn in romancio) è un comune Trentino della provincia autonoma di Bolzano i cui abitanti son detti Glorenzini e Glurnser in tedesco, situato nell'Alta Val Venosta, si trova a 10 chilometri dal confine svizzero e fa parte dei Borghi più Belli d'Italia.
    È il più piccolo comune dell'Alto Adige a fregiarsi del titolo di città: a Glorenza esiste il detto: "La nostra città è così piccola che dobbiamo andare a messa fuori dalle mura". Glorenza infatti, non è mai cresciuta oltre gli stretti confini tracciati dalle sue mura cinquecentesche, non è mai uscita dal suo bozzolo.

    Glorenza: https://maps.app.goo.gl/ssF2PzbQV5ePNpWY7
    6 min
  • Egna - Neumarkt e gli antichi portici del Comune-mercato (Trentino Alto Adige - Borghi Autentici d'Italia)
    Egna (Neumarkt in tedesco) è un comune Trentino della provincia autonoma di Bolzano i cui abitanti son detti Egnesi e Neumarkter in tedesco.
    Fa parte dei Borghi più Belli d'Italia e fu un comune mercato che indica quei comuni che, in Europa, secondo il diritto medievale, avevano ottenuto il diritto a tenere un mercato.
    Essi si distinguevano dalle città di mercato, in quanto queste erano cinte da mura, mentre i comuni-mercato avevano semplici palizzate.
    A Egna sono passati Dürer, Mozart e il principe Eugenio di Savoia, e il loro passaggio rimane una decisa impronta per questo delizioso centro storico di origine medievale.

    Egna: https://maps.app.goo.gl/HAT35kyn6bGmKwHz7
    6 min
  • Chiusa - Klausen la cittadina degli artisti sull’Isarco (Trentino Alto Adige - Borghi Autentici d'Italia)
    Chiusa (Klausen in tedesco, Tluses in ladino) è un comune Trentino della provincia autonoma di Bolzano i cui abitanti son detti Chiusani e Klausner in tedesco, il cui patrono è Sant'Andrea e che fa parte dei Borghi più Belli d'Italia.
    Facciate con mura merlate, ampi sporti (gli inconfondibili Erker), insegne di osterie in ferro battuto, targhe commemorative: il centro storico di Chiusa mantiene immutata la sua particolare struttura medievale e l’atmosfera che ne deriva, percorrendo la via principale e i pittoreschi vicoli, è quella del “bel tempo che fu”.

    Chiusa: https://maps.app.goo.gl/VN62RaeAjYdynXPs9
    6 min
  • Castelrotto - Kastelruth sotto i pascoli del paradiso (Trentino Alto Adige - Borghi Autentici d'Italia)
    Castelrotto (Kastelruth in tedesco, Ciastel in ladino) è un comune trentino della provincia autonoma di Bolzano i cui abitanti son detti Castelrottesi.
    Fa parte dei Borghi più Belli d'Italia ed è inoltre un comune mercato, uno di quei comuni che, in Europa, secondo il diritto medievale, avevano ottenuto il diritto a tenere un mercato, che si distinguevano dalle città di mercato, in quanto queste erano cinte da mura, mentre i comuni-mercato avevano semplici palizzate.Il suo territorio comunale si trova all'interno del parco naturale dello Sciliar, ai piedi dell'Alpe di Siusi, la cui vicinanza ha permesso lo sviluppo di un fiorente turismo, tanto estivo quanto invernale.

    Castelrotto: https://maps.app.goo.gl/RZnMNTmfnRQEVhT68
    5 min
  • Canale di Tenno un paese di fienili e poggioli (Trentino Alto Adige - Borghi Autentici d'Italia)
    Il nome di Canale sembra derivi dalla ricchezza di acque presenti nel luogo in cui fu edificato, nell’alto Medioevo.
    Fa parte dei Borghi più Belli d'Italia e la festa più importante di Canale si chiama “Rustico Medioevo” e dà bene l’idea del posto: case di pietra grigia collegate dai tipici “volti” trentini, vecchie stalle e un’aria tersa, di cristallo.
    Un paese di fienili e poggioli incastonato nelle colline dell’Alto Garda, tornato a vivere nel segno della cultura, grazie alla Casa degli Artisti che dà ospitalità a creativi di tutta Europa.
    Ma ciò che sorprende a Canale, oltre la vista meravigliosa del lago di Garda, sono gli scorci d’ambiente alpestre catturati dentro morbide atmosfere mediterranee, poiché gli ulivi e i cipressi - con le loro infinite variazioni nei toni del grigio, dell’argento e del verde - danno forma e colore a paesaggi che sanno di Umbria e Toscana.

    Canale di Tenno: https://maps.app.goo.gl/RFGmujYwFw2EJvQt8
    4 min
  • Borgo Valsugana la piccola Venezia del Trentino (Trentino Alto Adige - Borghi più Belli d'Italia)
    Borgo Valsugana (El Bórgo in dialetto locale, Burg in Suganertal in tedesco) è un comune trentino della provincia di Trento che fa parte dei Borghi più Belli d'Italia e i cui abitanti son detti Borghesani e il patrono è San Prospero.
    Il toponimo del termine “Valsugana” deriva dal latino “Vallis Ausuganea”, ovvero “valle di Ausugum” e il Borgo di Ausugum potrebbe derivare dal nome della popolazione che i romani trovarono in questo luogo.

    Borgo Valsugana: https://maps.app.goo.gl/38V41V49mViJgzH57
    6 min
  • Bondone il paese fortificato (Trentino Alto Adige - Borghi più Belli d'Italia)
    Bondone è un comune trentino in provincia di Trento che fa parte del circuito dei Borghi più Belli d'Italia e i cui abitanti son detti Bondonesi e la patrona è la Natività di Maria Vergine.
    Il nome Bondone deriva dalla parola in dialetto trentino Bondù, che significa "luogo dove ci si rifugia di notte dal pericolo" o "paese fortificato".
    E’ un paese sospeso nel tempo, dove le tracce della modernità si insinuano lentamente, in modo intelligente.
    Quello che realmente occorre c’è, ma a colpire il visitatore è soprattutto la sensazione di scivolare nel passato: percorrere le stradine piccole, caratterizzate da archi, ripide scalinate e anguste scorciatoie, insinuarsi fra le case addossate l’una all’altra in modo irregolare, quasi a tenersi compagnia, significa tornare indietro di qualche secolo, quando qui vivevano solo i carbonai e le loro famiglie per quattro mesi, e il resto dell’anno Bondone restava silente e abbandonato, in attesa del loro ritorno.

    Bondone: https://maps.app.goo.gl/o4CrbfmxDi4dGPNZ6
    4 min
  • Calabria in fuga da «Un treno nel Sud» di Corrado Alvaro
    L’ultima volta che avevo veduto la Calabria, era stato alla vigilia della seconda guerra mondiale.
    Le stazioni, che perlopiù si trovano isolate a grandi distanze dai centri abitati sui monti, erano affollate.
    Parte della folla prendeva l'assalto i treni, ed erano i giovani chiamati alle armi. Un'altra folla, donne e vecchi e i bambini, salutavano gridando dal marciapiede.
    Gridavano «Addio», e gridavano anche «viva la guerra»; un grido che, detto da un popolo povero, poteva fare una sinistra impressione in chi avesse un presentimento della catastrofe dell'Europa e del nostro Paese tutto.
    Le donne benedicevano ad alta voce, con quella nenia propria calabrese, i loro figli che andavano a morire e a soffrire.
    E questa non era una scena patriottica.
    Da settant’anni, la Calabria dei poveri aveva gridato viva a tutte le guerre: perché la guerra consentiva di partire, di trovare ventura, di correre un mondo dove forse ci si poteva fermare a guadagnarsi la vita, e intanto di lasciare alla madre o alla moglie l'assegno che il governo passava alle famiglie, che era stato prima di tre e cinquanta, e ora di dieci lire al giorno, di non pesare sul bilancio familiare, e anzi di risolverlo con quelle dieci lire, e in caso di morte, di lasciare una fortuna; la pensione.
    A proposito del popolo forse più patriarcale d'Italia, i cui i legami familiari sono tenerissimi, questa testimonianza potrà apparire assurda e crudele.
    Ma io sentii, allora, madri rimpiangere i figli morti in tenera età, di non essere più tra i viventi, e di non poter andare a guadagnarsi con la guerra una sovvenzione per la famiglia.
    E i giovani che avevano aspettato di sposarsi per mancanza di mezzi, ora sposavano una ragazza alla vigilia della partenza, come un tempo avevano fatto gli emigranti, perché ora le lasciavano dieci lire al giorno; ciò che allora in Calabria, significava mutare condizione sociale.
    E oggi, la Calabria è di nuovo tutto errante, ma senza più saluti alle stazioni.
    Le stazioni di treni sono affollate di giovani, come se tutta la generazione della guerra non avesse più posto in casa.
    15 min
  • Il fascino della cultura da «Un treno nel Sud» di Corrado Alvaro
    In treno sulla linea del Mar Ionio, ho riveduto i giovani che vanno a scuola all'Università di Messina, dalla costa della Calabria, in un viaggio in un raggio di un centinaio di chilometri.
    Li avevo venduti allo sbarco a Messina, alle 8:00 del mattino, ragazzi e ragazze, l'aria stordita per le quattro ore passate in treno e il traghetto.
    Era una strana compagnia che sfidava sulla passerella di sbarco, i libri sottobraccio, e, così giovani, con qualcosa da passito.Ne ho veduti all'altezza di Roccella, cioè a 5 ore di viaggio da Messina.
    Mi misi a parlare con uno, intriso di sonno, partito dal suo paese la mattina alle 3:00 per arrivare a Messina alle 8:00, e tornato nella stessa mattinata perché il professore, che doveva arrivare da una città dell'Italia centrale o settentrionale, non si era presentata alla lezione.
    Gli chiesi che cosa facessero lui e i suoi compagni a Messina, le ore in cui aspettavano il professore.
    Le risposte furono vaghe, ma non tanto da non lasciare intendere che si trattava di una vita brada, e senza neppure il denaro per sedersi a un caffè.
    Mi chiese qualche libro.
    Gli domandai che genere di libri.
    Disse che qualunque libro sarebbe stato buono.
    Di fatto, non disponeva neppure della somma per l'acquisto dei testi scolastici.
    Ma aveva curiosità e voglia di sapere.
    Il mezzogiorno gode ancora, presso qualcuno, la fama di contrada che, pure al culmine della sua crisi economica e sociale, ha una tradizionale disposizione alla cultura.
    Fino alla generazione dei nonni, esiste una generazione di classi colte, nel limite della cultura umanistica, quasi in ogni più oscuro paese dell'Italia meridionale.
    Quella tradizione è quasi spenta; qualche raro esemplare lo si può incontrare ancor oggi, certo, dove meno lo si aspetterebbe.
    E questa era la cultura per la cultura, bisogno di una regola morale di contatto con una civiltà superiore e universale.
    Ma da quando la crisi del mezzogiorno divenne più acuta, dal tempo in cui si profilò il fenomeno della sovrappopolazione, che è degli ultimi 40 anni, la cultura divenne una manifestazione, e la prima, della lotta di classe.
    Vale a dire che, chiuse le strade dell'emigrazione, impoverite le economie regionali, non restando aperte altre strade che quelle della burocrazia e delle professioni liberali, una massa ingente di giovani di ogni condizione, ma prevalentemente degli strati più poveri della classe media, e dello stesso proletariato, accettando qualunque condizione di vita la più disagiata, si rovesciò sulle scuole.
    Naturalmente, il concetto di cultura si andò sempre più immiserendo, e il famoso umanesimo meridionale non cercò altro nella scuola che il mezzo per ottenere un diploma.
    17 min
  • Stagione sull'Jonio da «Un treno nel Sud» di Corrado Alvaro
    Le donne, da noi, al nostro villaggio, avevano un loro luogo segreto dove fare il bagno.
    Era una vasca naturale formata in una valletta da un fiumicello, coperta da alberi.
    Vi andavano a raggruppi fra amiche.Anche dove la vita è cruda, le donne hanno una naturale gentilezza e quasi raffinatezza.
    Un uomo può invilirsi e imbestialire; raramente una donna.Un uomo, anche in un villaggio di montagna, si può ridurre tra la casa e la piazza, perdere ogni rapporto con la natura.
    Un uomo pensa, e si può stupire coi suoi pensieri.
    Là le donne restano sempre vicine alla realtà, gli elementi parlano a esse, e l'acqua e la loro amica.
    15 min

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