Il 1º ottobre 1946, a Norimberga, un tribunale internazionale finì di leggere le sue sentenze. Da quel giorno "eseguivo ordini" non è più una difesa: lo statuto firmato a Londra l'8 agosto 1945 stabilisce che avere agito su istruzione del proprio governo o di un superiore non esime dalla responsabilità. È il lascito giuridico più importante del Novecento.
Ma quel principio fu applicato a ventuno uomini seduti in un box. Sotto di loro c'era una macchina fatta di decine di migliaia di persone ordinarie, e nessuno dei loro mestieri era, preso da solo, un crimine. Nel solo campo di Ravensbrück furono addestrate circa 3.500 ausiliarie fra il 1942 e il 1945; nei sette processi celebrati alla Curiohaus di Amburgo le donne alla sbarra furono ventuno.
La tesi della puntata: il diritto sa attribuire la colpa, non sa produrre il rimorso. Sono due operazioni diverse e un tribunale può compiere solo la prima. Il resto è ricaduto sui figli, una generazione dopo — come nel caso di Helga Schneider, che rivide la madre, ex sorvegliante nei campi e mai processata, in una camera d'albergo a Vienna nell'ottobre del 1998.
Diamo spazio anche all'obiezione più seria: che un processo non abbia il compito di convertire nessuno, che Norimberga abbia prodotto la documentazione su cui ogni negazionismo si spezza, e che chiedergli la contrizione significhi svalutare l'unico strumento che ha funzionato.
Dati verificati su Enciclopedia dell'Olocausto (USHMM), sullo Statuto di Londra e sulle voci relative al campo di Ravensbrück e ai processi della Curiohaus.
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