La puntata di oggi ci porta dall’altra parte del mondo, in Oceania, per raccontare la storia di
“Don’t Dream It’s Over”, il brano più celebre dei
Crowded House, pubblicato il 20 novembre 1986 come quarto estratto dal loro album d’esordio.
Una canzone che all’inizio passò quasi inosservata: la band era poco conosciuta, arrivava dall’Australia e sembrava destinata a restare una scoperta per pochi.
E invece, negli anni successivi, il brano iniziò a vivere una seconda vita grazie alle cover di grandi artisti:
Paul Young, i
Sixpence None The Richer,
Miley Cyrus,
Ariana Grande, e in Italia
Antonello Venditti, che lo trasformò in
Alta Marea, uno dei suoi successi più amati.
Così “Don’t Dream It’s Over” è diventata un cult internazionale, capace di attraversare generazioni e stili diversi. Il singolo ha ottenuto riconoscimenti importanti:
- 1º posto in Canada,
- 2º negli Stati Uniti,
- 6º in Norvegia,
- 8º in Australia,
- 27º nel Regno Unito (dove rientrò in classifica anche nel 1996, salendo più in alto rispetto al 1987).
Nel 2001 l’APRA lo ha inserito tra le
30 migliori canzoni australiane di tutti i tempi, classificandolo al settimo posto.
È stato anche il brano con cui la band si è congedata dal pubblico nel concerto
Farewell to the World alla fine degli anni ’90, prima della reunion del 2007.
Il videoclip, iconico e surreale, valse ai Crowded House un
MTV Video Music Award come Miglior Nuovo Artista nel 1987.
Oggi, a 40 anni dalla sua uscita, “Don’t Dream It’s Over” resta una canzone che continua a parlare di resistenza, speranza e sogni che non devono essere lasciati andare.
Una canzone che ha attraversato continenti e generazioni, trasformandosi da scoperta inattesa a classico intramontabile: un modo perfetto per ricordare quanto la musica sappia viaggiare, sorprendere e restare.